Non è fascismo…

imageC’ho pensato e ripensato prima di commentare la foto della signora nella foto. “Auschwitzland”, riportava la maglietta della ragazza, abbozzando un logo simile a quello Disney. Una gita a Predappio, in una ricorrenza particolare. Il luogo dove è sepolto il Duce, nel giorno della morte del Duce. Ho pensato e ripensato ma il problema non è il fascismo, non è la politica. Il problema è che ci sono delle persone, facilmente veicolabili, con poca capacità critica che, con buona probabilità non sa neanche cosa sia successo ad Auschwiz durante la seconda guerra mondiale. In quel campo di concentramento sono morte barbaramente migliaia di persone per la follia di un folle. Quel folle è riuscito a convincere tante persone che, uccidere dei civili, fosse normale. Ha convinto tante persone che torturare dei civili, fosse normale. Come si fa a non ritenere sbagliato quello che è successo dopo l’istituzione delle leggi razziali? Si può essere di destra o di sinistra, ma non credo che qualcuno sano di comprendonio possa voler replicare quella sofferenza. Non credo che qualcuno sano di comprendonio possa pensare di scherzare con un luogo carico di sangue, di morti. Penso però che il mondo è pieno di gente piccola che, pur di sentirsi parte di un gruppo, sarebbe disposta a mettersi anche una maglietta come quella. Mi fai pena ridente “signora”.

 

 

Il 5 di novembre…

giglioCi risiamo, è il 5 di novembre e come ogni 5 di novembre mi cala addosso una tristezza infinita. Oggi poi, il tempo non aiuta affatto. Questo grigio fuori la finestra, la pioggia fina, caratteristica dei nostri autunno, l’umidità che sembra penetrarti le ossa. Il pensiero fisso a mia mamma, a Danielina. Mi viene in mente tutto quello che poteva essere e non è stato; mi viene in mente come le tortuose strade del destino abbiamo unito indissolubilmente la vita di mia mamma e di mia cugina. Un legame stretto tra date, ricorrenze e quell’amore della zia alla nipotina più piccola. Era la piccola di casa. Sembra proprio una di quelle trame sulle quali gli scrittori di romanzi genererebbero fiumi di pagine. Invece è solo una coincidenza. Un infausto e perverso gioco legato al ricordo di una serata di autunno, mentre ci approssimavamo ad andare a festeggiare il compleanno di mia mamma, e quella telefonata che mai avresti voluto sentire: “Daniela ha avuto un brutto incidente”. D’allora nulla è stato più lo stesso. Mia mamma non ha avuto più voglia di festeggiare il suo compleanno, e nemmeno noi con lei. Io ho sempre avuto l’impressione che lei si sia lasciata morire da quel momento. Ora che non c’è più neanche lei rimangono solo i ricordi. Daniela e Loreta. Nessuno di noi vi ha dimenticato, nessuno di noi vuole dimenticarvi. Te Daniela tanta voglia di vivere, la faccia sveglia e l’energia per divorare tutti i problemi che, nonostante la tua giovane età, avevi già dovuto affrontare. Loreta, la mamma che tutti vorrebbero: attenta, presente, l’amore fatta persona. Ora che non ci sei più non so quanto darei per poterti ascoltare il tuo punto di vista sulla vita. Penso di averti chiesto una valanga di consigli, e non ne hai sbagliato neanche uno. Pensavo che insieme a zio Luciano, abbiamo perso, forse, le migliori di tutti noi. Senza di loro, senza di voi, le cose non sono più state le stesse. Senza di loro tanti equilibri si sono interrotti. A distanza di anni posso dire che il centro di tutto eravate voi e forse lo siete ancora. Ci mancate…

Il rispetto delle istituzioni, dovrebbe partire dalle istituzioni stesse.

