#iorestoacasa diario di una pandemia giorno 20

unnamedOggi sono venti giorni che sono chiuso a casa. Insieme a me tutta la mia famiglia. Poche uscite per la spesa, qualche cosa improrogabile per il lavoro, il cane. Queste le uniche evasioni. Daniela, Andrea e Filippo sono stati più bravi di me in questo periodo. Oggi sono passati parecchi corrieri a casa. Stanno diventando una simpatica interruzione della monotonia quotidiana. Con il fatto che lasciano le cose di sotto sembrano i paperboy americani. Quei ragazzi che, spesso in bici, lanciano i quotidiani nelle case, con una mira da cecchino, centrano gli zerbini delle case. Oramai i nostri corrieri passano, suonano e ti lasciano le cose in giardino, o sotto il condominio. I corrieri sono una parte degli eroi che, questi giorni, stanno facendo un lavoro oscuro ma fondamentale. Senza di loro le merci, i nostri  ordini on-line non ci sarebbero stati. Se avessero tolto anche quello, la nostra tenuta psicologica sarebbe crollata molto più giù. Sapere che se ci occorre qualcosa, c’è qualcuno che te la consegna, ci ha fatto passare questi giorni con maggiore serenità. Ovviamente questa categoria di lavoratori, si aggiunge a tutte le altre che hanno contribuito a darci un minimo di conforto in questo momento così strano, così difficile. Per quanto riguarda i contagi invece, anche oggi i dati sono stati buoni, non buoni come ieri, ma soddisfacenti. Questo mi fa ben sperare. Dobbiamo tenere duro, ma la strada è quella giusta. La novità di oggi è che possiamo far uscire i bambini per una passeggiata intorno a casa. Sembra poca cosa, invece è una grande conquista per chi come Andrea, (5 anni quasi) è un mese, circa, che non vede i suoi coetanei. Qualche passo intorno a casa non può che fargli bene. Domani, se riesco, ce ne andiamo qui intorno a passeggiare. Portiamo il cane e raccogliamo qualche fiore. Lei adora raccogliere i fiori. E’ primavera e inizia ad esserci il bel tempo,  ogni bambino ha diritto ad una passeggiata per mettere il naso fuori da casa. Ogni pediatra avrebbe condannato un comportamento simile. Un genitore che tiene un figlio un mese dentro casa. Roba da togliere la patria podestà. Invece siamo costretti a combattere questa: “maledetta influenza”, come dice Andrea, con dei comportamenti che, normalmente, sarebbero sbagliati. Con dei comportamenti che comprometterebbero seriamente la salute psicologica dei nostri ragazzi. La nostra prudenza ci ha fatto acquistare un mese di vantaggio rispetto al mondo. Come noi, prima di noi, la Cina. In barba a chi guardava l’Italia come disordinata e esagerata, ora possiamo vedere il male da in cima alla montagna. La scalata è stata dura ma siamo in cima, o quasi, dobbiamo solo scendere. Dobbiamo avere prudenza, ma possiamo scendere. Gli Stati Uniti sono un mese indietro con il contagio, ma con dei dati decisamente più allarmanti. Così come Spagna, Germania e Francia. L’unica nota da sottolineare è che i tedeschi non muoiono da COVID-19. Hanno dei numeri, se possibili anche peggiori dei nostri, ma non muoiono. Secondo loro tutto il mondo dovrebbe bersi questa cretinata. Secondo loro: gli Spagnoli, gli Italiani, i Cinesi, gli Americani, possono morire di Corona-virus, loro no. Che strana gente i tedeschi.

