Non è fascismo…

imageC’ho pensato e ripensato prima di commentare la foto della signora nella foto. “Auschwitzland”, riportava la maglietta della ragazza, abbozzando un logo simile a quello Disney. Una gita a Predappio, in una ricorrenza particolare. Il luogo dove è sepolto il Duce, nel giorno della morte del Duce. Ho pensato e ripensato ma il problema non è il fascismo, non è la politica. Il problema è che ci sono delle persone, facilmente veicolabili, con poca capacità critica che, con buona probabilità non sa neanche cosa sia successo ad Auschwiz durante la seconda guerra mondiale. In quel campo di concentramento sono morte barbaramente migliaia di persone per la follia di un folle. Quel folle è riuscito a convincere tante persone che, uccidere dei civili, fosse normale. Ha convinto tante persone che torturare dei civili, fosse normale. Come si fa a non ritenere sbagliato quello che è successo dopo l’istituzione delle leggi razziali? Si può essere di destra o di sinistra, ma non credo che qualcuno sano di comprendonio possa voler replicare quella sofferenza. Non credo che qualcuno sano di comprendonio possa pensare di scherzare con un luogo carico di sangue, di morti. Penso però che il mondo è pieno di gente piccola che, pur di sentirsi parte di un gruppo, sarebbe disposta a mettersi anche una maglietta come quella. Mi fai pena ridente “signora”.

 

 

Il 5 di novembre…

giglioCi risiamo, è il 5 di novembre e come ogni 5 di novembre mi cala addosso una tristezza infinita. Oggi poi, il tempo non aiuta affatto. Questo grigio fuori la finestra, la pioggia fina, caratteristica dei nostri autunno, l’umidità che sembra penetrarti le ossa. Il pensiero fisso a mia mamma, a Danielina. Mi viene in mente tutto quello che poteva essere e non è stato; mi viene in mente come le tortuose strade del destino abbiamo unito indissolubilmente la vita di mia mamma e di mia cugina. Un legame stretto tra date, ricorrenze e quell’amore della zia alla nipotina più piccola. Era la piccola di casa. Sembra proprio una di quelle trame sulle quali gli scrittori di romanzi genererebbero fiumi di pagine. Invece è solo una coincidenza. Un infausto e perverso gioco legato al ricordo di una serata di autunno, mentre ci approssimavamo ad andare a festeggiare il compleanno di mia mamma, e quella telefonata che mai avresti voluto sentire: “Daniela ha avuto un brutto incidente”. D’allora nulla è stato più lo stesso. Mia mamma non ha avuto più voglia di festeggiare il suo compleanno, e nemmeno noi con lei. Io ho sempre avuto l’impressione che lei si sia lasciata morire da quel momento. Ora che non c’è più neanche lei rimangono solo i ricordi. Daniela e Loreta. Nessuno di noi vi ha dimenticato, nessuno di noi vuole dimenticarvi. Te Daniela tanta voglia di vivere, la faccia sveglia e l’energia per divorare tutti i problemi che, nonostante la tua giovane età, avevi già dovuto affrontare. Loreta, la mamma che tutti vorrebbero: attenta, presente, l’amore fatta persona. Ora che non ci sei più non so quanto darei per poterti ascoltare il tuo punto di vista sulla vita. Penso di averti chiesto una valanga di consigli, e non ne hai sbagliato neanche uno. Pensavo che insieme a zio Luciano, abbiamo perso, forse, le migliori di tutti noi. Senza di loro, senza di voi, le cose non sono più state le stesse. Senza di loro tanti equilibri si sono interrotti. A distanza di anni posso dire che il centro di tutto eravate voi e forse lo siete ancora. Ci mancate…

Il rispetto delle istituzioni, dovrebbe partire dalle istituzioni stesse.

