Balotelli.

Sento tanto parlare di quello che è successo a Verona, nell’ultima partita di sera A. Cori razzisti, come purtroppo se ne sento tanti negli stadi. Io non penso che in Italia ci sia il razzismo, quello vero. Penso che in Italia ci sia tanta voglia di trovare un senso. Il senso di cosa significa essere Italiani. Non si può essere razzisti se non si ha un orgoglio nazionale. 144403410-0081ede0-16a9-4f73-afdb-4873e7c3d53cE noi non lo abbiamo. E’ tutta una cazzata il nostro orgoglio di patria. Noi non siamo come gli Stati Uniti, dove espongono una bandiera fuori ogni casa. Noi non siamo come i Tedeschi, che per il loro amore della razza hanno fatto una guerra globale. Noi non siamo come i britannici che con il loro amore di patria hanno colonizzato tutto il mondo. Noi siamo Italiani, spesso non ci sentiamo appartenenti neanche al nostro condominio. Siamo estrosi, stravaganti, fantasiosi, ma soprattutto individualisti. Essere individualisti, in buona sostanza significa fregarsene un pò di tutti. Per questo noi non siamo razzisti. Ci giochiamo, ma non lo siamo. In fondo siamo tutti pò pecoroni. Proprio perchè siamo pecoroni, qualche imbecille allo stadio pensa bene di fare dei cori da imbecille. Ma serve solo ad avere qualche secondo di notorietà. Questo non significa che un popolo, una nazione, sia razzista. Però, c’è un però, quando vedo Balotelli, io non vedo un nero. Io vedo un nero antipatico. E la discriminante, ovviamente, non è essere nero, è essere antipatico. Un nero antipatico pervaso da un vittimismo cosmico peggio di Leopardi. Tutto il mondo ce l’ha con lui. Ma il Mario nazionale, che nasce con delle doti che, forse, neanche Baggio aveva, dovrebbe pensare: non che il mondo non è che ce l’abbia con lui, ma che semplicemente lui è un giovane calciatore viziato. Tutto qui. Che poi sia nero, non interessa a nessuno o comunque a pochi imbecilli. E’ insopportabile, ma il suo colore non centra nulla.

Roma fa schifo.

roma-colosseo-696x473Roma fa schifo perchè è la città più bella del mondo, è il posto dove tutti vogliono venire, almeno una volta nella vita. Abbiamo monumenti, clima ottimo, cibo come in nessun altro posto al mondo. Eppure Roma fa schifo. Fa schifo perchè fa schifo l’Italia. E girando ieri sera per Roma ho potuto constatare che questa eterna contraddizione: bellezza contro schifo, ora non sia più camuffabile. Non possiamo più continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto. Ho un figlio di 17 anni e pensare che possa capitargli qualcosa di brutto mi paralizza. Ieri passeggiando e osservando i suoi coetanei “spensierati” parlare, scherzare, ridere tra di loro, non ho potuto fare a meno di pensare all’omicidio del giovane Luca Sacchi, ma anche a Manuel Bertuzzo, rimasto paralizzato per colpa di una pallottola che non doveva essere la sua. Due giovani che hanno avuto la vita o il futuro segnato perchè noi adulti non siamo stati in grado di difenderli. Come dovrebbe fare un padre di famiglia. Ieri Roma era sporca, si percepisce che non è più sicura come un tempo. Si ha l’impressione che la città sia, in un certo senso, abbandonata a se stesa. Roma fa schifo perchè è bellissima. Roma fa schifo perchè noi facciamo schifo. Chiunque di noi non s’impegna ogni giorno per rendere la nostra città, il nostro mondo migliore fa schifo! Chiunque getta una sigaretta a terra o butta un pezzo di plastica nel mare. Fa schifo chi si lamenta e poi parcheggia davanti ad una rampa per l’accesso dei disabili. Facciamo tutti schifo perchè se l’Italia versa in queste condizioni è forse perché non ce la meritiamo. Ieri passeggiando per Roma mi sono sentito usato, gestito, manipolato. Usato dalla politica, gestito da chi comunica, manipolato per far si che potessi pensare che la colpa sia della Raggi o di Marino o di Alemanno oppure di Veltroni e Rutelli o di tutti i Sindaci che hanno governato Roma, la capitale del mondo, negli ultimi anni. Loro sono i nostri rappresentanti. Coloro che noi abbiamo mandato a rappresentarci. La colpa di tutto questo degrado, del fatto che abbia paura che a mio figlio gli possano sparare in testa è nostra. Solo nostra. Roma non fa schifo…siamo noi che non la meritiamo, siamo noi che l’abbiamo ridotta così.

