E’ un argomento delicato. Ieri quando ho appreso della notizia delle “dimissioni” del Papa, mi è scivolata addosso, anzi c’ho scherzato sopra. Questo Papa, non mi è mai stato particolarmente simpatico. Non ha mai fatto realmente presa nei cuori dei cattolici, anche se gli riconosco una enorme mente. Probabilmente ha una profonda spiritualità che non riesco a percepire. Va anche detto che prendere il posto di Giovanni Paolo II non sarebbe stato facile per nessuno. Stamattina in macchina, stimolato dalla notizia che passava in continuazione per radio, ho iniziato ad analizzare la portata dell’evento, ma soprattutto del gesto. E’ un esempio di: umiltà, coscienza e amore. Umiltà: perché dopo essere stato Papa, non è facile per nessuno diventare un “cardinale di clausura”. Fa un enorme passo indietro per dedicarsi ad altro. Coscienza: perché bisogna avere la consapevolezza che, per portare il peso delle responsabilità, bisogna averne le forze e la lucidità mentale sufficiente. Molti hanno criticato questa scelta, ma se, in cuor suo, non se la sentiva più, meglio è lasciar perdere. Questo dovrebbe essere d’insegnamento ai nostri politici. Amore: perché, solo chi ama, può lasciare un incarico. Lasciare per non rischiare di far male il proprio compito. E quello del Papa è un compito difficile. Io sono cattolico, credente, ma non mi piace la chiesa come istituzione. Penso che sia antica, lontana dalla fede reale del popolo e dalla vita. Questo gesto, apre degli scenari nuovi. Se la chiesa saprà approfittare di questo immenso passo, potrà accorciare gli spazi siderali con i suoi fedeli e con il mondo in cui viviamo. Abbiamo una chiesa antica, attaccata ancora a riti e usanze pre medioevali. La chiesa per comunicare con i suoi fedeli, deve accelerare e recuperare la distanza con il mondo. Con tutto il rispetto, vedere Benedetto XVI che twittava con un Ipad, non era credibile. Ammiro il coraggio di questo uomo stanco che, da buon tedesco, ha preferito dimettersi perché consapevole di non potercela fare. Per quello che mi riguarda gode di tutto il mio rispetto.
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Wired, una rivista multimediale incredibile.
Faccio fatica a leggere le riviste sul mio Ipad. Lo faccio, lo faccio spesso, ma in generale non riesco bene. Il mese scorso ho scoperto, sull’edicola dell’App Store: Wired. E’ una rivista che leggevo cartacea tutti i mesi. E’ l’unica rivista che ancora divoro. La rivista è ben fatta, ha una cura per i particolari incredibile. Articoli, foto, scelta dei colori, carta, impaginazione, la rendono una rivista da sfogliare mille volte. L’impressione che si ha, è che non diventi mai vecchia. Un prodotto così ben fatto, ho pensato, non renderà mai su un Ipad. Non riusciranno mai a creare la stessa emozione che crea la carta, su un IPad. Mi sbagliavo. Leggere Wired su Ipad è un’esperienza del tutto nuova. Sono riusciti a ricreare la bellezza della rivesta cartacea, rendendola interattiva. E’ un’esperienza di lettura nuova. Non si sono limitati a riprodurre un giornale in un formato digitale, hanno creato un modo nuovo d’interfacciarsi con la loro rivista. I miei complimenti a chi, cosa sempre più rara dopo la morte di Steve Jobs, prova ad aprire nuove finestre che guardano al futuro.
Le nuove sfide dei genitori. Comprare l’account facebook dei propri figli.
