Torino si, Roma no.

Roma_Olimpiadi-LogoQuesta è una cosa che a me fa impazzire. Mi piace lo sport e penso che le olimpiadi ne siano la massima espressione. Le Olimpiadi sono è la prova che c’è qualcosa di buono nel mondo. Dentro un’olimpiade ci sono storie, ci sono fatiche, ci sono sogni, c’è una concentrazione di tutto quanto, chi è appassionato di sport, possa desiderare. Si passa dal tennis all’atletica; dal calcio al basket; dal nuoto alla scherma. In poca distanza si concentrano una quantità di atleti incredibile. Poi c’è quello che viene chiamato lo spirito Olimpico. Una percezione intangibile ma che si respira nell’aria. L’ho potuta annusare a Torino, nel corso delle Olimpiadi invernali del 2006. Ognuno di noi ha un ricordo Olimpico. Il mio è l’oro Olimpico di Alberto Cova a Los Angeles, nel 1984. Quell’Olimpiade l’ho vista quasi tutta con mio zio Luciano. Intorno all’organizzazione di un’Olimpiade ovviamente girano: soldi, affari, corruzione. A Roma abbiamo avuto la possibilità di poter ospitare le Olimpiadi del 2024. Nulla di scontato, ma, con buona probabilità avremmo potuto spuntarla contro altrettanto agguerrite città ospitanti. Questo avrebbe comportato un miglioramento degli impianti sportivi, quasi tutti vetusti; un ammodernamento di strade, arterie e mezzi pubblici, che avrebbero dovuto facilitare i collegamenti con gli impianti che avrebbero ospitato gli eventi; un indiscutibile indotto economico, mosso dal turismo sportivo e non solo. L’attuale amministrazione comunale ha preferito non partecipare. La motivazione? Troppi soldi avrebbero generato corruzione e malaffare. A me è sembrato da subito una stupidaggine pazzesca. Di politica, si sa, ci capisco poco; di economia, ancora meno, ma vedermi sfumare sotto gli occhi la possibilità di gustarmi qualche bella partita di basket con parecchi giocatori provenienti dalla NBA, mi ha urtato. Ha infastidito anche Filippo al quale ho faticato tanto a spiegare il perchè Roma si sia ritirata. C’ho messo un pò, ma alla fine me ne sono fatto una ragione. Il paese nel frattempo si è spaccato in due grosse scuole di pensiero: quella che asseriva che sarebbe stato giusto farli; quella che ritiene che hanno fatto bene a non farli fare. Non si è ancora spento l’eco di quella declinazione, che, notizia di qualche giorno fa, Torino candidata alle olimpiadi invernali del 2026. Amministrazione guidata dallo stesso movimento politico, decisione diametralmente opposta. A Roma non si sono fatte, a Torino, sembrerebbe essere, una grossa opportunità. Ovviamente ho le mie idee e penso che chi si candida a governare: un paese, una città, una nazione o l’universo, debba essere in grado di farlo. Non si possono buttare nel cestino, per non dire un altro posto, opportunità di crescita e di sviluppo perchè non ci si sente in grado di gestire un processo, anche se complicato, come quello dell’organizzazione di un’olimpiade. Ma di due l’uno: o era giusto che Roma partecipasse all’assegnazione della sede per il 2024, oppure è sbagliato che Torino si candi per le olimpiadi invernali del 2026. Un pò di coerenza non guasterebbe. So già però che anche questa sarà una domanda senza risposta.

Davide Astori, 7 gennaio 1987 – 5 marzo 2017.