Cassaro-Torino-675In questi giorni si fa un gran parlare dell’insegnante che a Torino, in una manifestazione antifascista, ha insultato pesantemente le forze dell’ordine schierate, anche a sua tutela, augurando anche la morte a quei ragazzi. La mia posizione è chiara e mi piace subito chiarirla, sono contro persone che urlano e minacciano, siano essi di destra o di sinistra. Non è una questione di schieramento politico. La domanda che mi sono posto in questi giorni è se avessi avuto questa maestra, insegnate dei miei figli, cosa avrei fatto? Sicuramente sarei stato molto preoccupato che la stessa portasse in aula la politica, la sua parte politica. E questo non perchè sia d’accordo o meno sulla sua ideologia, ma perchè un alunno, un adolescente, deve poter essere messo in condizione di avere una visione delle cose non parzializzata, non politicamente preconcetta. Proprio per questo motivo ho pensato che non l’avrei voluta come insegnante dei miei figli. L’altro pensiero che ho avuto è quale senso dell’istituzione può avere una persona che, pur facendone parte, arriva ad augurare di morire ad un altro appartenente della stessa istituzione. Ho sempre cercato di spiegare ai miei figli che, un insegnante o un poliziotto, nel pieno delle sue funzioni sono figure da rispettare; sono persone che hanno l’alto compito di tutelare e far crescere la nostra nazione. Come si fa ad avere un insegnante che non rispetta un’altra carica dello stato? Come può lei stessa poi chiedere il rispetto dovuto ai suoi alunni, se l’insegnamento che da, dai suoi comportamenti, è non rispettare il prossimo. Non rispettare gli uomini delle forze dell’ordine? La domanda che poi mi sono posto, forse quella più importante: è giusto che questa insegnante continui a fare il suo lavoro? Per me: no! Anche e soprattutto per le dichiarazioni fatte dopo, in una telefonata che hanno trasmesso su SKYTG24, nella quale le chiedevano se fosse pentita per le parole pronunciate. La risposta , a mio avviso, assurda è stata: “no!” Aggiungendo che: “lei in quelle occasioni può di sentirsi se stessa”, aggravando, se possibile, la sua posizione. Una denuncia che sento fare molto spesso a queste nostre giovani generazioni, è l’assenza di rispetto, soprattutto nei confronti di chi svolge con serietà e umiltà, compiti all’interno degli apparati statali. Forse una risposta a questa deriva può essere una maggiore attenzione a chi mettiamo in ruoli chiave, come quello dell’insegnamento. Mi dispiace signora Fedeli, mi rivolgo proprio a lei, ma per me non è adatta a fare l’insegnante. Con questo non dico che lei non possa prendere parte a una manifestazione o che non possa dichiarare di essere antifascista, è un suo diritto democratico, ma quelle esternazioni la pongono in una fascia estrema che io odio e combatto. Lei ha fatto una scelta chiara, partecipare a una manifestazione, e fin qui nulla di male, e esternare: odio e disprezzo verso chi stava svolgendo il proprio lavoro. Ha fatto una scelta davanti a telecamere e macchine fotografiche che la riprendevano, e di questo non mi sembrava affatto imbarazzata, anzi. Un pensiero, una domanda mi piacerebbe fargliela: immaginiamo a cosa sarebbe successo se, un uomo delle forze dell’ordine, un uomo a cui lei ha augurato miglior vita, l’avesse minacciato di morte un’insegnante come lei. Quell’uomo sarebbe degno di continuare ad indossare la divisa?

Sono fatto proprio male!!