I miei genitori hanno faticato molto con me. Non che fossi un delinquente, ma si sono trovati a dover affrontare moltissime insidie nella mia educazione. Penso che mia mamma sia stata soddisfatta del risultato, anche se con mia sorella sono riusciti meglio. La mia generazione è stata quella che ha vissuto il passaggio tra analogico e digitale, ma c’erano anche le droghe sintetiche, e le cattive compagnie, e tutte le insidie da cui un bambino sveglio come me, era attratto. Con i miei genitori, ma in particolare con mia mamma, ho sempre parlato. Ho sempre potuto parlare, scambiare opinioni e pareri. Non sempre erano concordi, anche io ho vissuto il conflitto generazionale, ma una cosa non hanno mai fatto: scendere a compromessi sui valori, o su quello che ritenevano giusto. Non si possono comprare i valori. Non si può mercanteggiare per ottenere dei risultati dai propri figli. Con questa idea, cerco di crescere mio figlio. E spero di riuscire, anche se oggi è molto più difficile di un tempo. Ho letto che un papà, negli Stati Uniti, ha comprato l’astinenza da Facebook della figlia. Ha contrattualizzato che, se quest’ultima fosse riuscita a rinunciare a Facebook per cinque mesi, l’avrebbe pagata 200 dollari. Cinquanta alla firma dell’atto, altri 150 dopo cinque mesi. Per sancire tale accordo, hanno controfirmato un regolare contratto. Trovo pericoloso un tale comportamento. Se questo concetto dovesse passare, dovesse diventare il modo di relazionarsi con i propri figli, sarebbe la fine. Se un padre reputa dannoso per la salute della propria figlia una cosa, deve poter avere: il potere e la forza d’impedirla. Se questo signore reputa pericoloso, per la salute mentale della propria bimba, Facebook, deve avere la forza d’impedirne l’accesso, o quanto meno limitarne l’uso. Anche vietandolo. Mi piace pensare, ed intimamente ne sono ancora convinto, che non tutto debba avere un prezzo. Non tutto si deve, e si può, comprare con il denaro. Mi piace pensare in questo mondo, nel quale mi trovo sempre di più un cittadino straniero, che il rispetto, ed anche il timore, dei propri figli non debba mai essere acquistato. Il denaro, alla lunga, rovina ogni rapporto. Il denaro non è mai lo strumento migliore da usare in famiglia. Per lo meno in una famiglia che funziona.
Scozia Italia
Domani si gioca Scozia Italia. Edinburgo è una tappa importante. Siamo entrati nel sei nazioni proprio vincendo contro la Scozia, il 5 febbraio del 2000. Ora l’Italia ha bisogno di conferme dopo la prova di forza, coraggio e bel gioco di domenica scorsa contro la Francia. La conferma che possiamo diventare una nazionale degna di partecipare a questo prestigioso torneo. La conferma che la vittoria contro la Francia, non è stato un caso. La conferma che il lavoro che Brunel sta facendo è di altissima qualità. Aveva promesso che in un paio d’anni avrebbe portato gli azzurri ai vertici europei. La conferma che possiamo avere continuità anche nei risultati. Quando questo autunno ho visto i test match contro: All Blacks e Australia, ho creduto che quest’anno avremmo potuto fare una bella figura nel nostro torneo continentale. Una vittoria contro la Scozia farebbe tremare le fondamenta del rugby franco-anglosassone. Domani la nostra club house sarà come la tribuna del Murrayfield. Forza ragazzi, domani saremo con voi, domani dateci quelle conferme che anche voi cercate da sempre.
Il mio Amico Cornacchione, ne sarebbe fiero. Lo compro!!!
A differenza di qualche anno fa, l’appassionato di rugby con la voglia di leggersi un libro può godere oggi di vasta scelta. Chiamamola bibliodiversità della letteratura italiana ovale. E consideriamola come uno degli aspetti del boom di interesse che il nostro sport sta vivendo. Si va da nomi già “classici”, come Marco Pastonesi e il suo amore nel rugby per l’aspetto più comico, anzi quasi grottesco e pantagruelico, la sua penna libera e brillante, i suoi giochi di parole, ad un versante che molti amano del nostro sport, quello epico e… cavalleresco, con spunti di storia militare, di Giorgio Cimbrico e de “Gli implaccabili” (lascia intendere di appartenere a questo filone anche “Gli eroi siamo noi” di Giacomo Mazzocchi).
Colui che sta scrivendo confessa di leggere poco di rugby in lingua italiana, perché troppo assorto con libri stranieri. Fra i molti titoli usciti di recente mi pare interessante la scelta…
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Italia, Francia un’emozione continua.