#iorestoacasa diario di una pandemia giorno 19

unnamedOggi è una bella giornata. Prendendo sempre con le molle i dati che ci vengono forniti oggi abbiamo avuto “solo”: 1648 nuovi contagiati. Era dal 10 di marzo che non avevamo un dato migliore. Un brusco calo rispetto a ieri che ci fa ben sperare. Non dobbiamo abbassare la guardia, non dobbiamo mollare, ma sembra che le misure di contenimento stanno dando i primi risultati. Il grafico che allego, fatto in casa e senza nessuna pretesa, da un’idea di come la curva, soprattutto quella dei nuovi contagi stia scendendo. Questo è solo l’inizio e spero che il prima possibile si possa tornare ad una normalità riconquistata. Schermata 2020-03-30 alle 18.29.59

Il nord è il traino, nel bene e nel male di questi dati. Il drastico calo al Nord sta trainando il positivo dato nazionale. Questo significa due cose: la prima che il sud comunque sta tenendo. La paura del contagio di ritorno dal Nord sta sfumando. Sarebbe stato drammatico un dato simile al nord per le strutture sanitarie del sud. Il secondo dato che la partita si sta giocando al Nord. Le misure di contenimento hanno evitato una vera e proprio strage. Abbiamo TUTTI sottovalutato la gravità di quello che ci stava accadendo. Codogno, come altri paesi del nord, hanno pagato il fatto di essere stati i primi as essere stati contagiati.  Unico dato negativo sono i deceduti. Solo oggi: 812, in totale: 11.591. Una ecatombe. Sono vicino a tutte le famiglie che hanno perso i loro cari. La cosa più brutta è che non hanno potuto piangerli e dargli un degno saluto. Nel giorno in cui abbiamo avuto il numero maggiore di guariti, da quando stiamo fronteggiando questo nemico invisibile: 1590, il mio pensiero va proprio a loro. Per chi sta lottando…non molliamo!!

#iorestoacasa diario di una pandemia giorno 18

unnamedIl video che oggi mi ha colpito è quello del primo ministro albanese. Sono molti gli albanesi in Italia. Una “colonia” importante di un popolo fiero nostro dirimpettaio sull’Adriatico. Anche l’intervista che è seguita in serata su SkyTg24 è stata piacevole e i cenni calcistici sulla modalità per affrontare questa pandemia è stata illuminante. Il Primo Ministro Albanese ha dichiarato che per distruggere e combattere questo mostro invisibile, dobbiamo utilizzare il pressing di Sacchi e non il catenaccio italico. Il video che v’invito a vedere è questo:

https://youtu.be/A22V4Gh8-0E

E’ una lezione di vita, di stile. Sicuramente figlia di una diplomazia evoluta. Un popolo anche se umile, anche se povero, può dare aiuto a chi ne ha bisogno. Noi siamo stati molto presenti in Albania qualche anno fa. Abbiamo portato aiuti, infrastrutture, uomini e mezzi. Loro sono stati riconoscenti. Tra le parole dette dal Primo Ministro Edi Rama quelle che mi porterò nel cuore sono: “possiamo essere un popolo povero, ma siamo un popolo che non dimentica”. Giusta lezione a chi, invece, dovrebbe esserci vicino perchè facente parte della stessa Unione, quella Europea. In cima a tutti alla Germania, che dopo due guerre, causate e perse aveva un debito incredibile e che, nell’accordo del 27 febbraio 1953 a Londra altri popoli, che la guerra invece l’avevano vinta, hanno rinunciato al 50% del debito. La Germania, ma non solo, è governata da politici miopi che stanno sancendo la fine dell’Europa, per come siamo abituati a vederla e, forse, a sognarla.

https://keynesblog.com/2015/03/10/europa-cancellazione-debito-germania-grecia/

Io sono un Europeista convinto, ma il modello strutturale che dobbiamo seguire, secondo me, è quello degli USA, un governo federale e non un’unione solo di circostanza o di utilità di pochi e potenti stati. Ma sono convinto che la mia è solo un’illusione. Dobbiamo resistere. La bella notizia di oggi è il calo delle persone in terapia intensiva e l’aumento dei dimessi. Sarà lunga, ma ne usciremo. Io sono convinto che ne usciremo anche bene. Dovemmo soffrire sulla ripartenza, ma questa disgrazia restituirà un popolo più forte.

