Le bombe, le risate e il mio nuovo superoe.

UnknownPenso e ripenso al coraggio di quel padre (Video del papà superoe)  che, in mezzo ai rumori dei bombardamenti Siriani, ha la forza, il coraggio, di cercare una strada per far star tranquilla la sua bambina. L’espediente è stato quello di far passare il bombardamento vicino come una cosa buffa. Ha fatto credere alla figlia che ogni bomba potesse trasformarsi in una bella, grassa e grossa risata. Penso e ripenso a che posto fantastico sia, o forse era, la Siria e che popolo amichevole sono i Siriani. Ricordo una partita a Backgammon in una piazza di Aleppo contro un ragazzo appena conosciuto. Uno dei più bei viaggi che ho mai fatto in vita mia. La Siria, forse, è (o era) seconda solo all’Italia in quanto a bellezze storiche. Questa guerra sta durando troppo. Questa guerra sta distruggendo un posto che è la culla del mondo, nel vero senso del termine. Non capisco più perché continui, non ricordo quasi più perché è iniziata. A volte penso che viviamo in un mondo sbagliato, per noi ovattato per atri troppo duro. Ho letto che sono state torturate più di 14.000 persone, per lo più innocenti da quando è iniziato questo conflitto. Sono morte oltre 100.000 persone in questa assurda guerra. In quella piccola parte di mondo sono si stanno spartendo dei territori, i pozzi di petrolio e intanto un padre è costretto a far sorridere la figlia mentre i bombardieri sganciano delle bombe. Una di quelle bombe potrebbe annientare quella risata, potrebbe fare altre vittime. Una guerra non ha mai nulla di buono, ma una guerra così lunga combattuta, per lo più, per cause esterne agli interessi di quel popolo, dei Siriani è sconvolgente. Mi toglie il sonno il pensiero di quei sorrisi, di quelle risate rubate. Per me quel papà, di cui non conosco neanche il nome, è il mio nuovo supereroe.

Kobe Bryant 23.08.1978 – 26.01.2020

la-sp-kobe-bryant-frustration-20130413-001Qualcuno disse: “gli uomini muoiono, le leggende vivranno per sempre”. Kobe Bryant per me, ma non solo per me, era uno di quegli uomini che, almeno apparentemente ha fatto sempre la cosa giusta al momento giusto. Cresciuto in Italia, il papà era un apprezzato giocatore di basket, è poi volato otre oceano per fare il college. Giocatore dominante dei Los Angeles Lakers, i miei Lakers, insieme a Shaquille O’Neill. Ha vinto 5 volte il campionato NBA e per due volte è stato MVP delle finals e una volta MVP della regular season. Il suo soprannome era Black Mamba. Mai nessun soprannome è stato così azzeccato. Era letale in campo secondo, per me, solo a Michael Jordan. Un esempio per chi ha mai messo piede in un campo da Basket. Non riesco a darmi pace. Morire così, a 41 anni lasciando moglie e figli rimanendo vittima di un incidente in elicottero. Ad aggravare la situazione, come se non bastasse, questa brutta vicenda si è portata via anche la figlia di soli 13 anni. Sono senza parole. Solo stamattina Lebron James aveva ricevuto i suoi complimenti per essere stato superato dal 23 dei Lakers nella classifica dei marcatori di tutti i tempi. Che la terra ti sia lieve Kobe, rimarrai sempre nei nostri cuori, le leggende non muoiono mai.

Lapponia: un posto magico.

