Padova…

IMG_2572E’ sempre bello tornare in posti in cui non si torna da tanto. E’ sempre bello riscoprire luoghi, colori, odori, che si sono respirati da bambino. Gli occhi sono sempre gli stessi, ma guardano, osservano, in modo diverso. Scoprirsi con la bocca aperta ad osservare uno splendido paesaggio vale la stanchezza di un viaggio lungo fatto in un week end. E poi scoprire che esistono dei luoghi che non conoscevi e che sono di una bellezza sconvolgente. Luoghi in cui il tempo si è fermato al secolo scorso. Questo week end a Padova è stato tutto questo. Riscoprire una città, bella come me la ricordavo da bimbo, accesa da un sole estivo ed un cielo blu. Mi sono reso conto di averla vista sempre quando pioveva, o con la nebbia. Bella nell’ordine e nella disciplina, eredità di una grande repubblica marinara. Le rive del Brenta, con le sue ville Venete, lascia senza fiato. Ma di tutto il week end mi porterò sempre dentro aver conosciuto delle splendide persone, una famiglia bellissima che con la sua ospitalità ha confermato quanto di buono Daniela mi aveva raccontato. Grazie Marinella, grazie Mario Antonio, siete stati fantastici.

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Il golf si tinge di bianco.

Golf e NeveDomenica 19 gennaio, sulle Alpi di Siusi, si terrà un torneo di golf su nove buche. Il torneo che è stato organizzato da dall’area vacanze Alpe di Siusi, si svolgerà ad oltre 2000 metri di altitudine e coniugherà la passione del golf a quella degli sci. Infatti da una buca all’altra i giocatori si sposteranno tramite: sci o snowboard. Un esperimento simpatico e originale, ma il golf, per me, rimane quello giocato sui prati verdi.

Texas e Florida…

911 MiamiCome ogni vacanza, prima o poi si torna a casa. E quando si torna a casa, con il pensiero, si fanno sempre i bilanci. Quest’ultima: in Texas e in Florida, è stata, seppur non lunga, una vacanza molto intensa. Siamo riusciti a fare e a vedere molte cose, dando un taglio molto “cool” alla trasferta Americana. Al contrario di quello che mi aspettavo prima della partenza, Miami mi ha molto deluso. Un posto turistico, dove tutto è costruito per fare business. Città come New York, San Francisco sono decisamente molto più vivibili, sia da turista che, a mio avviso, da cittadino. A Miami sembra fatto tutto per catturare l’attenzione, e quindi il denaro, del passante. Le luci sembrano quelle di un parco dei divertimenti, e tutti i locali sono costretti a caratterizzarsi, rischiando, a volte, di risultare delle caricature. Il clima però è fantastico e di posti da vedere intorno ce ne sono moltissimi. Purtroppo il tempo che avevamo a disposizione non era tanto, la Florida meriterebbe almeno due settimane, ma abbiamo avuto la forza, e anche il coraggio, di arrivare: alle Everglades prima e a Key West, dopo.

CoccodrilloLe Everglades sono un parco naturale che sta preservando tutta la zona paludosa a sud della Florida, con tutto il suo patrimonio di flora e fauna. Ci sono rettili di ogni tipo: dagli iguana agli alligatori. Abbiamo rischiato d’investire, in questa zona, un iguana che stava per attraversare la strada. Arrivati al parco, non poteva mancare il caratteristico giro su un’Airboat, dal quale siamo scesi letteralmente fradici di acqua salmastra. La puzza non è stata piacevole, ma per lo spettacolo che abbiamo potuto vedere, ne è valsa la pena. I paesaggi sono sconfinati, immensi, e quando il cielo blu intenso, s’incontra con il verde, che li la fa da padrona: lo spettacolo è servito. Cosa dire di Key West? 200 Km di autostrada perfettamente efficiente che si snoda sulle isole zero milecaraibiche che portano sino all’ultima, appunto Key West. Qui c’è anche il punto più a sud degli Stati Uniti d’America. Un posto dove bisogna fare la fila per una fotografia. Tornati a Miami, vista little Avana, che secondo me è il vero cuore pulsante della città, il resto è solo shopping. Lincoln Road è un centro commerciale a cielo aperto a South Beach. A Miami però non poteva mancare una partita dei Miami Heat. Li si vede la capacità, tutta anglosassone, di organizzare un evento che, qualunque esso sia, raggiunge iHeatsconnotati: “del memorabile”. Bellissima esperienza anche, e soprattutto perché, i celiaci possono gustare i loro hot dog “Gluten Free”. (vero Daniela??).