astori_modificato-1-640x420.jpgNon lo conoscevo di persona, ma ne ho sempre apprezzato la classe, dentro e fuori dal campo, la professionalità e quella sensazione di persona normale, con una famiglia normale e una vita normale. Di solito i calciatori vengono visti un po’ come persone al di sopra di tutti noi, un po’ come delle divinità greche che, dall’alto dell’Olimpo in cui vivono, fanno una vita che sembra irraggiungibile. Sono spesso al centro della cronaca, del gossip. Lui no, Davide e la sua famiglia finiscono sui giornali solo per le prestazioni sportive di Davide o per i trasferimenti di quest’ultimo. La sua carriera da professionista inizia da Cagliari. Da subito si mette in evidenza per l’enorme classe. Dal Cagliari passa alla Roma in un’estate che lo aveva visto molto vicino alla mia amata Juve. A Roma gioca bene, ma non brilla. Nel 2015 passa alla Fiorentina dove diventerà il capitano a seguito della partenza di Rodriguez. Una carriera tranquilla, coronata da molte presenze in nazionale. Una vita tranquilla, spezzata ieri in un albergo di Udine. Morto in silenzio come ha vissuto. Morto durante la notte e neanche il compagno di stanza se n’è reso conto. Quasi a non volerlo disturbare. Lascia una moglie bellissima e una bimba piccolissima. Mi ha turbato la sua morte. Mi ha fatto ridestare dalla velocità con la quale le cose possono cambiare. Mi ha fatto riflettere su come tutto possa finire senza un reale motivo. La vita è questo, è vero, ma quando ci si trova davanti ad un giovane che muore così, il mio cervello elabora una marea di domande. Tutte domande alle quali non so dare risposta e non so neanche se esistano risposte. Il senso della vita è davvero questo fuggire quotidiano? E’ davvero la nostra mancanza di percezione del tempo che passa e che non tornerà più? Stamattina mi sono svegliato con mia figlia nel letto. Ho potuto godermi 5 minuti di quella faccia d’angelo che dormiva beata, così indifesa, così bisognosa di protezione, alla quale però, mi sono sentito di fargli la solenne promessa che ci sarò quando avrà bisogno di me. Non ho potuto promettergli che il suo “papone”, come mi chiama lei, sarà li ad asciugargli i “lacrimoni” che inevitabilmente solcheranno le sue guance. Che sarò li a condividere le sue gioie. Purtroppo ci sarò fino a quando ci sarò. Davide, mi hai fatto riflettere, mi hai fatto piangere, pur non conoscendoti, e di questo ti ringrazio. Possa il tuo viaggio essere lieve e proteggi le persone che ami e che sei stato costretto a lasciare qui, ovunque tu stia andando.

Il rispetto delle istituzioni, dovrebbe partire dalle istituzioni stesse.

Cassaro-Torino-675In questi giorni si fa un gran parlare dell’insegnante che a Torino, in una manifestazione antifascista, ha insultato pesantemente le forze dell’ordine schierate, anche a sua tutela, augurando anche la morte a quei ragazzi. La mia posizione è chiara e mi piace subito chiarirla, sono contro persone che urlano e minacciano, siano essi di destra o di sinistra. Non è una questione di schieramento politico. La domanda che mi sono posto in questi giorni è se avessi avuto questa maestra, insegnate dei miei figli, cosa avrei fatto? Sicuramente sarei stato molto preoccupato che la stessa portasse in aula la politica, la sua parte politica. E questo non perchè sia d’accordo o meno sulla sua ideologia, ma perchè un alunno, un adolescente, deve poter essere messo in condizione di avere una visione delle cose non parzializzata, non politicamente preconcetta. Proprio per questo motivo ho pensato che non l’avrei voluta come insegnante dei miei figli. L’altro pensiero che ho avuto è quale senso dell’istituzione può avere una persona che, pur facendone parte, arriva ad augurare di morire ad un altro appartenente della stessa istituzione. Ho sempre cercato di spiegare ai miei figli che, un insegnante o un poliziotto, nel pieno delle sue funzioni sono figure da rispettare; sono persone che hanno l’alto compito di tutelare e far crescere la nostra nazione. Come si fa ad avere un insegnante che non rispetta un’altra carica dello stato? Come può lei stessa poi chiedere il rispetto dovuto ai suoi alunni, se l’insegnamento che da, dai suoi comportamenti, è non rispettare il prossimo. Non rispettare gli uomini delle forze dell’ordine? La domanda che poi mi sono posto, forse quella più importante: è giusto che questa insegnante continui a fare il suo lavoro? Per me: no! Anche e soprattutto per le dichiarazioni fatte dopo, in una telefonata che hanno trasmesso su SKYTG24, nella quale le chiedevano se fosse pentita per le parole pronunciate. La risposta , a mio avviso, assurda è stata: “no!” Aggiungendo che: “lei in quelle occasioni può di sentirsi se stessa”, aggravando, se possibile, la sua posizione. Una denuncia che sento fare molto spesso a queste nostre giovani generazioni, è l’assenza di rispetto, soprattutto nei confronti di chi svolge con serietà e umiltà, compiti all’interno degli apparati statali. Forse una risposta a questa deriva può essere una maggiore attenzione a chi mettiamo in ruoli chiave, come quello dell’insegnamento. Mi dispiace signora Fedeli, mi rivolgo proprio a lei, ma per me non è adatta a fare l’insegnante. Con questo non dico che lei non possa prendere parte a una manifestazione o che non possa dichiarare di essere antifascista, è un suo diritto democratico, ma quelle esternazioni la pongono in una fascia estrema che io odio e combatto. Lei ha fatto una scelta chiara, partecipare a una manifestazione, e fin qui nulla di male, e esternare: odio e disprezzo verso chi stava svolgendo il proprio lavoro. Ha fatto una scelta davanti a telecamere e macchine fotografiche che la riprendevano, e di questo non mi sembrava affatto imbarazzata, anzi. Un pensiero, una domanda mi piacerebbe fargliela: immaginiamo a cosa sarebbe successo se, un uomo delle forze dell’ordine, un uomo a cui lei ha augurato miglior vita, l’avesse minacciato di morte un’insegnante come lei. Quell’uomo sarebbe degno di continuare ad indossare la divisa?

