Boston, una brutta faccenda.

Attentato BostonEra un pò che non scrivevo, era un pò che non si vedeva un attentato come quello di Boston. Potenzialmente poteva essere una strage, e per quanto è brutto e irrispettoso dirlo, è andata bene così. Ora rimangono i dubbi e le lacrime. I dubbi sono relativi, soprattutto ai perché. Un attentato come quello ordito ieri, non può rimanere senza rivendicazioni. Chi organizza una cosa del genere, con il frastuono che cagiona, non può voler rimanere in disparte. Non credo che il governo degli Stati Uniti, non sappia chi abbia fatto esplodere quelle bombe. Questa assenza d’informazione e di divulgazione mi preoccupa ancora di più. Mi da l’idea della vulnerabilità a cui ci espongono. Perchè, e soprattutto che rischio abbiamo che colpiscano di nuovo. Non è possibile che continui a morire gente comune, bambini. Ieri è morto un bambino di 8 anni, quattro meno di mio figlio, che voleva vedere il papà all’arrivo della maratona. Voleva poterlo abbracciare. Martin, questo era il suo nome, aveva un eroe: quel papà che avrebbe voluto ricevere il premio di quell’abbraccio, dopo 42 chilometri di sofferenza. Quel papà che sarebbe arrivato sul traguardo solo dopo pochi minuti, ed ora quello stesso papà non ha più il suo bambino. A questo genitore gli si deve una risposta. Non ha senso questa follia dell’umanità. Non esiste protesta o battaglia o lotta, che possa portare via un figlio ad un padre. Perché questo inutile sacrificio. Perchè sono sempre gli innocenti i più colpiti. Un’altra immagine che ieri, a caldo, mi ha fatto versare qualche lacrima, è del corridore che, caduto a terra con lo spostamento d’aria. Dopo un primo smarrimento, si è rialzato ed è arrivato sino al traguardo. Era stordito, ferito alle ginocchia, ma è arrivato. Quella maglia arancione che non si è fatta piegare dalla violenza che è esplosa intorno a lui, ed ha portato a casa il suo traguardo, il suo obiettivo. Un gesto di sport, un gesto di tenacia. Mi auguro che quella stessa immagine possa essere replicata da parte di chi deve, e anche velocemente, dare una risposta a tutte queste lacrime, a tutta questa follia.

Perchè non festeggio la festa della donna.

MimosaSiamo nel XXI secolo. Dedicare un giorno alla donna è un atto di discriminazione proprio verso le donne. Non esistendo una festa dell’uomo, ed essendo la donna pari (forse anche superiore) all’uomo, non ha senso che tale festività venga presa in considerazione. Forse aveva un senso quando la donna era veramente discriminata. Quando non aveva diritto di voto, o quando era trattata come un oggetto, e non come una persona. Forse ha un senso in tutti quegli stati dove non esiste una reale tutela e salvaguardia della parità dei sessi. Ma un popolo democratico e moderno dovrebbe rivoltarsi solo all’idea di una festività come questa. La reputo l’ennesima messa in scena commerciale, per far lavorare di più qualche risorante, o qualche fioraio. Un modo per potare malamente qualche bellissima pianta di mimosa. Qualcuno poi attribuisce la scelta della data dell’8 marzo, ad un evento tragico accaduto a New York. Era infatti il marzo 1911, ma il 25, non l’8, quando andò copletamente distrutta la fabbrica Triangle. In quella fabbrica, la Triangle shirtwaist Company produceva camicette molto di moda in quell’epoca, denominate, appunto, shirtwaist. La fabbrica era Triangle shirtwaist Company buildingsituata agli ultimi tre piani del Triangle building, che ne contava dieci. Nel pomeriggio del 25 marzo del 1911, all’ottavo piano, iniziò a divampare l’incendio. I titolari della Triangle shirtwaist Company: Max Blanck e Isaac Harris, che avevano l’abitudine di chiudere tutte le porte a chiave, per paura di furti da parte delle operaie, lo fecero anche quel tragico giorno, ed uscirono. Essendo un lavoro di pura sartoria, il novanta per cento della forza lavoro era femminile. Dopo qualche minuto, l’incendio si propagò in tutti e tre i piani della fabbrica. Le porte chiuse, e la totale assenza di uscite di sicurezza non diede la possibilità di salvarsi a 146 persone, in maggioranza giovani donne italiane o dell’est Europa. Nel processo che ne seguì, i due proprietari furono scagionati, e percepirono un compenso, dalla compagnia di assicurazioni, di 445 $ ogni operaio morto, mentre ad ogni famiglia delle vittime, furono riconosciuti solo 75 $. E’ stata, probabilmente la più grande catastrofe industriale si sempre. Come dicevo sopra però, questa tragedia non si è svolta l’otto marzo, come qualcuno, erroneamente, sostiene. Mi auguro pertanto, e mi rivolgo soprattutto a tutte quelle donne che stasera saranno a cena con altre donne a festeggiare il nulla, che la donna, in quanto essere stupendo, possa essere festeggiata ogni giorno dell’anno. E con questa idea che ogni donna dovrebbe opporsi, o più semplicemente ignorare, questa bizzarra festività. W le donne!!

