L’Addio di Totti visto da uno juventino.

1691009-35818660-2560-1440E’ banale, ma se si è appassionati di uno sport ci si appassiona anche agli attori principali. Ieri si è chiuso un capitolo e mi sono ritrovato a commuovermi anche io vedendo quello stadio pieno; mi sono commosso anche io guardando quel ragazzo con gli occhi lucidi e la famiglia al seguito che salutava il suo pubblico; mi sono commosso anche io a sentire quelle parole cariche di sentimento, di passione, di pathos. Mi sono commosso all’ultima partita di Alessandro Del Piero, e mi sono commosso ieri per il saluto di Francesco Totti. Vedere quel ragazzone nato da una famiglia modesta, che ha coronato il sogno di una vita dire di: “avere paura”, si mi ha commosso. E’ stato un grande campione, che ha avuto l’enorme merito, o l’immensa debolezza, di giocare per 25 stagioni con la stessa squadra essendone, e diventandone, l’artefice principale sia dei successi, che degli insuccessi. Comunque la si vede, è stato sportivamente un gigante assoluto. Astuto e intelligente in campo; astuto e intelligente nella vita. E’ sempre riuscito a far fruttare al meglio, nel rettangolo di gioco, le proprie qualità e ad azzerare le proprie debolezze; la stessa cosa ha fatto nella vita. Mi racconta chi lo conosce di come sia un uomo impagabile; mi raccontano i suoi avversari che in campo non aveva il minimo fair play. Eroe per qualcuno, il contrario per qualcun’altro. Finito tutto il turbinio di emozioni però ho riflettuto su quanto invece questo ragazzo sia stato fortunato. E’ riuscito a massimizzare, forse, l’unica vera occasione che la vita gli ha fornito. E ora è un quarantunenne: ricco, bello e senza nessun problema apparente. Può godersi il resto della sua esistenza in assoluta tranquillità e serenità, godendosi famiglia e ricchezza. Continuerà a guadagnare una valanga di soldi, semplicemente firmando autografi, o partecipando a qualche trasmissione, oppure mettendo la propria immagine a disposizione per questo o quel brand sportivo. Ad un tratto mi è passata la commozione. Ho improvvisamente trovato strano vedere tutta quella gente che piangeva e si emozionava. Ho percepito chiaramente che la sua forza, la sua ricchezza, sono proprio le nostre emozioni. Sicuramente è un ragazzo che merita umanamente, come meritano altri campioni che ho visto congedarsi dai loro sport. Mi ricordo: Del Piero, Michael Jordan, Kobe Briant. Ma se li osservo ora, vedo solo i loro grandi gesti sportivi, non riesco ad emozionarmi per altro. Il tempo rende sempre la giusta dimensione delle cose. Forse fra qualche mese, o forse fra qualche settimana, quello che abbiamo provato per l’addio di colui che abbiamo reso noi una specie di divinità, ci farà sorridere. Un pò come quando vediamo un bel film e poi ci commuoviamo. A ripensarci dopo qualche tempo ci sentiamo un pò stupidi. Questo però non deve mettere in dubbio il fatto che Francesco Totti sia stato uno dei più grandi campioni di tutti i tempi. Ma a ripensarci un pò a mente fredda, sarebbe il caso che ci emozionassimo per cose per le quali valga veramente la pena. E’ vero, sono juventino, ma l’addio di un calciatore, anche il miglior calciatore, dovrebbe essere catalogato nelle cose “banali”, non decisamente tra quelle importanti nella nostra vita. E’ lecito emozionarsi, ma non è lui che deve avere paura. A lui il fato ha dato un’occasione che solo a pochi eletti è permessa. Noi possiamo avere paura, noi abitanti della vita di tutti i giorni. A noi solo deve essere concesso avere paura.