Cassaro-Torino-675In questi giorni si fa un gran parlare dell’insegnante che a Torino, in una manifestazione antifascista, ha insultato pesantemente le forze dell’ordine schierate, anche a sua tutela, augurando anche la morte a quei ragazzi. La mia posizione è chiara e mi piace subito chiarirla, sono contro persone che urlano e minacciano, siano essi di destra o di sinistra. Non è una questione di schieramento politico. La domanda che mi sono posto in questi giorni è se avessi avuto questa maestra, insegnate dei miei figli, cosa avrei fatto? Sicuramente sarei stato molto preoccupato che la stessa portasse in aula la politica, la sua parte politica. E questo non perchè sia d’accordo o meno sulla sua ideologia, ma perchè un alunno, un adolescente, deve poter essere messo in condizione di avere una visione delle cose non parzializzata, non politicamente preconcetta. Proprio per questo motivo ho pensato che non l’avrei voluta come insegnante dei miei figli. L’altro pensiero che ho avuto è quale senso dell’istituzione può avere una persona che, pur facendone parte, arriva ad augurare di morire ad un altro appartenente della stessa istituzione. Ho sempre cercato di spiegare ai miei figli che, un insegnante o un poliziotto, nel pieno delle sue funzioni sono figure da rispettare; sono persone che hanno l’alto compito di tutelare e far crescere la nostra nazione. Come si fa ad avere un insegnante che non rispetta un’altra carica dello stato? Come può lei stessa poi chiedere il rispetto dovuto ai suoi alunni, se l’insegnamento che da, dai suoi comportamenti, è non rispettare il prossimo. Non rispettare gli uomini delle forze dell’ordine? La domanda che poi mi sono posto, forse quella più importante: è giusto che questa insegnante continui a fare il suo lavoro? Per me: no! Anche e soprattutto per le dichiarazioni fatte dopo, in una telefonata che hanno trasmesso su SKYTG24, nella quale le chiedevano se fosse pentita per le parole pronunciate. La risposta , a mio avviso, assurda è stata: “no!” Aggiungendo che: “lei in quelle occasioni può di sentirsi se stessa”, aggravando, se possibile, la sua posizione. Una denuncia che sento fare molto spesso a queste nostre giovani generazioni, è l’assenza di rispetto, soprattutto nei confronti di chi svolge con serietà e umiltà, compiti all’interno degli apparati statali. Forse una risposta a questa deriva può essere una maggiore attenzione a chi mettiamo in ruoli chiave, come quello dell’insegnamento. Mi dispiace signora Fedeli, mi rivolgo proprio a lei, ma per me non è adatta a fare l’insegnante. Con questo non dico che lei non possa prendere parte a una manifestazione o che non possa dichiarare di essere antifascista, è un suo diritto democratico, ma quelle esternazioni la pongono in una fascia estrema che io odio e combatto. Lei ha fatto una scelta chiara, partecipare a una manifestazione, e fin qui nulla di male, e esternare: odio e disprezzo verso chi stava svolgendo il proprio lavoro. Ha fatto una scelta davanti a telecamere e macchine fotografiche che la riprendevano, e di questo non mi sembrava affatto imbarazzata, anzi. Un pensiero, una domanda mi piacerebbe fargliela: immaginiamo a cosa sarebbe successo se, un uomo delle forze dell’ordine, un uomo a cui lei ha augurato miglior vita, l’avesse minacciato di morte un’insegnante come lei. Quell’uomo sarebbe degno di continuare ad indossare la divisa?

