La Brexit, vista da un comune – Italiano – mortale.

referendum-brexit-3Sono passati quattro mesi ma niente, la Gran Bretagna è ancora in Europa, nell’Europa dell’Euro anche se non ha mai aderito alla moneta unica. Per un periodo non si è parlato d’altro. Quali saranno le ripercussioni sull’Europa dell’uscita  della Gran Bretagna. Intanto va fatto un distinguo tra Europa, quella geografica, ed Unione Europea, quella degli stati membri. Mentre la prima è un insieme di stati che sono uniti da confini geografici, la seconda dovrebbe avere una comunione d’intenti: economici e politici. Il Regno Unito ha chiesto di essere escluso dall’Unione Europea ovviamente, quindi, tutti quelli preoccupati dell’impatto della Brexit sulla Champions League, possono stare tranquilli: Liverpool, Manchester City e tutte le altre squadre britanniche parteciperanno alla prossima competizione Europea. Questo per dire che dal punto geografico, non ci saranno cambiamenti. I confini rimarranno quelli che tutti conosciamo. Ci sarà sicuramente più “difficoltà” per entrare in Gran Bretagna visto che verranno meno tutti i trattati relativi alla libera circolazione dei cittadini degli stati membri. Ci sarà sicuramente molta più difficoltà e regole totalmente diverse, per chi commercia con la Gran Bretagna, perché verranno meno anche i trattati economici. Non ci sarà nessun cambiamento dal punto di vista della moneta. La Gran Bretagna non aveva voluto rinunciare alla sterlina, aderendo si all’Unione Europea, ma non aderendo all’Euro. Questo dovrebbe, quanto meno nel breve, indebolire la sterlina e quindi generare un potere d’acquisto maggiore dell’Euro verso la moneta di sua Maestà. Per un normale cittadino Italiano dovrebbe costare molto meno andare a fare un week end a Londra, o un tour dei castelli scozzesi. Un problema sicuramente ci sarà per tutti gli appartenenti all’Unione Europea, che lavorano in Gran Bretagna. Quando, ufficialmente, la Gran Bretagna sarà fuori dall’Unione Europea, quei lavoratori, dovranno essere tutti regolarizzati, essendo extra-comunitari. Ci saranno anche problemi per tutte quelle aziende, società, multinazionali, che in questi anni hanno spostato la loro sede a Londra, o più in generale in Gran Bretagna, per avere un regime fiscale agevolato, un sistema economico e legislativo all’avanguardia, e, nel contempo, potere usufruire dei vantaggi di essere all’interno del sistema economico più potente del mondo. Tutte queste aziende, una volta ratificato l’articolo 50 della costituzione europea, dovranno fare i conti con una fiscalità sicuramente diversa, forse con dei dazi. Quindi la FIAT, ora FCA, rischierebbe, per assurdo, che per vendere un’auto in Italia, o anche semplicemente un pezzo di ricambio, debba pagare un dazio. Va detto che sicuramente la Gran Bretagna, come la Francia o la Germania, hanno sempre funzionato da traino per il prodotto interno lordo (PIL) europeo, quindi una volta che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea, certamente questo indicatore ne risentirà. Ma quali sono gli svantaggi per un cittadino Italiano? Sicuramente nel breve nulla, salvo dover risentire delle montagne russe che questa separazione sta generando nelle borse di tutto il mondo. I prodotti relativi a tutta l’area UK subiranno degli aumenti, ma nel breve non ci dovrebbe essere nessuna ripercussione. Altro aspetto è quello che riguarda le banche. La BCE potrebbe essere costretta a rialzare i tassi per contrastare i problemi generati dall’instabilità dei mercati. Questo potrebbe avere una ripercussione sui mutui, sui prestiti o comunque sull’indebitamento. Non vedo altri aspetti negativi per la cittadinanza. Non vedo rischi ulteriori per un popolo, come quello italiano, che ha già mille problemi di sussistenza. Paradossalmente vedo delle opportunità. Sicuramente cresciamo, in ambito Europeo, come considerazione. Gioco forza, venendo meno un paese più forte di noi. Personalmente mi sono fatto anche un’idea del catastrofismo che si sta facendo intorno a questa vicenda. Molti più problemi degli abitanti dell’Unione Europea, a mio avviso, li avranno i cittadini britannici. Ma un’onda lunga di popoli che volessero abbandonare l’Unione Europea, verrebbe meno il senso di mantenere in piedi la stessa Unione. L’unica notizia certa è che, a oggi, nulla è successo. Continua il braccio di ferro tra Londra e Bruxelles, ma nel frattempo la Gran Bretagna è ancora li.