Molto spesso, la definizione che si da del posto che abbiamo visitato in un viaggio, le sensazioni, le emozioni che lo stesso ci ha suscitato, ci spingono a definirlo: magico. Altrettanto spesso questa definizione è abusata. E’ abusata perché invece al mondo esistono veramente dei posti magici. Posti nei quali la storia, la tradizione, la natura e il popolo che vive li, trasudano di magia. La Lapponia, in particol30915FD9-4A14-45AE-A9D5-BDB27948D95Aare Rovaniemi è uno di questi posti. Rovaniemi si trova nel nord della Finlandia, appoggiata sul circolo polare artico. E’ il posto delle aurore boreali e dove risiede Babbo Natale. E’ il posto dove la natura regala paesaggi innevati d’inverno che fanno sembrare che tutto intorno è in bianco e nero e colori incredibili quando il cielo da qualche ora di sole. In questo periodo il sole sorge alle 10:30 e tramonta intorno alle 14:40. In una superficie poco più grande dell’Italia vivono poco più di 5.000.000 di abitanti (più o meno come Roma) e vi sono più di 180.000 laghi, si avete letto bene CENTOTTANTAMILA laghi. La popolazione è cortese, distaccata ed estremamente puntuale. Si puntuali quasi da dar fastidio ad un Italiano. Non ho visto obesi, questo mi fa pensare che mediamente mangiano bene e svolgono una vita attiva e piena di sport. Ho visto persone fare Jogging alle 21.30 con -10 e neve dappertutto. E’ un posto che va visitato ma che richiede tanta fortuna nel visitarlo. Si, il meteo non deve essere ostile. Se il meteo non ti aiuta rischi di passare giorni d’inferno. Un inferno ghiacciato  Noi siamo stati fortunati. Questa volta siamo partiti Dany, Andrea e io. Una bimba di 4 anni che deve sopportare climi polari può essere devastante. Invece è stata bravissima. La prima sera ce la siamo presa comoda. L’Arctic Tree House Hotel, bellissima struttura, ci ha accolto, coccolato e ospitato al meglio. Le stanze avevano una immensa finestra che dava sul bosco e solo questo infondeva defaultun immenso senso di pace. Gli interni trasudavano di design nordico e le pelli di renna, che ho scoperto di adorare, erano ovunque. Per inciso ne avrei prese un paio da mettere a casa, ma non mi è stato permesso. Il giorno successivo siamo stati in giro. Abbiamo iniziato con la visita al villaggio di Babbo Natale e relativo incontro. Poche cose fanno  ammutolire Andrea. Babbo Natale gli ha tolto letteralmente la parola. Tutto intorno è stato costruito un mondo a misura di bambino, ma anche di adulto, per farti godere l’esperienza dell’incontro con Santa Claus. Diciamocelo chiaramente, nessuno di noi ha mai preso bene questa storia che non esiste, in fondo in fondo, nessuno di noi l’ha mai superata. Prima Magia! Ci accoglie un Babbo Natale, dopo essere stati presentati dai suoi fidati elfi, che parla Italiano. Un ottimo Italiano. Il tempo di qualche foto, due chiacchiere e appare un presente per Andrea. Ho temuto che l’emozione la facesse esplodere. Dopo aver girovagato per il villaggio di Babbo Natale, costruito proprio sul passaggio di parallelo dal quale inizia il circolo polare artico, andiamo a prendere le motoslitte. Un bel giro in motoslitta non poteva mancare. Siamo arrivati sino ad un villaggio Lappone dove abbiamo potuto vedere un allevamento di renne e fare un giro sulla slitta, riuscendo anche a prendere la patente. Una cosa veramente simpatica. Tornati in albergo nel pomeriggio, ci siamo rilassati un pò anche se avevamo un’attenzione altissima sull’App Aurora. Questa applicazione monitora l’aurora Boreale e l’aurora Astrale. C’erano delle condizioni ideali per vederla. E se ce la vogliamo dire proprio tutta, uno dei motivi di questo viaggio era proprio la speranza di vedere l’Aurora Boreale. Perchè quella che appare nel nostro emisfero si chiama appunto così. 7E231BF2-8FC9-4818-9027-E9E88798FFA0Ci siamo arrovellati le meningi per capire come fare a cogliere al meglio l’occasione e la soluzione è stata quella di prendere un’auto con autista, il nostro NCC, che ci ha portato una trentina di km a nord di Rovaniemi. Ci è venuto a prendere dopo cena, quindi siamo riusciti a fare una bellissima cena in albergo e siamo partiti, attrezzatura fotografica al seguito. Ci siamo fermati in un buio pesto, in un boschetto dove c’era un’area attrezzata bellissima. Abbiamo trovato un fuoco acceso e un’altra decina di “pazzi” a mangiare carne grigliata in attesa dell’aurora. Ho predisposto il cavalletto della mia macchinetta fotografica e insieme a Dany e ad Andrea abbiamo atteso. Verso le 22.30, una nuvola bianca è arrivata da nord. Sembrava viva. Si muoveva, danzava in mezzo alle stelle. Nel giro di pochi minuti questa nuvola bianca si è accesa di un verde incredibile. In questo cielo blu scurissimo, la luna non ha mai permesso che diventasse nero, questa fascia verde si muoveva sinuosa. Capisco gli antichi vichinghi che veneravano questa meraviglia della natura. Siamo stati quasi due ore al freddo e al gelo, ma non abbiamo sentito nulla. Il freddo sembrava non essere importante. Siamo tornati in albergo carichi di emozioni, stanchi ma con la consapevolezza che quella nottata ce la saremmo portata dentro per sempre. Seconda magia! Dopo una bella dormita, la giornata precedente non era stata per niente rilassata, siamo partiti per vedere l’hotel di ghiaccio: Artic Snow Hotel. A circa mezz’ora di auto a nord di Rovaniemi, si trova questa fantastica struttura che viene costruita ogni anno in inverno. Il numero delle camere varia di anno in anno, a seconda delle prenotazioni. All’interno un bellissimo bar, una cappella per farsi sposare da Babbo Natale e un ristorante decisamente unico. Le camere sono tutte diverse e all’interno ospitano delle sculture apprezzabili per fantasia e manifattura. La cena è stata consumata su un tavolo di ghiaccio, seduti su sedie di ghiaccio all’interno di questo ambiente scavato nel ghiaccio. Buono tutto, i dolci in particolare. Complimenti all’attenzione prestata a Dany e alla sua celiachia. Insomma un viaggio ben tarato nella lunghezza e fortunato nel meteo. Ci siamo mossi con temperature che si sono assestate tra -10 e 0 gradi. Un lusso visto il periodo. Abbiamo trovato solo qualche nuvola, per il resto sereno. La neve è arrivata il giorno della nostra partenza. Adoro scoprire nuovi posti, adoro condividere queste scoperte con la mia famiglia.