Sono fatto proprio male!!

ffeb93ebc9f46597c52b4129a88cadc9L’uomo è proprio strano. Io sono proprio strano. Dovrei gioire, ma invece quando a qualcuno gli capita una disgrazia, anche se mi ha trattato malissimo, anche se penso che sia una persona pessima, io non riesco proprio ad esultare. Proprio in questi giorni infatti, un mio ex amico è stato sbattuto dentro un tritacarne mediatico senza precedenti e, anche se il mio cervello pensava, e continua a pensare, che gli dovrebbero succedere almeno altri dieci eventi come questo, per mettere in paro tutto il veleno che lui ha sputato: su di me, sulla mia famiglia, sui miei amici, per tutte le balle che ha raccontato (e che racconta), per avermi fatto rischiare di discutere con uno dei miei migliori Amici, nonostante tutto questo, il mio cuore non riesce ad essere felice. La vita è strana, io sono strano. Proprio oggi Daniela mi diceva che sono vendicativo, aggiungendo, che non aveva mai notato questa mia “caratteristica”. Lo pensavo anche io. Pensavo anche io di non essere vendicativo, ma pensavo anche che vedere questo essere sbattuto su tutte le prime pagine dei quotidiani,  ridicolizzato in ogni telegiornale che ho visto in questi giorni, vederlo in fuga da un giornalista che lo pressava sulle sue sue furbate di una vita, mi dovesse far contento, mi dovesse, idealmente, restituire un pò di giustizia. Invece no. Invece mi genera enorme tristezza. Non posso dire che mi dispiaccia, ma non sono felice. Il metodo che utilizza l’essere per sbeffeggiarti, per denigrarti è quello della calunnia in aggiunta al tentativo d’isolarti socialmente. Di certo c’è che l’essere è cattivo, è senza scrupoli e si mangerebbe il cuore del suo più caro amico per raggiungere i suoi scopi. Nella sua vita l’essere si vantava di tante cose, alcune delle quali oggi rinnega pubblicamente. La violenza, la disobbedienza erano i sui vanti. Mi ricordo un trofeo che ci portò in visione, un Sanpietrino verniciato di rosso, che solo a pensare il perchè se lo fosse meritato, mi viene ancora il vomito. Quanto ci andava fiero lui. Con il senno del poi mi rendo conto che io questo individuo l’ho sopportato, l’ho tollerato, per tutte quelle dinamiche che s’innescano nei gruppi, in una squadra di rugby. In fondo non è mai stato un mio amico, anche se lui ha mangiato e bevuto a casa mia (io al contrario mai nella sua). Tutta questa rabbia che ho nei suoi confronti, nei confronti di uno che reputo: prepotente, arrogante, arrivista, falso e approfittatore, non mi fa comunque essere felice di quello che gli sta accadendo, di quello che gli è accaduto, che per inciso ritengo lui unico responsabile. Non mi rende felice per niente. Questa mia assenza di felicità, con buona probabilità, dipende anche dal fatto che tutto questo casino, alla fine se lo conosco un pò, a lui non gli sposterà una virgola. Lui, essendo un bugiardo con tanto di attestato, non farà mai il famoso “passo in dietro“. Diventerà quello per cui, in questi anni: ha infamato, ha infangato, ha insultato. Ma anche se veramente rinunciasse e credetemi non lo farà, anche in quel caso, non sarei felice. La spiegazione che mi sono dato è che forse lo reputo un’assoluta nullità.  E le nullità non ti generano nessun sentimento. Sono fatto proprio male!!!

