#iorestoacasa diario di una pandemia giorno 23

unnamedSono 23 giorni. Oramai passiamo talmente tanto tempo a casa che iniziamo quasi ad abituarci. Quello che era normale solo un paio di mesi fa, oggi sembra quasi una conquista. Si parla che i ragazzi non riandranno a scuola. Si parla di come si potranno fare gli esami di maturità. Di sicuro passeremo la Pasqua a casa. Stiamo imparando a fare cose nuove. Abbiamo tempo di fare cose. Si creano nuovi equilibri a casa. Passano i compleanni e li stiamo festeggiando on-line. Con oggi è già il secondo. Filippo tra quattro giorni farà 18 anni. Una data importante per ognuno di noi. Tutti noi ricordiamo quello che abbiamo fatto al nostro diciottesimo compleanno. Filippo ricorderà una pandemia. Ricorderà che il giorno in cui è diventato maggiorenne un virus lo ha costretto a casa. E pensare che avevamo in mente una festa fantastica. La questione è che ancora troppe persone non fanno quello che devono. A casa dobbiamo trovare mille modi per trattenere una bambina di quattro anni, quasi cinque, ma tanti – troppi – ancora vanno in giro senza un motivo. Questo rischierà di prolungare la nostra “prigionia”. Sono preoccupato. Stanotte ho passato una delle mie notti in bianco. Ho pensato all’estate, all’essere pronti a ripartire con le nostre attività a come tante persone affronteranno il futuro prossimo. Sono preoccupato. Oggi i dati sono in linea con quelli dell’ultimo periodo. Ogni giorno li guardo e spero che si abbassino. Spero che inizi la fase in cui i positivi siano meno di quelli di ieri. Ogni giorno li guardo e spero di leggere che non c’è stato nessun morto. Ho paura che questa situazione ci rubi l’estate, rubi i sogni, che rubi i sogni di tante persone. Gente che ha comprato casa e ha il mutuo da pagare, gente che ha investito nella propria attività, ci sono lavoratori che si trovano sbalzati in cassa integrazione, ci sono persone che non hanno più un euro in tasca. Questa storia ci sta rubando il futuro. Spero che finisca presto. Spero che ognuno di noi, spero che i nostri figli possano riprendersi la normalità che meritano.

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