Nel 2014 dovrebbe essere l’inizio della commercializzazione degli occhiali di Google. Negli USA dovrebbero costare 1.500 $. Saranno l’ennesimo gadget hi-tech costoso ed inutile. Secondo me saranno bellissimi, e io adoro i gadget hi-tech costosissimi, soprattutto se inutili. Certo che se funzionassero come il video di presentazione dimostra, sarebbe un bel modo di vedere, e far vedere, la nostra vita. Un terzo occhio che osserva quello che vediamo, con la capacità di memorizzare e rendere reali i nostri ricordi. Sono molteplici le applicazioni che vedo, anche nel mondo del lavoro. Sicuramente cambierà il modo di vedere e comunicare quello che vediamo. Il segreto del successo (annunciato) di questi occhiali sarà l’accesso facilitato a tutto il mondo che gira intorno a Google. Un bel salto in avanti, vediamo se le attese saranno all’altezza del prodotto. Intanto godiamoci la presentazione.
Archivio mensile:febbraio 2013
Playstation 4.
Dopo qualche rumors, dopo qualche indiscrezione, stasera dovrebbe essere annunciata, a New York, l’uscita della nuova Playstation 4. Probabilmente in estate, Sony metterà in vendita la nuova consolle, ad un costo indicativo di 40.000 Yen (320,00€ circa). Molte le novità, molti i miglioramenti, ma al centro della nuova idea di Sony c’è la nuvola. Infatti, grazie alle tecnologie della statunitense Gaikai, acquistata la scorsa estate dalla stessa casa nipponica, gli utenti potranno interagire utilizzando le nuove logiche di cloud computing. Ovviamente non poteva mancare il collegamento con Internet, ed una interazione migliorata con i maggiori social network (Facebook e Twitter). Non si capisce ancora se i videogiochi della Playstation 3 saranno leggibili dalla nuova consolle.
Giannino, negli Stati Uniti, dove non hai fatto il master, avresti dovuto dimetterti.
Poche parole, fatti semplici, Oscar Giannino ha dichiarato nel suo Curricula, di avere svolto un master a Chicago. Peccato che non è vero. Nei paesi anglosassoni, negli Stati Uniti, in Nord Europa, una fandonia come questa avrebbe comportato l’automatica eliminazione dalla competizione politica. Ovviamente non per la gravità della fandonia stessa, ma semplicemente perché la menzogna, non è compatibile con la carica pubblica. La carica pubblica è la logica conseguenza della fiducia, e chi mente non è degno di fiducia, pertanto, per la proprietà transitiva, che mente, non può, e non deve, presentarsi ad una competizione elettorale. Ma non perché ne sia vietato, ma semplicemente perché non sarebbe votato. Ma noi siamo in Italia, il paese delle storture. Il paese dove se sei indagato, hai buone possibilità di sedere in qualche parlamento. In Italia abbiamo primi ministri con precedenti penali, politici che rubano, usano i soldi pubblici nel peggiore modo possibile. Sono stanco. Non ce la faccio più a sopportare questa modalità di relazione tra: politica e elettori. La prepotenza dell’indifferenza collettiva. Quest’uomo non dovrebbe essere votato neanche da se stesso. Oltre al fatto di aver detto una balla, gonfiare il suo curricula scolastico, è stato stupido, e io non voglio che un bugiardo, e anche stupido, sieda nei banchi del parlamento. E’ stupido perchè il curricula di un politico non lo legge nessuno. E, ammesso e non concesso, che ci sia qualcuno che lo legga, aver fatto un master a Chicago, non ti porta neanche un voto in più. Per me vale meno di niente la lettera (http://www.fermareildeclino.it/articolo/lettera-aperta-a-tutti-gli-aderenti-simpatizzanti-e-potenziali-elettori-di-fare-per-fermare) apparsa oggi sul sito del movimento “Fare per fermare il declino”. Nella lettera Giannino rimette nelle mani di terzi la decisione di proseguire, o meno, a cinque giorni dalle elezioni. Nell’Italia che ho in mente, chi sbaglia paga, e te Giannino hai sbagliato, è ora fatti da parte. Anche perché a fermare il declino, non può essere chi mente.
Tyson e Holifield fanno la pace.