Vedendo le previsioni, nei giorni scorsi, oggi pomeriggio ci sarebbero dovute essere piogge torrenziali. Stamattina invece, ho aperto le finestre e c’era un bel sole. Ho pensato che sarebbe stato di buon auspicio, e così è stato. Con Daniela siamo arrivati allo stadio all’ultimo momento. Non avevo mai visto la partita in curva, ma i posti erano molto buoni. Intorno a noi un sacco di facce conosciute. La solita emozione al canto dell’inno, e poi subito partita vera. L’Italia c’è, e si vede subito. I ragazzi di Brunell si sono battuti, da subito come leoni. La partita è stata sempre tesa, combattuta, sentita. Sembravano due pugili che se le davano di santa ragione. Nessuna delle due squadre voleva mollare. Itali Francia, non è mai solo una partita. Dietro ci sono: vecchi rancori, vecchi invidie, vecchie antipatie. Fino all’ultimo secondo la partita è stata sul filo del rasoio. Solo alla fine i nostri ragazzi si sono potuti abbracciare. Al loro abbraccio si sono uniti i moltissimi tifosi dell’Olimpico. Il risultato finale 23 a 18 per gli azzurri, che per l’occasione hanno indossato un completo “all white”. Man of the match è stato nominato: Orquera; il mio personalissimo voto va a Venditti. Un ragazzo che sta crescendo molto bene, e ci mette tutta la forza e la testa dura degli aquilani, in ogni palla che gioca. Questo sei nazioni inizia nel migliore dei modi. Una vittoria contro la Francia ci fa ben sperare, e perchè no, sognare in grande. Bravi ragazzi.
Addio Zeman.
Di solito spiace sempre un po’ quando si vede qualcuno cacciato da una panchina, anche se non è della propria squadra. Invece con Zeman non mi dispiace per niente. E’ un uomo che ha sempre scaricato le colpe sugli altri: De Rossi, Totti, De Rossi, Juventus. Le colpe dei suoi insuccessi sono sempre state, per lui: della Juventus, degli arbitri, delle società. Ha un finto carisma che non gli ha fatto mai vincere nulla. Un allenatore che ha avuto opportunità importanti, nella sua carriera ha vinto solo due campionati di serie B. E’ questo che parla. Sono i risultati. E’ arrivato a Roma osannato come il messia. Aveva il progetto. Si è permesso di tenere in panchina, quest’anno, dei veri fuori classe. Roma è certamente una piazza difficile, forse la più difficile, ma pochi sono riusciti a fare male come lui. Pochi sono riusciti a passare dalle stelle alle stalle con la sua stessa velocità e vesmenza. Ha fallito. E da un fallito è sempre difficile accettare le critiche. Ho solo un dispiacere in questa vicenda. Ora, senza Zeman, la Roma rischia di diventare una squadra forte e temibile. Ha un organico importante con qualche giocatore che mi piacerebbe vedere giocare con la maglia della Juventus. Addio Zeman, penso proprio che la tua esperienza con le grandi squadre, almeno in Italia, sia finita per sempre. Addio vecchio provocatore. Addio vecchio fallito.
Il giorno della memoria.
Oggi è il giorno della memoria, un giorno particolare, di atroci ricordi, per milioni di persone. Un popolo che ha dovuto subire un eccidio senza motivo. Tanti addebitano questa pagina nera della nostra storia, ad un problema politico, altri ad un problema economico, io personalmente lo addebito ad un connubio micidiale: l’imbecillità di poche menti, e l’effetto gregge. Tanti caproni senza cuore hanno seguito queste teste matte. Il razzismo, l’ingiustizia non ha colori, non ha credo politico, non ha un reale motivo di esistere. Esiste semplicemente. L’uomo non nasce per uccidere i propri simili. Non è nel nostro DNA. Qualche difetto di fabbrica, genera menti deviate. E’ il caso di queste triste vicende. Menti che funzionano non possono ordire i campi di concentramento. Menti che funzionano non possono ordire le foibe. Menti che hanno un cuore, non possono pensare di voler sterminare un popolo intero. Io vi sono vicino. Io sono vicino a tutte quelle vittime innocenti della follia umana. Ovunque vi troviate, chiunque sia il vostro Dio, possiate riposare in pace. Basta solo un secondo per ricordare, e far si che queste atrocità non vengano perpetrate di nuovo.
Lo Stato che finanzia la banca.