ffeb93ebc9f46597c52b4129a88cadc9L’uomo è proprio strano. Io sono proprio strano. Dovrei gioire, ma invece quando a qualcuno gli capita una disgrazia, anche se mi ha trattato malissimo, anche se penso che sia una persona pessima, io non riesco proprio ad esultare. Proprio in questi giorni infatti, un mio ex amico è stato sbattuto dentro un tritacarne mediatico senza precedenti e, anche se il mio cervello pensava, e continua a pensare, che gli dovrebbero succedere almeno altri dieci eventi come questo, per mettere in paro tutto il veleno che lui ha sputato: su di me, sulla mia famiglia, sui miei amici, per tutte le balle che ha raccontato (e che racconta), per avermi fatto rischiare di discutere con uno dei miei migliori Amici, nonostante tutto questo, il mio cuore non riesce ad essere felice. La vita è strana, io sono strano. Proprio oggi Daniela mi diceva che sono vendicativo, aggiungendo, che non aveva mai notato questa mia “caratteristica”. Lo pensavo anche io. Pensavo anche io di non essere vendicativo, ma pensavo anche che vedere questo essere sbattuto su tutte le prime pagine dei quotidiani,  ridicolizzato in ogni telegiornale che ho visto in questi giorni, vederlo in fuga da un giornalista che lo pressava sulle sue sue furbate di una vita, mi dovesse far contento, mi dovesse, idealmente, restituire un pò di giustizia. Invece no. Invece mi genera enorme tristezza. Non posso dire che mi dispiaccia, ma non sono felice. Il metodo che utilizza l’essere per sbeffeggiarti, per denigrarti è quello della calunnia in aggiunta al tentativo d’isolarti socialmente. Di certo c’è che l’essere è cattivo, è senza scrupoli e si mangerebbe il cuore del suo più caro amico per raggiungere i suoi scopi. Nella sua vita l’essere si vantava di tante cose, alcune delle quali oggi rinnega pubblicamente. La violenza, la disobbedienza erano i sui vanti. Mi ricordo un trofeo che ci portò in visione, un Sanpietrino verniciato di rosso, che solo a pensare il perchè se lo fosse meritato, mi viene ancora il vomito. Quanto ci andava fiero lui. Con il senno del poi mi rendo conto che io questo individuo l’ho sopportato, l’ho tollerato, per tutte quelle dinamiche che s’innescano nei gruppi, in una squadra di rugby. In fondo non è mai stato un mio amico, anche se lui ha mangiato e bevuto a casa mia (io al contrario mai nella sua). Tutta questa rabbia che ho nei suoi confronti, nei confronti di uno che reputo: prepotente, arrogante, arrivista, falso e approfittatore, non mi fa comunque essere felice di quello che gli sta accadendo, di quello che gli è accaduto, che per inciso ritengo lui unico responsabile. Non mi rende felice per niente. Questa mia assenza di felicità, con buona probabilità, dipende anche dal fatto che tutto questo casino, alla fine se lo conosco un pò, a lui non gli sposterà una virgola. Lui, essendo un bugiardo con tanto di attestato, non farà mai il famoso “passo in dietro“. Diventerà quello per cui, in questi anni: ha infamato, ha infangato, ha insultato. Ma anche se veramente rinunciasse e credetemi non lo farà, anche in quel caso, non sarei felice. La spiegazione che mi sono dato è che forse lo reputo un’assoluta nullità.  E le nullità non ti generano nessun sentimento. Sono fatto proprio male!!!

I miei auguri…

albero-di-NataleOgni anno, da qualche anno, il Natale è per me una ricorrenza “pesante”. Ho perso mia mamma il 24 di dicembre di qualche anno fa e questa cosa ha rovinato, e rovina, una festa che io amavo. Per amore di verità debbo confessare anche che: con l’arrivo di Andrea, la bravura di Daniela e la presenza di Filippo,  riesco a mediare la tristezza che provo. Ogni anno però, in questo periodo, emerge nella massa un attegiamento  ipocrita, camuffato da buonismo. E questa cosa, complice anche l’età che mi fa essere meno paziente, non mi va più di subirla. Non ho mai creduto che a Natale siamo tutti più buoni. Gli stronzi, gli arroganti i senz’anima, lo sono tutto l’anno, in particolare a Natale. Per cui io quest’anno ho deciso di fare una bella cosa: fare gli auguri a tutti semplicemente augurando, non quello che si desidera, ma quello che ognuno di noi merita. Sarebbe bello, a partire da me ovviamente, ricevere in base a quello che si è dato. Veramente però. Sin da bambini siamo stati abituati che, comunque, alla fine, anche se ci siamo comportati da schifo durante l’anno, poi Babbo Natale arriva per tutti. E invece no!! Non è giusto. Vedo troppa gente che meriterebbe di più e che non ottiene. Vedo troppe brave persone, quelle che meritano veramente, messe ai margini di una società sempre meno attenta ai principi, alle cose giuste. Ne ho più di qualcuna in mente. Mentre scrivo penso proprio a loro e mi auguro che questo Natale porti a loro, principalmente a loro, tutto quello che meritano, visto che la vita è stata particolarmente dura fino a oggi. E proprio nei momenti duri il Natale prende quel sapore malinconico, quasi triste. A loro proprio chiedo di tenere duro, perchè loro sono persone migliori, sono persone speciali, e questo alla lunga pagherà.

Tantissimi auguri di buon Natale a tutti…e ognuno di noi, possa trovare sotto  l’albero di Natale, niente di più e niente di meno, di quello che merita…

Alessandro

I nostri figli, re e regine senza regno.