Natale…sempre di più con chi vuoi.

Più si cresce e più si desidera un Natale che porti: pace, serenità e tanta, ma tanta, famiglia. Da piccoli aspettiamo il Natale per i regali e inconsciamente per il clima che s’innesca. Da adulti aspettiamo il Natale per cercare di riappropriarci dei nostri tempi, delle nostre priorità. Dentro di noi aspettiamo il Natale per riassaporare quelle sensazioni che solo da bambini e solo a Natale proviamo. Per me il Natale è sempre un momento di profonda riflessione e di bilanci. Negli ultimi anni in particolare. Mi viene tantissimo da pensare a chi non c’è più e come alcune persone siano state pilastri nella nostra vita, tanto che, ora che non ci sono più, rimangono degli esempi indelebili. A Natale tutta la fatica e lo stress dell’anno appena trascorso è come se si prendessero una pausa. A volte penso che il Natale capiti il 25 di dicembre proprio per questo motivo: tirare un pò i remi in barca dopo un anno di lavoro, dopo un anno che ci ha portato, inesorabilmente, a trascurare le cose veramente importanti. Arriva prima della fine dell’anno proprio per chiederci di prenderci un pò di tempo per noi, insieme alla propria famiglia, coccolati dalle usanze e dai ricordi della nostra infanzia. Mi piace molto osservare i miei figli: Filippo e Andrea a Natale. La differenza di età (17 e 4 anni) sembra che per miracolo si azzeri. A Natale però è dove la finzione dei rapporti esce in tutta la sua “violenza”, in tutta la sua “virulenza”. Pranzi e cene insieme a persone che si odiano cordialmente. E’ da un pò di anni che nella mia vita ho inviziato un’operazione di pulizia profonda che dovrà portare, non so quando e non so se ci riuscirò, a trascorrere la mia esistenza soltanto con persone che mi facciano stare bene e stiano bene con me e la mia famiglia. Siano essi familiari o Amici. Sempre di più voglio passare il Natale con persone che non stiano con me solo per imposizioni di legami familiari, ma perchè ci faccia reciprocamente piacere e quindi, sempre con profondo rispetto, metterò in soffitta il detto: “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”. Buon Natale a tutti, anche se in ritardo.

 

Balotelli.