#iorestoacasa diario di una pandemia giorno 17

unnamedL’argomento di oggi è la serietà. Si deve essere seri quando ci sono dei problemi. Si deve essere seri quando di debbono risolvere dei problemi. E’ notizia di ieri sera, o meglio è di qualche giorno fa, ma è rimbalzata sui giornali, in tv e nei social, solo ieri, che la federazioni italiana rugby, ha cessato tutte le attività sportive nazionali. La cessazione prevede che nella massima serie non venga assegnato lo scudetto e che non ci siano retrocessioni. Anche nelle serie minori tutto è finito il giorno della sospensione. Tutto congelato, come se nulla fosse iniziato. Questa mi sembra un atto di serietà, coraggioso, ma soprattutto serio. Davanti al dramma che vediamo ogni giorno, davanti al momento cruciale che stiamo vivendo, la serietà impone di fare un passo indietro. E allora non è più importante il rugby o il calcio o la NBA o qualsiasi altra cosa non occorra a risolvere questo problema globale, questa pandemia. Dopo i contagi, ci sarà da risollevare le economie nazionali e l’intera economia globale. Ci vorranno anni, forse decenni, cosa conta un campionato sportivo in confronto? Cosa conta se lo scudetto lo vince questa o quella squadra? Di fronte abbiamo un’epocale tragedia che i nostri nipoti studieranno a scuola. Bisogna essere seri, il rugby italiano lo è stato. Sempre in ambito di serietà, direi che in un momento come questo, anche i nostri omologhi Europei dovrebbero esserli. In particolare: i Tedeschi, gli Olandesi i Finlandesi, dovrebbero capire che non si può lucrare su un momento come questo. Il senso di comunità deriva dal fatto che dovremmo essere tutti accomunati, anche se il problema, in un determinato momento, è geograficamente lontano da uno o più stati membri. In momenti come questi si debbono mettere in campo tutte le possibilità, tutte le opportunità per uscire dalla crisi e, come dicono i Marines, non lasciare nessuno indietro. Il rischio grande è che si creino tante crisi come in Grecia qualche anno fa. Uno stato debole, preso d’assalto dagli sciacalli, che invece avrebbero dovuto essere fratelli. Quella della Grecia è un brutto capitolo nella storia dell’Europa e non vorrei che si ripetesse, anche perchè gli attori sono gli stessi che non vogliono dare il loro voto agli Eurobond, tristemente ribattezzati Coronabond. Ma di storie finite male di fratelli, noi in Italia, ne conosciamo più di qualcuna, sappiamo come comportarci. Ho appena sentito il discorso di Conte e invece di rassicurarmi, mi ha agitato. Ha parlato a tutte quelle persone che sono veramente in crisi. Ha parlato a loro e mi sono sentito impotente. Vorrei fare qualcosa in più, qualcosa per aiutare. Un mio Amico, con il quale mi sono scambiato dei messaggi mi ha detto che: “l’unica cosa che possiamo fare è essere pronti a ripartire”. Questo è il nostro compito, essere pronti.