Era il 1997, un giugno caldo. Mi ricordo che ero rimasto in piedi per vedere l’incontro per il titolo dei pesi massimi. Se lo contendevano Holifield e Tyson. Un incontro che avrebbe dovuto rinfrancare quest’ultimo con la società civile. Era da poco uscito dal carcere e aveva avuto altri mille problemi con la legge. Una moglie maltrattata, una denuncia di stupro, una rissa in un parcheggio. Invece, il buon Mike decise bene, vedendo come si stava mettendo il match, di staccare un orecchio di Holifield con un morso, sputandolo poi sul ring. Dopo sedici anni, i due si sono incontrati, abbracciati e fatto, definitivamente, la pace. L’occasione è stata il lancio pubblicitario della salsa barbecue prodotta da Holifield. Potenza del marketing.
Grecia, qual’è la realtà.
Mi sembra impossibile che, per mesi, i nostri telegiornali non hanno parlato altro che della crisi Greca. La Grecia è molto vicina a noi, non solo geograficamente. Abbiamo gli stessi problemi. Non è possibile che, in Grecia, sia tornato tutto a posto. E anche se fosse, non è possibile che non se ne parli comunque. Spulciando un pò sul web, mi sono accorto che la situazione purtroppo, è molto più grave di come l’abbiamo lasciata. E’ peggiorata da quando non ne sentiamo parlare più. Forse le obbligazioni greche non andranno in dafault, ma la fotografia che mi sono fatto è di una nazione alla fame. Di una Nazione in cui una famiglia su tre non percepisce più reddito. Una nazione in cui i redditi sono stati dimezzati, da un giorno all’altro. Una nazione in cui a vincere sono state solo le finanze dello stato, per tutelare i creditori forti (banche e stati sovrani). Il periodo di austerità ha portato un generale impoverimento del popolo, e nessuna forza per ripartire. E se tutta questa assenza d’informazione sia solo un presagio? E se non se ne parlasse più proprio per evitare ad un morente, la notizia che non ci sono più speranze. Lo scorso anno ho passato le mie vacanze nel Peloponneso. Le cose che ho visto non mi hanno dato l’impressione che il popolo greco, fiero e forte, abbia la forza di risollevarsi. Tutti troppo presi a sopravvivere. Un popolo che vive per arrivare a fine giornata, senza avere il problema di non avere mangiato. Una splendida terra, gente come noi: ospitale e solare, uccisa dallo spred, dalla finanza creativa, dai derivati, e dalla rincorsa al consumo che non possiamo permetterci. Una nazione dilaniata dalla corruzione e con una linea di demarcazione tra: poveri e ricchi, nettissima. Di tutto questo non si parla più. Da noi si parla di San Remo, di Pistorius, dei meteoriti che cadono in Russia, ma non della Grecia. Da noi siamo più preoccupati se Monti e Bersani faranno l’inciucio, o di cosa ci restituisce Berlusconi dopo aver vinto le prossime elezioni, e non ci preoccupiamo di dove siamo. Di dove stiamo andando. Qualcuno di questi “ben pensanti” politicanti dei miei stivali, dice che siamo sull’orlo del baratro. E se invece già stessimo cadendo giù. E se non si parlasse del fallimento umanitario della Grecia, perché è quello che accadrà in Italia? In tutte le guerre, una delle prime cose che viene occupata, o bombardata, è l’informazione. Mi ricordo una fotografia del bombardamento di Sarajevo, dove era stata centrata, dai nostri Tornado, l’antenna della televisione pubblica Jugoslavia. Allora non capivo. Ma per quale motivo bombardavamo la televisione, invece che le basi militari, gli aeroporti? E come se in Italia bombardassero Monte Mario a Roma, e lasciassero intatto l’aeroporto di Pratica di Mare. Ora mi è tutto chiaro. Fa più danni l’informazione, e fa molto più comodo (a volte) la disinformazione, che qualsiasi altro obiettivo militare. Per fortuna, ancora c’è Internet.
Allego qualche link per andare a leggere qualcosa di più. Ovviamente è tutta stampa indipendente e libera. Tutta stampa che riporta quello che vede o legge sui giornali. Ma basterebbe fare una ricerca su google, per renderci conto di tante cose. Di cosa effettivamente, non solo relativamente alla Grecia, vengono usate le notizie e l’informazione in genere, nei paesi “civili”:
http://quellichelafarmacia.com/11625/crisi-grecia-la-gente-assalta-i-supermercati/#.UR-uZaVRtH8
Un albero ogni neonato.