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Le mani e gli uomini piccoli.

pensiero-critico-499A volte ci piovono addosso delle cose brutte. Li per li ti senti arrabbiato, ti senti deluso, non capisci, anzi vorresti risolvere il problema spaccando la faccia a qualcuno, o anche peggio. Ma poi arriva una mano che ti tiene calmo, che ti fa capire che reagire così, in quel modo sarebbe sbagliato. E soffri, ma non reagisci. Sbuffi come un toro, ma non reagisci. Non reagisci perché la tua compagna ti dice di passarci sopra, di non farti sopraffare dall’istinto. Ma tu sai di essere tanto istinto. Respiri forte e guardi in faccia i  tuoi figli. La piccolina è anche buffa e ti strappa un sorriso. Inizi a sforzarti di convincerti che non fare niente è meglio. Ignori le falsità, le malignità le invidie di gente piccola che nella propria vita non ha mai combinato nulla. Anzi l’unica cosa che ha combinato è distruggere ciò che non ha mai contribuito a costruire. Magari in passato questa gente l’hai anche difesa, l’hai anche chiamata: “Amico”. Ma loro non hanno capito. Questa gente  ha continuato a distruggere tutto quello che gli altri costruivano, perché queste persone piccole non sono capaci di costruire. Vai a dormire, ma la notte è lunga, neanche su SKY fanno niente quando è tardi. I pensieri sono tanti e dormi male, ti giri nel letto, sudi anche se fuori ci sono 5 gradi. La mattina sembra non arrivare mai e, quando ti alzi, le occhiaie, una faccia sbattuta che neanche gli zombie di “the Walking dead”, e le domande che ti poni sono sempre quelle della sera prima: ma perché?? Ma sto facendo bene?? La solita vita riprende, la colazione da preparare, la merenda per la scuola del figlio più grande, che noi vediamo sempre come un bambino, ma che invece sa che qualcosa turba il suo papà. Lo sa, ma non capisce perché il suo papà è così nervoso. Perché il suo papà non fa colazione con lui. Ma dobbiamo correre, la vita non ci concede fermate, prosegue dritta senza preoccuparsi di noi. E’ così bella e cinica la vita. Il solito traffico d’affrontare, e lasciamo il figlio a scuola. La telefonata alla donna che ami, anche lei bloccata sul raccordo. “Maledetto Raccordo Anulare!!”, pensi. La testa gira, qualche messaggio, che neanche leggi, il parcheggio che non si trova, la testa che s’intasa ancora di più con le mille cose da fare a lavoro. Il momento non è facile, ma tu devi rimanere concentrato, non puoi permettere all’uomo piccolo, al fallito, di distrarti. Arrivi in ufficio, saluti senza il calore di sempre, ma: “tanto nessuno se n’è accorto!!”, pensi. Poi succede qualcosa d’inaspettato. Qualcuno viene da te, e ti porge la stessa mano della sera prima. Ma non è la tua compagna che ha ( quasi ) l’obbligo di rasserenarci, di provare a tirarti su il morale; è un collega, è qualcuno che ogni santo giorno vive quello che fai e, in silenzio, lo apprezza. Lo apprezza ma non te lo dice. Non te lo dice perché non è il momento. Quella mano ti dice: continua, vai avanti, non sei sbagliato, non sei inadeguato. Ce la stai mettendo tutta e capisci che qualcuno