Chi ha inventato il Golf?

golfFino a ieri sembrava tutto chiaro sulle origini del golf, ma da oggi gli scozzesi potrebbero venire defraudati del titolo d’inventori di questo fantastico sport. E’stato ritrovato, in Cina, un rotolo pittorico risalente ad almeno 500 anni fa, nel quale delle donne giocano con mazze e palle, accompagnate da veri e propri caddies. Questo dipinto, ora in mostra a Londra, dimostra che, dall’altra parte del mondo si giocava, se non proprio a golf, ad uno sport simile, molto prima che in Scozia. Non ci sono però, negli scritti di Marco Polo, accenni alla pratica dell’attuale golf, nella Cina da lui visitata. Gli scozzesi, da canto loro, amano e sanno tenere strette le proprie tradizioni. Le curano, le rispettano. E questo sport, bandito da Giacomo II in quanto, a suo dire, distraeva le truppe dall’addestramento militare, trova le sue origini proprio in Scozia come sport derivante dall’hockey, anche quest’ultimo un sport molto praticato nell’impero di sua maestà. Ci sono però tracce di uno sport simile anche tra gli antichi romani: la paganica. Sono molto confuse le tradizioni e le origini di questo sport, di certo c’è che gli scozzesi dovrebbero imparare, in fatto di modernità, dalla Cina, uno dei popoli più tradizionalisti del mondo. Infatti nel dipinto, come detto sopra, vengono ritratte delle donne che giocano, mentre, ancora oggi, esistono dei club in Scozia che, approposito di tradizioni, permettono alle donne, l’ingresso al green, solo se accompagnate da un uomo.

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Il Lupo.

lupoIl lupo è un animale della famiglia dei canidi. Mediamente più grande dei comuni cani, vive in branco. La funzione di ogni lupo è organizzata all’interno del branco, con una struttura sociale fortemente gerarchica. Il branco è guidato da due individui: il maschio e la femmina alfa. Solo uno dei due componenti però risulterà essere realmente il capo. Nonostante questa forte gerarchia, ogni lupo non risponde al capo nel senso umano del termine. Ogni lupo possiede la libertà e la facoltà di scelta. Decide liberamente cosa fare, e dove andare, ma ogni scelta è strettamente correlata al senso di collettività. Ogni azione è finalizzata alla crescita, alla salvaguardia e alla tutela del branco. La maggior parte delle coppie nei lupi è monogama. Questo riporta al fortissimo senso di fedeltà riscontrabile anche nei cani, prossimi discendenti dei lupi. La grandezza del branco varia a secondo della possibilità di alimentarsi. Il numero può variare da due a venti. In branchi molto numerosi, oltre alla coppia alfa si possono trovare degli esemplari beta. La funzione di quest’ultimi consiste nell’aiutare gli alfa nella gestione del branco. All’interno di branchi numerosi vi sono anche dei lupi, cosìdetti omega. Solitamente è l’esemplare più debole, che all’interno del branco riveste un ruolo alla base della catena gerarchica, ma nei rapporti con l’esterno risulta avere un ruolo importante come ogni altro membro del branco stesso. Anche nella caccia, il branco è fondamentale. La cooperazione, la collaborazione, trova la massima espressione nelle battute di caccia che questo animale compie per sfamare se stesso e gli altri membri del branco. Questo innato senso, li rende assolutamente letali. Non esiste animale che per: peso, o dimensioni possa contrastare un branco di lupi. L’habitat del lupo è caratterizzato da aree di pianure, foreste montane e radure. Un lupo copre mediamente un territorio di 100 km quadrati. Il colore del manto varia a seconda del luogo in cui il lupo si trova. Ha rischiato l’estinzione, fino a qualche anno fa, ma ora, grazie ad un’attenta opera di tutela, il lupo sta ripopolando la crosta terrestre. E’ presente, maggiormente in Europa e negli Stati Uniti. In Italia si può trovare su tutta la dorsale appenninica e sulle Alpi. E’ notizia di pochi giorni fa che un branco si è stabilmente fissato alle pendici del monte Tuscolo, a Castelli Romani. Più precisamente a Frascati.