Da domani entrerà in vigore una legge. Precisamente la legge n.113 del 29 gennaio 1992, firmata da Cossiga e Andreotti. Questa legge prevede, per tutti i Comuni sopra i 15.000 abitanti, di piantare un albero ogni neonato. Il Comune avrà tempo sei mesi, dalla nascita del bambino, per adempiere agli obblighi della nuova legge, e dovrà anche tenere traccia del tipo di albero piantato, del luogo e del neonato a cui è abbinato. Tale legge che l’ex Presidente Cossiga, non è riuscito a vedere operativa, aveva l’intento di popolare la flora dei comuni Italiani. Sono un inguaribile romantico, e il pensiero mi va subito ai sentimenti. Mi piace pensare che un genitore potrà portare il proprio figlio, sotto il suo albero. Mi piace che quell’albero possa diventare un luogo dove potersi
scambiare promesse, o cementare ricordi. Mi piace l’idea che, per ogni bambino, che poi diventerà uomo, ci sia un albero. Mi piace che l’ombra di quell’albero possa continuare anche oltre il bambino stesso. L’albero mi da l’idea delle radici, delle origini, e in un mondo che le sta sempre più perdendo, è importante sottolinearne l’importanza. In un mondo dove tutto viene prodotto e distrutto troppo velocemente, è bello pensare che insieme ad un bambino che nasce, ci possa essere qualcosa di stabile, di duraturo, che solo la stupidità dell’uomo potrà distruggere. Pensavo che per mio figlio, quello che verrà, vorrei un Pino Marittimo. Lo reputo un albero di una bellezza straordinaria. Roma ne è piena. Vedere le sue forme che seguono il vento, mentre il sole tramonta e dipinge il cielo di rosso, è una emozione che solo noi (romani, o quasi) possiamo ammirare. Per il figlio che già ho, Filippo, partirei con quasi undici anni di ritardo, ma per lui mi piacerebbe una quercia. Per lui pianterei una quercia. E’ l’albero della solidità, e per lui voglio che la vita gli garantisca proprio questo: solidità. E’già grande, e già tanto ha dovuto soffrire. Mi auguro che rimanga forte, come la quercia che immagino per lui.
Morto un papa (ma anche no), se ne fa un altro.
E’ un argomento delicato. Ieri quando ho appreso della notizia delle “dimissioni” del Papa, mi è scivolata addosso, anzi c’ho scherzato sopra. Questo Papa, non mi è mai stato particolarmente simpatico. Non ha mai fatto realmente presa nei cuori dei cattolici, anche se gli riconosco una enorme mente. Probabilmente ha una profonda spiritualità che non riesco a percepire. Va anche detto che prendere il posto di Giovanni Paolo II non sarebbe stato facile per nessuno. Stamattina in macchina, stimolato dalla notizia che passava in continuazione per radio, ho iniziato ad analizzare la portata dell’evento, ma soprattutto del gesto. E’ un esempio di: umiltà, coscienza e amore. Umiltà: perché dopo essere stato Papa, non è facile per nessuno diventare un “cardinale di clausura”. Fa un enorme passo indietro per dedicarsi ad altro. Coscienza: perché bisogna avere la consapevolezza che, per portare il peso delle responsabilità, bisogna averne le forze e la lucidità mentale sufficiente. Molti hanno criticato questa scelta, ma se, in cuor suo, non se la sentiva più, meglio è lasciar perdere. Questo dovrebbe essere d’insegnamento ai nostri politici. Amore: perché, solo chi ama, può lasciare un incarico. Lasciare per non rischiare di far male il proprio compito. E quello del Papa è un compito difficile. Io sono cattolico, credente, ma non mi piace la chiesa come istituzione. Penso che sia antica, lontana dalla fede reale del popolo e dalla vita. Questo gesto, apre degli scenari nuovi. Se la chiesa saprà approfittare di questo immenso passo, potrà accorciare gli spazi siderali con i suoi fedeli e con il mondo in cui viviamo. Abbiamo una chiesa antica, attaccata ancora a riti e usanze pre medioevali. La chiesa per comunicare con i suoi fedeli, deve accelerare e recuperare la distanza con il mondo. Con tutto il rispetto, vedere Benedetto XVI che twittava con un Ipad, non era credibile. Ammiro il coraggio di questo uomo stanco che, da buon tedesco, ha preferito dimettersi perché consapevole di non potercela fare. Per quello che mi riguarda gode di tutto il mio rispetto.
Wired, una rivista multimediale incredibile.