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Non sono Charlie.

je-ne-suis-pas-charlie-300x133E’ passato qualche giorno ma le vittime della redazione di Charlie Hebdo sono ancora impresse nella memoria di tutti. Sono impresse anche la rabbia e la condanna per gesti così infami. La vita di tutti e sacra e a nessuno è permesso portala via. E’ impresso il corteo pieno di gente e di politici che ha attraversato le vie di Parigi, è emozionante vedere sfilare tante persone accomunate da uno stesso ideale. Ma qual’è questo ideale? Ho pensato tanto a quanto è successo e chiaramente non sono d’accordo mai con chi uccide, sia esso mussulmano, cattolico o laico. Non sono mai d’accordo sulla violenza, ne come vendetta, ne come metodologia per esportare democrazia. Non sono mai d’accordo con la guerra, perché se si va in guerra ci si fanno dei nemici, e i nemici poi possono vendicarsi. Non sono loraquotidiano.it_2015-01-13_07-48-04-376x500d’accordo neanche con la satira fatta tanto per fare. Soprattutto con quella satira che se la prende con tutti e con nessuno. La satira deve essere un baluardo della libertà, in particolare della libertà di espressione. Deve essere utilizzate con intelligenza. Perché la satira è intelligenza. Non dovrebbe mai essere offensiva. Irriverente si, offensiva no. La satira può scherzare su un politico che prende la mazzetta; su un imprenditore che porta fuori della sua nazione la sua azienda; può sfottere un calciatore che se la prende con la sua nazionale; ma ci sono cose sulle quali non si dovrebbe scherzare mai, perché lo scherzo per qualcuno potrebbe diventare un’offesa per qualcun’altro. La sessualità di una persona, le imperfezioni fisiche, il credo, la religione, ma anche altri argomenti dovrebbero essere lasciati fuori. Per quale motivo insegnano ai nostri figli, nelle scuole, ad integrarsi e ad integrare altri bambini a dispetto del colore della pelle, della razza e della religione, e poi qualche adulto ritiene di dover difendere il diritto alla libera espressione. Dove per libera espressione s’intende dire quello che si vuole, senza limiti o restrizione alcuna. Qualche adulto rivendica il diritto alla blasfemia. Cosa si vuole bestemmiare? Se credi in Dio non bestemmi, se non ci credi, perché bestemmiare il Dio di qualcun’altro? La libertà di ognuno di noi, deve finire dove inizia quella del prossimo. Personalmente sentire una persona che a fianco a me bestemmia mi da fastidio. E se poi il Papa sottolinea che, da essere umano, un’offesa alla mamma può provocare lo schiaffo del figlio, perché c’indignamo? Perché troviamo strumentale le parole di un uomo, anche se Papa, che per metafora fa capire qualcosa di ovvio? Non sono uno di quelli che pensa che se la sono cercata, non giustifico gli attentati di Parigi, ma penso anche che nella vita bisogna avere rispetto e nella redazione di Charlie Hebdo, molto spesso, non hanno rispettato il charlie-hebdo-reazioni-opinione-pubblica-italia-674-body-image-1421057272prossimo. Non è la prima volta di Charlie. Mi ricordo di alcune vignette a sfondo antisemitico che hanno portato il licenziamento del direttore di allora. Mi ricordo di alcune vignette che avevano come vittime i gay. Mi ricordo anche di alcune vignette contro l’Italia. Certo la reazione non è stata quella di uccidere chi le aveva disegnate, ma io non mi sentivo Charlie allora, e non mi sento Charlie adesso. Ho pregato per i morti, perché ingiustamente uccisi, ma non voglio essere ipocrita. Se mio figlio offendesse qualcuno facendo dei disegni dissacratori, gli spiegherei che offendere le persone è sbagliato. Non si fa. Se poi lo dovesse rifare lo punirei. Ecco cosa voleva intendere il papa. Bisogna essere responsabili delle proprie azioni. Bisogna essere attenti a non urtare la suscettibilità del prossimo. Bisogna smetterla di sfottere le religioni, anche perché, ritengo che la religione, quella vera, sia essa: cattolica, ebrea, mussulmana, o qualsiasi altra, non predica la morte o la vendetta. Chi ha ucciso a Parigi, e prima in altre parti del mondo, non ha ucciso per la religione o perché comandata da essa, ha ucciso per altri fini, per altri scopi. Io non sono Charlie, perché penso con la mia testa. So distinguere tra ciò che è giusto, e quello che non lo è. Uccidere non è giusto; provocare non è giusto; irridere non è giusto; farsi strumentalizzare non è giusto; vendere tremilioni di copie di un giornale, quando normalmente ne vendeva quindicimila, non è giusto.