Semplicemente un IMBECILLE.

Schermata-2019-03-14-alle-15.14.37-300x262Il mondo è pieno d’imbecilli. Ogni giorno subiamo o osserviamo comportamenti a dir poco strambi, ma ci sono cose che non possono passare così, senza esporre il proprio pensiero in modo: chiaro e inequivocabile. Il legista Augusto Casali, ne ha fatta un’altra delle sue. Lo scorso anno in un comizio ha sventolato un drappo con chiari riferimenti nazisti, ma la cosa più grave, qualche giorno fa, giocando sul fatto che tre social network ha “crashato” ha postato sul suo profilo Twitter una foto a dir poco scandalosa. Giocando sulla parola Down, ha postato la foto qui di lato. Chi di noi non vede il sorriso di tre bambini bellissimi? Sono stato indeciso fino all’ultimo se postare o no questa foto per non dare ulteriore eco a questo deficiente integrale. Ma poi l’ho rivista e questi bambini hanno un sorriso così bello, così limpido, così indifeso che non è possibile non intenerirsi di fronte a tale gioiosa manifestazione di bellezza. Per me Augusto Casali dovrebbe avere l’interdizione dai pubblici uffici a vita. È stupido, è arrogante, è un inabile alla vita. Vorrei conoscerlo di persona, dirgli che da padre è indegno quello che ha scritto, come è indegno quello che pensa. Augusto Casali, vorrei che mi attraversassi la strada di fronte alla mia autovettura…. VIVA i bambini!!!

Cos’è successo in Sardegna? Forse non siamo tutti stupidi come pensano…

imagesUna delle cose che mi fa più arrabbiare è quando qualcuno mi dice: “…te l’avevo detto!!!” Mi fa talmente tanto arrabbiare che evito di dirlo anche io ai miei interlocutori. Questa volta però non riesco a trovare una frase più calzante. Ho sempre pensato, e sempre penserò, che quando Abraham Lincoln diceva: “puoi ingannare (fregare) tutti per poco tempo, o qualcuno per sempre, sicuramente non tutti per sempre”, sia una verità inconfutabile. In poche parole, i nodi vengono sempre al pettine. In Sardegna, come in Abruzzo d’altronde, non mi stupisce l’avanzata della Lega, che traina tutto il centro destra, ma l’arresto repentino dei 5 stelle. Quantomeno non mi aspettavo una caduta in picchiata in così poco tempo. Sono passati pochi mesi da marzo, nemmeno un anno, eppure hanno perso un vantaggio che non era solo numerico, ma anche d’idee e d’innovazione nella comunicazione. I 5 stelle, di colpo, sono diventati vecchi. Hanno promesso tanto e hanno mantenuto poco, forse niente, scaricando sempre le “colpe” dei loro insuccessi su chi c’era prima. Non sono stati in grado di vedere ai loro errori, soprattutto in quell’alleanza di governo che tutti sapevano dove li avrebbe portati. Hanno candidato impresentabili, gente senza arte ne parte che pesa sulla collettività da sempre, senza chiedersi perché se nella loro vita erano dei falliti e, soprattutto, se non sono riusciti a valorizzare la loro impresa/azienda, come potranno mai rilanciare un’impresa/azienda decisamente più complessa come può essere l’Italia? Hanno candidato gente che abitava (loro o i loro parenti) in case che tutti noi pagavamo, ridando indietro alla comunità solo qualche spiccio, pochi euro, al mese. Questa gente dovrebbe gestire il bene comune? Andrebbe spesa qualche parola poi, sul clima d’odio che hanno portato in politica. Un clima che, alla lunga, ha destabilizzato anche loro. Un esercito di adepti che sputa sentenze preconfezionate contro tutti quelli che non la pensano come loro. Insomma, in termini di comunicazione, un disastro!! Eppure, la base, quella vera quella della prima ora, ancora è li e spera nel Movimento dell’origine. In questo contesto poi, ci sarebbe da capire come mai, in alternativa cresce un movimento come la Lega che, tutto è tranne che nuovo. Non solo, in passato si è distinto come divisorio, arrivando ad enunciare un trattato sul secessionismo del nord, su cui fondava radici e convinzioni. Il Sud, Sardegna compresa, era un ricettacolo di regioni che spremevano soldi al fiorente nord. Mi suonano ancora nelle orecchie gli enunciati di: Bossi, Maroni e tutta la cricca. Ora, strano ma vero, proprio quel sud così osteggiato e denigrato ha fatto fare il salto di livello ad un partito destinato, altrimenti, a morire. Leggevo giorni fa parole di politici Calabresi che elogiavano i comportamenti di Salvini, non considerando che i compagni di partito dello stesso vice premier, per la maggior parte, ancora considerano la Calabria alla stregua dell’Africa. L’intelligenza politica di Salvini però ha permesso questo “lifting” di comunicazione, che ha portato un partito, che non schiodava dal 9%, a superare (con buona probabilità) il 35%. Ma anche in questo caso non vedo lungimiranza. Non vedo programmazione, ma solo tanto populismo e tanta demagogia. Un’attenzione spasmodica nel cavalcare solo il malcontento pur non avendo alcuna soluzione a riguardo (i migranti continuano a sbarcare; nessuna ripresa economica; disoccupazione che continua a salire). In questo scenario molto più simile ad un deserto dei tartari, non vedo una soluzione a breve. Vedo solo un’enorme opportunità di riorganizzare un centro-sinistra togliendo quelle caratteristiche suicide come:  l’enorme predisposizione alla litigiosità e, forse, con connotazioni meno democratiche. Un centro sinistra forte, non può prescindere da un leader forte. Forse questa opportunità di rimanere un pò all’opposizione potrà far crescere validi dirigenti politici pronti a sfidare il centro-destra, in un’auspicata regola dell’alternanza. Ritenevo in passato, ma ancora di più oggi, che in uno stato che funzioni ci debbano essere solo due poli a contrapporsi. Il cittadino potrà premiare le politiche dell’uno o dell’altro con maggiore chiarezza e consapevolezza. Forse l’esperimento di movimenti improvvisati e arrabattati è arrivata al termine. La mia gioia più grande è riscoprire che l’Italiano non è poi così stupido e sprovveduto.