Lo Stato che finanzia la banca.

Monte dei PaschiQualche tempo fa, negli Stati Uniti, si è innescata una crisi finanziaria che ha investito moltissime banche, con ripercussioni anche su altri settori economici. Questa crisi, molto profonda, si è creata a seguito di una gestione molto “allegra” dei fondi delle banche stesse. Le banche statunitensi, da un lato avevano nella loro pancia, molti titoli, così detti spazzatura, dall’altro avevano super finanziato il mercato immobiliare a seguito di una bolla speculativa senza precedenti. Scoppiata la bolla, si è innescata la crisi, ed il conseguente effetto domino. Per far fronte al problema, il governo americano ha posto in essere delle misure di salvaguardia, tra cui finanziare le banche stesse. Il patto che le banche hanno dovuto accettare è stato che, parte di quei soldi, venissero reimmessi sul mercato, per creare liquidità. Non solo, il finanziamento, è stato dato anche alle banche che non erano in crisi, proprio per alzare la loro possibiltà di finanziare il mercato (famiglie e imprese). Passata la crisi, quei soldi sono stati restituiti dalle banche al governo americano, le banche sono state salvate, e quella liquidità ha dato un nuovo impulso alla società. In Italia, con Monte Paschi di Siena, è successa la stessa cosa. Qualcuno ha investito dei soldi utilizzando la leva finanziaria dei derivati, i mercati non sono andati bene, ed il risultato è stato un buco di oltre quattro miliardi di euro. Il governo Monti, a mio avviso sbagliando, ha già deliberato il finanziamento statale salva MPS. L’importo che si sta erogando corrisponde al gettito fiscale derivante dall’IMU. Una cifra impressionante, che un governo a fine mandato non doveva erogare. Ma al di la di questo, va bene salvare una banca perché questo aiuta a non compromettere, il già compromesso, sistema economico, ma bisogna approfittare per dettare regole nuove. Il corto circuito della nostra economia, a mio avviso, sta proprio qui. Noi abbiamo banche che non stanno aiutando la ripartenza. Bisogna approfittare di questi momenti per dare, ma per cercare anche di ricevere. Sinceramente ritengo le banche italiane non idonee a sostenere l’economia dell’ottavo paese più industrializzato del mondo. Le aziende, le famiglie, non per loro colpa, stanno soffrendo una crisi che da troppo tempo sta imperversando nel nostro continente, e di cui non si vedono i segnali della fine. La tassazione è la più alta d’Europa, rispetto ai servizi che riceviamo, e non abbiamo nessun sostegno per l’economia. Ora è giusto che una banca riceva una cifra così importante, a seguito di propri errori, e intorno a noi tantissime aziende oneste, chiudono i battenti? E’ giusto che moltissime, troppe, famiglie non riescono più ad arrivare a fine mese? E la stessa politica, che non è stata capace di produrre tagli significativi ai propri costi, finanzia un sistema bancario che: da un lato fallisce per le proprie incompetenze, e dall’altro non finanzia la nostra economia? Tutti sapevano di MPS da almeno un anno. Nessuno è intervenuto: ne il governo, ne la Banca d’Italia. E’ troppo facile, se quando si fallisce, interviene qualcuno a tappare i buchi. Io la vedo sempre più nera, sempre più nera.

The Master.