Sono fatto proprio male!!

ffeb93ebc9f46597c52b4129a88cadc9L’uomo è proprio strano. Io sono proprio strano. Dovrei gioire, ma invece quando a qualcuno gli capita una disgrazia, anche se mi ha trattato malissimo, anche se penso che sia una persona pessima, io non riesco proprio ad esultare. Proprio in questi giorni infatti, un mio ex amico è stato sbattuto dentro un tritacarne mediatico senza precedenti e, anche se il mio cervello pensava, e continua a pensare, che gli dovrebbero succedere almeno altri dieci eventi come questo, per mettere in paro tutto il veleno che lui ha sputato: su di me, sulla mia famiglia, sui miei amici, per tutte le balle che ha raccontato (e che racconta), per avermi fatto rischiare di discutere con uno dei miei migliori Amici, nonostante tutto questo, il mio cuore non riesce ad essere felice. La vita è strana, io sono strano. Proprio oggi Daniela mi diceva che sono vendicativo, aggiungendo, che non aveva mai notato questa mia “caratteristica”. Lo pensavo anche io. Pensavo anche io di non essere vendicativo, ma pensavo anche che vedere questo essere sbattuto su tutte le prime pagine dei quotidiani,  ridicolizzato in ogni telegiornale che ho visto in questi giorni, vederlo in fuga da un giornalista che lo pressava sulle sue sue furbate di una vita, mi dovesse far contento, mi dovesse, idealmente, restituire un pò di giustizia. Invece no. Invece mi genera enorme tristezza. Non posso dire che mi dispiaccia, ma non sono felice. Il metodo che utilizza l’essere per sbeffeggiarti, per denigrarti è quello della calunnia in aggiunta al tentativo d’isolarti socialmente. Di certo c’è che l’essere è cattivo, è senza scrupoli e si mangerebbe il cuore del suo più caro amico per raggiungere i suoi scopi. Nella sua vita l’essere si vantava di tante cose, alcune delle quali oggi rinnega pubblicamente. La violenza, la disobbedienza erano i sui vanti. Mi ricordo un trofeo che ci portò in visione, un Sanpietrino verniciato di rosso, che solo a pensare il perchè se lo fosse meritato, mi viene ancora il vomito. Quanto ci andava fiero lui. Con il senno del poi mi rendo conto che io questo individuo l’ho sopportato, l’ho tollerato, per tutte quelle dinamiche che s’innescano nei gruppi, in una squadra di rugby. In fondo non è mai stato un mio amico, anche se lui ha mangiato e bevuto a casa mia (io al contrario mai nella sua). Tutta questa rabbia che ho nei suoi confronti, nei confronti di uno che reputo: prepotente, arrogante, arrivista, falso e approfittatore, non mi fa comunque essere felice di quello che gli sta accadendo, di quello che gli è accaduto, che per inciso ritengo lui unico responsabile. Non mi rende felice per niente. Questa mia assenza di felicità, con buona probabilità, dipende anche dal fatto che tutto questo casino, alla fine se lo conosco un pò, a lui non gli sposterà una virgola. Lui, essendo un bugiardo con tanto di attestato, non farà mai il famoso “passo in dietro“. Diventerà quello per cui, in questi anni: ha infamato, ha infangato, ha insultato. Ma anche se veramente rinunciasse e credetemi non lo farà, anche in quel caso, non sarei felice. La spiegazione che mi sono dato è che forse lo reputo un’assoluta nullità.  E le nullità non ti generano nessun sentimento. Sono fatto proprio male!!!

