I nostri figli, re e regine senza regno.

IMG_6419Mi trovo ad interrogarmi spesso, ma soprattutto ultimamente se, come genitore, faccio bene o faccio male; se i miei comportamenti, il mio stile di vita, influenzi negativamente  o meno, la crescita dei miei figli. Se alcune regole che ci siamo imposti dentro casa siano effettivamente utili, o se siamo noi stessi vittime anche delle regole stesse. Tutto ciò in linea teorica è un bell’esercizio mentale e anche una bella e appassionata discussione con la mia compagna. Ma poi accadono delle cose. Accade che i tuoi figli subiscano le prime cocenti sconfitte e allora, dalla teoria siamo catapultati alla pratica. Da quel momento: leggi, cerchi notizie, t’informi, rendendoti conto che ogni giorno compiamo una marea d’errori. E quegli errori pesano come macigni, sulle spalle dei nostri figli. Ho letto questo interessantissimo post, che a sua volta riprende un post di una psicoterapeuta canadese di origini ucraine: Victoria Prooday. Il post, dal titolo: “ La tragedia silenziosa che sta colpendo i bambini di oggi “. Più leggo e più mi convinco che la chiave di tutto è la complessità della vita, o meglio, di come la vita si sia complicata da quando, a mia volta, io ero adolescente. Eppure sono passati “solo” 30 anni, ma se mi ci metto a pensare, mio figlio, ma anche mia figlia, fanno pochissime cose di quello che facevo io alla loro età. Forse la chiave di tutto è che noi cerchiamo di crescere dei re, o delle regine, ma purtroppo loro un regno non ce l’hanno. Ad un certo punto gli si presenta la vita dinanzi, senza veli, senza maschere e li fa capitolare inesorabilmente. Si è vero le sconfitte fanno crescere. Fanno crescere tutti, anche i nostri figli. Ma fa male capire, o anche solo pensare, che noi siamo complici di quelle sconfitte. I genitori dovrebbero forgiare i propri figli proprio per la vita, proprio per aiutarli a superare quelle sconfitte che, inesorabilmente, prima poi subiranno. Mio nonno materno diceva una cosa che mi ha sempre fatto riflettere. Nei miei momenti difficili, per farmi capire come proprio le difficoltà ci facciano crescere e ci migliorano, diceva: “…hai mai visto un Santo, diventare Santo quando la vita gli sorrideva?” I momenti difficili, la tristezza, la noia, fanno parte della vita e debbono far parte di noi. Non dobbiamo fornire delle scorciatoie sempre e comunque ai nostri figli, semplicemente perché poi, nella vita, loro cercheranno di trovarne una. Lo so a parole è semplice, ma poi nei fatti è molto più complicato. I fatti che ho dovuto affrontare in questi ultimi giorni però mi hanno aiutato tanto a riflettere. Crescendo i figli affrontano delle difficoltà delle quali noi genitori saremo spettatori impotenti. Da quel momento in poi potremo constatare cosa i nostri “bambini” cosa sono diventati. Di sicuro c’è che fare i genitori è un’impresa ardua.

Annunci

L’Addio di Totti visto da uno juventino.

1691009-35818660-2560-1440E’ banale, ma se si è appassionati di uno sport ci si appassiona anche agli attori principali. Ieri si è chiuso un capitolo e mi sono ritrovato a commuovermi anche io vedendo quello stadio pieno; mi sono commosso anche io guardando quel ragazzo con gli occhi lucidi e la famiglia al seguito che salutava il suo pubblico; mi sono commosso anche io a sentire quelle parole cariche di sentimento, di passione, di pathos. Mi sono commosso all’ultima partita di Alessandro Del Piero, e mi sono commosso ieri per il saluto di Francesco Totti. Vedere quel ragazzone nato da una famiglia modesta, che ha coronato il sogno di una vita dire di: “avere paura”, si mi ha commosso. E’ stato un grande campione, che ha avuto l’enorme merito, o l’immensa debolezza, di giocare per 25 stagioni con la stessa squadra essendone, e diventandone, l’artefice principale sia dei successi, che degli insuccessi. Comunque la si vede, è stato sportivamente un gigante assoluto. Astuto e intelligente in campo; astuto e intelligente nella vita. E’ sempre riuscito a far fruttare al meglio, nel rettangolo di gioco, le proprie qualità e ad azzerare le proprie debolezze; la stessa cosa ha fatto nella vita. Mi racconta chi lo conosce di come sia un uomo impagabile; mi raccontano i suoi avversari che in campo non aveva il minimo fair play. Eroe per qualcuno, il contrario per qualcun’altro. Finito tutto il turbinio di emozioni però ho riflettuto su quanto invece questo ragazzo sia stato fortunato. E’ riuscito a massimizzare, forse, l’unica vera occasione che la vita gli ha fornito. E ora è un quarantunenne: ricco, bello e senza nessun problema apparente. Può godersi il resto della sua esistenza in assoluta tranquillità e serenità, godendosi famiglia e ricchezza. Continuerà a guadagnare una valanga di soldi, semplicemente firmando autografi, o partecipando a qualche trasmissione, oppure mettendo la propria immagine a disposizione per questo o quel brand sportivo. Ad un tratto mi è passata la commozione. Ho improvvisamente trovato strano vedere tutta quella gente che piangeva e si emozionava. Ho percepito chiaramente che la sua forza, la sua ricchezza, sono proprio le nostre emozioni. Sicuramente è un ragazzo che merita umanamente, come meritano altri campioni che ho visto congedarsi dai loro sport. Mi ricordo: Del Piero, Michael Jordan, Kobe Briant. Ma se li osservo ora, vedo solo i loro grandi gesti sportivi, non riesco ad emozionarmi per altro. Il tempo rende sempre la giusta dimensione delle cose. Forse fra qualche mese, o forse fra qualche settimana, quello che abbiamo provato per l’addio di colui che abbiamo reso noi una specie di divinità, ci farà sorridere. Un pò come quando vediamo un bel film e poi ci commuoviamo. A ripensarci dopo qualche tempo ci sentiamo un pò stupidi. Questo però non deve mettere in dubbio il fatto che Francesco Totti sia stato uno dei più grandi campioni di tutti i tempi. Ma a ripensarci un pò a mente fredda, sarebbe il caso che ci emozionassimo per cose per le quali valga veramente la pena. E’ vero, sono juventino, ma l’addio di un calciatore, anche il miglior calciatore, dovrebbe essere catalogato nelle cose “banali”, non decisamente tra quelle importanti nella nostra vita. E’ lecito emozionarsi, ma non è lui che deve avere paura. A lui il fato ha dato un’occasione che solo a pochi eletti è permessa. Noi possiamo avere paura, noi abitanti della vita di tutti i giorni. A noi solo deve essere concesso avere paura.