IMG_6419Mi trovo ad interrogarmi spesso, ma soprattutto ultimamente se, come genitore, faccio bene o faccio male; se i miei comportamenti, il mio stile di vita, influenzi negativamente  o meno, la crescita dei miei figli. Se alcune regole che ci siamo imposti dentro casa siano effettivamente utili, o se siamo noi stessi vittime anche delle regole stesse. Tutto ciò in linea teorica è un bell’esercizio mentale e anche una bella e appassionata discussione con la mia compagna. Ma poi accadono delle cose. Accade che i tuoi figli subiscano le prime cocenti sconfitte e allora, dalla teoria siamo catapultati alla pratica. Da quel momento: leggi, cerchi notizie, t’informi, rendendoti conto che ogni giorno compiamo una marea d’errori. E quegli errori pesano come macigni, sulle spalle dei nostri figli. Ho letto questo interessantissimo post, che a sua volta riprende un post di una psicoterapeuta canadese di origini ucraine: Victoria Prooday. Il post, dal titolo: “ La tragedia silenziosa che sta colpendo i bambini di oggi “. Più leggo e più mi convinco che la chiave di tutto è la complessità della vita, o meglio, di come la vita si sia complicata da quando, a mia volta, io ero adolescente. Eppure sono passati “solo” 30 anni, ma se mi ci metto a pensare, mio figlio, ma anche mia figlia, fanno pochissime cose di quello che facevo io alla loro età. Forse la chiave di tutto è che noi cerchiamo di crescere dei re, o delle regine, ma purtroppo loro un regno non ce l’hanno. Ad un certo punto gli si presenta la vita dinanzi, senza veli, senza maschere e li fa capitolare inesorabilmente. Si è vero le sconfitte fanno crescere. Fanno crescere tutti, anche i nostri figli. Ma fa male capire, o anche solo pensare, che noi siamo complici di quelle sconfitte. I genitori dovrebbero forgiare i propri figli proprio per la vita, proprio per aiutarli a superare quelle sconfitte che, inesorabilmente, prima poi subiranno. Mio nonno materno diceva una cosa che mi ha sempre fatto riflettere. Nei miei momenti difficili, per farmi capire come proprio le difficoltà ci facciano crescere e ci migliorano, diceva: “…hai mai visto un Santo, diventare Santo quando la vita gli sorrideva?” I momenti difficili, la tristezza, la noia, fanno parte della vita e debbono far parte di noi. Non dobbiamo fornire delle scorciatoie sempre e comunque ai nostri figli, semplicemente perché poi, nella vita, loro cercheranno di trovarne una. Lo so a parole è semplice, ma poi nei fatti è molto più complicato. I fatti che ho dovuto affrontare in questi ultimi giorni però mi hanno aiutato tanto a riflettere. Crescendo i figli affrontano delle difficoltà delle quali noi genitori saremo spettatori impotenti. Da quel momento in poi potremo constatare cosa i nostri “bambini” cosa sono diventati. Di sicuro c’è che fare i genitori è un’impresa ardua.

Dammi il cinque papà!

img_3603Un gesto semplice che può scatenare mille pensieri. Mi sono trovato, soprattutto ultimamente, a condividere con Filippo una nostra passione: il basket. Da giovane, si, da giovane, era il mio sport. Si giocava in modo diverso, all’aperto, eravamo in pochi, ma mossi da una voglia pazzesca di praticarlo, di esserci. Nel mio cuore ci sono sempre i miei compagni di squadra, le trasferte con un fiat 232 beige, le “coca cole” dopo gli allenamenti con Mauro e Andrea, il nostro playground: “Capocroce”, le notti a vedere Magic, Kareem, Jordan, l’arrivo in Italia della riga del tiro da tre. Era un mondo diverso da quello che vivevano gran parte dei miei coetanei, nello sport tutto girava intorno al calcio. Mai avrei pensato però che questa passione sarebbe stata anche quella di mio figlio. Mai avrei pensato che, a quasi quarantasei anni, avrei potuto giocare insieme a Filippo. Il basket, anche oggi, è spettacolo puro. Andare a vedere una partita nei templi americani, ha appassionato anche Daniela, e ora a casa si tifa anche per squadre diverse: Filippo per i Toronto Raptors, Dany per i Golden State Warriors e io, nel cuore ho i Los Angeles Lakers, mentre se debbo dare retta allo spettacolo la mia preferenza va ai Cleveland Cavaliers di Lebron James. Ma in tutto ciò, la cosa di cui sempre meno posso fare a meno è il mercoledì sera con Filippo e il basket. Mi piace giocare con lui, ma ancora di più mi piace giocare insieme a lui. Ogni passaggio che gli faccio, ogni assist, ogni canestro, mi rende felice, orgoglioso. Giochiamo tardi il mercoledì, ma nessuno dei due ha voglia di rinunciarci. Ci arriviamo quasi sempre stanchissimi, ma per tutti e due sta diventando un momento nostro, difficile per chi non condivide questa passione, questo sport. Con l’arrivo della bella stagione poi, Cocciano, il nostro playground, sta diventando il luogo delle sfide contro all’ultimo sangue, con chi si trova li in quel momento. Non ne usciamo mai perdenti. In tutto questo susseguirsi di emozioni, un gesto apparentemente semplice, apparentemente scontato, mi rende inspiegabilmente felice: il cinque dopo un canestro. In cuor mio spero di potergli continuare a dare il cinque in campo, ancora per molto tempo. “I love this game”.