Il problema di Apple.

Giorni fa, mi sono imbattuto in questa statistica, che mi ha passato un mio caro Amico. Una statistica molto interessante che però mi ha lasciato con non poche perplessità. Mi ronza in mente d’allora questo diagramma nel quale vengono evidenziati i ricavi per settore produttivo, della casa di Cupertino.

Non sapevo, mea culpa, che una delle aziende tecnologiche con maggior capitalizzazione in borsa del mondo; l’Azienda che adoro per design e tecnologia; l’Azienda di Steve Jobs, che l’ha rilanciata con idee innovative come l’iMac e l’iPod, genera il 62% dei propri ricavi sull’iPhone. Apparecchio fantastico, per carità, non potrei vivere senza, ma a me sembra un tantino sbilanciata. Un’azienda che fonda il suo successo e quello del suo fondatore sulle idee innovative, poggia la sua solidità economica su un solo prodotto. Dove sono finiti i cantieri innovativi, la vision, la responsabilità di lavorare in Apple che Jobs sentiva fortissima. Oltre al mio iPhone, possiedo un Macbook, la AppleTV, l’Apple Watch e la loro integrazione è fantastica. Ma è da un pò che in questa azienda non vedo più la spinta propulsiva delle idee che, insieme al design fantastico, lo hanno reso il brand tecnologico migliore del mondo. Altro spunto di riflessione è stato questo articolo, molto simpatico, che mi ha fatto ulteriormente riflettere: “So di contribuire al problema di Apple….” https://it.businessinsider.com/ecco-perche-non-faro-lupgrade-del-mio-iphone-7/

Questo giornalista ha descritto, tenendo a mente costi e prestazioni, il motivo per cui non passerà da un funzionantissimo iPhone 7 a uno più recente. La domanda è ma se il mercato fosse saturo? Ma non saturo di tecnologia, saturo di upgrade. Ossia dopo una prima ondata dove bisognare avere il prodotto appena uscito, magari sobbarcandosi anche delle file epiche fuori gli Apple store, si passasse ad un più giusto utilizzo del device, prendendo in considerazione che, in fondo, è solo un telefono? Un vecchissima pubblicità recitava: “…meditate gente...”. La mia idea è che, consapevolmente o no, Apple, ma più in generale tutto il mercato, si trova dinnanzi ad un bivio epocale: continuare a fare profitti appoggiandosi sull’adagio: “…finchè la barca va…”; oppure ritrovare quello spirito innovatore che ha reso Apple l’azienda che ha creato e lasciato Steve Jobs? Io la risposta me la sono già data, ma di Steve Jobs non ne nascono tutti i secoli…

Il giorno della memoria e le sue confusioni.