Dammi il cinque papà!

img_3603Un gesto semplice che può scatenare mille pensieri. Mi sono trovato, soprattutto ultimamente, a condividere con Filippo una nostra passione: il basket. Da giovane, si, da giovane, era il mio sport. Si giocava in modo diverso, all’aperto, eravamo in pochi, ma mossi da una voglia pazzesca di praticarlo, di esserci. Nel mio cuore ci sono sempre i miei compagni di squadra, le trasferte con un fiat 232 beige, le “coca cole” dopo gli allenamenti con Mauro e Andrea, il nostro playground: “Capocroce”, le notti a vedere Magic, Kareem, Jordan, l’arrivo in Italia della riga del tiro da tre. Era un mondo diverso da quello che vivevano gran parte dei miei coetanei, nello sport tutto girava intorno al calcio. Mai avrei pensato però che questa passione sarebbe stata anche quella di mio figlio. Mai avrei pensato che, a quasi quarantasei anni, avrei potuto giocare insieme a Filippo. Il basket, anche oggi, è spettacolo puro. Andare a vedere una partita nei templi americani, ha appassionato anche Daniela, e ora a casa si tifa anche per squadre diverse: Filippo per i Toronto Raptors, Dany per i Golden State Warriors e io, nel cuore ho i Los Angeles Lakers, mentre se debbo dare retta allo spettacolo la mia preferenza va ai Cleveland Cavaliers di Lebron James. Ma in tutto ciò, la cosa di cui sempre meno posso fare a meno è il mercoledì sera con Filippo e il basket. Mi piace giocare con lui, ma ancora di più mi piace giocare insieme a lui. Ogni passaggio che gli faccio, ogni assist, ogni canestro, mi rende felice, orgoglioso. Giochiamo tardi il mercoledì, ma nessuno dei due ha voglia di rinunciarci. Ci arriviamo quasi sempre stanchissimi, ma per tutti e due sta diventando un momento nostro, difficile per chi non condivide questa passione, questo sport. Con l’arrivo della bella stagione poi, Cocciano, il nostro playground, sta diventando il luogo delle sfide contro all’ultimo sangue, con chi si trova li in quel momento. Non ne usciamo mai perdenti. In tutto questo susseguirsi di emozioni, un gesto apparentemente semplice, apparentemente scontato, mi rende inspiegabilmente felice: il cinque dopo un canestro. In cuor mio spero di potergli continuare a dare il cinque in campo, ancora per molto tempo. “I love this game”.

BMW R nineT Scrambler

img_5479Ho appena letto un bellissimo articolo sulla BMW R nineT Scrambler. Questa moto mi fa venire voglia d’estate, quando le giornate sono lunghe e calde; ma anche di primavera quando andare in moto è bello come tutti i colori che riprendono vita; ma anche fa venire in mente anche il giallo delle foto d’autunno, e quel clima ideale per una scampagnata fuori porta; mentre l’inverno ha quelle giornate terze ma cariche di blu. Ecco, questa moto mi fa venire in mente tutto questo. L’articolo che ho letto è: BMW R nineT Scrambler . Anche la prova che ho effettuato qualche giorno fa mi ha letteralmente catturato. Erogazione e ciclistica fantastica. Un rumore sordo che ti accompagna. Semplicemente fantastica.