BMW R nineT Scrambler

img_5479Ho appena letto un bellissimo articolo sulla BMW R nineT Scrambler. Questa moto mi fa venire voglia d’estate, quando le giornate sono lunghe e calde; ma anche di primavera quando andare in moto è bello come tutti i colori che riprendono vita; ma anche fa venire in mente anche il giallo delle foto d’autunno, e quel clima ideale per una scampagnata fuori porta; mentre l’inverno ha quelle giornate terze ma cariche di blu. Ecco, questa moto mi fa venire in mente tutto questo. L’articolo che ho letto è: BMW R nineT Scrambler . Anche la prova che ho effettuato qualche giorno fa mi ha letteralmente catturato. Erogazione e ciclistica fantastica. Un rumore sordo che ti accompagna. Semplicemente fantastica.

La mia opinione sul referendum.

referendum-costituzionale-2016-744x437Si o no? In Italia non si parla d’altro. Sembra che non ci siano altri problemi, che non ci siano altre priorità. Perché tutta questa attenzione per un referendum? L’argomento è sicuramente importante, ci sono in ballo tanti articoli della costituzione. Secondo chi ha pensato questa riforma l’obiettivo è quello di snellire processo legislativo, e farla finita con il bicameralismo perfetto o paritario, oltre che diminuire i costi della politica. Il Senato della Repubblica, una delle istituzioni più antiche che abbiamo, avrebbe una natura diversa, se vogliamo anche superiore. Ho letto e riletto questa riforma. L’ho letta prima cercando di avere un’ottica distaccata, cercando di vedere a fondo i punti forti e quelli deboli. Poi ho provato ad approcciarla andando a leggere i motivi del no. Infine ho letto cosa dicono invece coloro che sostengono il si. Non voglio andare molto in profondità in questo mio post, ma piuttosto vorrei fare delle considerazioni obiettive partendo da fatti assodati. Il primo fatto è che l’Italia va cambiata. Su questo siamo tutti d’accordo penso, anzi, mi sembra una ovvietà. Tasse troppo alte, investimenti stranieri che non arrivano, l’economia che fa fatica a partire, e un sistema che non funziona leggi che rimbalzano in parlamento per anni. Nello specifico, in questo panorama dilaniato e rissoso, la politica sta dando il peggio di se. Invece di ragionare sulle cose buone o su quelle che non vanno di questa proposta referendaria, i leader di partito, ma anche l’ultimo degli aventi diritto al voto si scontrano, in un clima che farebbe risultare una curva piena di Hooligans un convento di suore di clausura. Ideali politici e antipatie su questo o quell’altro, in particolare su Renzi, sono gli argomenti di cui si discute, ma sono pochi che si fermano sull’essenza di tutto. Non è così che un referendum va affrontato. Penso ai referendum sull’aborto o sul divorzio. Chi li propose erano, fondamentalmente, i radicali che non sono mai andati oltre il 5% nelle elezioni politiche, ma presentavano delle ragioni laiche apprezzabili, condivisibili. In quell’occasione non era in discussione Pannella o la Bonino, o il governo, in quella occasione i cittadini italiani: democristiani, comunisti, socialisti e missini, si confrontavano su degli ideali. Aspro è stato il confronto ma alla fine, sopra ogni ideale e ogni personalismo politico, gli italiani si sono potuti esprimere sull’argomento. Un livello così basso di discussione, a mio avviso voluto, non si è mai toccato. Ha sbagliato Renzi a personalizzare questa tornata referendaria, ma i continui attacchi al governo sono , a mio avviso, la voce di chi non ha argomenti. E’ vero che la Costituzione è un documento importante per la vita di un paese. Ma come tutti sapranno (spero) la nostra costituzione è divisa in più parti. La prima descrive i “Principi Fondamentali“, ossia tutti quegli articoli intoccabili nei quali vengono enunciati i principi su cui si basa la Costituzione stessa (articoli 1 – 12); nella seconda parte (articoli 13 – 54) nella nostra Costituzione sono enunciati i doveri/diritti di ogni cittadino italiano; nelle terza parte (articoli 55 – 139) e, infine, ci sono 18 articoli che sono le disposizioni transitorie e finali. In verità, per convenzione la nostra Costituzione viene divisa come segue: i Principi Fondamentali, la parte prima e la parte seconda. Com’è facilmente intuibile la parte dei Principi Fondamentali è, e deve essere: Sacra, inviolabile, intoccabile. Nessuno può o deve neanche pensare di modificare il fondamento della nostra nazione. Per quella parte di Costituzione sono morte delle persone. Hanno lottato delle persone. Le altre norme, divise in Titoli, che a loro volta sono divise in articoli, debbono essere, anche, una fotografia del tempo che cambia. Quando è stata scritta la nostra costituzione, uscivamo da due guerre, da una monarchia che non è mai stata una guida, se non quando c’è stato da unire sotto il proprio blasone un’intero popolo, ma anche li lo hanno lasciato fare ad altri per loro conto. C’era da ricostruire un paese e per la prima volta un’identità nazionale. Da questi punti sono partiti i padri costituenti. E hanno fatto un lavoro incredibile. Sono riusciti a creare una sintesi che oggi, forse, la nostra classe dirigente non sarebbe in grado di trovare. Non è vero che la nostra Costituzione è la migliore di tutte, ogni popolo adora la propria, ma è sicuramente la migliore che, in quel momento, poteva essere