I miei auguri…

albero-di-NataleOgni anno, da qualche anno, il Natale è per me una ricorrenza “pesante”. Ho perso mia mamma il 24 di dicembre di qualche anno fa e questa cosa ha rovinato, e rovina, una festa che io amavo. Per amore di verità debbo confessare anche che: con l’arrivo di Andrea, la bravura di Daniela e la presenza di Filippo,  riesco a mediare la tristezza che provo. Ogni anno però, in questo periodo, emerge nella massa un attegiamento  ipocrita, camuffato da buonismo. E questa cosa, complice anche l’età che mi fa essere meno paziente, non mi va più di subirla. Non ho mai creduto che a Natale siamo tutti più buoni. Gli stronzi, gli arroganti i senz’anima, lo sono tutto l’anno, in particolare a Natale. Per cui io quest’anno ho deciso di fare una bella cosa: fare gli auguri a tutti semplicemente augurando, non quello che si desidera, ma quello che ognuno di noi merita. Sarebbe bello, a partire da me ovviamente, ricevere in base a quello che si è dato. Veramente però. Sin da bambini siamo stati abituati che, comunque, alla fine, anche se ci siamo comportati da schifo durante l’anno, poi Babbo Natale arriva per tutti. E invece no!! Non è giusto. Vedo troppa gente che meriterebbe di più e che non ottiene. Vedo troppe brave persone, quelle che meritano veramente, messe ai margini di una società sempre meno attenta ai principi, alle cose giuste. Ne ho più di qualcuna in mente. Mentre scrivo penso proprio a loro e mi auguro che questo Natale porti a loro, principalmente a loro, tutto quello che meritano, visto che la vita è stata particolarmente dura fino a oggi. E proprio nei momenti duri il Natale prende quel sapore malinconico, quasi triste. A loro proprio chiedo di tenere duro, perchè loro sono persone migliori, sono persone speciali, e questo alla lunga pagherà.

Tantissimi auguri di buon Natale a tutti…e ognuno di noi, possa trovare sotto  l’albero di Natale, niente di più e niente di meno, di quello che merita…

Alessandro

I nostri figli, re e regine senza regno.

IMG_6419Mi trovo ad interrogarmi spesso, ma soprattutto ultimamente se, come genitore, faccio bene o faccio male; se i miei comportamenti, il mio stile di vita, influenzi negativamente  o meno, la crescita dei miei figli. Se alcune regole che ci siamo imposti dentro casa siano effettivamente utili, o se siamo noi stessi vittime anche delle regole stesse. Tutto ciò in linea teorica è un bell’esercizio mentale e anche una bella e appassionata discussione con la mia compagna. Ma poi accadono delle cose. Accade che i tuoi figli subiscano le prime cocenti sconfitte e allora, dalla teoria siamo catapultati alla pratica. Da quel momento: leggi, cerchi notizie, t’informi, rendendoti conto che ogni giorno compiamo una marea d’errori. E quegli errori pesano come macigni, sulle spalle dei nostri figli. Ho letto questo interessantissimo post, che a sua volta riprende un post di una psicoterapeuta canadese di origini ucraine: Victoria Prooday. Il post, dal titolo: “ La tragedia silenziosa che sta colpendo i bambini di oggi “. Più leggo e più mi convinco che la chiave di tutto è la complessità della vita, o meglio, di come la vita si sia complicata da quando, a mia volta, io ero adolescente. Eppure sono passati “solo” 30 anni, ma se mi ci metto a pensare, mio figlio, ma anche mia figlia, fanno pochissime cose di quello che facevo io alla loro età. Forse la chiave di tutto è che noi cerchiamo di crescere dei re, o delle regine, ma purtroppo loro un regno non ce l’hanno. Ad un certo punto gli si presenta la vita dinanzi, senza veli, senza maschere e li fa capitolare inesorabilmente. Si è vero le sconfitte fanno crescere. Fanno crescere tutti, anche i nostri figli. Ma fa male capire, o anche solo pensare, che noi siamo complici di quelle sconfitte. I genitori dovrebbero forgiare i propri figli proprio per la vita, proprio per aiutarli a superare quelle sconfitte che, inesorabilmente, prima poi subiranno. Mio nonno materno diceva una cosa che mi ha sempre fatto riflettere. Nei miei momenti difficili, per farmi capire come proprio le difficoltà ci facciano crescere e ci migliorano, diceva: “…hai mai visto un Santo, diventare Santo quando la vita gli sorrideva?” I momenti difficili, la tristezza, la noia, fanno parte della vita e debbono far parte di noi. Non dobbiamo fornire delle scorciatoie sempre e comunque ai nostri figli, semplicemente perché poi, nella vita, loro cercheranno di trovarne una. Lo so a parole è semplice, ma poi nei fatti è molto più complicato. I fatti che ho dovuto affrontare in questi ultimi giorni però mi hanno aiutato tanto a riflettere. Crescendo i figli affrontano delle difficoltà delle quali noi genitori saremo spettatori impotenti. Da quel momento in poi potremo constatare cosa i nostri “bambini” cosa sono diventati. Di sicuro c’è che fare i genitori è un’impresa ardua.