Qualche tempo fa, negli Stati Uniti, si è innescata una crisi finanziaria che ha investito moltissime banche, con ripercussioni anche su altri settori economici. Questa crisi, molto profonda, si è creata a seguito di una gestione molto “allegra” dei fondi delle banche stesse. Le banche statunitensi, da un lato avevano nella loro pancia, molti titoli, così detti spazzatura, dall’altro avevano super finanziato il mercato immobiliare a seguito di una bolla speculativa senza precedenti. Scoppiata la bolla, si è innescata la crisi, ed il conseguente effetto domino. Per far fronte al problema, il governo americano ha posto in essere delle misure di salvaguardia, tra cui finanziare le banche stesse. Il patto che le banche hanno dovuto accettare è stato che, parte di quei soldi, venissero reimmessi sul mercato, per creare liquidità. Non solo, il finanziamento, è stato dato anche alle banche che non erano in crisi, proprio per alzare la loro possibiltà di finanziare il mercato (famiglie e imprese). Passata la crisi, quei soldi sono stati restituiti dalle banche al governo americano, le banche sono state salvate, e quella liquidità ha dato un nuovo impulso alla società. In Italia, con Monte Paschi di Siena, è successa la stessa cosa. Qualcuno ha investito dei soldi utilizzando la leva finanziaria dei derivati, i mercati non sono andati bene, ed il risultato è stato un buco di oltre quattro miliardi di euro. Il governo Monti, a mio avviso sbagliando, ha già deliberato il finanziamento statale salva MPS. L’importo che si sta erogando corrisponde al gettito fiscale derivante dall’IMU. Una cifra impressionante, che un governo a fine mandato non doveva erogare. Ma al di la di questo, va bene salvare una banca perché questo aiuta a non compromettere, il già compromesso, sistema economico, ma bisogna approfittare per dettare regole nuove. Il corto circuito della nostra economia, a mio avviso, sta proprio qui. Noi abbiamo banche che non stanno aiutando la ripartenza. Bisogna approfittare di questi momenti per dare, ma per cercare anche di ricevere. Sinceramente ritengo le banche italiane non idonee a sostenere l’economia dell’ottavo paese più industrializzato del mondo. Le aziende, le famiglie, non per loro colpa, stanno soffrendo una crisi che da troppo tempo sta imperversando nel nostro continente, e di cui non si vedono i segnali della fine. La tassazione è la più alta d’Europa, rispetto ai servizi che riceviamo, e non abbiamo nessun sostegno per l’economia. Ora è giusto che una banca riceva una cifra così importante, a seguito di propri errori, e intorno a noi tantissime aziende oneste, chiudono i battenti? E’ giusto che moltissime, troppe, famiglie non riescono più ad arrivare a fine mese? E la stessa politica, che non è stata capace di produrre tagli significativi ai propri costi, finanzia un sistema bancario che: da un lato fallisce per le proprie incompetenze, e dall’altro non finanzia la nostra economia? Tutti sapevano di MPS da almeno un anno. Nessuno è intervenuto: ne il governo, ne la Banca d’Italia. E’ troppo facile, se quando si fallisce, interviene qualcuno a tappare i buchi. Io la vedo sempre più nera, sempre più nera.
Neanche a Paperopoli.
A chi deve essere data la libertà condizionata? A chi, in attesa di giudizio, oppure durante la detenzione, ha dimostrato di rispettare la legge; a chi nella sua vita ha dimostrato che, se pur sbagliando, si è assunto le proprie responsabilità; a chi non esplicita un chiaro rischio di fuga. Tutte caratteristiche che il paparazzo-ricattatore Fabrizio Corona, non ha mai dimostrato. La vicenda che leggo da ieri sui giornali, mi ricorda la corsa dietro la banda Bassotti, da parte di Topolino e del commissario Basettoni. Un uomo come Corona, che ha fatto del ricatto, del vivere illegalmente un suo status non poteva essere lasciato libero. Era ovvio che dal momento che la condanna fosse diventata definitiva, il Corona si sarebbe dato alla macchia. Siamo la nazione che riconsegna due marinai all’India, per farli giudicare all’estero, e si fa scappare un delinquente come Corona. E ora spenderemo soldi e risorse per ricercarlo. Per carità, non ha ucciso nessuno, ma è un uomo che ha ricattato, approfittandosi delle debolezze di persone famose, quindi economicamente attaccabili. Chi ricatta è un uomo che non merita rispetto. Proprio per questo motivo il sig.Corona deve, o forse è meglio dire doveva, pagare il suo debito con la giustizia. Il messaggio che passa è bruttissimo: vince chi fa il furbo. E’ una brutta vicenda, ma tutta Italiana, mi auguro solo che finisca con l’incarcerazione di questo soggetto.