La mia opinione sul referendum.

referendum-costituzionale-2016-744x437Si o no? In Italia non si parla d’altro. Sembra che non ci siano altri problemi, che non ci siano altre priorità. Perché tutta questa attenzione per un referendum? L’argomento è sicuramente importante, ci sono in ballo tanti articoli della costituzione. Secondo chi ha pensato questa riforma l’obiettivo è quello di snellire processo legislativo, e farla finita con il bicameralismo perfetto o paritario, oltre che diminuire i costi della politica. Il Senato della Repubblica, una delle istituzioni più antiche che abbiamo, avrebbe una natura diversa, se vogliamo anche superiore. Ho letto e riletto questa riforma. L’ho letta prima cercando di avere un’ottica distaccata, cercando di vedere a fondo i punti forti e quelli deboli. Poi ho provato ad approcciarla andando a leggere i motivi del no. Infine ho letto cosa dicono invece coloro che sostengono il si. Non voglio andare molto in profondità in questo mio post, ma piuttosto vorrei fare delle considerazioni obiettive partendo da fatti assodati. Il primo fatto è che l’Italia va cambiata. Su questo siamo tutti d’accordo penso, anzi, mi sembra una ovvietà. Tasse troppo alte, investimenti stranieri che non arrivano, l’economia che fa fatica a partire, e un sistema che non funziona leggi che rimbalzano in parlamento per anni. Nello specifico, in questo panorama dilaniato e rissoso, la politica sta dando il peggio di se. Invece di ragionare sulle cose buone o su quelle che non vanno di questa proposta referendaria, i leader di partito, ma anche l’ultimo degli aventi diritto al voto si scontrano, in un clima che farebbe risultare una curva piena di Hooligans un convento di suore di clausura. Ideali politici e antipatie su questo o quell’altro, in particolare su Renzi, sono gli argomenti di cui si discute, ma sono pochi che si fermano sull’essenza di tutto. Non è così che un referendum va affrontato. Penso ai referendum sull’aborto o sul divorzio. Chi li propose erano, fondamentalmente, i radicali che non sono mai andati oltre il 5% nelle elezioni politiche, ma presentavano delle ragioni laiche apprezzabili, condivisibili. In quell’occasione non era in discussione Pannella o la Bonino, o il governo, in quella occasione i cittadini italiani: democristiani, comunisti, socialisti e missini, si confrontavano su degli ideali. Aspro è stato il confronto ma alla fine, sopra ogni ideale e ogni personalismo politico, gli italiani si sono potuti esprimere sull’argomento. Un livello così basso di discussione, a mio avviso voluto, non si è mai toccato. Ha sbagliato Renzi a personalizzare questa tornata referendaria, ma i continui attacchi al governo sono , a mio avviso, la voce di chi non ha argomenti. E’ vero che la Costituzione è un documento importante per la vita di un paese. Ma come tutti sapranno (spero) la nostra costituzione è divisa in più parti. La prima descrive i “Principi Fondamentali“, ossia tutti quegli articoli intoccabili nei quali vengono enunciati i principi su cui si basa la Costituzione stessa (articoli 1 – 12); nella seconda parte (articoli 13 – 54) nella nostra Costituzione sono enunciati i doveri/diritti di ogni cittadino italiano; nelle terza parte (articoli 55 – 139) e, infine, ci sono 18 articoli che sono le disposizioni transitorie e finali. In verità, per convenzione la nostra Costituzione viene divisa come segue: i Principi Fondamentali, la parte prima e la parte seconda. Com’è facilmente intuibile la parte dei Principi Fondamentali è, e deve essere: Sacra, inviolabile, intoccabile. Nessuno può o deve neanche pensare di modificare il fondamento della nostra nazione. Per quella parte di Costituzione sono morte delle persone. Hanno lottato delle persone. Le altre norme, divise in Titoli, che a loro volta sono divise in articoli, debbono essere, anche, una fotografia del tempo che cambia. Quando è stata scritta la nostra costituzione, uscivamo da due guerre, da una monarchia che non è mai stata una guida, se non quando c’è stato da unire sotto il proprio blasone un’intero popolo, ma anche li lo hanno lasciato fare ad altri per loro conto. C’era da ricostruire un paese e per la prima volta un’identità nazionale. Da questi punti sono partiti i padri costituenti. E hanno fatto un lavoro incredibile. Sono riusciti a creare una sintesi che oggi, forse, la nostra classe dirigente non sarebbe in grado di trovare. Non è vero che la nostra Costituzione è la migliore di tutte, ogni popolo adora la propria, ma è sicuramente la migliore che, in quel momento, poteva essere scritta per l’Italia che si era appena fatta. La carta d’Indipendenza Americana è un documento idolatrato dagli statunitensi. Li non sono scritte le regole della costituzione, ma i principi fondatori e fondamentali del popolo americano. Qui va fatto un distinguo fondamentale: in nessuna carta, o costituzione, possono essere modificati i principi fondamentali perché verrebbe