Dammi il cinque papà!

img_3603Un gesto semplice che può scatenare mille pensieri. Mi sono trovato, soprattutto ultimamente, a condividere con Filippo una nostra passione: il basket. Da giovane, si, da giovane, era il mio sport. Si giocava in modo diverso, all’aperto, eravamo in pochi, ma mossi da una voglia pazzesca di praticarlo, di esserci. Nel mio cuore ci sono sempre i miei compagni di squadra, le trasferte con un fiat 232 beige, le “coca cole” dopo gli allenamenti con Mauro e Andrea, il nostro playground: “Capocroce”, le notti a vedere Magic, Kareem, Jordan, l’arrivo in Italia della riga del tiro da tre. Era un mondo diverso da quello che vivevano gran parte dei miei coetanei, nello sport tutto girava intorno al calcio. Mai avrei pensato però che questa passione sarebbe stata anche quella di mio figlio. Mai avrei pensato che, a quasi quarantasei anni, avrei potuto giocare insieme a Filippo. Il basket, anche oggi, è spettacolo puro. Andare a vedere una partita nei templi americani, ha appassionato anche Daniela, e ora a casa si tifa anche per squadre diverse: Filippo per i Toronto Raptors, Dany per i Golden State Warriors e io, nel cuore ho i Los Angeles Lakers, mentre se debbo dare retta allo spettacolo la mia preferenza va ai Cleveland Cavaliers di Lebron James. Ma in tutto ciò, la cosa di cui sempre meno posso fare a meno è il mercoledì sera con Filippo e il basket. Mi piace giocare con lui, ma ancora di più mi piace giocare insieme a lui. Ogni passaggio che gli faccio, ogni assist, ogni canestro, mi rende felice, orgoglioso. Giochiamo tardi il mercoledì, ma nessuno dei due ha voglia di rinunciarci. Ci arriviamo quasi sempre stanchissimi, ma per tutti e due sta diventando un momento nostro, difficile per chi non condivide questa passione, questo sport. Con l’arrivo della bella stagione poi, Cocciano, il nostro playground, sta diventando il luogo delle sfide contro all’ultimo sangue, con chi si trova li in quel momento. Non ne usciamo mai perdenti. In tutto questo susseguirsi di emozioni, un gesto apparentemente semplice, apparentemente scontato, mi rende inspiegabilmente felice: il cinque dopo un canestro. In cuor mio spero di potergli continuare a dare il cinque in campo, ancora per molto tempo. “I love this game”.