La parte iniziale del viaggio, l’abbiamo passata ad Austin, in Texas. Un posto di cui fino a qualche mese fa ignoravo l’esistenza. Una sera, prima dell’estate, a casa di Daniela Andrea ci ha detto di questo loro viaggio per andare il Gran Premio di Formula uno degli Stati Uniti, che si svolge per l’appunto ad Austin, e da li abbiamo iniziato a sbirciare i voli. Insieme a Lidia e Max, abbiamo costruito un viaggio nel quale il Gran Premio è stato solo il pretesto per partire. Talmente pretesto, che infatti non lo abbiamo visto. L’idea che avevo era quella di andare li e trovare il lato oscuro dell’America. SaloonQuello lontano dalle città più blasonate e più turisticamente interessanti. Invece mi sbagliavo. Austin, come tutto il Texas mi ha fatto capire che l’america, quella vera, sta li. Fatta di gente seria, che ama il proprio paese e si batte per rendererlo migliore. Gente che se vede un turista in difficoltà gli da un passaggio con la propria autovettura, oppure che se t’incontra con la cartina in mano, spaesato come tutti i turisti, smette di correre e ti chiede “Can I help you??”. Fatta di gente così, quelle persone che senza conoscerle ti offrono la cena, oppure si sforzano di capire il tuo inglese stentato. Bella gente. Che si alza la mattina presto per andare a lavorare, ma la sera fa tardi per sentire del buon country blues, in un locale di Soco. E ce ne sono tanti a Soco di locali fichi per andare ad ascoltare musica. Gente che si veste di arancione e in ottantamila, Calcio d'iniziovanno a tifare per la loro squadra di Football universitario: i “Longhornes”. Tutto è grande in Texas. Le macchine sono immense, i negozi sono specifici ed immensi, anche se la città non è smisurata. Mi ha colpito un negozio che vendeva solo stivali. Si proprio stivali texani. Erano tantissimi, e di ogni tipo, colore o misura. C’era quello fatto con la pelle di serpente, quello trattato con l’olio, quello da 150$, ma ne ho visto un paio da oltre 2.000$. E’ divertente immergersi nel loro modo di vivere. Questa città non è abituata ad ospitare il turismo di massa continuo. Infatti i taxi non funzionano. Loro ospitano eventi importanti, in periodi programmati, e questo li preserva dall’estinzione delle loro origini. E’ una città costruita per gli americani, anzi, costruita per i texani. A loro uso e Hammerconsumo. E’ bello poter visitare una meta gustandone il lato autoctono. Il poi posto diventa relativo. A volte un viaggio ti lascia di più avendo potuto assaporare il contatto con la gente, che per quello che esprimono i suoi monumenti. Se mi costringete a scegliere una citta in cui vivere, tra quelle che ho visitato in questo viaggio, di sicuro sceglierei Austin. Di sicuro il Texas. Di questa vacanza va anche detto che, segreto del suo successo è stato anche, e soprattutto, la compagnia. Per Dany e me: Lidia e Max sono stati dei compagni di viaggio stupendi. Sempre carini e disponibili a macinare chilometri ed eventi. Dany poi, ha trovato in Lidia una instancabile compagna di Shopping. Peccato per Andrea e Marika che siamo riusciti a vedere Big Daddypoco. Ma quel poco è stato comunque tanto. Simpatici anche i nostri nuovi amici americani Mark, Michael e Kevin, oltre alle loro signore. Unica “nota negativa” è stato il cibo. Per colpa dell’America, qualche chilogrammo in più ce lo siamo portati a casa. Ma anche questo fa parte del bello di un viaggio. Nella mia memoria rimarrà sempre scolpito il “Big Daddy” un piatto gigantesco di costolette di non so quale animale, affogate in una salsa barbecue fantastica. Ovviamente buonissimi anche gli Hamburger.