Sento tanto parlare di quello che è successo a Verona, nell’ultima partita di sera A. Cori razzisti, come purtroppo se ne sento tanti negli stadi. Io non penso che in Italia ci sia il razzismo, quello vero. Penso che in Italia ci sia tanta voglia di trovare un senso. Il senso di cosa significa essere Italiani. Non si può essere razzisti se non si ha un orgoglio nazionale. 144403410-0081ede0-16a9-4f73-afdb-4873e7c3d53cE noi non lo abbiamo. E’ tutta una cazzata il nostro orgoglio di patria. Noi non siamo come gli Stati Uniti, dove espongono una bandiera fuori ogni casa. Noi non siamo come i Tedeschi, che per il loro amore della razza hanno fatto una guerra globale. Noi non siamo come i britannici che con il loro amore di patria hanno colonizzato tutto il mondo. Noi siamo Italiani, spesso non ci sentiamo appartenenti neanche al nostro condominio. Siamo estrosi, stravaganti, fantasiosi, ma soprattutto individualisti. Essere individualisti, in buona sostanza significa fregarsene un pò di tutti. Per questo noi non siamo razzisti. Ci giochiamo, ma non lo siamo. In fondo siamo tutti pò pecoroni. Proprio perchè siamo pecoroni, qualche imbecille allo stadio pensa bene di fare dei cori da imbecille. Ma serve solo ad avere qualche secondo di notorietà. Questo non significa che un popolo, una nazione, sia razzista. Però, c’è un però, quando vedo Balotelli, io non vedo un nero. Io vedo un nero antipatico. E la discriminante, ovviamente, non è essere nero, è essere antipatico. Un nero antipatico pervaso da un vittimismo cosmico peggio di Leopardi. Tutto il mondo ce l’ha con lui. Ma il Mario nazionale, che nasce con delle doti che, forse, neanche Baggio aveva, dovrebbe pensare: non che il mondo non è che ce l’abbia con lui, ma che semplicemente lui è un giovane calciatore viziato. Tutto qui. Che poi sia nero, non interessa a nessuno o comunque a pochi imbecilli. E’ insopportabile, ma il suo colore non centra nulla.

Roma fa schifo.

roma-colosseo-696x473Roma fa schifo perchè è la città più bella del mondo, è il posto dove tutti vogliono venire, almeno una volta nella vita. Abbiamo monumenti, clima ottimo, cibo come in nessun altro posto al mondo. Eppure Roma fa schifo. Fa schifo perchè fa schifo l’Italia. E girando ieri sera per Roma ho potuto constatare che questa eterna contraddizione: bellezza contro schifo, ora non sia più camuffabile. Non possiamo più continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto. Ho un figlio di 17 anni e pensare che possa capitargli qualcosa di brutto mi paralizza. Ieri passeggiando e osservando i suoi coetanei “spensierati” parlare, scherzare, ridere tra di loro, non ho potuto fare a meno di pensare all’omicidio del giovane Luca Sacchi, ma anche a Manuel Bertuzzo, rimasto paralizzato per colpa di una pallottola che non doveva essere la sua. Due giovani che hanno avuto la vita o il futuro segnato perchè noi adulti non siamo stati in grado di difenderli. Come dovrebbe fare un padre di famiglia. Ieri Roma era sporca, si percepisce che non è più sicura come un tempo. Si ha l’impressione che la città sia, in un certo senso, abbandonata a se stesa. Roma fa schifo perchè è bellissima. Roma fa schifo perchè noi facciamo schifo. Chiunque di noi non s’impegna ogni giorno per rendere la nostra città, il nostro mondo migliore fa schifo! Chiunque getta una sigaretta a terra o butta un pezzo di plastica nel mare. Fa schifo chi si lamenta e poi parcheggia davanti ad una rampa per l’accesso dei disabili. Facciamo tutti schifo perchè se l’Italia versa in queste condizioni è forse perché non ce la meritiamo. Ieri passeggiando per Roma mi sono sentito usato, gestito, manipolato. Usato dalla politica, gestito da chi comunica, manipolato per far si che potessi pensare che la colpa sia della Raggi o di Marino o di Alemanno oppure di Veltroni e Rutelli o di tutti i Sindaci che hanno governato Roma, la capitale del mondo, negli ultimi anni. Loro sono i nostri rappresentanti. Coloro che noi abbiamo mandato a rappresentarci. La colpa di tutto questo degrado, del fatto che abbia paura che a mio figlio gli possano sparare in testa è nostra. Solo nostra. Roma non fa schifo…siamo noi che non la meritiamo, siamo noi che l’abbiamo ridotta così.