Bindi Presidente della commissione antimafia.

falcone-e-borsellinoOggi è stata eletta la Bindi, presidente della commissione bicamerale antimafia. Su questa elezione c’è stata una levata di scudi che, francamente, non capisco. Chi sta alzando la voce qualche tono sopra la media è il PDL. Dobbiamo, forse, aspettarci qualche novità in tal senso. Potrebbero tornare di moda qualche vecchio processo legato a Dell’Utri, che coinvolgeva anche Berlusconi, oppure è solo una atavica antipatia verso Rosy Bindi? E’ simpatica questa sceneggiata del governo dalle larghe intese quando, ogni mezz’ora, si tirano delle bordate l’uno contro l’altro. E secondo il PD, chi avrebbe dovuto essere il Presidente di una commissione così delicata? Questo fatto, di per se sconcertante, nasconde il fatto che ci sono una marea di cose che noi non sappiamo, che al popolo non dicono, ma la differenza con il passato è che non si sforzano neanche più di tenerlo nascosto. Chissà come avrebbero commentato  Falcone e Borsellino questo “fattaccio brutto, brutto”…

Ciao “Dottò”!!!

Nella vita di ognuno di noi esistono dei riferimenti. Per alcuni possono essere i genitori, per altri degli amici, per altri altre figure vicine. Ce ne possono essere anche più di una, ma di certo non ce ne possono essere essere molte. Per me una di queste figure è stata certamente mia mamma, ma ce n’è stata anche un’altra, sempre disponibile, sempre presente: Renato. E’ stato il medico che mi ha fatto nascere. Mamma mi raccontava sempre che avevo tre giri di cordone intorno al collo, e solo la sua prontezza mi ha salvato. Non doveva essere li, ma c’era, ed ha aiutato l’ostetrica a farmi nascere. Ha salvato mamma la prima volta che la sua malattia si è manifestata, e questo ha permesso a tutti noi di poterla avere per altri 12 anni. Ha permesso a lei di poter conoscere, e godersi, i suoi nipoti. Renato, ogni volta che ne avevamo bisogno c’era. Mi ha curato mille mie influenze da bimbo, mi ha fatto decine di punture. Ha curato migliaia di persone. Sempre con il sorriso, sempre con l’affetto che solo i medici di una volta erano capaci di dare. Se ne è andato via un pezzo di storia, un riferimento importante nella vita di tutti noi, ma anche, e soprattutto, nella vita dei suoi figli. Purtroppo in questi ultimi anni la malattia, quella stessa malattia che lui ha combattuto per una vita negli altri, lo aveva indebolito. Addio Renato, addio “dottò”, come diceva mio nonno, ti porterò sempre nel mio cuore.

Ho seguito mio figlio.

IMG_1225Debbo confessare una cosa. So che è sbagliato, so che non si fa, ma ero troppo preoccupato. Qualche giorno fa mio figlio, per la prima volta, sarebbe dovuto tornare a a casa da solo dopo la scuola. Era la prima volta che tornava a casa da solo, ed io ero terrorizzato. Lo sono tutt’ora. Avrebbe dovuto attraversare la strada da solo; sarebbe stato, per la prima volta, a contatto con degli sconosciuti, senza la supervisione di un adulto di riferimento; avrebbe dovuto utilizzare le sue cognizioni per trovare la strada migliore per tornare a casa. E’ un passo importante per un bimbo di 11 anni, ed un passo importante per un padre di 42. Mio padre mi dice sempre che i pensieri che i figli ti danno, crescono proporzionalmente con l’età. Solo ora capisco veramente il senso di quelle parole. Fino ad una certo punto della loro vita ci siamo sempre: quando cadono li aiutiamo a rialzarsi; siamo parte dei loro giochi; gli unici riferimenti. Tutto questo, ad un certo punto cambia. Siamo sempre meno presenti, ma nonostante ciò, dobbiamo alzare il livello di attenzione. Se ne sentono tante in giro, ed io sono terrorizzato. La scorsa settimana ho appreso da un mio amico, di un padre che ha perso il figlio di 19 anni in un incidente d’auto. Attendere quel figlio che non tornerà mai più mai a casa. Quella notte ho avuto gli incubi, personalizzando quella disgrazia. Lo so che non avrei dovuto seguire mio figlio, d’altronde doveva percorrere solo poche centinaia di metri, ma vederlo così sicuro camminare per strada, fare attenzione ad attraversare, cercare le strisce pedonali, conquistarsi una fetta in più d’indipendenza, mi ha riempito il petto di emozione. Il mio piccolo non è più tanto piccolo, ed io debbo lasciarlo poter volare da solo.