Chi ha inventato il Golf?

golfFino a ieri sembrava tutto chiaro sulle origini del golf, ma da oggi gli scozzesi potrebbero venire defraudati del titolo d’inventori di questo fantastico sport. E’stato ritrovato, in Cina, un rotolo pittorico risalente ad almeno 500 anni fa, nel quale delle donne giocano con mazze e palle, accompagnate da veri e propri caddies. Questo dipinto, ora in mostra a Londra, dimostra che, dall’altra parte del mondo si giocava, se non proprio a golf, ad uno sport simile, molto prima che in Scozia. Non ci sono però, negli scritti di Marco Polo, accenni alla pratica dell’attuale golf, nella Cina da lui visitata. Gli scozzesi, da canto loro, amano e sanno tenere strette le proprie tradizioni. Le curano, le rispettano. E questo sport, bandito da Giacomo II in quanto, a suo dire, distraeva le truppe dall’addestramento militare, trova le sue origini proprio in Scozia come sport derivante dall’hockey, anche quest’ultimo un sport molto praticato nell’impero di sua maestà. Ci sono però tracce di uno sport simile anche tra gli antichi romani: la paganica. Sono molto confuse le tradizioni e le origini di questo sport, di certo c’è che gli scozzesi dovrebbero imparare, in fatto di modernità, dalla Cina, uno dei popoli più tradizionalisti del mondo. Infatti nel dipinto, come detto sopra, vengono ritratte delle donne che giocano, mentre, ancora oggi, esistono dei club in Scozia che, approposito di tradizioni, permettono alle donne, l’ingresso al green, solo se accompagnate da un uomo.

Trenitalia, e i suoi accordi commerciali.

Sarrebbe come sparare sulla croce rossa, ma non lo farò. Cercherò di dimenticare l’atavico odio che esiste tra la mia squadra: la Juventus, con la Roma. Quest’ultima, per andare in trasferta a Parma, ha utilizzato Trenitalia. Fino a qui nulla di male, anzi vedere che questi semi-dei dei calciatori utilizzano un mezzo popolare come il treno, fa piacere. Ma che il Treno debba fare una fermata in più, senza che l’utente sia avvisato all’atto dell’acquisto del biglietto, è una cosa tutta Italiana. Poco seria, anzi per niente. I malcapitati passeggeri infatti, per far scendere alla stazione di Parma, i giocatori e i dirigenti della Roma, si sono dovuti sorbire una stazione in più, con ovvi conseguenti ritardi. Trenitalia si è difesa, prima dichiarando che agli altoparlanti era stato dato l’avviso (come se un passeggero arrivato alla stazione, dopo aver acquistato il biglietto, non prende il treno comunque); poi rimborsando il 25% del biglietto. Personalmente reputo tale comportamento non degno di una società (quasi monopolista) come Trenitalia. Ovviamente la Roma (come altre squadre) ha approfittato di un accordo commerciale che, per me, non poteva essere preso da una società di trasporti seria.

A Londra con Filippo.

Filippo e Alex a LondraAd aprile, o forse a maggio, ho ricevuto una email da Alitalia, nella quale mi si comunicava che avevo delle miglia in scadenza. Le famigerate mille miglia. Era un po’ che avevo voglia di farlo, e quindi ho approfittato, prenotando un week end a Londra, soltanto: Filippo e me. Ero un pò preoccupato del fatto che un bambino di 10 anni e mezzo, potesse annoiarsi in una città dove c’è da visitare monumenti e dove non capisce una parola di quello che si dice intorno a lui. Avevo paura che si annoiasse e, per questo, ho cercato di studiare delle mete che potessero interessarlo. Risultato? E’ stato un week end bellissimo. Siamo tornati ieri sera, e stamattina era ancora tutto eccitato. Scoprire che esiste un paese, e viverlo, dove c’à ancora la regina, “più vecchia di nonna”, che vive in un castello grandissimo al centro di Londra e che i londinesi chiamano, scherzosamente: “Jurassic park”; i gioielli della corona; un museo dove poter osservare quei dinosauri, di cui aveva solo potuto vedere le foto sui libri. Tutte queste cose, queste emozioni, lo hanno riempito. Arrivavamo in albergo alle 20.30 e alle 21.00 già dormiva. E’ stato una spugna, ed ha assimilato tutto come solo i bambini sanno fare. Ad un certo punto, osservando quello che aveva intorno, mi ha chiesto: “ma gli inglesi sono più avanzati di noi?” Questo la dice lunga su quale capacità di analisi, e di critica si ha a quella età. Rivedere la torre di Londra con lui è stata un’esperienza unica. Osservarlo al Natural History Museum interagire con la conoscenza (perchè li, nei musei, s’interagisce), mi ha fatto capire tante cose che mi erano sfuggite, o forse avevo sottovalutato. L’esperienza che lo ha affascintato di più è stata il giro della città su un mezzo anfibio. Un imprenditore inglese ha rilevato, dall’esercito britannico, una ventina di vecchi mezzi da sbarco della seconda guerra mondiale. Alcuni di essi sono anche stati usati nel D Day. Con questi mezzi, fanno il consueto giro di Londra, e poi si “tuffano” nel Tamigi. Un’esperienza davvero insolita, soprattutto per un bambino che, come tutti a quell’età, adora macchine, le moto e tutto quello che si muove. Debbo dire che ci ha molto aiutato anche il tempo. Sono stati due giorni di sole e di caldo, inusuali per la grigia Londra. Gli ho raccontato anche chi erano i Beatles, e che cosa sono stati per tutta la musica rock mondiale. Gli ho fatto sentire Hey Jude e Imagine. La visita ad Abbey Road, è stata d’obbligo a quel punto. Quanto ci siamo divertiti. L’esperienza sugli autobus a due piani me l’ha fatta ripetere ogni volta che è stato possibile. Giustamente mi ha fatto notare che: “la metro sarà anche più veloce, ma vuoi mettere quello che si vede dal secondo piano dell’autobus?” Come dargli torto. Tornando, grazie alla bontà di Alitalia, abbiamo viaggiato in business class. Mentre faceva merenda con gamberetti, salmone e focaccia calda, mi ha detto: “ho deciso papà, da domani si viaggia solo in prima classe”. Mi ricorda tanto una persona, che da un paio d’anni frequento assiduamente. Ho deciso che farò il possibile, ma almeno un week end all’anno da solo con Filippo, in giro per il mondo, me lo farò. Almeno fino a quando non inizierà a considerarmi uno di quei dinosauri che tanto adora.