1024px-auschwitz_i_entrance_snowIl giorno della memoria è una cosa seria. Serve a tutti noi per non dimenticare tutto quello che è successo durante la seconda guerra mondiale. Le deportazioni, i campi di concentramento, l’olocausto e tutte le sue vittime. Non possiamo confrontare nulla con questi avvenimenti. L’olocausto è il risultato della follia di un uomo, di una guerra senza senso, di un’epoca. Quando sento paragonare l’immigrazione all’olocausto, mi vengono i brividi. Mi vengono i brividi perché vuol dire che non abbiamo la percezione di quello che realmente sta succedendo, ma soprattutto di quello che è successo. In comune le due tragedie hanno solo il fatto che ci sono delle persone che muoiono, o sono morte, senza un apparente motivo. Alla base del motivo dell’odio razziale nei conforti degli ebrei c’erano i soldi, l’egemonia che avevano sull’economia. Oggi c’è lo sfruttamento di quei poveri disgraziati che scappano dalle loro terre. Le decisioni folli, a mio avviso, di un governo miope come il nostro, o l’egoismo con il quale gli altri governi Europei stanno affrontando la questione, sta rendendo epocale un evento migratorio come ce ne sono stati altri in passato. Anche noi abbiamo avuto i nostri flussi migratori in uscita. Chi fa confronti sbaglia. Chi confonde quello che è successo nella seconda guerra mondiale con quello che sta succedendo oggi nel Mediterraneo fa finta di non capire. L’Olocausto è stato il frutto della pazzia di Hitler e di una Germania egemone, li i responsabili erano pochi, oggi siamo tutti un pò colpevoli. Sono colpevoli quelli che gridano: “aiutiamoli a casa loro”; sono colpevoli quelli che pensano che la delinquenza sia frutto solo dell’immigrazione, quando noi siamo stati i più grandi esportatori di delinquenza organizzata nel mondo; siamo colpevoli quando mettiamo la testa sotto la sabbia e pensiamo solo a noi o al calduccio delle nostre case. Io non sono contento, sia chiaro, di subire un’invasione da parte d’immigrati di qualsiasi: credo, colore o “razza”. Il problema non è l’Africa o gli Africani. Il problema è la nostra giurisprudenza che non permette la certezza della pena per chi delinque; il problema è l’enorme indifferenza contro la nostra delinquenza comune o organizzata che sfrutta questi poveracci come manodopera. Come si fa a confondere l’olocausto con le farneticazioni populiste di molti nostri politici? Qui non è un problema di destra o sinistra, qui è un problema di buon senso. Qualcuno ci vuole convincere che noi, una nazione che fa parte del G8, parte attiva della NATO, con navi, aerei e mezzi di terra, non riusciamo a bloccare o gestire i flussi migratori. Il problema non è una nave che vuole attraccare in un porto è non farla proprio partire. E’ gestire il flusso in tutti i paesi Europei è creare le condizioni in Italia di essere un paese accogliente, come siamo sempre stati. E se poi per caratteristiche geografiche dobbiamo essere la piattaforma d’approdo, il molo d’Europa, non ce ne dobbiamo preoccupare. Ci dobbiamo solo organizzare. L’olocausto è un’altra cosa. L’olocausto sono treni pieni di gente che entrano in un campo di concentramento e uomini e donne uccisi dal gas, corpi bruciati nei forni. Un popolo, uno solo, distrutto, intere famiglie annientate e, i sopravvissuti, che hanno, in alcuni casi, invidiato i loro congiunti morti. Per loro quasi impossibile vivere con il ricordo di quei giorni, mesi, anni nei campi di concentramento. Si chiama giorno della memoria perchè non dobbiamo dimenticare, ma quello che sta succedendo nei nostri mari sta succedendo ora. Abbiamo tutto il tempo di cambiare le cose, di cambiare la storia. Dell’olocausto non mi sento responsabile, dei morti nei nostri mari un pò si.

Senza speranze(??)