semplicemente meno il senso di nazione, di popolo, ma il funzionamento di uno Stato può e deve essere modificato. Questa è la mia opinione. Tutto muta e non possiamo essere fermi o pensare che un documento “antico” di 70 anni, si possa o si debba adattare al progresso. Quell’impianto che i nostri padri costituenti hanno dato alla costituzione è proprio la forza della costituzione stessa. Loro, nella loro somma intelligenza, avevano già previsto che il mondo sarebbe andato avanti e non volevano assolutamente che la costituzione fosse una zavorra. Ad esempio, uscire dalla dittatura fascista, ha messo l’accento, a mio avviso ora anche eccessivo, sul una serie di sitemi di tutele e contrappesi. Tutti giusti in uno stato democratico, ma un eccesso di tali meccanismi può generare: lentezza, eccessiva burocrazia, in poche parole un sistema ingessato che non permette la competitività in un mondo e in una economia sempre più globale. Da qui la ricerca del superamento del bicameralismo paritario. Altro esempio, il CNEL. Questo organismo, previsto dall’articolo 99 della costituzione è un ente che aveva un senso nel 1948, ma inutile ora. Ecco il perchè della soppressione. Risparmio, velocità, ma soprattutto inutilità. Non perché l’articolo 99 definiva la creazione di questo organismo, si può definire tutta la costituzione un lavoro mal fatto. E’ soltanto il segno dei tempi che cambiano, e con loro dovrebbe adeguarsi quella parte della nostra Costituzione. Questa è la prova provata che è possibile modificare la costituzione, anzi andrebbe: assolutamente e continuamente adeguata. Potrei ancora andare avanti sul ruolo del Senato che avremmo o con altre modifiche, ma penso che sia solo un inutile esercizio di stile. Il quesito è, una volta assodato che la Costituzione in alcune sue parti va e può essere modificata, quale è il modo? E qui s’impatta con il problema vero in Italia: gli Italiani! In Italia non si fa nulla cercando di essere onesti intellettualmente. Nulla! Il problema di questo referendum, grazie all’iniziale errore del nostro premier, è la personificazione della tornata elettorale. In poche parole: se vince il SI, vince il governo, se vince il NO, il governo dovrebbe andare a casa. Renzi ha sbagliato a dichiarare questo. Ma è altrettanto errato sostenere in campagna elettorale che i motivi del NO debbono: essere Renzi a casa, oppure il governo a casa. Non ha senso. Renzi, ma anche fosse stato qualsiasi altro premier, indipendentemente dal risultato elettorale deve rimanere dov’è. Uno dei motivi più forti della modifica di questa costituzione è anche la stabilità, non può essere quindi proprio questo referendum a renderci instabili politicamente. Non capisco poi come questa riforma, scritta inizialmente a più mani, ora veda in alcuni di quelli che l’hanno scritta i maggiori detrattori. L’ho letta, come dicevo prima, l’ho letta più e più volte. Non mi piace in tutti i punti, anzi avrei fatto alcune cose in modo diverso, ma è pur sempre un inizio. E’ pur sempre un buon inizio. Se è vero che l’Italia va cambiata, e tutti sappiamo che è vero, proviamo a cambiarla! Questo è il mio pensiero. Questo è il motivo per cui voterò SI! E lo farò convinto e consapevole. Convinto che ne abbiamo tutti bisogno; consapevole perché ho letto e mi sono fatto una mia opinione. Non ho paura di dire la mia, non ho paura di chi pensa che votare SI, sia l’essere omologato a un sistema di corrotti e di delinquenti. Voglio sentirmi libero di poter esprimere il mio pensiero senza scatenare l’automatico meccanismo dell’insulto. Io non voto di pancia, voto con la mia testa. Non voto contro o a favore di nessuno, voto SI, perché penso che sia meglio per noi. Ho alcuni Amici che voteranno NO, proprio la possibilità di dialogare con loro, in toni pacati e alti, mi ha permesso di costruire la mia convinzione. Non voglio generalizzare, ma la prepotenza, l’insulto, la strumentalizzazione diversa, a mio avviso alla lunga non pagherà. I toni che ho letto, che ho sentito, per onestà soprattutto nelle compagini di chi sta facendo propaganda per il NO, non mi sono per niente piaciuti. Non di tutti, ma molti dei sostenitori del NO hanno preso questa tornata come se non ci fosse un domani. Come se la vittoria del SI definisse un’apocalisse senza ritorno. Anche per questo, il 4 di dicembre voterò SI alle domande che saranno poste nella scheda elettorale che mi verrà fornita. SI, perché NO significa voler non cambiare. Lasciare tutto come sta. E poi, in ultima analisi qualora domani vincesse il NO, tutte le varie anime che oggi animano il fronte contro il SI, contro Renzi, saranno in grado di formulare, nel breve, una riforma che possa migliorare il sistema complessivo? Qualcuno riesce a darmi un panorama che veda insieme: gli integralisti del movimento 5 stelle, con le ali della destra guidate da Giorgia Meloni, con la Lega di Salvini e i Forzisti di Berlusconi? Io la vedo veramente dura.