#iorestoacasa diario di una pandemia giorno 16

unnamedIeri ho messo insieme un pò di numeri relativi al contagio in Italia. Con le poche conoscenze che ho mi sembra che qui non ci siamo proprio. La tendenza rimane alta e abbiamo un tasso di mortalità alto, supera il 10%. I casi di positività hanno ripreso a salire e, dopo due tre giorni in cui ci avevano fatto ben sperare, la linea ha ricominciato ad impennarsi. I guariti sono appena sotto il 13%, ancora pochi. I numeri ci dicono che chi guarisce e chi muore sono più o meno gli stessi. Iniziano i casi di giovani che non ce la fanno, continuano a morire gli anziani. Questo è il quadro, non proprio incoraggiante da noi. Nel mondo invece cosa succede? Gli Stati Uniti passano in testa come numero di contagi e li la situazione sarà veramente drammatica. Non hanno una sanità per tutti e la gente morirà e se non morirà contagerà altre persone. All’interno hanno delle bombe sociali pronte ad esplodere. Secondo me non ne usciranno a breve e non ne usciranno bene. La Spagna è in ginocchio. Anche se i numeri sono più bassi dei nostri, la situazione è già al collasso. Francia e Germania continuano a comportarsi da superiori, non dando numeri attendibili. Come se a loro non riguardasse. In Germania, per esempio, non muoiono da COVID-19. Forse reputano un affronto alla razza ariana morire contagiati. La Francia pensa di risolvere il problema a casa sua, continuando, come se fossimo nel medioevo, a non comunicare con il resto d’Europa. La Gran Bretagna è passata dall’immunità di gregge a stanziare miliardi di sterline per sostenere l’economia e la sanità. Forse ora abbiamo tutti coscienza che il problema è globale. Forse ora abbiamo tutti chiaro che non si ripartirà a breve. Forse ora abbiamo tutti chiaro che l’economia, se andrà bene, dovrà ricevere ossigeno fino a dicembre. Si, andrà messa in terapia intensiva anche la nostra economia. Avrà bisogno di tanto ossigeno perchè da sola non ce la farà a respirare a riprendersi. Dovremo rivedere, quanto meno a breve le nostre abitudini negli spostamenti, nei viaggi, nei contatti con le persone che conosciamo. E questo contribuirà a rallentare le economie globali. La propensione alla spesa e al consumo precipiterà e, anche per mancanza di liquidità, la gente spenderà di meno. Dovremo lottare per riprenderci la nostra libertà. Forse solo ora abbiamo veramente capito l’importanza della vita, del mondo che ci ospita e delle persone che abbiamo vicino. A volte non tutti i mali vengono per nuocere, sta solo a noi prenderci ciò che di buono queste situazioni ci lasciano.

#iorestoacasa diario di una pandemia giorno 15

unnamedIeri sentivo il paragone tra quello che stiamo passando noi e la guerra. C’ho riflettuto tanto e proprio non mi trovo d’accordo. Le guerre annientano intere generazioni; cadono palazzi, scuole fabbriche, ponti; gli occhi dei bambini non sono più gli stessi dopo. Le atrocità che si passano in guerra non sono comparabili. Neanche il contraccolpo sull’economia è lo stesso. Noi ce ne stiamo nelle nostre case, al caldo, pieni di tutto. Noi, finita l’emergenza, ritorneremo nei nostri uffici nelle nostre aziende, nelle nostre fabbriche e dovremo solo ripartire. Sarà difficile, ma dovremmo solo preoccuparci di fare fronte comune e ripartire. E’ vero, anche questa maledetta situazione sta facendo tanti morti, ma non è paragonabile ad una guerra. Ieri mi ha chiamato un Amico che non sentivo da tanto, Mauro. Facevamo proprio questo discorso. Mi ha raccontato che la mamma, Anna, ancora oggi, se in televisione passa un film di guerra, gli chiede di cambiare. Quei suoni, quei rumori, gli fanno tornare alla mente dei ricordi troppo brutti da riportare in superficie e, forse, impossibile da seppellire del tutto. Quello che stiamo vivendo noi non è assolutamente paragonabile alla guerra. Certo ci sono persone in difficoltà, tante stanno subendo le conseguenze di questo lockdown. Ma non è una guerra. Un altro dato importante che leggevo stamattina è la velocità di propagazione. In Spagna, negli Stati Uniti, il virus sta raggiungendo delle proporzioni molto preoccupanti. Gli Stati Uniti, forse in settimana, supereranno i numero di morti della Cina. Forse già oggi il numero dei contagi dell’Italia. La Spagna ha una situazione decisamente peggiore della nostra. Molto velocemente ci supererà anche lei per contaminati e per deceduti. Da noi la situazione migliora, ma solo perchè stanno dando i primi risultati le politiche messe in atto e perchè, semplicemente, siamo partiti prima. Riflettevo su un fatto: siamo sempre i peggiori, nella normalità, ma i migliori quando c’è da risolvere una situazione difficile.