se n’è accorto. Quella mano sulla tua spalla, non ha apprezzato quello che l’uomo piccolo, il fallito, ha scritto. Tutte le sante mattine ti vede risolvere quei problemi che nessuno sa neanche che esistono. Quella mano ti dice, guarda stai facendo bene, e quello che ieri sera hai letto sono solo le parole di un uomo piccolo, figlio di un uomo e di una donna piccoli. Nato senza prospettiva se non quella di farsi notare parlando male di qualcun’altro. Ieri era la moglie di un tuo amico, la sera prima la propria moglie, il giorno dopo la moglie di un altro amico ancora, poi storie che solo lui e qualche altro fallito come lui può pensare vere. Solo lui, o un uomo piccolo come lui, possono credere che non siano il frutto della sua malsana inventiva. Dell’inventiva di un bugiardo. Ma intanto parla, sparla, getta fango. Tu ringrazi quella mano, ma i pensieri della sera prima ancora ti feriscono, ancora ti rendono nervoso. Testa bassa, il nuovo disco di Sting suona senza che lo ascolti veramente. Ed ecco che dopo quella mano, ne arriva un’altra e un’altra, e un’altra ancora. Il telefono squilla e qualcun’altro censura quello che sei stato costretto a leggere, comprende quello che sei stato costretto a passare. Anche le telefonate diventano due, tre, tante. Il nervosismo rimane, la giornata non è stata per niente tranquilla, non è stata per niente bella, ma il cuore ha cambiato colore. Tutte quelle mani che si sono poggiate sulla tua spalla e che ti hanno accompagnato, ti hanno fatto comprendere meglio che non sei solo. Che forse il nervosismo dell’uomo piccolo, del fallito, è dettato dal fatto che si è accorto, prima di te, di quanto sei fortunato. E tutte quelle cattiverie che hai letto la sera prima rimangono sempre false, sempre cattive, ma ti hanno aiutato. Ti hanno fatto comprendere che le persone intorno a te sanno che stai facendo bene, che stai lavorando onestamente e che ce la stai mettendo tutta. Forse l’uomo piccolo, il fallito, non sa di essere invidioso. La giornata è finita, ti accorgi che non hai neanche pranzato. Hai lavorato e pensato, non hai avuto tempo per fare altro. Pensato a tutte le telefonate e tutte le mani che ti hanno sostenuto. Torni a casa e mentre cammini con le cuffie nelle orecchie, che coprono tutti i rumori, pensi ancora. Pensi che il Robbie Williams ha fatto un altro bel disco, ma pensi anche che l’uomo piccolo è sempre più piccolo, che il fallito ha fallito ancora una volta, ma che soprattutto è sempre più solo, mentre te hai tante mani nella tua testa, tante telefonate nelle tue orecchie di persone che sanno. Sanno che te con l’uomo piccolo, con il fallito, non hai mai avuto nulla a che spartire, anzi come tutti i parassiti, per un periodo della sua vita, ha succhiato il sangue della tua vita e tu non te ne sei neanche accorto. Lo hai portato in posti che lui non avrebbe mai neanche immaginato di poter frequentare, di poter vedere. Ma lui era solo li a succhiare il tuo sangue, a sfruttarti. Di quel parassita ora rimane solo un piccolo buco, un piccolo segno che ci metterà pochissimo tempo a rimarginarsi.