133132411-3c63ac43-b3d9-4981-8bb0-8703ad7ee969

Le mani e gli uomini piccoli.

pensiero-critico-499A volte ci piovono addosso delle cose brutte. Li per li ti senti arrabbiato, ti senti deluso, non capisci, anzi vorresti risolvere il problema spaccando la faccia a qualcuno, o anche peggio. Ma poi arriva una mano che ti tiene calmo, che ti fa capire che reagire così, in quel modo sarebbe sbagliato. E soffri, ma non reagisci. Sbuffi come un toro, ma non reagisci. Non reagisci perché la tua compagna ti dice di passarci sopra, di non farti sopraffare dall’istinto. Ma tu sai di essere tanto istinto. Respiri forte e guardi in faccia i  tuoi figli. La piccolina è anche buffa e ti strappa un sorriso. Inizi a sforzarti di convincerti che non fare niente è meglio. Ignori le falsità, le malignità le invidie di gente piccola che nella propria vita non ha mai combinato nulla. Anzi l’unica cosa che ha combinato è distruggere ciò che non ha mai contribuito a costruire. Magari in passato questa gente l’hai anche difesa, l’hai anche chiamata: “Amico”. Ma loro non hanno capito. Questa gente  ha continuato a distruggere tutto quello che gli altri costruivano, perché queste persone piccole non sono capaci di costruire. Vai a dormire, ma la notte è lunga, neanche su SKY fanno niente quando è tardi. I pensieri sono tanti e dormi male, ti giri nel letto, sudi anche se fuori ci sono 5 gradi. La mattina sembra non arrivare mai e, quando ti alzi, le occhiaie, una faccia sbattuta che neanche gli zombie di “the Walking dead”, e le domande che ti poni sono sempre quelle della sera prima: ma perché?? Ma sto facendo bene?? La solita vita riprende, la colazione da preparare, la merenda per la scuola del figlio più grande, che noi vediamo sempre come un bambino, ma che invece sa che qualcosa turba il suo papà. Lo sa, ma non capisce perché il suo papà è così nervoso. Perché il suo papà non fa colazione con lui. Ma dobbiamo correre, la vita non ci concede fermate, prosegue dritta senza preoccuparsi di noi. E’ così bella e cinica la vita. Il solito traffico d’affrontare, e lasciamo il figlio a scuola. La telefonata alla donna che ami, anche lei bloccata sul raccordo. “Maledetto Raccordo Anulare!!”, pensi. La testa gira, qualche messaggio, che neanche leggi, il parcheggio che non si trova, la testa che s’intasa ancora di più con le mille cose da fare a lavoro. Il momento non è facile, ma tu devi rimanere concentrato, non puoi permettere all’uomo piccolo, al fallito, di distrarti. Arrivi in ufficio, saluti senza il calore di sempre, ma: “tanto nessuno se n’è accorto!!”, pensi. Poi succede qualcosa d’inaspettato. Qualcuno viene da te, e ti porge la stessa mano della sera prima. Ma non è la tua compagna che ha ( quasi ) l’obbligo di rasserenarci, di provare a tirarti su il morale; è un collega, è qualcuno che ogni santo giorno vive quello che fai e, in silenzio, lo apprezza. Lo apprezza ma non te lo dice. Non te lo dice perché non è il momento. Quella mano ti dice: continua, vai avanti, non sei sbagliato, non sei inadeguato. Ce la stai mettendo tutta e capisci che qualcuno se n’è accorto. Quella mano sulla tua spalla, non ha apprezzato quello che l’uomo piccolo, il fallito, ha scritto. Tutte le sante mattine ti vede risolvere quei problemi che nessuno sa neanche che esistono. Quella mano ti dice, guarda stai facendo bene, e quello che ieri sera hai letto sono solo le parole di un uomo piccolo, figlio di un uomo e di una donna piccoli. Nato senza prospettiva se non quella di farsi notare parlando male di qualcun’altro. Ieri era la moglie di un tuo amico, la sera prima la propria moglie, il giorno dopo la moglie di un altro amico ancora, poi storie che solo lui e qualche altro fallito come lui può pensare vere. Solo lui, o un uomo piccolo come lui, possono credere che non siano il frutto della sua malsana inventiva. Dell’inventiva di un bugiardo. Ma intanto parla, sparla, getta fango. Tu ringrazi quella mano, ma i pensieri della sera prima ancora ti feriscono, ancora ti rendono nervoso. Testa bassa, il nuovo disco di Sting suona senza che lo ascolti veramente. Ed ecco che dopo quella mano, ne arriva un’altra e un’altra, e un’altra ancora. Il telefono squilla e qualcun’altro censura quello che sei stato costretto a leggere, comprende quello che sei stato costretto a passare. Anche le telefonate diventano due, tre, tante. Il nervosismo rimane, la giornata non è stata per niente tranquilla, non è stata per niente bella, ma il cuore ha cambiato colore. Tutte quelle mani che si sono poggiate sulla tua spalla e che ti hanno accompagnato, ti hanno fatto comprendere meglio che non sei solo. Che forse il nervosismo dell’uomo piccolo, del fallito, è dettato dal fatto che si è accorto, prima di te, di quanto sei fortunato. E tutte quelle cattiverie che hai letto la sera prima rimangono sempre false, sempre cattive, ma ti hanno aiutato. Ti hanno fatto comprendere che le persone intorno a te sanno che stai facendo bene, che stai lavorando onestamente e che ce la stai mettendo tutta. Forse l’uomo piccolo, il fallito, non sa di essere invidioso. La giornata è finita, ti accorgi che non hai neanche pranzato. Hai lavorato e pensato, non hai avuto tempo per fare altro. Pensato a tutte le telefonate e tutte le mani che ti hanno sostenuto. Torni a casa e mentre cammini con le cuffie nelle orecchie, che coprono tutti i rumori, pensi ancora. Pensi che il Robbie Williams ha fatto un altro bel disco, ma pensi anche che l’uomo piccolo è sempre più piccolo, che il fallito ha fallito ancora una volta, ma che soprattutto è sempre più solo, mentre te hai tante mani nella tua testa, tante telefonate nelle tue orecchie di persone che sanno. Sanno che te con l’uomo piccolo, con il fallito, non hai mai avuto nulla a che spartire, anzi come tutti i parassiti, per un periodo della sua vita, ha succhiato il sangue della tua vita e tu non te ne sei neanche accorto. Lo hai portato in posti che lui non avrebbe mai neanche immaginato di poter frequentare, di poter vedere. Ma lui era solo li a succhiare il tuo sangue, a sfruttarti. Di quel parassita ora rimane solo un piccolo buco, un piccolo segno che ci metterà pochissimo tempo a rimarginarsi.