Semplicemente un IMBECILLE.

Schermata-2019-03-14-alle-15.14.37-300x262Il mondo è pieno d’imbecilli. Ogni giorno subiamo o osserviamo comportamenti a dir poco strambi, ma ci sono cose che non possono passare così, senza esporre il proprio pensiero in modo: chiaro e inequivocabile. Il legista Augusto Casali, ne ha fatta un’altra delle sue. Lo scorso anno in un comizio ha sventolato un drappo con chiari riferimenti nazisti, ma la cosa più grave, qualche giorno fa, giocando sul fatto che tre social network ha “crashato” ha postato sul suo profilo Twitter una foto a dir poco scandalosa. Giocando sulla parola Down, ha postato la foto qui di lato. Chi di noi non vede il sorriso di tre bambini bellissimi? Sono stato indeciso fino all’ultimo se postare o no questa foto per non dare ulteriore eco a questo deficiente integrale. Ma poi l’ho rivista e questi bambini hanno un sorriso così bello, così limpido, così indifeso che non è possibile non intenerirsi di fronte a tale gioiosa manifestazione di bellezza. Per me Augusto Casali dovrebbe avere l’interdizione dai pubblici uffici a vita. È stupido, è arrogante, è un inabile alla vita. Vorrei conoscerlo di persona, dirgli che da padre è indegno quello che ha scritto, come è indegno quello che pensa. Augusto Casali, vorrei che mi attraversassi la strada di fronte alla mia autovettura…. VIVA i bambini!!!

Cos’è successo in Sardegna? Forse non siamo tutti stupidi come pensano…

imagesUna delle cose che mi fa più arrabbiare è quando qualcuno mi dice: “…te l’avevo detto!!!” Mi fa talmente tanto arrabbiare che evito di dirlo anche io ai miei interlocutori. Questa volta però non riesco a trovare una frase più calzante. Ho sempre pensato, e sempre penserò, che quando Abraham Lincoln diceva: “puoi ingannare (fregare) tutti per poco tempo, o qualcuno per sempre, sicuramente non tutti per sempre”, sia una verità inconfutabile. In poche parole, i nodi vengono sempre al pettine. In Sardegna, come in Abruzzo d’altronde, non mi stupisce l’avanzata della Lega, che traina tutto il centro destra, ma l’arresto repentino dei 5 stelle. Quantomeno non mi aspettavo una caduta in picchiata in così poco tempo. Sono passati pochi mesi da marzo, nemmeno un anno, eppure hanno perso un vantaggio che non era solo numerico, ma anche d’idee e d’innovazione nella comunicazione. I 5 stelle, di colpo, sono diventati vecchi. Hanno promesso tanto e hanno mantenuto poco, forse niente, scaricando sempre le “colpe” dei loro insuccessi su chi c’era prima. Non sono stati in grado di vedere ai loro errori, soprattutto in quell’alleanza di governo che tutti sapevano dove li avrebbe portati. Hanno candidato impresentabili, gente senza arte ne parte che pesa sulla collettività da sempre, senza chiedersi perché se nella loro vita erano dei falliti e, soprattutto, se non sono riusciti a valorizzare la loro impresa/azienda, come potranno mai rilanciare un’impresa/azienda decisamente più complessa come può essere l’Italia? Hanno candidato gente che abitava (loro o i loro parenti) in case che tutti noi pagavamo, ridando indietro alla comunità solo qualche spiccio, pochi euro, al mese. Questa gente dovrebbe gestire il bene comune? Andrebbe spesa qualche parola poi, sul clima d’odio che hanno portato in politica. Un clima che, alla lunga, ha destabilizzato anche loro. Un esercito di adepti che sputa sentenze preconfezionate contro tutti quelli che non la pensano come loro. Insomma, in termini di comunicazione, un disastro!! Eppure, la base, quella vera quella della prima ora, ancora è li e spera nel Movimento dell’origine. In questo contesto poi, ci sarebbe da capire come mai, in alternativa cresce un movimento come la Lega che, tutto è tranne che nuovo. Non solo, in passato si è distinto come divisorio, arrivando ad enunciare un trattato sul secessionismo del nord, su cui fondava radici e convinzioni. Il Sud, Sardegna compresa, era un ricettacolo di regioni che spremevano soldi al fiorente nord. Mi suonano ancora nelle orecchie gli enunciati di: Bossi, Maroni e tutta la cricca. Ora, strano ma vero, proprio quel sud così osteggiato e denigrato ha fatto fare il salto di livello ad un partito destinato, altrimenti, a morire. Leggevo giorni fa parole di politici Calabresi che elogiavano i comportamenti di Salvini, non considerando che i compagni di partito dello stesso vice premier, per la maggior parte, ancora considerano la Calabria alla stregua dell’Africa. L’intelligenza politica di Salvini però ha permesso questo “lifting” di comunicazione, che ha portato un partito, che non schiodava dal 9%, a superare (con buona probabilità) il 35%. Ma anche in questo caso non vedo lungimiranza. Non vedo programmazione, ma solo tanto populismo e tanta demagogia. Un’attenzione spasmodica nel cavalcare solo il malcontento pur non avendo alcuna soluzione a riguardo (i migranti continuano a sbarcare; nessuna ripresa economica; disoccupazione che continua a salire). In questo scenario molto più simile ad un deserto dei tartari, non vedo una soluzione a breve. Vedo solo un’enorme opportunità di riorganizzare un centro-sinistra togliendo quelle caratteristiche suicide come:  l’enorme predisposizione alla litigiosità e, forse, con connotazioni meno democratiche. Un centro sinistra forte, non può prescindere da un leader forte. Forse questa opportunità di rimanere un pò all’opposizione potrà far crescere validi dirigenti politici pronti a sfidare il centro-destra, in un’auspicata regola dell’alternanza. Ritenevo in passato, ma ancora di più oggi, che in uno stato che funzioni ci debbano essere solo due poli a contrapporsi. Il cittadino potrà premiare le politiche dell’uno o dell’altro con maggiore chiarezza e consapevolezza. Forse l’esperimento di movimenti improvvisati e arrabattati è arrivata al termine. La mia gioia più grande è riscoprire che l’Italiano non è poi così stupido e sprovveduto.