46939147_2529809780378881_7684592607405539328_nNon so mai giudicare se provo più gioia vedere vincere la Juventus contro la Fiorentina, o piuttosto contro altre squadre. Debbo confessare però che, insieme al Napoli, vincere contro i viola mi crea un certo senso di benessere e soddisfazione. Certo lo so, la Juventus suscita odio in chi non parteggia per lei. Non è una squadra che rimane simpatica. Non è una squadra che lascia indifferenti. Mai detto più calzante di quello che recita: “o la ami, o la odi“. Quello che ho letto ieri però, lascia di senza parole. Certamente opera di pochi cretini, che con la scusa del tifo, del calcio o dell’odio, riescono a scendere a livelli di bassezza infiniti. Ricordare con degli insulti i morti del Heysel e Gaetano Scirea, è un monumento all’imbecillità umana. Dovrebbero i tifosi viola, quelli veri, prenderne le distanze. A me non verrebbe mai in mente d’insultare Davide Astori, o gli altri morti della Fiorentina, solo per puro odio, che comunque so  essere solo frustrazione all’ennesima potenza. Il 5 marzo ho sofferto, come tutti i tifosi italiani, per la prematura scomparsa di un ragazzo fantastico, un talento del calcio che, guarda caso, giocava con la Fiorentina ( Davide Astori 7 gennaio 1987 – 5 marzo 2018 ). Faccio ancora fatica oggi a non ricordarlo, e ieri, quando Giorgio Chiellini è andato a deporre un mazzo di fiori in sua memoria, debbo confessare di essermi commosso. So di non vivere in un mondo perfetto e forse neanche lo voglio, ma non mi piace neanche vivere in un mondo senza limiti. Anche gli insulti non debbono valicare i confini del rispetto per i defunti. Non mi piace che i miei figli possano leggere cose come quelle che ho letto io ieri. Torniamo a dare al calcio, allo sport la giusta importanza nella nostra vita. Facciamone tanto, perché fa bene. Andiamo a vedere, con spirito positivo, i nostri figli che lo praticano, perchè è importante che noi viviamo con loro questi momenti. Prendiamo posizione su fatti gravi come quelli successi ieri perchè, solo isolando questi bastardi, facendoli sentire soli, forse riusciremo tutti a goderci la parte sana di tutti gli sport, che prevede, ovviamente, anche del sano e goliardico sfottò.

Non è fascismo…

imageC’ho pensato e ripensato prima di commentare la foto della signora nella foto. “Auschwitzland”, riportava la maglietta della ragazza, abbozzando un logo simile a quello Disney. Una gita a Predappio, in una ricorrenza particolare. Il luogo dove è sepolto il Duce, nel giorno della morte del Duce. Ho pensato e ripensato ma il problema non è il fascismo, non è la politica. Il problema è che ci sono delle persone, facilmente veicolabili, con poca capacità critica che, con buona probabilità non sa neanche cosa sia successo ad Auschwiz durante la seconda guerra mondiale. In quel campo di concentramento sono morte barbaramente migliaia di persone per la follia di un folle. Quel folle è riuscito a convincere tante persone che, uccidere dei civili, fosse normale. Ha convinto tante persone che torturare dei civili, fosse normale. Come si fa a non ritenere sbagliato quello che è successo dopo l’istituzione delle leggi razziali? Si può essere di destra o di sinistra, ma non credo che qualcuno sano di comprendonio possa voler replicare quella sofferenza. Non credo che qualcuno sano di comprendonio possa pensare di scherzare con un luogo carico di sangue, di morti. Penso però che il mondo è pieno di gente piccola che, pur di sentirsi parte di un gruppo, sarebbe disposta a mettersi anche una maglietta come quella. Mi fai pena ridente “signora”.

 

 

Il 5 di novembre…

giglioCi risiamo, è il 5 di novembre e come ogni 5 di novembre mi cala addosso una tristezza infinita. Oggi poi, il tempo non aiuta affatto. Questo grigio fuori la finestra, la pioggia fina, caratteristica dei nostri autunno, l’umidità che sembra penetrarti le ossa. Il pensiero fisso a mia mamma, a Danielina. Mi viene in mente tutto quello che poteva essere e non è stato; mi viene in mente come le tortuose strade del destino abbiamo unito indissolubilmente la vita di mia mamma e di mia cugina. Un legame stretto tra date, ricorrenze e quell’amore della zia alla nipotina più piccola. Era la piccola di casa. Sembra proprio una di quelle trame sulle quali gli scrittori di romanzi genererebbero fiumi di pagine. Invece è solo una coincidenza. Un infausto e perverso gioco legato al ricordo di una serata di autunno, mentre ci approssimavamo ad andare a festeggiare il compleanno di mia mamma, e quella telefonata che mai avresti voluto sentire: “Daniela ha avuto un brutto incidente”. D’allora nulla è stato più lo stesso. Mia mamma non ha avuto più voglia di festeggiare il suo compleanno, e nemmeno noi con lei. Io ho sempre avuto l’impressione che lei si sia lasciata morire da quel momento. Ora che non c’è più neanche lei rimangono solo i ricordi. Daniela e Loreta. Nessuno di noi vi ha dimenticato, nessuno di noi vuole dimenticarvi. Te Daniela tanta voglia di vivere, la faccia sveglia e l’energia per divorare tutti i problemi che, nonostante la tua giovane età, avevi già dovuto affrontare. Loreta, la mamma che tutti vorrebbero: attenta, presente, l’amore fatta persona. Ora che non ci sei più non so quanto darei per poterti ascoltare il tuo punto di vista sulla vita. Penso di averti chiesto una valanga di consigli, e non ne hai sbagliato neanche uno. Pensavo che insieme a zio Luciano, abbiamo perso, forse, le migliori di tutti noi. Senza di loro, senza di voi, le cose non sono più state le stesse. Senza di loro tanti equilibri si sono interrotti. A distanza di anni posso dire che il centro di tutto eravate voi e forse lo siete ancora. Ci mancate…