La Brexit, vista da un comune – Italiano – mortale.

referendum-brexit-3Sono passati quattro mesi ma niente, la Gran Bretagna è ancora in Europa, nell’Europa dell’Euro anche se non ha mai aderito alla moneta unica. Per un periodo non si è parlato d’altro. Quali saranno le ripercussioni sull’Europa dell’uscita  della Gran Bretagna. Intanto va fatto un distinguo tra Europa, quella geografica, ed Unione Europea, quella degli stati membri. Mentre la prima è un insieme di stati che sono uniti da confini geografici, la seconda dovrebbe avere una comunione d’intenti: economici e politici. Il Regno Unito ha chiesto di essere escluso dall’Unione Europea ovviamente, quindi, tutti quelli preoccupati dell’impatto della Brexit sulla Champions League, possono stare tranquilli: Liverpool, Manchester City e tutte le altre squadre britanniche parteciperanno alla prossima competizione Europea. Questo per dire che dal punto geografico, non ci saranno cambiamenti. I confini rimarranno quelli che tutti conosciamo. Ci sarà sicuramente più “difficoltà” per entrare in Gran Bretagna visto che verranno meno tutti i trattati relativi alla libera circolazione dei cittadini degli stati membri. Ci sarà sicuramente molta più difficoltà e regole totalmente diverse, per chi commercia con la Gran Bretagna, perché verranno meno anche i trattati economici. Non ci sarà nessun cambiamento dal punto di vista della moneta. La Gran Bretagna non aveva voluto rinunciare alla sterlina, aderendo si all’Unione Europea, ma non aderendo all’Euro. Questo dovrebbe, quanto meno nel breve, indebolire la sterlina e quindi generare un potere d’acquisto maggiore dell’Euro verso la moneta di sua Maestà. Per un normale cittadino Italiano dovrebbe costare molto meno andare a fare un week end a Londra, o un tour dei castelli scozzesi. Un problema sicuramente ci sarà per tutti gli appartenenti all’Unione Europea, che lavorano in Gran Bretagna. Quando, ufficialmente, la Gran Bretagna sarà fuori dall’Unione Europea, quei lavoratori, dovranno essere tutti regolarizzati, essendo extra-comunitari. Ci saranno anche problemi per tutte quelle aziende, società, multinazionali, che in questi anni hanno spostato la loro sede a Londra, o più in generale in Gran Bretagna, per avere un regime fiscale agevolato, un sistema economico e legislativo all’avanguardia, e, nel contempo, potere usufruire dei vantaggi di essere all’interno del sistema economico più potente del mondo. Tutte queste aziende, una volta ratificato l’articolo 50 della costituzione europea, dovranno fare i conti con una fiscalità sicuramente diversa, forse con dei dazi. Quindi la FIAT, ora FCA, rischierebbe, per assurdo, che per vendere un’auto in Italia, o anche semplicemente un pezzo di ricambio, debba pagare un dazio. Va detto che sicuramente la Gran Bretagna, come la Francia o la Germania, hanno sempre funzionato da traino per il prodotto interno lordo (PIL) europeo, quindi una volta che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea, certamente questo indicatore ne risentirà. Ma quali sono gli svantaggi per un cittadino Italiano? Sicuramente nel breve nulla, salvo dover risentire delle montagne russe che questa separazione sta generando nelle borse di tutto il mondo. I prodotti relativi a tutta l’area UK subiranno degli aumenti, ma nel breve non ci dovrebbe essere nessuna ripercussione. Altro aspetto è quello che riguarda le banche. La BCE potrebbe essere costretta a rialzare i tassi per contrastare i problemi generati dall’instabilità dei mercati. Questo potrebbe avere una ripercussione sui mutui, sui prestiti o comunque sull’indebitamento. Non vedo altri aspetti negativi per la cittadinanza. Non vedo rischi ulteriori per un popolo, come quello italiano, che ha già mille problemi di sussistenza. Paradossalmente vedo delle opportunità. Sicuramente cresciamo, in ambito Europeo, come considerazione. Gioco forza, venendo meno un paese più forte di noi. Personalmente mi sono fatto anche un’idea del catastrofismo che si sta facendo intorno a questa vicenda. Molti più problemi degli abitanti dell’Unione Europea, a mio avviso, li avranno i cittadini britannici. Ma un’onda lunga di popoli che volessero abbandonare l’Unione Europea, verrebbe meno il senso di mantenere in piedi la stessa Unione. L’unica notizia certa è che, a oggi, nulla è successo. Continua il braccio di ferro tra Londra e Bruxelles, ma nel frattempo la Gran Bretagna è ancora li.

La Satira e il rispetto.