Dammi il cinque papà!

img_3603Un gesto semplice che può scatenare mille pensieri. Mi sono trovato, soprattutto ultimamente, a condividere con Filippo una nostra passione: il basket. Da giovane, si, da giovane, era il mio sport. Si giocava in modo diverso, all’aperto, eravamo in pochi, ma mossi da una voglia pazzesca di praticarlo, di esserci. Nel mio cuore ci sono sempre i miei compagni di squadra, le trasferte con un fiat 232 beige, le “coca cole” dopo gli allenamenti con Mauro e Andrea, il nostro playground: “Capocroce”, le notti a vedere Magic, Kareem, Jordan, l’arrivo in Italia della riga del tiro da tre. Era un mondo diverso da quello che vivevano gran parte dei miei coetanei, nello sport tutto girava intorno al calcio. Mai avrei pensato però che questa passione sarebbe stata anche quella di mio figlio. Mai avrei pensato che, a quasi quarantasei anni, avrei potuto giocare insieme a Filippo. Il basket, anche oggi, è spettacolo puro. Andare a vedere una partita nei templi americani, ha appassionato anche Daniela, e ora a casa si tifa anche per squadre diverse: Filippo per i Toronto Raptors, Dany per i Golden State Warriors e io, nel cuore ho i Los Angeles Lakers, mentre se debbo dare retta allo spettacolo la mia preferenza va ai Cleveland Cavaliers di Lebron James. Ma in tutto ciò, la cosa di cui sempre meno posso fare a meno è il mercoledì sera con Filippo e il basket. Mi piace giocare con lui, ma ancora di più mi piace giocare insieme a lui. Ogni passaggio che gli faccio, ogni assist, ogni canestro, mi rende felice, orgoglioso. Giochiamo tardi il mercoledì, ma nessuno dei due ha voglia di rinunciarci. Ci arriviamo quasi sempre stanchissimi, ma per tutti e due sta diventando un momento nostro, difficile per chi non condivide questa passione, questo sport. Con l’arrivo della bella stagione poi, Cocciano, il nostro playground, sta diventando il luogo delle sfide contro all’ultimo sangue, con chi si trova li in quel momento. Non ne usciamo mai perdenti. In tutto questo susseguirsi di emozioni, un gesto apparentemente semplice, apparentemente scontato, mi rende inspiegabilmente felice: il cinque dopo un canestro. In cuor mio spero di potergli continuare a dare il cinque in campo, ancora per molto tempo. “I love this game”.

La Satira e il rispetto.