Torino si, Roma no.

Roma_Olimpiadi-LogoQuesta è una cosa che a me fa impazzire. Mi piace lo sport e penso che le olimpiadi ne siano la massima espressione. Le Olimpiadi sono è la prova che c’è qualcosa di buono nel mondo. Dentro un’olimpiade ci sono storie, ci sono fatiche, ci sono sogni, c’è una concentrazione di tutto quanto, chi è appassionato di sport, possa desiderare. Si passa dal tennis all’atletica; dal calcio al basket; dal nuoto alla scherma. In poca distanza si concentrano una quantità di atleti incredibile. Poi c’è quello che viene chiamato lo spirito Olimpico. Una percezione intangibile ma che si respira nell’aria. L’ho potuta annusare a Torino, nel corso delle Olimpiadi invernali del 2006. Ognuno di noi ha un ricordo Olimpico. Il mio è l’oro Olimpico di Alberto Cova a Los Angeles, nel 1984. Quell’Olimpiade l’ho vista quasi tutta con mio zio Luciano. Intorno all’organizzazione di un’Olimpiade ovviamente girano: soldi, affari, corruzione. A Roma abbiamo avuto la possibilità di poter ospitare le Olimpiadi del 2024. Nulla di scontato, ma, con buona probabilità avremmo potuto spuntarla contro altrettanto agguerrite città ospitanti. Questo avrebbe comportato un miglioramento degli impianti sportivi, quasi tutti vetusti; un ammodernamento di strade, arterie e mezzi pubblici, che avrebbero dovuto facilitare i collegamenti con gli impianti che avrebbero ospitato gli eventi; un indiscutibile indotto economico, mosso dal turismo sportivo e non solo. L’attuale amministrazione comunale ha preferito non partecipare. La motivazione? Troppi soldi avrebbero generato corruzione e malaffare. A me è sembrato da subito una stupidaggine pazzesca. Di politica, si sa, ci capisco poco; di economia, ancora meno, ma vedermi sfumare sotto gli occhi la possibilità di gustarmi qualche bella partita di basket con parecchi giocatori provenienti dalla NBA, mi ha urtato. Ha infastidito anche Filippo al quale ho faticato tanto a spiegare il perchè Roma si sia ritirata. C’ho messo un pò, ma alla fine me ne sono fatto una ragione. Il paese nel frattempo si è spaccato in due grosse scuole di pensiero: quella che asseriva che sarebbe stato giusto farli; quella che ritiene che hanno fatto bene a non farli fare. Non si è ancora spento l’eco di quella declinazione, che, notizia di qualche giorno fa, Torino candidata alle olimpiadi invernali del 2026. Amministrazione guidata dallo stesso movimento politico, decisione diametralmente opposta. A Roma non si sono fatte, a Torino, sembrerebbe essere, una grossa opportunità. Ovviamente ho le mie idee e penso che chi si candida a governare: un paese, una città, una nazione o l’universo, debba essere in grado di farlo. Non si possono buttare nel cestino, per non dire un altro posto, opportunità di crescita e di sviluppo perchè non ci si sente in grado di gestire un processo, anche se complicato, come quello dell’organizzazione di un’olimpiade. Ma di due l’uno: o era giusto che Roma partecipasse all’assegnazione della sede per il 2024, oppure è sbagliato che Torino si candi per le olimpiadi invernali del 2026. Un pò di coerenza non guasterebbe. So già però che anche questa sarà una domanda senza risposta.