Le mani e gli uomini piccoli.

pensiero-critico-499A volte ci piovono addosso delle cose brutte. Li per li ti senti arrabbiato, ti senti deluso, non capisci, anzi vorresti risolvere il problema spaccando la faccia a qualcuno, o anche peggio. Ma poi arriva una mano che ti tiene calmo, che ti fa capire che reagire così, in quel modo sarebbe sbagliato. E soffri, ma non reagisci. Sbuffi come un toro, ma non reagisci. Non reagisci perché la tua compagna ti dice di passarci sopra, di non farti sopraffare dall’istinto. Ma tu sai di essere tanto istinto. Respiri forte e guardi in faccia i  tuoi figli. La piccolina è anche buffa e ti strappa un sorriso. Inizi a sforzarti di convincerti che non fare niente è meglio. Ignori le falsità, le malignità le invidie di gente piccola che nella propria vita non ha mai combinato nulla. Anzi l’unica cosa che ha combinato è distruggere ciò che non ha mai contribuito a costruire. Magari in passato questa gente l’hai anche difesa, l’hai anche chiamata: “Amico”. Ma loro non hanno capito. Questa gente  ha continuato a distruggere tutto quello che gli altri costruivano, perché queste persone piccole non sono capaci di costruire. Vai a dormire, ma la notte è lunga, neanche su SKY fanno niente quando è tardi. I pensieri sono tanti e dormi male, ti giri nel letto, sudi anche se fuori ci sono 5 gradi. La mattina sembra non arrivare mai e, quando ti alzi, le occhiaie, una faccia sbattuta che neanche gli zombie di “the Walking dead”, e le domande che ti poni sono sempre quelle della sera prima: ma perché?? Ma sto facendo bene?? La solita vita riprende, la colazione da preparare, la merenda per la scuola del figlio più grande, che noi vediamo sempre come un bambino, ma che invece sa che qualcosa turba il suo papà. Lo sa, ma non capisce perché il suo papà è così nervoso. Perché il suo papà non fa colazione con lui. Ma dobbiamo correre, la vita non ci concede fermate, prosegue dritta senza preoccuparsi di noi. E’ così bella e cinica la vita. Il solito traffico d’affrontare, e lasciamo il figlio a scuola. La telefonata alla donna che ami, anche lei bloccata sul raccordo. “Maledetto Raccordo Anulare!!”, pensi. La testa gira, qualche messaggio, che neanche leggi, il parcheggio che non si trova, la testa che s’intasa ancora di più con le mille cose da fare a lavoro. Il momento non è facile, ma tu devi rimanere concentrato, non puoi permettere all’uomo piccolo, al fallito, di distrarti. Arrivi in ufficio, saluti senza il calore di sempre, ma: “tanto nessuno se n’è accorto!!”, pensi. Poi succede qualcosa d’inaspettato. Qualcuno viene da te, e ti porge la stessa mano della sera prima. Ma non è la tua compagna che ha ( quasi ) l’obbligo di rasserenarci, di provare a tirarti su il morale; è un collega, è qualcuno che ogni santo giorno vive quello che fai e, in silenzio, lo apprezza. Lo apprezza ma non te lo dice. Non te lo dice perché non è il momento. Quella mano ti dice: continua, vai avanti, non sei sbagliato, non sei inadeguato. Ce la stai mettendo tutta e capisci che qualcuno se n’è accorto. Quella mano sulla tua spalla, non ha apprezzato quello che l’uomo piccolo, il fallito, ha scritto. Tutte le sante mattine ti vede risolvere quei problemi che nessuno sa neanche che esistono. Quella mano ti dice, guarda stai facendo bene, e quello che ieri sera hai letto sono solo le parole di un uomo piccolo, figlio di un uomo e di una donna piccoli. Nato senza prospettiva se non quella di farsi notare parlando male di qualcun’altro. Ieri era la moglie di un tuo amico, la sera prima la propria moglie, il giorno dopo la moglie di un altro amico ancora, poi storie che solo lui e qualche altro fallito come lui può pensare vere. Solo lui, o un uomo piccolo come lui, possono credere che non siano il frutto della sua malsana inventiva. Dell’inventiva di un bugiardo. Ma intanto parla, sparla, getta fango. Tu ringrazi quella mano, ma i pensieri della sera prima ancora ti feriscono, ancora ti rendono nervoso. Testa bassa, il nuovo disco di Sting suona senza che lo ascolti veramente. Ed ecco che dopo quella mano, ne arriva un’altra e un’altra, e un’altra ancora. Il telefono squilla e qualcun’altro censura quello che sei stato costretto a leggere, comprende quello che sei stato costretto a passare. Anche le telefonate diventano due, tre, tante. Il nervosismo rimane, la giornata non è stata per niente tranquilla, non è stata per niente bella, ma il cuore ha cambiato colore. Tutte quelle mani che si sono poggiate sulla tua spalla e che ti hanno accompagnato, ti hanno fatto comprendere meglio che non sei solo. Che forse il nervosismo dell’uomo piccolo, del fallito, è dettato dal fatto che si è accorto, prima di te, di quanto sei fortunato. E tutte quelle cattiverie che hai letto la sera prima rimangono sempre false, sempre cattive, ma ti hanno aiutato. Ti hanno fatto comprendere che le persone intorno a te sanno che stai facendo bene, che stai lavorando onestamente e che ce la stai mettendo tutta. Forse l’uomo piccolo, il fallito, non sa di essere invidioso. La giornata è finita, ti accorgi che non hai neanche pranzato. Hai lavorato e pensato, non hai avuto tempo per fare altro. Pensato a tutte le telefonate e tutte le mani che ti hanno sostenuto. Torni a casa e mentre cammini con le cuffie nelle orecchie, che coprono tutti i rumori, pensi ancora. Pensi che il Robbie Williams ha fatto un altro bel disco, ma pensi anche che l’uomo piccolo è sempre più piccolo, che il fallito ha fallito ancora una volta, ma che soprattutto è sempre più solo, mentre te hai tante mani nella tua testa, tante telefonate nelle tue orecchie di persone che sanno. Sanno che te con l’uomo piccolo, con il fallito, non hai mai avuto nulla a che spartire, anzi come tutti i parassiti, per un periodo della sua vita, ha succhiato il sangue della tua vita e tu non te ne sei neanche accorto. Lo hai portato in posti che lui non avrebbe mai neanche immaginato di poter frequentare, di poter vedere. Ma lui era solo li a succhiare il tuo sangue, a sfruttarti. Di quel parassita ora rimane solo un piccolo buco, un piccolo segno che ci metterà pochissimo tempo a rimarginarsi.