Charlie Hebdo, vignetta su terremoto in Italia

Probabilmente non è chiaro. L’indignazione di tanti, della maggioranza di noi, non è legata al messaggio che la vignetta voleva dare. Quello è chiaro a tutti. La denuncia a chi doveva fare e non ha fatto, è lampante e tristemente noto. L’indignazione nasce dal fatto che la satira non può prescindere dal rispetto. Il rispetto per chi è stato vittima di un terremoto, per chi è morto, per chi ha perso un figlio, un genitore, una persona cara o semplicemente la casa o tutti i suoi averi. Nel giro di pochi minuti, queste persone, sono passate dalla serenità di una serata di Agosto, all’incubo che arriva in piena notte. Incubo infame perché colpisce mentre si dorme, mentre quelle persone si sentono protette dai muri di quelle case che si sono sgretolate come fossero costruite con la farina. La libertà di espressione, di stampa e anche di satira è un bene importante, che va difeso a tutti i costi. Va difeso perché prima di noi c’è stato qualcuno che ha lottato per questi diritti. Ha lottato e magari ha versato sangue, sudore. Certo l’Italia non è il paese migliore al mondo per vivere se quello che si cerca è l’accezione più alta della legalità e, con buona probabilità, se quello che è successo ad Amatrice, e tutto intorno, fosse successo in altri posti, probabilmente non ci sarebbero stati tutti quei morti e tutte quegli edifici distrutti. Sicuramente i soldi per gli adeguamenti sismici si sarebbero spesi meglio. Tutto questo va denunciato, va chiarito e mi sembra che la magistratura si sia già mossa. La satira questo lo può e lo deve fare. La satira ha questo compito, ma non deve confondere chi queste ingiustizie le subisce da chi le genera. I morti, gli sfollati sono le vittime e per questo vanno rispettati, a partire proprio da chi fa satira. Charlie Hebdo, personalmente, non mi piaceva prima e tanto meno mi piace adesso. Lo dicevo anche in un precedente post, scritto subito dopo gli attentati di Parigi ( https://alessandrodigiulio.com/2015/01/17/non-sono-charlie/ ), non si deve e non si può essere sempre “irriverenti”. La satira è bella quando rispetta chi subisce le ingiustizie e attacca chi le commette. Facile nascondersi dietro una matita e dichiarare “noi di Charlie siamo così, prendere o lasciare”. Troppo facile. Sarebbe troppo facile dichiarare che una rivista, praticamente fallita, ha risolto tutti i suoi problemi economici, proprio grazie all’edizione seguente agli attentati barbari che ha subito. Le persone vanno rispettate. Vanno rispettati gli Italiani, vanno rispettati i terremotati, vanno rispettati i mussulmani, vanno rispettati i francesi, vanno rispettati tutti, ma soprattutto vanno rispettati i morti, sia che siano stati uccisi per mano di un gruppo terroristico, sia che siano rimasti uccisi sotto le macerie di una casa che ha tremato per un terremoto. Mi piace essere libero, e mi piace che tutte le nostre libertà vengano tutelate, ma penso che ci sia il momento per fare satira, quello per denunciare con forza delle nefandezze, ma c’è anche il momento per il silenzio. Il silenzio che è dovuto al rispetto che si deve ai morti: francesi, italiani, o di qualsiasi parte del mondo. Non ero Charlie all’ora, non lo sono adesso e, penso che, non lo sarò mai, mi auguro solo che qualcuno chieda scusa. Spero solo che qualcuno di Charlie chieda scusa. Chi fa satira dovrebbe avere una sensibilità superiore alla media, dimostratelo!

quasi un anno di Mamma…

11259930_10206668785530650_4065221891230620319_nIl 21 luglio, Andrea compirà un anno. E’ stato un anno tosto, difficile, come oramai un po’ tutti siamo costretti a vivere. La routine, il lavoro, la stanchezza, le preoccupazioni; ma anche la gioia, la soddisfazione, l’orgoglio di avere una famiglia come quella che ho io. E’ sempre difficile incasellare tutto, ma quando ci si riesce è uno spettacolo. Quelle risate, noi quattro, la sera intorno al tavolo, mi ripagano, e anzi mi rendono anche il resto. Mi ripagano di tutte le fatiche, i sacrifici che faccio, che facciamo. Mi piace il rapporto che Andrea e Filippo stanno costruendo insieme. Lui grande, quasi adulto in alcuni momenti, ma anche bimbo pronto a giocare e a ridere con la sorella. Lei già chiaramente padrona della situazione. Se lo gira come vuole, ma questo non solo a lui. Stravede per il fratello, ed è increIMG_3539 (1)dibile quello che una bambina che, ancora non sa parlare, ancora non cammina, che ancora non ha compiuto un anno, già sappia chiaramente distinguere i ruoli dentro un nucleo. Andrea sa perfettamente chi è il suo fratellone, chi è la sua Mamma, ma anche chi è il suo papà. E in questa distinzione di ruoli lei riesce a muoversi con un’agilità incredibile. Sono fiero della mia famiglia. Ma una famiglia non è niente, non è tale, se non c’è una Mamma. Tutte le donne possono essere mammIMG_3960e, ma le Mamme, quelle con la M maiuscola, lasciano il segno per tutta la vita. Un po’ come mia Mamma ha fatto con me e con Silvia. Nessuno t’insegna a fare questo duro mestiere. Ma l’importanza che riveste è talmente alta che, essere perfetti, è impossibile. Ovviamente questo vale anche per il papà, ma: “…la Mamma è sempre la mamma…“. Tu Daniela sei una Mamma. Sei una Mamma con mille attenzioni. Sei una Mamma disposta a fare sacrifici. Sei una Mamma che va avanti senza paura, mettendo al primo posto il benessere della propria figlia. Di nostra figlia. Sei una Mamma attenta. Sei una Mamma che sa piangere e ridere, ma soprattutto sa insegnare queste emozioni alla propria figlia. Sai, io ti osservo e penso di essere un uomo fortunato. Penso che mia figlia sia una bambina fortunata. Il motivo è molto semplice, da quasi un anno ha trovato una Mamma fantastica. Sono fiero della mia famiglia.