#iorestoacasa diario di una pandemia giorno 14

unnamedSto scrivendo di meno, ma in compenso sto: leggendo, lavorando e allenandomi con impegno. Forse sto prendendo il ritmo, ma anche un pò le misure con questa nuova forzata esperienza. Mi sto godendo la famiglia e nel frattempo, la mente naviga fino al momento in cui potremmo tutti uscire da questa reclusione. Penso al mare, alla voglia che ho di farmi una giornata in barca o sul gommone. Penso agli Amici, che sto vedendo solo in video. Penso al fatto che, probabilmente, questo clima di profonda meditazione, di ricerca interna di ognuno di noi, finirà troppo velocemente, così da perderci quello che di buono questa triste esperienza ci voleva lasciare. La natura trova sempre un modo per riprendersi quello che, noi uomini, pensiamo di possedere. Ci sono cose che ci dovrebbero far capire che noi siamo solo di passaggio, ma il clima, l’inquinamento, l’attenzione al nostro pianeta, sono eterni e vanno preservati. In poche settimane la natura ci ha costretto a ridurre l’emissioni e l’inquinamento è ai livelli più bassi da oltre cinquant’anni. Le azioni poste in essere? Sicuramente si poteva fare meglio in Italia. Sicuramente potevamo essere ancora più tempestivi nell’iniziare il lockdown. Io stesso ho sottovalutato la situazione all’inizio, pensando, che fosse solo l’esagerazione mediatica di un’influenza un pò più forte. Bene ha fatto, sempre secondo me, il nostro governo a prendere delle decisioni difficili e impopolari. Nessun primo ministro, a mia memoria, ha dovuto prendere decisioni così devastanti per l’economia, per le famiglie e per le aziende. Siamo però un esempio nel mondo, tanto che, il pazzo primo ministro inglese, oggi, ha chiuso tutto. Cospargendosi il capo di cenere ha dovuto cedere alla violenza di questo virus e capire che l’immunità di gregge, da lui paventata solo 10 giorni fa, era una enorme cazzata. Oggi segnalo che Filippo si è trasferito dalla sua mamma. Ho passato una bella settimana con lui, mi mancherà. Nel frattempo ci coccoliamo, insieme a Daniela, Andrea che sta passando questo isolamento comportandosi da vero angelo.

#iorestoacasa diario di una pandemia giorno 6

unnamedLa giornata di oggi è trascorsa lavorando e studiando un progetto nuovo. Il momento d’aria l’ho avuto facendo una piccola spesa dal fruttivendolo, sono riuscito a ritagliarmi anche un pò di tempo per la palestra. Oggi però mi è andato un occhio ad uno schema pubblicato dai mass media. Una file excel nel quale vengono riportati i dati del contagio nel mondo. Dalla tabella emerge, soffermandoci sui nuovi contagi e tralasciando gli altri dati, che l’Italia è il paese – AL MONDO – con il maggior numero di nuovi contagi. Ora, io capisco non voler diffondere le notizie, ma, Cina a parte, mi sembra evidente che gli altri paesi, “imbrogliano”. Ieri il sindaco di New York ha dichiarato che, nella sua città, stima almeno 30.000 contagiati a ieri. Nella tabella leggo solo 428 nuovi casi. Nel Regno Unito, la patria dell’immunità da gregge, solo 152 nuovi casi. In Francia, nessun nuovo caso. Come cittadino dei due paesi anglosassoni mi sentirei poco tutelato. Stanno affrontando la situazione, da un lato con molta leggerezza, dall’altro insabbiando ogni notizia sull’argomento. Ci possono essere lo stesso numero di contagiati in Olanda e negli Stati Uniti? E’ anche vero che un tampone negli USA costa $ 3.200,00 dollari al cittadino. Da noi è interamente a carico del SSN e vengono anche a casa a farlo. Nel Regno Unito un tampone costa 1.500,00 Sterline. Noi in Italia abbiamo medici competenti e strutture, probabilmente non all’avanguardia, ma sicuramente accessibili a tutti. Sicuramente un punto a nostro favore. La nostra sanità pubblica: brutta, sporca e cattiva, sta dando lezioni di stile e professionalità, al mondo. Non ho ancora letto nel dettaglio il DL di oggi che dovrebbe essere quello a supporto della nostra economia sul lato delle famiglie e delle aziende. Certamente ci saranno chiesti dei sacrifici. Ma preferisco di gran lunga vivere in un luogo in cui vengono tutelati i propri cittadini, anche con misure restrittive come quelle che stiamo subendo, piuttosto che vivere in un posto che per non danneggiare PIL o indici di borsa, se ne fregano della salute dei cittadini.90304798_2771328192932403_376776693236367360_o