Mondiali di rugby 2011 il Re Maori riceve gli All Blacks

Maori King

Antico re Maori

Sono innamorato della Nuova Zelanda. Mi piace tutto di questa nazione: la natura, il mare, la popolazione, il rugby, la vela, le loro radici. Non hanno nulla che non va. I neozelandesi, sono un popolo fiero e basa sulle usanze Maori, sul credo di quella antica popolazione, il loro modo di vivere. Non se ne vergognano, anzi ne vanno fieri, e fanno di tutto per difenderle. Hanno esportato il grido propiziatorio, che gli antichi guerrieri facevano, prima di andare in guerra: la Haka. Soprattutto nel rugby, è diventato il segno distintivo della Nazionale. Non sapevo che i Maori hanno ancora il loro re. Viene rispettato ed onorato come qualsiasi re, di rango non decaduto, esistente sulla terra. Questo uomo è il depositario di usanze che sopravvivono da millenni. Un bellissimo gesto di rispetto gli e lo hanno riservato proprio i giocatori della nazionale Neozelandese di rugby – gli All Blacks – durante la loro visita prima d’iniziare i mondiali del 2011, che poi hanno vinto. Gustatene un assaggio:

Sono sempre più convinto che queste due isole, nel bel mezzo dell’oceano, siano un posto da visitare in uno dei miei prossimi viaggi. Ma la mia paura più grande sarebbe quella di scoprire che forse è il posto migliore dove vivere. Purtroppo è molto difficile (impossibile) ottenere la cittadinanza.

Il capitano degli All Blacks saluta il Re Maori, nel loro tipico saluto.

Birra Kwak

Nella mia ultima trasferta Belga, ho avuto modo di assaggiare, una birra scura decisamente sopra la media. La Kwak.  La denominazione completa è Pavel Kwak. Il nome di questa birra deriva dal locandiere, proprietario della taverna De Hoorn, dove, nel XIX secolo, si fermavano molti cocchieri ai quali serviva questa birra scura e forte.

Kwak

Tipico bicchiere.

Quando Napoleone stabilì che i cocchieri non potevano più bere birra insieme ai passeggeri, certo in un calo delle vendite, Pavel Kwak, ideò un originale bicchiere che aveva la qualità di poter essere appeso alla carrozza attraverso un apposito sostegno. Questo tipico bicchiere, oltre a rendere caratteristica l’esperienza della degustazione, è divenuto, nel tempo, un segno distintivo di questo marchio. Tale espediente, oltre a non far perdere clientela all’intraprendete locandiere, è un po’ il simbolo di questo marchio. Infatti i cocchieri hanno potuto continuare a gustare questa pregiata birra, senza doversi allontanare dai loro carichi. Ancora oggi, dove il cocchio non è più un mezzo di trasporto comune, il bicchiere viene usato, e rende la degustazione di questa birra un’esperienza insolita e caratterizzante. Non nascondo di averne comprati due per casa.
 Prodotta in Belgio nella località di Buggenhout, la Kwak è una birra doppio malto da 17,5° saccarometrici, ad alta fermentazione e si presenta di un bel colore ambrato vivace e con una delicata schiuma, fine, persistente e davvero piacevole. All’olfatto risulta caramellata, fruttata ed un pò speziata, si distingue il sentore di malto che la rende ancora più invitante. Al palato offre un caldo aroma di caramello, di malto, e di frutta matura finendo con un retrogusto amaro che invita subito ad un altro bicchiere. Occhio però che, almeno a me, ha piegato le gambe.