The MasterSicuramente non sono in grado di giudicare l’arte sopraffina. Sono una persona di media intelligenza, certamente sensibile, ma alcune forme di espressione artistica, molto probabilmente, mi sono ancora sconosciute. Ieri sera, nella uggiosa capitale, siamo andati a vedere: “The Master”. Un film ambientato nell’immediato dopoguerra, negli USA del rilancio economico. Le interpretazioni di: Joaquin Phoenix e di Philip Seymour Hoffman, sono incredibili. Alcuni monologhi con telecamera fissa sono da scuola di recitazione. Bravissimi entrambi. In tutto questo bel contesto però, io non ho capito il film. Non ho capito la trama, non ho capito la morale, non ho capito quello che si voleva raccontare. Ho letto che entrambi gli attori sono candidati al Golden Globe, insieme con l’altra protagonista, l’attrice Amy Adams. Sarà un caso ma le candidature riguardano solo gli attori, e non il film. Il film scorre a tratti, ma in altri tratti è pesante e poco chiaro. Se fosse stato possibile fare un mio ritratto, ieri sera, al cinema, ci sarebbe stato un grosso punto interrogativo sulla mia testa mentre ero intento e concentrato a guardare questo film. I commenti fuori dalla sala non erano positivi, tutt’altro. Un film che, in cuor mio, non consiglio nella maniera più assoluta.

Argo

Argo - Ben Affleck -

Argo – Ben Affleck –

Domenica sera era la giornata giusta per andare al cinema. La scelta è caduta su Argo, un bel film diretto e interpretato da Ben Affleck. Risultato tra i 10 miglior film secondo l’Afi (American film institute), ripercorre una missione della CIA nell’Iran di Komeini. Scorre veloce e tiene lo spettatore sempre in allerta. Lo sfondo sono i fatti successi nell’ambasciata USA in Iran, appena prima degli anni 80. L’agente Tony Mendez ha il compito di riportare a casa sei cittadini statunitensi, scappati all’invasione dell’ambasciata USA, da parte dei rivoluzionari di Komeini nel 1979.  In quell’occasione, 52 statunitensi rimasero prigionieri per oltre 400 giorni nelle mani dei guerriglieri, in una situazione al limite della umana sopportazione. Il film è ben interpretato e ripercorre, con qualche romanzesca aggiunta, i fatti che si sono susseguiti in quei tremendi giorni. Un film che ti tiene con il fiato sospeso, dall’inizio alla fine, e fa assaporare allo spettatore il gusto della libertà. Forse è la prima volta che faccio il tifo per la CIA. Curiosissima la tecnica che venne usata all’epoca dalla CIA, studiata dall’agente Mendez, per riportare a casa i 6 dipendenti dell’ambasciata USA, scampati all’assalto.

Scheda:

regia di Ben Affleck. USA, 2012.

Con Ben Affleck, Bryan Cranston, Alan Arkin, John Goodman, Victor Garber.

Titolo originale: Argo.

Durata: 120 min. Drammatico.

Un palazzo di vetro…

Avatar di energierinnovateEnergie Rinnovate

Immaginate che esista un palazzo costruito utilizzando il vetro delle bottiglie di birra. Beh, esiste davvero, si trova a Las Vegas e si chiama Morrow Royal Pavilion. Un edificio di 2mila 700 metri quadrati, ottenuti grazie alla raccolta di circa 500.000 bottiglie di birra, recuperate dagli scarti dei vicini hotel, che hanno permesso di deviare oltre 130mila kg di vetro riciclato altrimenti destinati alla discarica.

Il ‘geniale’ autore è tale architetto Scott McCombs, fondatore dello studio Realm of Design, che pare abbia avuto l’idea proprio osservando l’enorme quantità di bottiglie di vetro che ogni giorno erano gettate in discarica.

Così, McCombs si è inventato un nuovo materiale, ilGreenstone”, una miscela cementizia ottenuta mischiando prevalentemente i frammenti di vetro riciclato con le “fly ash” (ceneri volanti) e qualche altro semplice ingrediente. Il composto così ottenuto può quindi essere messo in semplici stampi o lasciato solidificare…

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Molto forte, incredibilmente vicino.