La Satira e il rispetto.

Charlie Hebdo, vignetta su terremoto in Italia

Probabilmente non è chiaro. L’indignazione di tanti, della maggioranza di noi, non è legata al messaggio che la vignetta voleva dare. Quello è chiaro a tutti. La denuncia a chi doveva fare e non ha fatto, è lampante e tristemente noto. L’indignazione nasce dal fatto che la satira non può prescindere dal rispetto. Il rispetto per chi è stato vittima di un terremoto, per chi è morto, per chi ha perso un figlio, un genitore, una persona cara o semplicemente la casa o tutti i suoi averi. Nel giro di pochi minuti, queste persone, sono passate dalla serenità di una serata di Agosto, all’incubo che arriva in piena notte. Incubo infame perché colpisce mentre si dorme, mentre quelle persone si sentono protette dai muri di quelle case che si sono sgretolate come fossero costruite con la farina. La libertà di espressione, di stampa e anche di satira è un bene importante, che va difeso a tutti i costi. Va difeso perché prima di noi c’è stato qualcuno che ha lottato per questi diritti. Ha lottato e magari ha versato sangue, sudore. Certo l’Italia non è il paese migliore al mondo per vivere se quello che si cerca è l’accezione più alta della legalità e, con buona probabilità, se quello che è successo ad Amatrice, e tutto intorno, fosse successo in altri posti, probabilmente non ci sarebbero stati tutti quei morti e tutte quegli edifici distrutti. Sicuramente i soldi per gli adeguamenti sismici si sarebbero spesi meglio. Tutto questo va denunciato, va chiarito e mi sembra che la magistratura si sia già mossa. La satira questo lo può e lo deve fare. La satira ha questo compito, ma non deve confondere chi queste ingiustizie le subisce da chi le genera. I morti, gli sfollati sono le vittime e per questo vanno rispettati, a partire proprio da chi fa satira. Charlie Hebdo, personalmente, non mi piaceva prima e tanto meno mi piace adesso. Lo dicevo anche in un precedente post, scritto subito dopo gli attentati di Parigi ( https://alessandrodigiulio.com/2015/01/17/non-sono-charlie/ ), non si deve e non si può essere sempre “irriverenti”. La satira è bella quando rispetta chi subisce le ingiustizie e attacca chi le commette. Facile nascondersi dietro una matita e dichiarare “noi di Charlie siamo così, prendere o lasciare”. Troppo facile. Sarebbe troppo facile dichiarare che una rivista, praticamente fallita, ha risolto tutti i suoi problemi economici, proprio grazie all’edizione seguente agli attentati barbari che ha subito. Le persone vanno rispettate. Vanno rispettati gli Italiani, vanno rispettati i terremotati, vanno rispettati i mussulmani, vanno rispettati i francesi, vanno rispettati tutti, ma soprattutto vanno rispettati i morti, sia che siano stati uccisi per mano di un gruppo terroristico, sia che siano rimasti uccisi sotto le macerie di una casa che ha tremato per un terremoto. Mi piace essere libero, e mi piace che tutte le nostre libertà vengano tutelate, ma penso che ci sia il momento per fare satira, quello per denunciare con forza delle nefandezze, ma c’è anche il momento per il silenzio. Il silenzio che è dovuto al rispetto che si deve ai morti: francesi, italiani, o di qualsiasi parte del mondo. Non ero Charlie all’ora, non lo sono adesso e, penso che, non lo sarò mai, mi auguro solo che qualcuno chieda scusa. Spero solo che qualcuno di Charlie chieda scusa. Chi fa satira dovrebbe avere una sensibilità superiore alla media, dimostratelo!