Bruges

uno dei canali

Lo scorso week end l’ho passato in Belgio. Più precisamente a Bruges, una località a circa un’ora di treno da Bruxelles. Un posto splendido, dove il verde, la pace ed un’ordine, a cui non sono abituato, la fanno da padrona. E’ stato bellissimo perdersi in quei vicoli creati da edifici medioevali, e superare quei ponti sopra a quei canali, le case con le uscite a filo d’acqua. Mi è sembrato di fare un salto indietro di seicento anni. Il rumore degli zoccoli dei cavalli rendeva questo salto ancora più realistico. Ci sono decine di carrozze sulle quali puoi fare il giro della città, e quasi tutte condotte, stranamente, da ragazzine bionde che spiegano in un bell’inglese quello che si sta vedendo. Con Daniela abbiamo deciso di prenotare un Bed and Breakfast non in centro. Sul sito c’era scritto a pochi minuti dal centro, ma non ci aspettavamo nulla del genere. Il paradiso. Siamo entrati da un cancello in un giardino curatissimo, dove alberi ad alto fusto che formavano un boschetto privato, un prato verde e ogni tipo di fiori ci hanno frastornato. Nel mezzo una costruzione del 1600, ristrutturata  in ogni sua parte faceva la sua bella mostra. Ci ha accolto Katrien, una gentilissima signora che da subito ci ha messo a disposizione tutta la sua gentilezza e cortesia accompagnandoci sempre con il suo sorriso. La casa anche dentro è bellissima, segno della cura che la stessa Katrein ha messo nell’arredarla. Quando poi chiacchierando scopriamo che lei è un architetto d’interni, tutto torna. Da quello che possiamo vedere è anche brava. C’è una stanza circolare a piano terra di cui Daniela si è innamorata. Quel paradiso si chiama:’t Wit Huys ( http://www.withuys.eu ).

Bed And Breakfast

la vista dalla nostra stanza

La nostra stanza da letto affacciava sui due lati della casa. Un bosco privato alla fine di un prato verde e ben tenuto da un lato, e dall’altro delle siepi che confinavano con un’altra bella dimora. Una pace indescrivibile. Ma la cosa più bella è stata proprio riscoprirla. Il gusto di ritrovare qualcosa che da tanto non avevo più. Il caos della città, della quotidianità, il lavoro, il traffico, i problemi, tutte cose che ci fanno perdere il gusto di assaporare un po’ di tranquillità. E’ stato bello poter ascoltare il suono del silenzio. Katrien, dopo averci offerto un caffè, ci ha dato due bici, e via! In poco tempo siamo arrivati in centro. Che fascino passeggiare in bici. Eravamo stanchi del viaggio quindi ci siamo accontentati di pedalare un po’ tanto per avere un anticipo di quello che avremmo visto il giorno dopo. Arrivata l’ora di cena abbiamo avuto l’imbarazzo della scelta. I locali per mangiare qualcosa sono tantissimi. Una cenetta romantica e poi a nanna.

bicchiere di Kwak

Il giorno successivo è stato bello perdersi tra quei vicoli, sorseggiare una Kwak con quello strano bicchiere, cercare un posto dove mangiare delle moulles (cozze) servite in mille modi, la torre della marketz square, da dove si suicida il killer buono nel film “in Bruges”. Il sabato è volato. Prima di ritornare, la domenica, abbiamo voluto fare una capatina a Bruxelles. Abbiamo salutato Katrien, e la sua splendida, casa con quella tristezza che si ha quando ci si separa da una cosa bella, senza sapere se e quando si potrà di nuovo vivere. Bruxelles è città non grandissima, ma passare dalla tranquillità di Bruges al caos di Bruxelles ci ha dato un senso di disorientamento. Non vedevamo l’ora di prendere l’aereo, quasi a volersi portare nel cuore quei momenti che quel paese medioevale, e i suoi canali, ci avevano lasciato. E’ stato proprio un bel week end. Grazie Daniela per trovato quell’angolo di paradiso.