Questo disastro mi sta facendo diventare più italiano di quanto ero prima e, forse, meno europeo. Europa che ci sta lasciando soli, mai come ora. Ho acquistato, su Amazon, una bandiera italiana che appenderò, appena arriva, al balcone. Dobbiamo tenere duro. Notizia di oggi, Apple ha chiuso i suoi store in tutto il mondo, li ha riaperti solo in Cina. Sono partiti prima di noi, stanno uscendo con impegno e regole dalla crisi. Secondo me è l’unica strada da percorrere.

Viviamo in un posto fantastico e, come dico da giorni, siamo fortunati.

#iorestoacasa diario di una pandemia giorno 5.

unnamedNe usciremo diversi. Mi auguro con tutto il cuore che noi, la razza dominante sulla terra, impari da questa lezione di vita. I canali di Venezia hanno un livello d’inquinamento bassissimo, tanto che i pesci nuotano di nuovo in quelle acque che sono tornate limpide; Un delfino oggi ha visitato il porto di Trieste. Dal satellite ci sono immagini di quasi azzeramento delle aree inquinate intorno alle grandi città. Ho l’impressione che l’aria che respiriamo sia migliore. Tutto questo ci deve insegnare qualcosa, non possiamo terminare questa esperienza senza portarci dentro tutto questo. Oggi ho disegnato con mia figlia, non lo faccio spesso, mi ha dato una gioia incredibile. Sto sentendo gli amici con supporti di video, proprio per la voglia di vederli. Mi mancano gli Amici, mi mancano gli abbracci (di questo sarà contenta Gilda), è bello trovare il modo d’impegnare il tempo. Stasera farò la pizza, domani ho deciso di riparare il mio piatto (il giradischi), mi piace continuare a fare sport con i tempi giusti. Penso che abbiamo anche delle responsabilità e che dobbiamo, in ogni modo, con ogni mezzo, contribuire a far ripartire la nostra economia. In questi giorni sto facendo spesa negli alimentari, in frutteria e questa estate, con Daniela, faremo le nostre vacanze in Italia, sperando che, per allora, ci saremo lasciato tutto alle spalle. Mi addormento la sera pregando, ma non per me, per tutte quelle persone che ogni giorno tornano a casa stanche, distrutte, perchè debbono garantire a tutti noi quei servizi minimi ed essenziali alla nostra vita. Ho come l’impressione che tutta questa storia non possa non avere una mano di un potere superiore. E’ già successo, a volte la natura trova dei metodi strani per rimetterci al nostro posto. Nonostante tutto penso sempre che: siamo persone fortunate.