Charlie Hebdo, vignetta su terremoto in Italia

Probabilmente non è chiaro. L’indignazione di tanti, della maggioranza di noi, non è legata al messaggio che la vignetta voleva dare. Quello è chiaro a tutti. La denuncia a chi doveva fare e non ha fatto, è lampante e tristemente noto. L’indignazione nasce dal fatto che la satira non può prescindere dal rispetto. Il rispetto per chi è stato vittima di un terremoto, per chi è morto, per chi ha perso un figlio, un genitore, una persona cara o semplicemente la casa o tutti i suoi averi. Nel giro di pochi minuti, queste persone, sono passate dalla serenità di una serata di Agosto, all’incubo che arriva in piena notte. Incubo infame perché colpisce mentre si dorme, mentre quelle persone si sentono protette dai muri di quelle case che si sono sgretolate come fossero costruite con la farina. La libertà di espressione, di stampa e anche di satira è un bene importante, che va difeso a tutti i costi. Va difeso perché prima di noi c’è stato qualcuno che ha lottato per questi diritti. Ha lottato e magari ha versato sangue, sudore. Certo l’Italia non è il paese migliore al mondo per vivere se quello che si cerca è l’accezione più alta della legalità e, con buona probabilità, se quello che è successo ad Amatrice, e tutto intorno, fosse successo in altri posti, probabilmente non ci sarebbero stati tutti quei morti e tutte quegli edifici distrutti. Sicuramente i soldi per gli adeguamenti sismici si sarebbero spesi meglio. Tutto questo va denunciato, va chiarito e mi sembra che la magistratura si sia già mossa. La satira questo lo può e lo deve fare. La satira ha questo compito, ma non deve confondere chi queste ingiustizie le subisce da chi le genera. I morti, gli sfollati sono le vittime e per questo vanno rispettati, a partire proprio da chi fa satira. Charlie Hebdo, personalmente, non mi piaceva prima e tanto meno mi piace adesso. Lo dicevo anche in un precedente post, scritto subito dopo gli attentati di Parigi ( https://alessandrodigiulio.com/2015/01/17/non-sono-charlie/ ), non si deve e non si può essere sempre “irriverenti”. La satira è bella quando rispetta chi subisce le ingiustizie e attacca chi le commette. Facile nascondersi dietro una matita e dichiarare “noi di Charlie siamo così, prendere o lasciare”. Troppo facile. Sarebbe troppo facile dichiarare che una rivista, praticamente fallita, ha risolto tutti i suoi problemi economici, proprio grazie all’edizione seguente agli attentati barbari che ha subito. Le persone vanno rispettate. Vanno rispettati gli Italiani, vanno rispettati i terremotati, vanno rispettati i mussulmani, vanno rispettati i francesi, vanno rispettati tutti, ma soprattutto vanno rispettati i morti, sia che siano stati uccisi per mano di un gruppo terroristico, sia che siano rimasti uccisi sotto le macerie di una casa che ha tremato per un terremoto. Mi piace essere libero, e mi piace che tutte le nostre libertà vengano tutelate, ma penso che ci sia il momento per fare satira, quello per denunciare con forza delle nefandezze, ma c’è anche il momento per il silenzio. Il silenzio che è dovuto al rispetto che si deve ai morti: francesi, italiani, o di qualsiasi parte del mondo. Non ero Charlie all’ora, non lo sono adesso e, penso che, non lo sarò mai, mi auguro solo che qualcuno chieda scusa. Spero solo che qualcuno di Charlie chieda scusa. Chi fa satira dovrebbe avere una sensibilità superiore alla media, dimostratelo!

