Chiusa la cappella sistina.

Cappella SistinaOggi, alle 15.00, è stata chiusa la cappella Sistina. La chiusura prima del conclave è resa necessaria per permettere di preparare la Cappella, oltre che per provvedere alla bonifica della stessa. Sarà un conclave, molto particolare. Il Papa, come tutti sappiamo, non è morto, e comunque se ne farà un altro. Il rito del conclave, così antico, così segreto, così unico, evoca in me una forte curiosità. Molti film, molti libri, hanno romanzato su quello che succede in quelle ore, in quei giorni, ma la verità è che solo i cardinali che vi partecipano sanno quello che succede realmente. Come e quando, per chi ci crede, lo Spirito Santo porrà la mano sul capo dei cardinali elettori per decidere il successore di Pietro. Ma la cosa che più fa volare la mia curiosità è come possa essere quel posto, la cappella Sistina, in un momento così Santo. Ogni giorno ospita migliaia di turisti da tutto il mondo. Mi viene in mente le due mani che quasi si toccano, dipinte da Michelangelo. Quel dipinto rappresenta la creazione di Adamo. Adamo è stato il primo uomo sulla terra, l’unico ad aver visto il Paradiso terrestre. Rappresenta la nascita di un uomo nuovo, ed il Papa, secondo i dettami della chiesa, è quanto di più simile alla perfezione umana e nel contempo quanto di più vicino a Dio. La cappella Sistina è quanto di più simile al paradiso artistico. Ho avuto la fortuna di visitare la Cappella Sistina dopo l’orario di chiusura dei musei Vaticani. E’ un posto unico. Invidio un po’ quegli uomini, quei prelati, ma non per quello che si apprestano a fare, ma per quello che si apprestano a vivere. Hanno la possibilità di vivere in un luogo unico al mondo, e in un momento fortemente mistico. Decisamente una bella esperienza. A noi, comuni mortali, rimane il rito della fumata: nera che non è stato eletto alcun Papa; bianca: che sancisce la fine della “Sede Vacante” e comunica al mondo che il successore di Pietro è stato eletto. Poca cosa, ma anche questo fa parte della tradizione, fa parte della storia.

Morto un papa (ma anche no), se ne fa un altro.

Benedetto XVIE’ un argomento delicato. Ieri quando ho appreso della notizia delle “dimissioni” del Papa, mi è scivolata addosso, anzi c’ho scherzato sopra. Questo Papa, non mi è mai stato particolarmente simpatico. Non ha mai fatto realmente presa nei cuori dei cattolici, anche se gli riconosco una enorme mente. Probabilmente ha una profonda spiritualità che non riesco a percepire. Va anche detto che prendere il posto di Giovanni Paolo II non sarebbe stato facile per nessuno. Stamattina in macchina, stimolato dalla notizia che passava in continuazione per radio, ho iniziato ad analizzare la portata dell’evento, ma soprattutto del gesto. E’ un esempio di: umiltà, coscienza e amore. Umiltà: perché dopo essere stato Papa, non è facile per nessuno diventare un “cardinale di clausura”. Fa un enorme passo indietro per dedicarsi ad altro. Coscienza: perché bisogna avere la consapevolezza che, per portare il peso delle responsabilità, bisogna averne le forze e la lucidità mentale sufficiente. Molti hanno criticato questa scelta, ma se, in cuor suo, non se la sentiva più, meglio è lasciar perdere. Questo dovrebbe essere d’insegnamento ai nostri politici. Amore: perché, solo chi ama, può lasciare un incarico. Lasciare per non rischiare di far male il proprio compito. E quello del Papa è un compito difficile. Io sono cattolico, credente, ma non mi piace la chiesa come istituzione. Penso che sia antica, lontana dalla fede reale del popolo e dalla vita. Questo gesto, apre degli scenari nuovi. Se la chiesa saprà approfittare di questo immenso passo, potrà accorciare gli spazi siderali con i suoi fedeli e con il mondo in cui viviamo. Abbiamo una chiesa antica, attaccata ancora a riti e usanze pre medioevali. La chiesa per comunicare con i suoi fedeli, deve accelerare e recuperare la distanza con il mondo. Con tutto il rispetto, vedere Benedetto XVI che twittava con un Ipad, non era credibile. Ammiro il coraggio di questo uomo stanco che, da buon tedesco, ha preferito dimettersi perché consapevole di non potercela fare. Per quello che mi riguarda gode di tutto il mio rispetto.