#iorestoacasa giorno 4 – diario di una pandemia –

unnamedMai nessuno avrebbe pensato che, la nostra generazione, dovesse contrastare un virus, una pandemia che rimarrà alla storia. Questa reclusione forzata da tanti spunti di riflessione, che spaziano dalle cavolate ai concetti più seri. Dona a tutti noi, intanto una consapevolezza: il valore della libertà. Uso i social network. Trovo sempre divertente la capacità e la genialità di scherzare su tutto. In questo momento ho visto tanti commenti, audio e filmati veramente divertenti. Forse ci sono sempre stati, ma io ho mai il tempo di leggerli. Sicuramente la cosa più pesante d’affrontare è essere lontano da mio figlio. Abbiamo limitato anche i suoi spostamenti e insieme a lui abbiamo deciso che starà, tra me e la madre, una settimana per uno continuativamente. Anche questa scelta, difficile e figlia della responsabilità che dobbiamo avere tutti in questi momenti. Mi piace la risposta degli italiani. Appena ci hanno spiegato quello che stavamo passando si sono stretti tutti e, salvo rare eccezioni, sono rimasti a casa. Non solo, chi ha dovuto mettersi a disposizione della collettività, lo ha fatto senza risparmiarsi. Penso a: medici, infermieri, trasportatori, postini, dipendenti della grande distribuzione e a tanti ci stanno mettendo del loro per far passare a tutti questo momento strano e al tempo stesso terribile. Non mi sono piaciuti invece tanti tra politici e giornalisti le informazioni che ci sono arrivate sono state a dir poco contrastanti. In tanti, tra di loro, sono stati provinciali e irresponsabili. Siamo passati da: è un influenza, non abbiate paura; a attenzione è il peggior virus degli ultimi 500 anni. Frasi dette dalle stesse persone a distanza di una settimana. Abbiamo avuto giornali che hanno IRRESPONSABILMENTE pubblicato le bozze dei decreti di allargamento della zona rossa a tutta la Lombardia, prima che il governo organizzasse delle procedure di contenimento alle stazioni e agli aeroporti, ottenendo il risultato che parecchi IRRESPONSABILI, hanno preferito prendere un treno o un aereo e uscire dalla Lombardia. Questo gesto sconsiderato sicuramente avrà delle conseguenze, ma se è vero che i responsabili sono tutti quelli che si sono spostati, è anche vero che chi ha provveduto a spargere le notizie solo per il gusto dello scoop ha, se possibile, maggiori responsabilità. Questi giorni a casa con la famiglia, sono duri. La mente viaggia e cerca di elaborare quelli che potranno essere i futuri scenari. Personalmente sono ottimista. Certo è che la spallata data alla nostra già fragile economia non sarà facile assorbirla, ma è anche vero che le economie si sostengono anche con le propensioni al consumo. Quello che ci sta capitando è molto simile ad uno scenario post bellico. Dopo ogni guerra c’è voglia (ma anche necessità) di ricostruire. In questi frangenti rimboccarsi le maniche è indispensabile. Non mi è piaciuto il comportamento dell’Europa. Noi siamo visti sempre come casinisti disorganizzati, ma invece questa volta abbiamo dimostrato: disciplina e ordine, anche nel prendere delle decisioni che, in molti, hanno difficoltà a prendere. Nazioni come Francia, Stati Uniti d’America, ma anche Gran Bretagna e Spagna, stanno rimandando decisioni che, anche osservando l’esperienza Italiana, avrebbero dovuto e potuto prendere per tempo. Mi è piaciuto molto una post di una donna Belga, che, da osservatrice esterna ha fatto un post molto carino, che la racconta lunga su come ci vedono all’estero e su che invidia hanno gli altri di noi:
“ L’ Italia è come quella tipa che ha più talento di tutti, è come quella che le altre se le mangia, perché è nata bella, più bella di tutte e le altre se le asfalta. L’ Italia è come quella più ingegnosa, che ha le mani di una fata, che si inventa mille cose, perché è piena di risorse. Sa discutere di storia, di mare, di montagne, sa di cibo, di buon vino, di dialetti, di pittori, di scultori, di scrittori, di eccellenze nella scienza, non c’è niente che non sa. E quando questa tipa bella e talentuosa inciampa e cade, la platea delle sfigate esulta. È la rabbia delle poverine ingelosite, quelle al buio, perché lei è comunque bella anche quando cade a terra. Ma l’Italia è una tipa con stivale tacco 12, ovviamente made in Italy, che nessuna sa portare meglio di lei… solo il tempo di rialzarsi.”

Noi nel frattempo a casa facciamo quello che si può fare. Stiamo in famiglia, guardiamo la tv, facciamo sport, lavoriamo anche se a ranghi ridotti, portiamo il cane fuori. Mi mancano gli Amici, quello si. Sicuramente è anche un momento per stare con noi stessi. Capire quante cosa abbiamo e che diamo per scontato. Forse questo disastro ci farà vedere, con occhi diversi, con occhi consapevoli, quello che succede, anche non lontanissimo da noi. Nonostante tutto siamo fortunati.