quasi un anno di Mamma…

11259930_10206668785530650_4065221891230620319_nIl 21 luglio, Andrea compirà un anno. E’ stato un anno tosto, difficile, come oramai un po’ tutti siamo costretti a vivere. La routine, il lavoro, la stanchezza, le preoccupazioni; ma anche la gioia, la soddisfazione, l’orgoglio di avere una famiglia come quella che ho io. E’ sempre difficile incasellare tutto, ma quando ci si riesce è uno spettacolo. Quelle risate, noi quattro, la sera intorno al tavolo, mi ripagano, e anzi mi rendono anche il resto. Mi ripagano di tutte le fatiche, i sacrifici che faccio, che facciamo. Mi piace il rapporto che Andrea e Filippo stanno costruendo insieme. Lui grande, quasi adulto in alcuni momenti, ma anche bimbo pronto a giocare e a ridere con la sorella. Lei già chiaramente padrona della situazione. Se lo gira come vuole, ma questo non solo a lui. Stravede per il fratello, ed è increIMG_3539 (1)dibile quello che una bambina che, ancora non sa parlare, ancora non cammina, che ancora non ha compiuto un anno, già sappia chiaramente distinguere i ruoli dentro un nucleo. Andrea sa perfettamente chi è il suo fratellone, chi è la sua Mamma, ma anche chi è il suo papà. E in questa distinzione di ruoli lei riesce a muoversi con un’agilità incredibile. Sono fiero della mia famiglia. Ma una famiglia non è niente, non è tale, se non c’è una Mamma. Tutte le donne possono essere mammIMG_3960e, ma le Mamme, quelle con la M maiuscola, lasciano il segno per tutta la vita. Un po’ come mia Mamma ha fatto con me e con Silvia. Nessuno t’insegna a fare questo duro mestiere. Ma l’importanza che riveste è talmente alta che, essere perfetti, è impossibile. Ovviamente questo vale anche per il papà, ma: “…la Mamma è sempre la mamma…“. Tu Daniela sei una Mamma. Sei una Mamma con mille attenzioni. Sei una Mamma disposta a fare sacrifici. Sei una Mamma che va avanti senza paura, mettendo al primo posto il benessere della propria figlia. Di nostra figlia. Sei una Mamma attenta. Sei una Mamma che sa piangere e ridere, ma soprattutto sa insegnare queste emozioni alla propria figlia. Sai, io ti osservo e penso di essere un uomo fortunato. Penso che mia figlia sia una bambina fortunata. Il motivo è molto semplice, da quasi un anno ha trovato una Mamma fantastica. Sono fiero della mia famiglia.