Faccio fatica a leggere le riviste sul mio Ipad. Lo faccio, lo faccio spesso, ma in generale non riesco bene. Il mese scorso ho scoperto, sull’edicola dell’App Store: Wired. E’ una rivista che leggevo cartacea tutti i mesi. E’ l’unica rivista che ancora divoro. La rivista è ben fatta, ha una cura per i particolari incredibile. Articoli, foto, scelta dei colori, carta, impaginazione, la rendono una rivista da sfogliare mille volte. L’impressione che si ha, è che non diventi mai vecchia. Un prodotto così ben fatto, ho pensato, non renderà mai su un Ipad. Non riusciranno mai a creare la stessa emozione che crea la carta, su un IPad. Mi sbagliavo. Leggere Wired su Ipad è un’esperienza del tutto nuova. Sono riusciti a ricreare la bellezza della rivesta cartacea, rendendola interattiva. E’ un’esperienza di lettura nuova. Non si sono limitati a riprodurre un giornale in un formato digitale, hanno creato un modo nuovo d’interfacciarsi con la loro rivista. I miei complimenti a chi, cosa sempre più rara dopo la morte di Steve Jobs, prova ad aprire nuove finestre che guardano al futuro.
Scozia Italia, due giorni dopo.
E’ stato bellissimo vedere la partita nella club house della mia squadra. Probabilmente se l’avessi vista da solo a casa, avrei cambiato canale alla fine del primo tempo. La partita è stata brutta, solo perché l’Italia ha sbagliato tanto, troppo, e la Scozia poco. Ecco dove sta la sintesi. Quello che di buono ha fatto Orquera nella partita contro la Francia, non è riuscito a farlo contro la Scozia. Anzi, in un paio di momenti topici ha sbagliato palle importanti, che ci hanno fatto perdere il treno per riacciuffare gli scozzesi. Nel complesso l’Italia ha giocato bene, si è vista tanta voglia, tanto possesso palla, tanto dominio territoriale, ma poca qualità. Non è arrivata nessuna palla giocabile alle ali. Venditti, da quando è in nazionale ha fatto la prima partita incolore. Ma non dobbiamo disperare. La Scozia ci temeva e si è visto. Il risultato (34 a 10) non è la reale fotografia della partita. Dobbiamo continuare a lavorare sodo, a crescere, e soprattutto a crederci. I risultati e, soprattutto, la continuità arriveranno presto. L’unico neo di Brunel, che ha fatto comunque bene, è stato non togliere prima Orquera per Burton. La partita avrebbe avuto un’altro risultato.
Le nuove sfide dei genitori. Comprare l’account facebook dei propri figli.
I miei genitori hanno faticato molto con me. Non che fossi un delinquente, ma si sono trovati a dover affrontare moltissime insidie nella mia educazione. Penso che mia mamma sia stata soddisfatta del risultato, anche se con mia sorella sono riusciti meglio. La mia generazione è stata quella che ha vissuto il passaggio tra analogico e digitale, ma c’erano anche le droghe sintetiche, e le cattive compagnie, e tutte le insidie da cui un bambino sveglio come me, era attratto. Con i miei genitori, ma in particolare con mia mamma, ho sempre parlato. Ho sempre potuto parlare, scambiare opinioni e pareri. Non sempre erano concordi, anche io ho vissuto il conflitto generazionale, ma una cosa non hanno mai fatto: scendere a compromessi sui valori, o su quello che ritenevano giusto. Non si possono comprare i valori. Non si può mercanteggiare per ottenere dei risultati dai propri figli. Con questa idea, cerco di crescere mio figlio. E spero di riuscire, anche se oggi è molto più difficile di un tempo. Ho letto che un papà, negli Stati Uniti, ha comprato l’astinenza da Facebook della figlia. Ha contrattualizzato che, se quest’ultima fosse riuscita a rinunciare a Facebook per cinque mesi, l’avrebbe pagata 200 dollari. Cinquanta alla firma dell’atto, altri 150 dopo cinque mesi. Per sancire tale accordo, hanno controfirmato un regolare contratto. Trovo pericoloso un tale comportamento. Se questo concetto dovesse passare, dovesse diventare il modo di relazionarsi con i propri figli, sarebbe la fine. Se un padre reputa dannoso per la salute della propria figlia una cosa, deve poter avere: il potere e la forza d’impedirla. Se questo signore reputa pericoloso, per la salute mentale della propria bimba, Facebook, deve avere la forza d’impedirne l’accesso, o quanto meno limitarne l’uso. Anche vietandolo. Mi piace pensare, ed intimamente ne sono ancora convinto, che non tutto debba avere un prezzo. Non tutto si deve, e si può, comprare con il denaro. Mi piace pensare in questo mondo, nel quale mi trovo sempre di più un cittadino straniero, che il rispetto, ed anche il timore, dei propri figli non debba mai essere acquistato. Il denaro, alla lunga, rovina ogni rapporto. Il denaro non è mai lo strumento migliore da usare in famiglia. Per lo meno in una famiglia che funziona.