40 anni.

IMG_3696Una donna subisce sempre lo “scavallare” del decennio. Per la verità anche gli uomini, ma per le donne è sempre tutto amplificato. Tutto più grande. Domani, anzi fra un’oretta, raggiungerà uno di questi traguardi anche Daniela. Il problema è che lei si sente un “cesso“. A nulla vale raccontargli quello che vedo, ossia che ogni giorno è più bella; che ogni giorno l’amo di più del giorno precedente; che ogni giorno, con i suoi modi, m’insegna sempre qualcosa in più; che ogni giorno gli occhi della nostra bimba si riempiono sempre più di amore nei suoi confronti. Forse è questo il suo segreto. Essere circondata da persone che l’amano, che stravedono per lei. O forse è l’aria buona del paesello. Mi piace perfino quando mi sgrida  perché, secondo lei, vizio la nostra bimba. L’adoro anche quando mi da da leggere i libri sui neonati. La verità è che insieme stiamo costruendo  qualcosa di bellissimo. Certo, ci vorrà tempo, ci vorrà fatica, ma ci riusciremo. Questo in fondo lo sai anche lei. La luce che ha negli occhi, che poi è la stessa di Andrea subito dopo aver fatto quella sua risatina irresistibile, è carica di quel fascino che neanche a cento anni perderà. La sua fortuna, la sua arma, è che è totalmente inconsapevole di quanto è fantastica. Questa inconsapevolezza è figlia di tutte le sue conquiste, di tutte le cose che ha ottenuto nella sua vita: giorno dopo giorno. Questa inconsapevolezza la costringe a fare sempre qualcosa in più, la costringe a cercare qualcosa che la migliori. Questa sua inconsapevolezza non le fa rendere conto che è già perfetta così. Non so cosa vede quando è davanti allo specchio. So però quello che vedo io ogni volta che rientro a casa, ma soprattutto so quello che provo ogni volta che la vedo. Lei è l’unica che riesce a far mutare il mio umore in meglio, sempre e comunque. In poche parole io benedico quel compleanno di luglio che ci ha fatto conoscere. Se ora non dormisse già, vorrei baciarla e dirle: “Sei bella come il primo giorno che ti ho visto, anzi, sei ancora più bella.” L’augurio che vorrei fare a questa donna unica per questo suo compleanno è che la vita continui a donarle tutto quello che desidera. Con fatica, con mille sforzi, com’è successo sino ad ora. Ma che tutto quello che ha nel cuore, nella testa, possa diventare suo. Spero solo che io possa continuare a essere il suo compagno per la vita. Ti amo Amore mio.

Il fascino di una banana spiaccicata.

bananeNell’ultimo giorno del 2015, ho scoperto che anche una banana schiacciata può avere il suo fascino. Daniela ha schiacciato tre fettine di banana, per darle a Andrea. Risultato? DIVORATE! La pediatra ci ha detto che la frutta schiacciata doveva aiutarci a farle apprendere l’arte della deglutizione. Non so se Andrea definisce la deglutizione un’arte, ma vi garantisco che vederla mangiare è come vedere un vecchio film di Fabrizi. Scherzi a parte, nella logica delle prime volte, un fatto così importante andava sicuramente citato e ricordato. La cosa che non mi spiegherò mai è come sia possibile che: una banana spiaccicata possa diventare così bella; un musetto, tutto sporco di frutta e bava, possa essere così affascinante; gli occhi di un fratello più grande, così pieni d’amore mentre la sorella di poco più di cinque mesi spernacchia in giro. L’amore è veramente una cosa complessa, bellissima, inspiegabile.