Il problema di Apple.

Giorni fa, mi sono imbattuto in questa statistica, che mi ha passato un mio caro Amico. Una statistica molto interessante che però mi ha lasciato con non poche perplessità. Mi ronza in mente d’allora questo diagramma nel quale vengono evidenziati i ricavi per settore produttivo, della casa di Cupertino.

Non sapevo, mea culpa, che una delle aziende tecnologiche con maggior capitalizzazione in borsa del mondo; l’Azienda che adoro per design e tecnologia; l’Azienda di Steve Jobs, che l’ha rilanciata con idee innovative come l’iMac e l’iPod, genera il 62% dei propri ricavi sull’iPhone. Apparecchio fantastico, per carità, non potrei vivere senza, ma a me sembra un tantino sbilanciata. Un’azienda che fonda il suo successo e quello del suo fondatore sulle idee innovative, poggia la sua solidità economica su un solo prodotto. Dove sono finiti i cantieri innovativi, la vision, la responsabilità di lavorare in Apple che Jobs sentiva fortissima. Oltre al mio iPhone, possiedo un Macbook, la AppleTV, l’Apple Watch e la loro integrazione è fantastica. Ma è da un pò che in questa azienda non vedo più la spinta propulsiva delle idee che, insieme al design fantastico, lo hanno reso il brand tecnologico migliore del mondo. Altro spunto di riflessione è stato questo articolo, molto simpatico, che mi ha fatto ulteriormente riflettere: “So di contribuire al problema di Apple….” https://it.businessinsider.com/ecco-perche-non-faro-lupgrade-del-mio-iphone-7/

Questo giornalista ha descritto, tenendo a mente costi e prestazioni, il motivo per cui non passerà da un funzionantissimo iPhone 7 a uno più recente. La domanda è ma se il mercato fosse saturo? Ma non saturo di tecnologia, saturo di upgrade. Ossia dopo una prima ondata dove bisognare avere il prodotto appena uscito, magari sobbarcandosi anche delle file epiche fuori gli Apple store, si passasse ad un più giusto utilizzo del device, prendendo in considerazione che, in fondo, è solo un telefono? Un vecchissima pubblicità recitava: “…meditate gente...”. La mia idea è che, consapevolmente o no, Apple, ma più in generale tutto il mercato, si trova dinnanzi ad un bivio epocale: continuare a fare profitti appoggiandosi sull’adagio: “…finchè la barca va…”; oppure ritrovare quello spirito innovatore che ha reso Apple l’azienda che ha creato e lasciato Steve Jobs? Io la risposta me la sono già data, ma di Steve Jobs non ne nascono tutti i secoli…

Il giorno della memoria e le sue confusioni.