Amazon Dash, il fascino del pericolo.

Adoro la tecnologia e tutto quanto applicato ad essa. Mi piace l’idea che posso gestire la mia casa anche quando sono in ufficio, o in viaggio. Trovare casa calda perché ho potuto accendere i termosifoni grazie allo smartphone, è fantastico; oppure controllare la telecamera della tua casa, mentre sei in vacanza, è una cosa che mi rende orgoglioso di utilizzare la tecnologia. Non cito poi in tutto quello che la tecnologia ha modificato, creato, rigenerato, nell’ambito della comunicazione: i social network, WhatsApp. Ma a vamazon-dash-sbarca-in-italia-un-solo-pulsante-per-gli-acquisti-onlineolte la tecnologia m’incute terrore. Terrore dettato dal fatto che la conseguenza del cambiamento di alcune nostre abitudini, può avere delle ripercussioni disastrose sull’economia e, di conseguenza, sulle persone. Il prossimo 15 di novembre Amazon, il più grande store del mondo, farà sbarcare, anche in Italia, i suoi Amazon Buttons. Molto sinteticamente un bottone che, appena premuto, invia un ordine, direttamente ad Amazon, di prodotti di uso frequente come: pannolini, pasta, ricambi per rasoi, caffè, carta igienica e quant’altro. Il meccanismo è semplicissimo e, per altro, ben spiegato nel video promozionale. Quando sta finendo la carta igienica, basta premere il bottoncino, posto in una posizione strategica e, dopo uno o due giorni, la carta igienica è fuori la porta della nostra casa. Basta pre-impostare il quantitativo che si vuole, e il gioco è fatto. A me che sono un pigro la cosa piace tantissimo, ma ho pensato poi a quale impatto sul tessuto economico questa novità avrà. Anche nel breve. Potenzialmente, nel giro di poco Amazon riuscirà ad entrare anche nel mercato della spesa quotidiana, basando il suo successo, come già avvenuto in altre occasioni, su due componenti fondamentali: la convenienza e la comodità. La convenienza perché, mediamente, su Amazon le cose costano meno, a volte molto meno. La comodità perché fare la spesa senza sforzi e senza fatica piace oggettivamente a tutti. Sono già tre anni che compro i libri di scuola di Filippo su Amazon, e il risultato è che spendo meno e senza stress.

Penso però all’alimentari o al supermercato sotto casa che, nel giro di poco, vedrà eroso il suo fatturato in fasce merceologiche specifiche e magari anche per loro remunerative. Penso ai posti di lavoro che svaniranno. Poi però penso che questo è il progresso, questo è il futuro. I mercati, l’economia, si adattano sempre alle mutazioni, ma certamente ci sarà sul terreno qualche vittima. Qualche commerciante che non riuscirà a, come si dice, “tenere botta”. Qualche parola, infine, sul filmato che promuove questa novità va detta. La visione che lo stesso da è d’intimità, tutto si svolge dentro una casa, ma anche di fretta, tutto è scandito da una sveglia e dalle mille cose da fare che ognuno di noi ha. Ci sono poi i prodotti, che pian piano escono fuori, compresi i brand-partner, e poi, grazie ad un tasto premuto, tutto diventa più facile. La frenesia della vita è risolta da Amazon grazie al suoi buttons. Negli USA lo stesso formato di spot è stato proposto da Amazon per la sua linea Amazon-Fresh. Un’evoluzione dei bottons. Ossia il mercato di riferimento sono i prodotti freschi consegnati davanti casa. Il filmato di seguito è chiarificatore.

Il progresso può sempre essere visto da più punti di vista. In questo caso il miglioramento della qualità della vita delle persone: poter dedicare il tempo che oggi dedichiamo alla spesa per fare altro. Magari qualche cosa di migliore. Ma un altro punto di vista è l’impatto che questo genera sulle abitudini di acquisto di ognuno di noi. Io, ad esempio, acquisto regolarmente musica su Amazon, ma ogni volta che trovo un negozio di dischi, mi c’infilo dentro e la sensazione bellissima di sfogliare i vinili o i CD è impagabile. In quel preciso istante, mentre questa sensazione s’impossessa di me, mi sento responsabile per aver concorso alla distruzione di un’intera tipologia di negozi: quelli di dischi.