scritta per l’Italia che si era appena fatta. La carta d’Indipendenza Americana è un documento idolatrato dagli statunitensi. Li non sono scritte le regole della costituzione, ma i principi fondatori e fondamentali del popolo americano. Qui va fatto un distinguo fondamentale: in nessuna carta, o costituzione, possono essere modificati i principi fondamentali perché verrebbe semplicemente meno il senso di nazione, di popolo, ma il funzionamento di uno Stato può e deve essere modificato. Questa è la mia opinione. Tutto muta e non possiamo essere fermi o pensare che un documento “antico” di 70 anni, si possa o si debba adattare al progresso. Quell’impianto che i nostri padri costituenti hanno dato alla costituzione è proprio la forza della costituzione stessa. Loro, nella loro somma intelligenza, avevano già previsto che il mondo sarebbe andato avanti e non volevano assolutamente che la costituzione fosse una zavorra. Ad esempio, uscire dalla dittatura fascista, ha messo l’accento, a mio avviso ora anche eccessivo, sul una serie di sitemi di tutele e contrappesi. Tutti giusti in uno stato democratico, ma un eccesso di tali meccanismi può generare: lentezza, eccessiva burocrazia, in poche parole un sistema ingessato che non permette la competitività in un mondo e in una economia sempre più globale. Da qui la ricerca del superamento del bicameralismo paritario. Altro esempio, il CNEL. Questo organismo, previsto dall’articolo 99 della costituzione è un ente che aveva un senso nel 1948, ma inutile ora. Ecco il perchè della soppressione. Risparmio, velocità, ma soprattutto inutilità. Non perché l’articolo 99 definiva la creazione di questo organismo, si può definire tutta la costituzione un lavoro mal fatto. E’ soltanto il segno dei tempi che cambiano, e con loro dovrebbe adeguarsi quella parte della nostra Costituzione. Questa è la prova provata che è possibile modificare la costituzione, anzi andrebbe: assolutamente e continuamente adeguata. Potrei ancora andare avanti sul ruolo del Senato che avremmo o con altre modifiche, ma penso che sia solo un inutile esercizio di stile. Il quesito è, una volta assodato che la Costituzione in alcune sue parti va e può essere modificata, quale è il modo? E qui s’impatta con il problema vero in Italia: gli Italiani! In Italia non si fa nulla cercando di essere onesti intellettualmente. Nulla! Il problema di questo referendum, grazie all’iniziale errore del nostro premier, è la personificazione della tornata elettorale. In poche parole: se vince il SI, vince il governo, se vince il NO, il governo dovrebbe andare a casa. Renzi ha sbagliato a dichiarare questo. Ma è altrettanto errato sostenere in campagna elettorale che i motivi del NO debbono: essere Renzi a casa, oppure il governo a casa. Non ha senso. Renzi, ma anche fosse stato qualsiasi altro premier, indipendentemente dal risultato elettorale deve rimanere dov’è. Uno dei motivi più forti della modifica di questa costituzione è anche la stabilità, non può essere quindi proprio questo referendum a renderci instabili politicamente. Non capisco poi come questa riforma, scritta inizialmente a più mani, ora veda in alcuni di quelli che l’hanno scritta i maggiori detrattori. L’ho letta, come dicevo prima, l’ho letta più e più volte. Non mi piace in tutti i punti, anzi avrei fatto alcune cose in modo diverso, ma è pur sempre un inizio. E’ pur sempre un buon inizio. Se è vero che l’Italia va cambiata, e tutti sappiamo che è vero, proviamo a cambiarla! Questo è il mio pensiero. Questo è il motivo per cui voterò SI! E lo farò convinto e consapevole. Convinto che ne abbiamo tutti bisogno; consapevole perché ho letto e mi sono fatto una mia opinione. Non ho paura di dire la mia, non ho paura di chi pensa che votare SI, sia l’essere omologato a un sistema di corrotti e di delinquenti. Voglio sentirmi libero di poter esprimere il mio pensiero senza scatenare l’automatico meccanismo dell’insulto. Io non voto di pancia, voto con la mia testa. Non voto contro o a favore di nessuno, voto SI, perché penso che sia meglio per noi. Ho alcuni Amici che voteranno NO, proprio la possibilità di dialogare con loro, in toni pacati e alti, mi ha permesso di costruire la mia convinzione. Non voglio generalizzare, ma la prepotenza, l’insulto, la strumentalizzazione diversa, a mio avviso alla lunga non pagherà. I toni che ho letto, che ho sentito, per onestà soprattutto nelle compagini di chi sta facendo propaganda per il NO, non mi sono per niente piaciuti. Non di tutti, ma molti dei sostenitori del NO hanno preso questa tornata come se non ci fosse un domani. Come se la vittoria del SI definisse un’apocalisse senza ritorno. Anche per questo, il 4 di dicembre voterò SI alle domande che saranno poste nella scheda elettorale che mi verrà fornita. SI, perché NO significa voler non cambiare. Lasciare tutto come sta. E poi, in ultima analisi qualora domani vincesse il NO, tutte le varie anime che oggi animano il fronte contro il SI, contro Renzi, saranno in grado di formulare, nel breve, una riforma che possa migliorare il sistema complessivo? Qualcuno riesce a darmi un panorama che veda insieme: gli integralisti del movimento 5 stelle, con le ali della destra guidate da Giorgia Meloni, con la Lega di Salvini e i Forzisti di Berlusconi? Io la vedo veramente dura.