Molto Forte, incredibilmente vicinoE’ un film fantastico. Molto commovente, nel cast ci sono Sandra Bullok e Tom Hanks, ma l’oscar (del film) va al giovane Tomas Horn. Un bambino di dodici anni, al massimo, che con la sua recitazione ha saputo darmi dell’emozioni fortissime. Bravo dall’inizio alla fine. Saggiamente accompagnato da colleghi di enorme esperienza. La storia, tratta dal romanzo omonimo di Jonathan Safran Foer, è ambientata a New York. La New York post 11 settembre. La commovente ricerca di un bambino di origini ebree, Oskar, che ha ritrovato una chiave lasciata dal padre morto del disastro delle Twin Tower. In questa ricerca impossibile Oskar affronta e libera tutto se stesso. A partire da alcuni lati del suo carattere: intelliggenza, testardaggine e metodo. Immaginate cosa possa significare, in una città come New York, avere una chiave e cercarne la serratura. Il bambino, riscopre i rapporti con chi gli sta intorno, ma soprattutto, pian piano combatte le sue paure. Paure che normalmente albergano in un bambino in età preadolescenziale, ma che sono state acutizzate dalla perdita, improvvisa e violenta, del papà . Guardando questo film, ho molto pensato al mio rapporto con mio figlio, e mi ha aperto anche la finestra dei ricordi, ammesso e non concesso che si fosse mai chiusa, facendo riemergere quelli di mia mamma. Non esistono spiegazioni o argomentazioni logiche quando si perde qualcuno che amiamo, ma forse questo film ci consegna una chiave. Sta a noi andare a cercare la serratura giusta.

Scheda:

Film USA 2011

Regia: Stephen Daldry

Attori: Tom Hanks, Thomas Horn, Sandra Bullok, Zoe Caldwell, Viola Davis.

Produzione: Paramount Pictures, Scott Rudin productions, Warner Bros Pictures.

Distribuzione: Warner Bros.

Petraeus si dimette: “…non sono degno…”.

Uno degli uomini più potenti del pianeta si è dimesso ieri. Il Diretto de della CIA David Petraeus. Ufficialmente, il motivo è stato che dopo 37 anni di matrimonio ha tradito la moglie. Si è dimesso perchè tradendo la moglie, ha gettato un’ombra sulla sua integrità morale, che il direttore della CIA non può permettersi di avere. Qualcuno attribuisce il motivo delle dimissioni alla morte dell’agente della CIA a Bengasi; altri a fatti interni alla CIA. Sta di fatto però che in uno stato serio, la classe dirigente seria, in caso di macchie sulla credibilità di chi riveste ruoli importanti,  l’unica strada da percorrere sono le dimissioni. Ne va della credibilità dell’istituzione che si rappresenta. Noi in Italia, abbiamo fatto dello scandalo la normalità. Abbiamo avuto il nostro premier che aveva reso le sue case dei “bordelli”, e continua a pagare, ancora oggi, 43 ragazze. Ragazze che si sono intervallate nelle serate di Arcore. Questo signore vorrebbe ripresentarsi come primo ministro alle prossime elezioni. Sono veramente stanco. Continuiamo ad avere esempi di come si dovrebbe vivere, da tutto il mondo, e ci ostiniamo a continuare a dover sopportare. Il nostro parlamento sta per votare una legge contro la corruzione. In altri stati, chi ha la propria reputazione macchiata, non può gestire gli affari pubblici. E non c’è una legge che tutela questa regola di base, è il vivere civile.

L’ingratitudine di Marchionne.