La Brexit, vista da un comune – Italiano – mortale.

referendum-brexit-3Sono passati quattro mesi ma niente, la Gran Bretagna è ancora in Europa, nell’Europa dell’Euro anche se non ha mai aderito alla moneta unica. Per un periodo non si è parlato d’altro. Quali saranno le ripercussioni sull’Europa dell’uscita  della Gran Bretagna. Intanto va fatto un distinguo tra Europa, quella geografica, ed Unione Europea, quella degli stati membri. Mentre la prima è un insieme di stati che sono uniti da confini geografici, la seconda dovrebbe avere una comunione d’intenti: economici e politici. Il Regno Unito ha chiesto di essere escluso dall’Unione Europea ovviamente, quindi, tutti quelli preoccupati dell’impatto della Brexit sulla Champions League, possono stare tranquilli: Liverpool, Manchester City e tutte le altre squadre britanniche parteciperanno alla prossima competizione Europea. Questo per dire che dal punto geografico, non ci saranno cambiamenti. I confini rimarranno quelli che tutti conosciamo. Ci sarà sicuramente più “difficoltà” per entrare in Gran Bretagna visto che verranno meno tutti i trattati relativi alla libera circolazione dei cittadini degli stati membri. Ci sarà sicuramente molta più difficoltà e regole totalmente diverse, per chi commercia con la Gran Bretagna, perché verranno meno anche i trattati economici. Non ci sarà nessun cambiamento dal punto di vista della moneta. La Gran Bretagna non aveva voluto rinunciare alla sterlina, aderendo si all’Unione Europea, ma non aderendo all’Euro. Questo dovrebbe, quanto meno nel breve, indebolire la sterlina e quindi generare un potere d’acquisto maggiore dell’Euro verso la moneta di sua Maestà. Per un normale cittadino Italiano dovrebbe costare molto meno andare a fare un week end a Londra, o un tour dei castelli scozzesi. Un problema sicuramente ci sarà per tutti gli appartenenti all’Unione Europea, che lavorano in Gran Bretagna. Quando, ufficialmente, la Gran Bretagna sarà fuori dall’Unione Europea, quei lavoratori, dovranno essere tutti regolarizzati, essendo extra-comunitari. Ci saranno anche problemi per tutte quelle aziende, società, multinazionali, che in questi anni hanno spostato la loro sede a Londra, o più in generale in Gran Bretagna, per avere un regime fiscale agevolato, un sistema economico e legislativo all’avanguardia, e, nel contempo, potere usufruire dei vantaggi di essere all’interno del sistema economico più potente del mondo. Tutte queste aziende, una volta ratificato l’articolo 50 della costituzione europea, dovranno fare i conti con una fiscalità sicuramente diversa, forse con dei dazi. Quindi la FIAT, ora FCA, rischierebbe, per assurdo, che per vendere un’auto in Italia, o anche semplicemente un pezzo di ricambio, debba pagare un dazio. Va detto che sicuramente la Gran Bretagna, come la Francia o la Germania, hanno sempre funzionato da traino per il prodotto interno lordo (PIL) europeo, quindi una volta che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea, certamente questo indicatore ne risentirà. Ma quali sono gli svantaggi per un cittadino Italiano? Sicuramente nel breve nulla, salvo dover risentire delle montagne russe che questa separazione sta generando nelle borse di tutto il mondo. I prodotti relativi a tutta l’area UK subiranno degli aumenti, ma nel breve non ci dovrebbe essere nessuna ripercussione. Altro aspetto è quello che riguarda le banche. La BCE potrebbe essere costretta a rialzare i tassi per contrastare i problemi generati dall’instabilità dei mercati. Questo potrebbe avere una ripercussione sui mutui, sui prestiti o comunque sull’indebitamento. Non vedo altri aspetti negativi per la cittadinanza. Non vedo rischi ulteriori per un popolo, come quello italiano, che ha già mille problemi di sussistenza. Paradossalmente vedo delle opportunità. Sicuramente cresciamo, in ambito Europeo, come considerazione. Gioco forza, venendo meno un paese più forte di noi. Personalmente mi sono fatto anche un’idea del catastrofismo che si sta facendo intorno a questa vicenda. Molti più problemi degli abitanti dell’Unione Europea, a mio avviso, li avranno i cittadini britannici. Ma un’onda lunga di popoli che volessero abbandonare l’Unione Europea, verrebbe meno il senso di mantenere in piedi la stessa Unione. L’unica notizia certa è che, a oggi, nulla è successo. Continua il braccio di ferro tra Londra e Bruxelles, ma nel frattempo la Gran Bretagna è ancora li.

Elezioni presidenziali USA 2016.

