#iorestoacasa diario di una pandemia giorno 39

unnamedSono passati tanti giorni. L’economia è al collasso. Non è ancora tempo di fare bilanci, non è tempo di avere paura, ma qualche confronto è umano che venga fatto. La Germania, scaltra e anche un pò falsa, ha però una cosa che ha funzionato meglio di noi: l’impianto sanitario. Il minor numero di morti è un dato incontrovertibile, anche se un pò annacquato, ma che deriva dal fatto che hanno oltre 40.000 terapie intensive contro le 5.000 italiane. E’ altrettanto incontrovertibile che questa malattia, se presa in tempo, può essere sconfitta, e noi, in Italia, abbiamo giocato sempre di rimessa, sempre gestendo l’urgenza. Chiunque, nel mondo, abbia potuto intervenire prontamente contro il virus, ne è scampato, indipendentemente dall’età. Tante persone famose, anche se avanti con gli anni, ne sono uscite. Negli anni la dismissione del nostro apparato sanitario, complesso e costoso, ha fatto cilecca. Avevamo un sistema sanitario pubblico all’avanguardia, ma ora ne rimane solo l’idea. Abbiamo visto che il così detto sistema Lombardo ha semplicemente fallito. Un fallimento senza se e senza ma. Mi vengono i brividi solo a pensare se i numeri della Lombardia, del Piemonte o del Veneto, fossero capitati al sud o anche al centro. Avremmo avuto, presumibilmente, molti più morti. A questo disastro, aggiungerei anche la totale incompetenza della nostra classe dirigente. Siamo in mano a persone non all’altezza. La politica funziona se riesce a contornarsi di tecnici all’altezza, di menti geniali che possano dare una svolta al loro operato. La politica dovrebbe dare solo un indirizzo. L’Italia nel calcio è famosa per il gioco di rimessa e ripartenza. Una difesa arcigna, che permette giocate in contropiede orchestrate da tanti nostri bravi fantasisti, penso a: Del Piero, Totti, Baggio e tanti altri. Abbiamo vinto tante coppe del mondo con questo gioco. Mi viene il dubbio che il nostro modo di giocare a calcio sia sintomatico di un nostro modo d’essere, di comportarci, di vivere la vita. Noi ci difendiamo e poi ci affidiamo a qualche essere eccelso che mantiene alto il nostro onore. La questione della pandemia l’abbiamo gestita proprio così. Ci siamo difesi, malamente e senza strumenti, affidandoci a dottori e infermieri competenti, ma senza armi. L’economia affidata a un manipolo d’improvvisati che hanno fatto proclami e puntualmente sono stati smentiti dal sistema e dall’apparato che gestiscono: vecchio e inefficiente. Persone vere in carne e ossa, rimaste appese a questo o a quell’aiuto senza avere risposte. Sono passati quasi due mesi e ancora del tempo dovrà passare. Sento parlare della riapertura della scuola i primi di settembre. Secondo me anche questo è sbagliato. Capisco che si voglia far recuperare i ragazzi, ma noi in Italia abbiamo un settore, quello del turismo, che è fondamentale per la nostra economia. Certo non è tempo di pensare alle vacanze, ma far riaprire le scuole il primo di settembre darebbe una spallata, forse mortale, ad un settore in estrema difficoltà. Vieterebbe a delle famiglie, che potrebbero concedersi delle ferie in settembre di doverci rinunciare. Tutto a discapito del settore turistico e alberghiero. Una nazione dovrebbe essere un corpo unico che deve funzionare in modo armonico e strutturato. Qui sembra che ognuno vada per proprio conto, senza un filo logico. Certo dovrebbe esserci un direttore d’orchestra degno, ma probabilmente Conte, il nostro premier, non è all’altezza di prendere questo tipo di decisioni. Senza buttargli la croce addosso perché la situazione era, ed è, difficilissima da gestire, ma l’adeguatezza è una caratteristica che questo premier forse non ha dimostrato di avere. Forse un pò figlio di questa classe politica che al suo interno ha una schiera di miracolati, senza competenze, messi li dopo un Vaffaday. L’unica cosa certa è che di questa ferita: economica e non solo, ne pagheremo le conseguenze a lungo tutti. Se poi è vero quello che emergerebbe in merito alle responsabilità cinesi, tutto prenderebbe una tonalità molto più drammatica. Intanto fino al 4 maggio stiamo rintanati a casa, ma la vita non sarà come prima, neanche dopo.

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