Dexter…” tonigth is the nigth”

DexterSi, lo ammetto, mi ha preso. E’ un’idea geniale. Tutti siamo attratti dal lato oscuro, ma rendere un serial killer, un personaggio: d’amare, da rispettare, da seguire, è una grande idea. L’eroe che viaggia sul confine sottile tra: follia, giustizia e perversione. Dexter è un serial killer segnato da un evento traumatico avuto all’età di 3 anni. E’stato testimone dell’uccisione della mamma con una moto sega, ed ha passato tre giorni in un container pieno di sangue. Questo evento fa imbarcare in Dexter quello che lui definisce: “l’oscuro passeggero”, e che sarà sempre con lui. Il poliziotto che lo ha trovato chiede l’affidamento e poi l’adozione. Dexter cresce in una famiglia serena, i Morgan, insieme ad una sorella che diventerà una persona fondamentale nella sua vita. Il papà poliziotto percepisce che il ragazzo ha un lato oscuro e lo educa cercando di fornirgli un codice, prima di morire di tumore. La prima regola del codice è: “non farsi beccare”. Proprio per questo motivo il padre utilizza la sua esperienza nella polizia per educare al meglio il figlio. Le vittime di Dexter sono tutti serial killer o assassini che, in un modo o nell’altro, rischiano di farla franca di fronte alla giustizia. Dexter è metodico ed attento nella preparazione del “letto di morte”, e le sue vittime finiscono tutte nell’Oceano dopo essere state tagliate e imbustate. Il rito che si svolge è sempre lo stesso. Le vittime vengono legate con della plastica ad un letto che, il bravo Dexter, ha precedentemente preparato. Prima di uccidere gli assassini, Dexter li mette davanti ai loro crimini, facendogli vedere delle foto dei cadaveri che hanno ucciso, molto spesso in modo barbaro. Di certo il suo lavoro gli è di aiuto. Dexter lavora nella sezione scientifica della squadra omicidi di Miami. E’ un perito ematologo, ossia studia le dinamiche delle macchie di sangue nelle scene del crimine. Questo gli permette di partecipare attivamente alle indagini ed avere notizie sui crimini che avvengono a Miami. E’una serie avvincente che ti lascia con il fiato sospeso. Fino ad ora sono state girate 8 stagioni. Io ne ho viste 6 in DVD. La settima stagione uscirà il prossimo 11 dicembre, mentre l’ottava è ora in onda su Fox Crime. Dalla prima stagione il miglioramento è notevole. La serie è migliorata con il passare delle puntate. Molto credibile nella trama, e molto ben girata. Le esterne sono tantissime.

Michael C.Hall e Jennifer Carpenter

Michael C.Hall e Jennifer Carpenter

Anche questo particolare da un colore tutto nuovo a questa serie. Nuovo perchè di solito le serie sono girate in studio, e per questo hanno dei colori artefatti. Miami è una città con un bel sole, ed è stato intelligente usarlo. Gli attori sono tutti giovani e bravi. Dexter è interpretato da: Micheal C.Hall, mentre la sorella Debra Morgan da Jennifer Carpeter. Da quello che ho letto esiste già una stagione finale. Non mi è chiaro se è stata già girata oppure è in fase di ultimazione, ma di certo c’è che non vedo l’ora di vederla. Tutto questo è iniziato grazie a Daniela. E’ stata lei a darmi la prima stagione. Quindi se nascerà un nuovo serial killer, chiedete a lei.

Dexter

Erich Priebke è morto.

Erich PriebkeHa vissuto cento anni. I partenti, i figli, gli amici delle vittime delle fosse Ardeatine hanno dovuto aspettare così tanto per vederlo defunto. E’ vero che per chi crede in Dio il perdono è alla base del loro credo, ma è difficile perdonare un simile atto. Ho visitato le fosse Ardeatine forse alle medie, e ogni volta che passo li davanti ancora sento l’angoscia che ho provato in quella visita. 335 vittime, tra militari e civili, colpevoli solo di essere stati catturati dopo l’ennesima rappresaglia contro i tedeschi che avevano invaso l’Italia. Questo signore è stato arrestato e processato, ma è stato condannato all’ergastolo solo nel 1998. Nel frattempo era fuggito si era rifatto una vita. Tra i vari posti dove ha trascorso la sua reclusione anche il convento dei frati francescani di Frascati. Sempre dotato di scorta, è stato una spesa per i contribuenti. Non solo un assassino, ma anche una peso per la società. So che può essere peccato non perdonare, ma io non l’ho fatto, e non ho alcuna intenzione di farlo. Caro Erich, non riposare in pace, anzi mi auguro che si occupino di te le anime delle persone che hai fatto uccidere. Mi auguro che quello che hai fatto, nella concezione dantesca dell’inferno, ti accompagni per l’eternità con una pena esemplare.