Di nuovo l’albero.

E’qualche anno che vivo male il Natale. L’ho già scritto in precedenza, ma ogni anno, non c’è nulla da fare, si ripresenta lo stesso problema. E pensare che a me il Natale piaceva tantissimo, ma crescendo questo sentimento è cambiato, fino ad arrivare alla vigilia di Natale del 2011 quando ho perso mia mamma. D’allora questa festa è caduta in un baratro senza fondo. Fatico a condividere con il prossimo, o anche solo con i miei cari, quello che prima invece amavo, in una parola: lo Spirito di questa festa. Quest’anno però Daniela si è imposta. E’nata Andrea e dobbiamo fargli vivere il Natale al meglio. Andrea deveIMG_3470.JPG poter: desiderare, sognare, immaginare tutto quello che una bambina può: desiderare, sognare, immaginare. Il mio umore, il mio trascorso non debbono penalizzarla. Non ha tutti i torti. Leggo sui social network che spesso le feste vengono osteggiate, vengono criticate, a partire dal Natale. E anche se io non lo faccio per partito preso o perché “fa fico“, ma proprio perché questa festa mi mette in uno stato di malessere generale. Vorrei che tutto tornasse a come quando ero bambino. Vorrei che il Natale diventasse di nuovo un momento bello, in cui tutta la famiglia si raccoglie intorno a quello che rappresenta veramente e ne facesse tesoro. Un tesoro che duri per tutto l’anno. Quest’anno però sarà diverso, ne sono quasi sicuro. Almeno per come Daniela lo sta affrontando. Si è caricata sulle spalle il lavoro di tutti e due, e sta cercando di far diventare questo Natale, il suo primo Natale da mamma, speciale. Se ci riuscirà, e sono sicuro che ci riuscirà, sarà un Natale speciale per tutti. Anche per Filippo che, forse, da troppi anni sopporta il mio stato d’animo.  Il risultato sarà ancora più clamoroso perché per me quest’anno è stato l’anno più controverso da quando ne ho memoria. Mi sono successe talmente tante cose orribili che certamente me lo ricorderò come l’anno peggiore di tutti; nel contempo mi sono capitate delle cose che altrettanto me lo faranno ricordare come un anno speciale. Di certo è stato un anno faticoso, senza nemmeno un giorno di vacanza e con tante preoccupazioni per la testa, ma ci ha portato anche Andrea. Di certo per ora c’è che, dopo tanti anni Daniela è riuscita a fare entrare a casa un albero di Natale. Uno di quelli grandi, belli e pieni di luci. Grazie Daniela, e se sarà di nuovo un Natale, sarà soprattutto per merito tuo.

 

Basta.

11960021_1173612062654172_298447364309995252_nIn questi giorni dove mi giro trovo questa foto pubblicata. Mi sta togliendo il sonno, ce l’ho nella mente quando chiudo gli occhi. Sarà che il corpo di questo bimbo mi ricorda mia figlia quando dorme; sarà che non trovo più una spiegazione a tutta questa crudeltà; sarà che noi, popoli civilizzati, non riusciamo a trovare una soluzione a tutta questa cattiveria; sarà che forse un bel po’ di responsabilità nella morte di questo bimbo me sento sulle spalle anche io, mentre i responsabili, sono sicuro, vivono tranquilli e sereni. E non è un discorso di chi è d’accordo o no all’ospitalità. Non è un discorso di chi è a favore o no dell’immigrazione. E’ che non capisco più tutto questo immobilismo. Vedo tanta gente che lavora tanto, oltre ogni più umana sopportazione. Mi riferisco: al personale umanitario, alle forze armate, alla guardia costiera, ai volontari. Ma poi finita questa gestione, il nulla. Vedo uno stato immobile, un’Europa indifferente. Non si può far finta che il problema non esiste. E intanto leggiamo di scandali che hanno letteralmente divorato le risorse economiche destinate a queste persone. Penso che sia arrivato il momento di dire basta. Basta!! Bisogna che ognuno di noi s’impegni a costruire un mondo migliore. Basta al mondo dei furbi che strumentalizzano la sofferenza. Basta. Dobbiamo essere in grado di distinguere: chi scappa per disperazione, da chi si approfitta. Quel corpo non mi sembra un terrorista, non mi sembra un clandestino. Io ci vedo un bambino morto per niente. Io ci vedo un bambino vittima dell’ipocrisia di questo mondo. Io ci vedo un mondo che se permette questo è all’inizio della fine.