40 anni.

IMG_3696Una donna subisce sempre lo “scavallare” del decennio. Per la verità anche gli uomini, ma per le donne è sempre tutto amplificato. Tutto più grande. Domani, anzi fra un’oretta, raggiungerà uno di questi traguardi anche Daniela. Il problema è che lei si sente un “cesso“. A nulla vale raccontargli quello che vedo, ossia che ogni giorno è più bella; che ogni giorno l’amo di più del giorno precedente; che ogni giorno, con i suoi modi, m’insegna sempre qualcosa in più; che ogni giorno gli occhi della nostra bimba si riempiono sempre più di amore nei suoi confronti. Forse è questo il suo segreto. Essere circondata da persone che l’amano, che stravedono per lei. O forse è l’aria buona del paesello. Mi piace perfino quando mi sgrida  perché, secondo lei, vizio la nostra bimba. L’adoro anche quando mi da da leggere i libri sui neonati. La verità è che insieme stiamo costruendo  qualcosa di bellissimo. Certo, ci vorrà tempo, ci vorrà fatica, ma ci riusciremo. Questo in fondo lo sai anche lei. La luce che ha negli occhi, che poi è la stessa di Andrea subito dopo aver fatto quella sua risatina irresistibile, è carica di quel fascino che neanche a cento anni perderà. La sua fortuna, la sua arma, è che è totalmente inconsapevole di quanto è fantastica. Questa inconsapevolezza è figlia di tutte le sue conquiste, di tutte le cose che ha ottenuto nella sua vita: giorno dopo giorno. Questa inconsapevolezza la costringe a fare sempre qualcosa in più, la costringe a cercare qualcosa che la migliori. Questa sua inconsapevolezza non le fa rendere conto che è già perfetta così. Non so cosa vede quando è davanti allo specchio. So però quello che vedo io ogni volta che rientro a casa, ma soprattutto so quello che provo ogni volta che la vedo. Lei è l’unica che riesce a far mutare il mio umore in meglio, sempre e comunque. In poche parole io benedico quel compleanno di luglio che ci ha fatto conoscere. Se ora non dormisse già, vorrei baciarla e dirle: “Sei bella come il primo giorno che ti ho visto, anzi, sei ancora più bella.” L’augurio che vorrei fare a questa donna unica per questo suo compleanno è che la vita continui a donarle tutto quello che desidera. Con fatica, con mille sforzi, com’è successo sino ad ora. Ma che tutto quello che ha nel cuore, nella testa, possa diventare suo. Spero solo che io possa continuare a essere il suo compagno per la vita. Ti amo Amore mio.

La prima risata.

IMG_3510La mamma di Daniela, qualche giorno fa, ci ha detto di segnarsi, come fosse un diario, tutte le prime cose che farà Andrea. E’ un modo semplice, secondo lei, di contestualizzare dei ricordi. Personalmente ho una memoria molto fotografica, quindi ogni mio ricordo è impresso nella mia mente così come si svolge. L’unico problema è richiamarlo. Ieri Andrea ha fatto la sua prima risata a “crepapelle”. L’aveva già fatta in passato, la sera di Santa Lucia, ma ieri è stata fantastica. E’durata tanto e oltre a divertire noi, ho avuto la percezione che si stesse divertendo anche lei. La mente mi è andata subito a Filippo, e mi sono reso conto che non mi ricordo la sua prima risata. Non voglio più dimenticare. I figli sono un patrimonio inestimabile di gioia e soddisfazioni. Noi genitori possiamo e dobbiamo attingere linfa vitale dai ricordi, dalle cose che fanno, da quello che c’insegnano. Non voglio più avere il problema di non ricordare. Voglio che il mio patrimonio di ricordi venga conservato. Questa notte mi è venuta spesso in mente la scena di Andrea che rideva e mi sono riscoperto a mia volta a ridere da solo. Mi ha messo tanta gioia. La mamma di Dany ha proprio ragione, questi ricordi non posso proprio permettermi di perderli. Andrea e Filippo avranno un diario delle loro prime volte…