Ho poco tempo, pochissimo tempo, e purtroppo ne fa le spese il blog. Avrei tanta voglia di scrivere ma non riesco. O quanto meno non riesco con la continuità che vorrei. Stamattina però non ce l’ho fatta. Sentendo la radio, mi ha colpito la notizia che Marchionne, per rispondere ad un attacco di Renzi, ha giudicato Firenze una città: “piccola e povera“. Posso capire che non abbia le stesse idee di Renzi, e fino a qui nulla di male. Ma che si offenda una città come Firenze non è giusto, non è corretto. Io sono Juventino. E Marchionne è un dirigente della famiglia Agnelli. Inoltre la Fiorentina ha un odio atavico per la Juventus, e viceversa, ma le parole di Marchionne hanno proprio superato ogni limite di logica comprensione. Non offendono solo una città, ma tutti i Fiorentini. Inoltre il gruppo FIAT (Ferrari a parte) non riesce a sfornare una macchina decente da 15 anni. Quindi, prima di attaccare una città che tutto il mondo c’invidia, e uno stato che alla FIAT ha elargito miliardi di Euro in contributi e ammortizzatori sociali, dovrebbe pensarci non una, ma mille volte. Offendere solo per il gusto di farlo, o solo perchè si è pervasi da un senso di onnipotenza, non è civile. Sono schifato dall’atteggiamento di quest’uomo, e dalle continue provocazioni che sta producendo. Lo dicesse chiaramente che sta cercando di creare un clima, a lui avverso, per trasferire le aziende che rappresenta negli USA. Dovrebbe ricordarsi però, che se FIAT ha potuto comprare la Chrysler, e permettere a lui di frequentare Detroit, lo deve anche a tutti quei Toscani che hanno comprato una FIAT. Caro Sergio, sarai anche uno dei manager maggiormente apprezzato nel mondo, ma ascolta un imbecille, dovresti imparare un pò di educazione, e dopo averla appresa, estrapolare un po’ di umiltà. Forse ti aiuterebbe a fare meglio il tuo lavoro, e soprattutto a produrre qualcosa di decente.

Bombardamenti a colpi di bit.

Flame

Virus Flame

Stavo leggendo i miei soliti quotidiani online, quando gli occhi, e l’attenzione sono andati su questo interessante articolo, che pubblico integralmente, tratto dal Daily Wired. Sembra che i creatori del virus Flame siano enti governativi Americani e Israeliani. La curiosità, sta nel fatto che questo virus si è espanso ed è proliferato solo su computer: israeliani, palestinesi, libanesi, siriani e sudanesi. Era già successo qualche anno fa che un virus era stato capace di sabotare i sistemi di alcune centrali nucleari iraniane. Posto l’interessante articolo:

“Dietro a Flame, il potente virus informatico che si è insinuato in almeno un migliaio di computer iraniani, palestinesi, libanesi, siriani e sudanesi e scoperto lo scorso mese, ci sarebbero Usa e Israele. Proprio come dietro al famigerato Stuxnet, utilizzato per sabotare le centrali nucleari iraniane tra il 2009 e il 2010. A dare la notizia è il Washington Post, che ha ottenuto le dichiarazioni anonime di alte cariche statunitensi. Anche l’obiettivo è lo stesso del precedente worm: raccogliere informazioni per rallentare l’ Iran nella messa a punto del suo arsenale di armi nucleari. La notizia non giunge inaspettata. Come riporta Wired.com, già la scorsa settimana l’azienda russa di sicurezza informatica Kaspersky Lab, la stessa che ha individuato il virus, ha scoperto che Flame e Stuxnet condividono parte del codice ( qui i dettagli). Il nuovo worm sarebbe stato sviluppato almeno cinque anni fa all’interno del progetto soprannominato Olympic Games. Esattamente come Stuxnet, quindi, e non è escluso che Flame ne sia persino il precursore. Entrambi i virus farebbero parte di un solo grande piano, come avrebbe confermato anche un ex alto funzionario della Cia. “ Mettendo insieme i vari pezzi del puzzle raccolti finora, si direbbe che ci troviamo di fronte alla prima prolungata campagna di cyber-sabotaggio contro un nemico degli Stati Uniti”, scrive infatti il Washington Post. Le fonti ufficiali – i portavoce dell’Intelligence, dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale statunitense e l’ambasciata israeliana – per ora si trincerano dietro a un “ no comment”. Come abbiamo già raccontato, una volta installato nel computer, Flame è in grado di controllare microfoni, webcam e sistemi Bluetooth per raccogliere informazioni sull’ambiente della vittima, e di fotografare tutto quello che avviene nel pc: contatti, comunicazioni via instant-messaging, Skype e posta elettronica, password e username. Invade network e si trasmette anche via chiavette Usb.  Si tratta, secondo gli esperti di Kaspersky Lab e di altre aziende di sicurezza informatica, di un wormaltamente sofisticato, di circa 20 Megabyte, mascherato da software Microsoft. Ed è improbabile che l’Iran abbia già trovato il modo di neutralizzarlo, come aveva dichiarato già alla fine di maggio. Non è neanche ancora chiaro se Flame sia davvero lo stesso virus usato nell’ attacco informatico ai networkdelle raffinerie del petrolio iraniane di fine aprile.”