Morto un papa (ma anche no), se ne fa un altro.

Benedetto XVIE’ un argomento delicato. Ieri quando ho appreso della notizia delle “dimissioni” del Papa, mi è scivolata addosso, anzi c’ho scherzato sopra. Questo Papa, non mi è mai stato particolarmente simpatico. Non ha mai fatto realmente presa nei cuori dei cattolici, anche se gli riconosco una enorme mente. Probabilmente ha una profonda spiritualità che non riesco a percepire. Va anche detto che prendere il posto di Giovanni Paolo II non sarebbe stato facile per nessuno. Stamattina in macchina, stimolato dalla notizia che passava in continuazione per radio, ho iniziato ad analizzare la portata dell’evento, ma soprattutto del gesto. E’ un esempio di: umiltà, coscienza e amore. Umiltà: perché dopo essere stato Papa, non è facile per nessuno diventare un “cardinale di clausura”. Fa un enorme passo indietro per dedicarsi ad altro. Coscienza: perché bisogna avere la consapevolezza che, per portare il peso delle responsabilità, bisogna averne le forze e la lucidità mentale sufficiente. Molti hanno criticato questa scelta, ma se, in cuor suo, non se la sentiva più, meglio è lasciar perdere. Questo dovrebbe essere d’insegnamento ai nostri politici. Amore: perché, solo chi ama, può lasciare un incarico. Lasciare per non rischiare di far male il proprio compito. E quello del Papa è un compito difficile. Io sono cattolico, credente, ma non mi piace la chiesa come istituzione. Penso che sia antica, lontana dalla fede reale del popolo e dalla vita. Questo gesto, apre degli scenari nuovi. Se la chiesa saprà approfittare di questo immenso passo, potrà accorciare gli spazi siderali con i suoi fedeli e con il mondo in cui viviamo. Abbiamo una chiesa antica, attaccata ancora a riti e usanze pre medioevali. La chiesa per comunicare con i suoi fedeli, deve accelerare e recuperare la distanza con il mondo. Con tutto il rispetto, vedere Benedetto XVI che twittava con un Ipad, non era credibile. Ammiro il coraggio di questo uomo stanco che, da buon tedesco, ha preferito dimettersi perché consapevole di non potercela fare. Per quello che mi riguarda gode di tutto il mio rispetto.

Petraeus si dimette: “…non sono degno…”.

Uno degli uomini più potenti del pianeta si è dimesso ieri. Il Diretto de della CIA David Petraeus. Ufficialmente, il motivo è stato che dopo 37 anni di matrimonio ha tradito la moglie. Si è dimesso perchè tradendo la moglie, ha gettato un’ombra sulla sua integrità morale, che il direttore della CIA non può permettersi di avere. Qualcuno attribuisce il motivo delle dimissioni alla morte dell’agente della CIA a Bengasi; altri a fatti interni alla CIA. Sta di fatto però che in uno stato serio, la classe dirigente seria, in caso di macchie sulla credibilità di chi riveste ruoli importanti,  l’unica strada da percorrere sono le dimissioni. Ne va della credibilità dell’istituzione che si rappresenta. Noi in Italia, abbiamo fatto dello scandalo la normalità. Abbiamo avuto il nostro premier che aveva reso le sue case dei “bordelli”, e continua a pagare, ancora oggi, 43 ragazze. Ragazze che si sono intervallate nelle serate di Arcore. Questo signore vorrebbe ripresentarsi come primo ministro alle prossime elezioni. Sono veramente stanco. Continuiamo ad avere esempi di come si dovrebbe vivere, da tutto il mondo, e ci ostiniamo a continuare a dover sopportare. Il nostro parlamento sta per votare una legge contro la corruzione. In altri stati, chi ha la propria reputazione macchiata, non può gestire gli affari pubblici. E non c’è una legge che tutela questa regola di base, è il vivere civile.