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Le mani e gli uomini piccoli.

pensiero-critico-499A volte ci piovono addosso delle cose brutte. Li per li ti senti arrabbiato, ti senti deluso, non capisci, anzi vorresti risolvere il problema spaccando la faccia a qualcuno, o anche peggio. Ma poi arriva una mano che ti tiene calmo, che ti fa capire che reagire così, in quel modo sarebbe sbagliato. E soffri, ma non reagisci. Sbuffi come un toro, ma non reagisci. Non reagisci perché la tua compagna ti dice di passarci sopra, di non farti sopraffare dall’istinto. Ma tu sai di essere tanto istinto. Respiri forte e guardi in faccia i  tuoi figli. La piccolina è anche buffa e ti strappa un sorriso. Inizi a sforzarti di convincerti che non fare niente è meglio. Ignori le falsità, le malignità le invidie di gente piccola che nella propria vita non ha mai combinato nulla. Anzi l’unica cosa che ha combinato è distruggere ciò che non ha mai contribuito a costruire. Magari in passato questa gente l’hai anche difesa, l’hai anche chiamata: “Amico”. Ma loro non hanno capito. Questa gente  ha continuato a distruggere tutto quello che gli altri costruivano, perché queste persone piccole non sono capaci di costruire. Vai a dormire, ma la notte è lunga, neanche su SKY fanno niente quando è tardi. I pensieri sono tanti e dormi male, ti giri nel letto, sudi anche se fuori ci sono 5 gradi. La mattina sembra non arrivare mai e, quando ti alzi, le occhiaie, una faccia sbattuta che neanche gli zombie di “the Walking dead”, e le domande che ti poni sono sempre quelle della sera prima: ma perché?? Ma sto facendo bene?? La solita vita riprende, la colazione da preparare, la merenda per la scuola del figlio più grande, che noi vediamo sempre come un bambino, ma che invece sa che qualcosa turba il suo papà. Lo sa, ma non capisce perché il suo papà è così nervoso. Perché il suo papà non fa colazione con lui. Ma dobbiamo correre, la vita non ci concede fermate, prosegue dritta senza preoccuparsi di noi. E’ così bella e cinica la vita. Il solito traffico d’affrontare, e lasciamo il figlio a scuola. La telefonata alla donna che ami, anche lei bloccata sul raccordo. “Maledetto Raccordo Anulare!!”, pensi. La testa gira, qualche messaggio, che neanche leggi, il parcheggio che non si trova, la testa che s’intasa ancora di più con le mille cose da fare a lavoro. Il momento non è facile, ma tu devi rimanere concentrato, non puoi permettere all’uomo piccolo, al fallito, di distrarti. Arrivi in ufficio, saluti senza il calore di sempre, ma: “tanto nessuno se n’è accorto!!”, pensi. Poi succede qualcosa d’inaspettato. Qualcuno viene da te, e ti porge la stessa mano della sera prima. Ma non è la tua compagna che ha ( quasi ) l’obbligo di rasserenarci, di provare a tirarti su il morale; è un collega, è qualcuno che ogni santo giorno vive quello che fai e, in silenzio, lo apprezza. Lo apprezza ma non te lo dice. Non te lo dice perché non è il momento. Quella mano ti dice: continua, vai avanti, non sei sbagliato, non sei inadeguato. Ce la stai mettendo tutta e capisci che qualcuno