1024px-auschwitz_i_entrance_snowIl giorno della memoria è una cosa seria. Serve a tutti noi per non dimenticare tutto quello che è successo durante la seconda guerra mondiale. Le deportazioni, i campi di concentramento, l’olocausto e tutte le sue vittime. Non possiamo confrontare nulla con questi avvenimenti. L’olocausto è il risultato della follia di un uomo, di una guerra senza senso, di un’epoca. Quando sento paragonare l’immigrazione all’olocausto, mi vengono i brividi. Mi vengono i brividi perché vuol dire che non abbiamo la percezione di quello che realmente sta succedendo, ma soprattutto di quello che è successo. In comune le due tragedie hanno solo il fatto che ci sono delle persone che muoiono, o sono morte, senza un apparente motivo. Alla base del motivo dell’odio razziale nei conforti degli ebrei c’erano i soldi, l’egemonia che avevano sull’economia. Oggi c’è lo sfruttamento di quei poveri disgraziati che scappano dalle loro terre. Le decisioni folli, a mio avviso, di un governo miope come il nostro, o l’egoismo con il quale gli altri governi Europei stanno affrontando la questione, sta rendendo epocale un evento migratorio come ce ne sono stati altri in passato. Anche noi abbiamo avuto i nostri flussi migratori in uscita. Chi fa confronti sbaglia. Chi confonde quello che è successo nella seconda guerra mondiale con quello che sta succedendo oggi nel Mediterraneo fa finta di non capire. L’Olocausto è stato il frutto della pazzia di Hitler e di una Germania egemone, li i responsabili erano pochi, oggi siamo tutti un pò colpevoli. Sono colpevoli quelli che gridano: “aiutiamoli a casa loro”; sono colpevoli quelli che pensano che la delinquenza sia frutto solo dell’immigrazione, quando noi siamo stati i più grandi esportatori di delinquenza organizzata nel mondo; siamo colpevoli quando mettiamo la testa sotto la sabbia e pensiamo solo a noi o al calduccio delle nostre case. Io non sono contento, sia chiaro, di subire un’invasione da parte d’immigrati di qualsiasi: credo, colore o “razza”. Il problema non è l’Africa o gli Africani. Il problema è la nostra giurisprudenza che non permette la certezza della pena per chi delinque; il problema è l’enorme indifferenza contro la nostra delinquenza comune o organizzata che sfrutta questi poveracci come manodopera. Come si fa a confondere l’olocausto con le farneticazioni populiste di molti nostri politici? Qui non è un problema di destra o sinistra, qui è un problema di buon senso. Qualcuno ci vuole convincere che noi, una nazione che fa parte del G8, parte attiva della NATO, con navi, aerei e mezzi di terra, non riusciamo a bloccare o gestire i flussi migratori. Il problema non è una nave che vuole attraccare in un porto è non farla proprio partire. E’ gestire il flusso in tutti i paesi Europei è creare le condizioni in Italia di essere un paese accogliente, come siamo sempre stati. E se poi per caratteristiche geografiche dobbiamo essere la piattaforma d’approdo, il molo d’Europa, non ce ne dobbiamo preoccupare. Ci dobbiamo solo organizzare. L’olocausto è un’altra cosa. L’olocausto sono treni pieni di gente che entrano in un campo di concentramento e uomini e donne uccisi dal gas, corpi bruciati nei forni. Un popolo, uno solo, distrutto, intere famiglie annientate e, i sopravvissuti, che hanno, in alcuni casi, invidiato i loro congiunti morti. Per loro quasi impossibile vivere con il ricordo di quei giorni, mesi, anni nei campi di concentramento. Si chiama giorno della memoria perchè non dobbiamo dimenticare, ma quello che sta succedendo nei nostri mari sta succedendo ora. Abbiamo tutto il tempo di cambiare le cose, di cambiare la storia. Dell’olocausto non mi sento responsabile, dei morti nei nostri mari un pò si.