quasi un anno di Mamma…

11259930_10206668785530650_4065221891230620319_nIl 21 luglio, Andrea compirà un anno. E’ stato un anno tosto, difficile, come oramai un po’ tutti siamo costretti a vivere. La routine, il lavoro, la stanchezza, le preoccupazioni; ma anche la gioia, la soddisfazione, l’orgoglio di avere una famiglia come quella che ho io. E’ sempre difficile incasellare tutto, ma quando ci si riesce è uno spettacolo. Quelle risate, noi quattro, la sera intorno al tavolo, mi ripagano, e anzi mi rendono anche il resto. Mi ripagano di tutte le fatiche, i sacrifici che faccio, che facciamo. Mi piace il rapporto che Andrea e Filippo stanno costruendo insieme. Lui grande, quasi adulto in alcuni momenti, ma anche bimbo pronto a giocare e a ridere con la sorella. Lei già chiaramente padrona della situazione. Se lo gira come vuole, ma questo non solo a lui. Stravede per il fratello, ed è increIMG_3539 (1)dibile quello che una bambina che, ancora non sa parlare, ancora non cammina, che ancora non ha compiuto un anno, già sappia chiaramente distinguere i ruoli dentro un nucleo. Andrea sa perfettamente chi è il suo fratellone, chi è la sua Mamma, ma anche chi è il suo papà. E in questa distinzione di ruoli lei riesce a muoversi con un’agilità incredibile. Sono fiero della mia famiglia. Ma una famiglia non è niente, non è tale, se non c’è una Mamma. Tutte le donne possono essere mammIMG_3960e, ma le Mamme, quelle con la M maiuscola, lasciano il segno per tutta la vita. Un po’ come mia Mamma ha fatto con me e con Silvia. Nessuno t’insegna a fare questo duro mestiere. Ma l’importanza che riveste è talmente alta che, essere perfetti, è impossibile. Ovviamente questo vale anche per il papà, ma: “…la Mamma è sempre la mamma…“. Tu Daniela sei una Mamma. Sei una Mamma con mille attenzioni. Sei una Mamma disposta a fare sacrifici. Sei una Mamma che va avanti senza paura, mettendo al primo posto il benessere della propria figlia. Di nostra figlia. Sei una Mamma attenta. Sei una Mamma che sa piangere e ridere, ma soprattutto sa insegnare queste emozioni alla propria figlia. Sai, io ti osservo e penso di essere un uomo fortunato. Penso che mia figlia sia una bambina fortunata. Il motivo è molto semplice, da quasi un anno ha trovato una Mamma fantastica. Sono fiero della mia famiglia.

40 anni.

IMG_3696Una donna subisce sempre lo “scavallare” del decennio. Per la verità anche gli uomini, ma per le donne è sempre tutto amplificato. Tutto più grande. Domani, anzi fra un’oretta, raggiungerà uno di questi traguardi anche Daniela. Il problema è che lei si sente un “cesso“. A nulla vale raccontargli quello che vedo, ossia che ogni giorno è più bella; che ogni giorno l’amo di più del giorno precedente; che ogni giorno, con i suoi modi, m’insegna sempre qualcosa in più; che ogni giorno gli occhi della nostra bimba si riempiono sempre più di amore nei suoi confronti. Forse è questo il suo segreto. Essere circondata da persone che l’amano, che stravedono per lei. O forse è l’aria buona del paesello. Mi piace perfino quando mi sgrida  perché, secondo lei, vizio la nostra bimba. L’adoro anche quando mi da da leggere i libri sui neonati. La verità è che insieme stiamo costruendo  qualcosa di bellissimo. Certo, ci vorrà tempo, ci vorrà fatica, ma ci riusciremo. Questo in fondo lo sai anche lei. La luce che ha negli occhi, che poi è la stessa di Andrea subito dopo aver fatto quella sua risatina irresistibile, è carica di quel fascino che neanche a cento anni perderà. La sua fortuna, la sua arma, è che è totalmente inconsapevole di quanto è fantastica. Questa inconsapevolezza è figlia di tutte le sue conquiste, di tutte le cose che ha ottenuto nella sua vita: giorno dopo giorno. Questa inconsapevolezza la costringe a fare sempre qualcosa in più, la costringe a cercare qualcosa che la migliori. Questa sua inconsapevolezza non le fa rendere conto che è già perfetta così. Non so cosa vede quando è davanti allo specchio. So però quello che vedo io ogni volta che rientro a casa, ma soprattutto so quello che provo ogni volta che la vedo. Lei è l’unica che riesce a far mutare il mio umore in meglio, sempre e comunque. In poche parole io benedico quel compleanno di luglio che ci ha fatto conoscere. Se ora non dormisse già, vorrei baciarla e dirle: “Sei bella come il primo giorno che ti ho visto, anzi, sei ancora più bella.” L’augurio che vorrei fare a questa donna unica per questo suo compleanno è che la vita continui a donarle tutto quello che desidera. Con fatica, con mille sforzi, com’è successo sino ad ora. Ma che tutto quello che ha nel cuore, nella testa, possa diventare suo. Spero solo che io possa continuare a essere il suo compagno per la vita. Ti amo Amore mio.