Andrea.

IMG_3014La provenienza del nome è latina. Significa: “con riferimento alla sua femminilità“. Si perché noi  nostra figlia l’abbiamo chiamata Andrea. Qualcuno ancora storce la bocca quando ci chiedono come si chiama, ma noi siamo felicissimi del nome che abbiamo dato alla nostra bimba. Anche Filippo all’inizio era un po’ scettico, anzi non gli piaceva proprio. Ma poi con il passare dei giorni, vedendo che quel nome era una bimba bellissima, era sua sorella, ha iniziato ad amarlo, come ama lei. Si perché lui ora è il fratello maggiore. Era il 21 luglio quando è nata Andrea, e mancavano pochi minuti a mezzo giorno (11:48). Oggi sono 21 giorni che sei nata. Tre settimane. Per me è un’esperienza insolita. Iniziare di nuovo con pannolini, poppate, notti in bianco e ruttini, non lo nascondo, un po’ mi preoccupava. Dovermi dividere tra fare il padre di un adolescente e il padre di una neonata, è una prospettiva che mi ha fatto passare parecchie notti a fissare il soffitto. Ma poi pensavo che una figlia fatta con la persona che si ama è il dono più bello che un uomo possa ricevere. E allora riprendevo sonno. Una figlia a 44 anni, ho scoperto in questi pochi giorni, ti rimette al mondo. Tutti i problemi che ho, che abbiamo. Tutto lo sporco della vita. Tutto quello che subiamo consapevolmente o inconsapevolmente, diventa improvvisamente sopportabile. Lo avevo dimenticato. I figli sono la cura per ogni male. Non sono un problema, sono la soluzione. Andrea mi sta aiutando a riscoprire tante cose e anche Filippo ne trarrà vantaggio. L’attenzione ai dettagli, ai momenti. Lo scorso week end Filippo è venuto a casa nostra, e mi sono riscoperto a sorridere mentre lo guardavo dormire. Ho passato delle ore guardandolo dormire da piccolo, e ne passerò tante anche con Andrea. Questa è una delle tante cose che Andrea mi ha fatto riscoprire. Cosa c’è di più bello che vedere i propri figli dormire. E’ l’essenza di tutto. Io lo avevo dimenticato. Il sonno è uno dei momenti in cui sono impotenti, sono indifesi, e un genitore ha la sensazione di poterli proteggere da tutto e da tutti. Certo che guardare una bimba di 52 centimetri e un bimbo di 180 ti fa una certa sensazione. Ma pensare che Andrea avrà anche lui, il fratello, mi rasserena. Sono proprio felice che sei arrivata piccolina mia. Sono felice perché la tua mamma è morta di fatica, tra le mille cose che deve fare, ma poi basta un tuo sorrisino, e tutta la sua stanchezza svanisce. Sono felice perché la fotografia che ho in mente da 21 giorni è quella di Filippo che ti prende in braccio, ti guarda con lo sguardo sognante e tu Andrea, non so quanto inconsapevolmente, ricambi quello sguardo con l’ammirazione che solo l’amore di un fratello riesce a darti. Sembrano le farneticazioni di un padre innamorato, ma non lo sono. Grazie Andrea per essere arrivata. Grazie da Mamma, Filippo e papà.