imagesE’ un segno, è la riprova che chi governa deve porre attenzione a quello che fa, perché poi il popolo ha sempre la possibilità di scegliere. Personalmente non sono innamorato di nessuno dei due candidati. La Clinton è figlia di un sistema che difficilmente può sfondare anche in un mondo pieno di contraddizioni come quello Americano. Moglie di un ex presidente, tra l’altro molto chiacchierato, ex segretario di stato, insomma una donna che fa parte del sistema: esperta e smaliziata, ma una donna. Gli Stati Uniti avevano la possibilità, per la prima volta, di votare una donna come presidente. Obama, a mio modo di vedere, è stato un buon Presidente. Un uomo che, tra mille difficoltà, ha fatto quello che aveva promesso. Ha certamente commesso qualche errore, forse troppi, ma certamente è stato un buon presidente. Non dimentichiamoci che , per molto tempo, ha governato essendo in minoranza al Senato. Dall’altra parte Trump, un uomo che io reputo semplicemente impresentabile. Un uomo che nella sua vita non ha fatto praticamente nulla se non sperperare, e non moltiplicare, una ricchezza ereditata. Un uomo più famoso per le sue manie, le sue torri newyorkesi, le sue mogli, che per quello che ha realmente fatto. Un uomo che ha fatto del sessismo uno stile di vita. Un uomo, che ha costretto il suo staff a togliergli l’accesso al suo profilo Twitter, ma che ora avrà in mano, molto probabilmente, i codici per il lancio dei missili nucleari. Un uomo che ha fatto contro la lotta estrema all’immigrazione un vanto e un punto forte del suo programma. Immigrazione che oggi, tra mille problemi, è comunque un patrimonio di quella fantastica nazione. Sono le 7.10, in Italia, del 9 novembre 2016, e se vincerà Trump, a mio avviso, non avrà vinto il candidato. Avrà vinto, di nuovo, la stanchezza del popolo contro chi governa; avrà vinto l’intolleranza contro l’immigrazione, avrà vinto, dopo tanto tempo, un ideale politico, quello della destra, contro quello della sinistra. Se i Repubblicani avessero candidato Paperino, con buona probabilità avrebbe comunque vinto. Gli Stati Uniti d’America pertanto, da domani quasi sicuramente, non avranno un Presidente a governarli, ma uno stile, un’idea nuova rispetto a ieri, diversa da quella di Obama e della Clinton. L’insegnamento che deve arrivare a noi, che deve arrivare in Italia, è che nulla è scontato. Mai pensare che basti un uomo (donna) forte al comando, o un candidato meglio dell’altro, la voglia di cambiamento di un popolo, può far arrivare alla casa bianca anche un fallito acclarato come Trump. Quello che personalmente archivio nella mia sezione: “insegnamenti di vita” è che niente, e sottolineo niente, deve darsi per scontato. La povera  Hillary, come si dice dalle mie parti, è entrata papa, ma è uscita cardinale.

Bisogna andare avanti.

155846287-390bd3ad-900f-4aa2-8cdb-703925d365e5Ieri ha aperto i battenti la Nuvola di Fuksas. Dopo 18 anni dall’inizio del progetto; dopo 8 anni di cantiere; dopo mille scandali su questa opera; dopo tanti soldi spesi e sicuramente anche sprecati, ha aperto il centro congressi che porterà all’EUR, tantissimi curiosi, tantissime aziende per fare i loro eventi e, mi auguro, tante idee per stimolare la voglia di cultura, di novità. Io percepisco Roma, ma più in generale l’Italia un paese fermo e sentire che vengono inaugurate cose nuove e belle, mi generano eccitazione. Ma non quell’eccitazione stupida che prende senza motivo, è un’eccitazione legata alla percezione che è avvenuta qualcosa di bello per tutti. Come quella bella sensazione che prova quando si fa una buona azione. Noi dobbiamo ripartire. Dobbiamo cercare qualcosa che renda ancora più bello il nostro paese. Creare cose belle può essere una soluzione. Può essere di aiuto. Mentre scrivo il centro Italia è sconquassata dai terremoti. Questa mattina ci siamo svegliati con la terra che tremava e, e mentre qui da noi a Roma è stata solo tanta paura, a Norcia, a Cascia e in altre zone dell’Umbria, delle Marche e del Lazio, cadevano pezzi di storia. Cadevano pezzi della nostra storia. Non potremo più vedere alcuni nostri bellissimi borghi, così come eravamo abituati a vederli da secoli. Non potremo più vedere più alcune: chiese, basiliche. Vedere le crepe nella piazza di Norcia mi ha lasciato senza fiato. Dobbiamo ripartire. terremoto2016-norcia-agb_7622Dobbiamo andare avanti. Dobbiamo raccogliere le forze, cercare di mettere in sicurezza il nostro patrimonio, ma non possiamo ne dobbiamo fermarci. Mi piacerebbe che venisse coltivato il bello, il buon gusto e non dovermi preoccupare che ogni cosa, anche una nuova struttura, venga sporcata dalle strumentalizzazioni politiche di chi dice che in Italia non si può far nulla. Dobbiamo combattere questa mentalità che, pian piano ci stanno instillando. Noi ce la possiamo fare, noi ce la dobbiamo fare. Dobbiamo cercare di lasciare ai nostri figli un posto più bello di come ce lo hanno lasciato i nostri padri. Tutto questo passa per: l’impegno, la voglia di fare, ma anche e soprattutto su un repentino cambio di mentalità. Un cosa di buono che noi abbiamo, e che tutti c’invidiano, è l’ottimismo. Non ci facciamo rubare questo nostro spirito. Tutto quello che sta succedendo ci deve servire da monito, da esempio. Colgo nell’inaugurazione di una nuova struttura poche prima della devastazione che il terremoto ha causato un segno del cielo, uno spunto di riflessione. La rabbia, l’angoscia, i luoghi comuni vanno buttati alle nostre spalle. Bisogna andare avanti.