se n’è accorto. Quella mano sulla tua spalla, non ha apprezzato quello che l’uomo piccolo, il fallito, ha scritto. Tutte le sante mattine ti vede risolvere quei problemi che nessuno sa neanche che esistono. Quella mano ti dice, guarda stai facendo bene, e quello che ieri sera hai letto sono solo le parole di un uomo piccolo, figlio di un uomo e di una donna piccoli. Nato senza prospettiva se non quella di farsi notare parlando male di qualcun’altro. Ieri era la moglie di un tuo amico, la sera prima la propria moglie, il giorno dopo la moglie di un altro amico ancora, poi storie che solo lui e qualche altro fallito come lui può pensare vere. Solo lui, o un uomo piccolo come lui, possono credere che non siano il frutto della sua malsana inventiva. Dell’inventiva di un bugiardo. Ma intanto parla, sparla, getta fango. Tu ringrazi quella mano, ma i pensieri della sera prima ancora ti feriscono, ancora ti rendono nervoso. Testa bassa, il nuovo disco di Sting suona senza che lo ascolti veramente. Ed ecco che dopo quella mano, ne arriva un’altra e un’altra, e un’altra ancora. Il telefono squilla e qualcun’altro censura quello che sei stato costretto a leggere, comprende quello che sei stato costretto a passare. Anche le telefonate diventano due, tre, tante. Il nervosismo rimane, la giornata non è stata per niente tranquilla, non è stata per niente bella, ma il cuore ha cambiato colore. Tutte quelle mani che si sono poggiate sulla tua spalla e che ti hanno accompagnato, ti hanno fatto comprendere meglio che non sei solo. Che forse il nervosismo dell’uomo piccolo, del fallito, è dettato dal fatto che si è accorto, prima di te, di quanto sei fortunato. E tutte quelle cattiverie che hai letto la sera prima rimangono sempre false, sempre cattive, ma ti hanno aiutato. Ti hanno fatto comprendere che le persone intorno a te sanno che stai facendo bene, che stai lavorando onestamente e che ce la stai mettendo tutta. Forse l’uomo piccolo, il fallito, non sa di essere invidioso. La giornata è finita, ti accorgi che non hai neanche pranzato. Hai lavorato e pensato, non hai avuto tempo per fare altro. Pensato a tutte le telefonate e tutte le mani che ti hanno sostenuto. Torni a casa e mentre cammini con le cuffie nelle orecchie, che coprono tutti i rumori, pensi ancora. Pensi che il Robbie Williams ha fatto un altro bel disco, ma pensi anche che l’uomo piccolo è sempre più piccolo, che il fallito ha fallito ancora una volta, ma che soprattutto è sempre più solo, mentre te hai tante mani nella tua testa, tante telefonate nelle tue orecchie di persone che sanno. Sanno che te con l’uomo piccolo, con il fallito, non hai mai avuto nulla a che spartire, anzi come tutti i parassiti, per un periodo della sua vita, ha succhiato il sangue della tua vita e tu non te ne sei neanche accorto. Lo hai portato in posti che lui non avrebbe mai neanche immaginato di poter frequentare, di poter vedere. Ma lui era solo li a succhiare il tuo sangue, a sfruttarti. Di quel parassita ora rimane solo un piccolo buco, un piccolo segno che ci metterà pochissimo tempo a rimarginarsi.