Egregio Presidente Berlusconi…

lettera al Presidente Berlusconi

lettera al Presidente Berlusconi

…mi permetto di scriverLe questa missiva per ringraziarLa della Sua enorme disponibilità, ma possiamo farcela anche senza di Lei. Anzi, forse, senza di Lei ce la possiamo fare. Personalmente non ho ancora capito se: siamo sull’orlo del baratro, oppure stiamo già precipitando. In entrambi i casi il Suo ennesimo rientro in politica, ammesso e non concesso che ne fosse mai uscito, non ci aiuterebbe affatto. Nella prima ipotesi, penso che il Suo intervento possa portarci la spinta finale per iniziare a precipitare; nella seconda ipotesi, se la caduta fosse già iniziata, La prego, ci lasci  cadere in pace. Nel “quasi ventennio” nel quale, a fase alterne, ha governato, ci ha garantito: una graduale retrocessione, un impoverimento generale, una netta deriva morale. Ha utilizzato i palazzi del potere, non per far bene, ma per tamponare i Suoi problemi economici e legali,  e per aiutare i Suoi amici, ma soprattutto le Sue amiche. Grazie a Lei abbiamo avuto: la Minetti, Bondi, la Carfagna, la Gelmini, che ha dichiarato di aver speso 20 milioni di euro per un tunnel, mai costruito, dal CERN in Svizzera al Gran Sasso, oltre ad una serie di altri impresentabili. Con Lei abbiamo dovuto conoscere l’onta dell’isolamento mondiale. Era rimasta solo la Russia come paese nostro amico, grazie alle sue personali amicizie con Putin. Questa cosa la reputo molto singolare. Infatti, un uomo come Lei, che ha fatto della battaglia contro i comunisti e le sinistre il Suo cavallo di battaglia, stringe affari con Putin e la sua Russia, culla del comunismo mondiale. Potere del dio denaro. Tra i miei ultimi ricordi di questi anni, c’è anche la legge elettorale, che Lei, a Suo uso e consumo, ha provveduto a cambiare pochi giorni prima delle elezioni, per far si che Lei, e i suoi alleati, poteste vincere meglio l’elezioni che si sarebbero tenute dopo qualche mese. Questa legge elettorale, denominata “porcellum” resiste ancora oggi. Ricordo le tre sedute parlamentari nelle quali, circa 500 dei nostri onorevoli, hanno dovuto discutere se la marocchina Ruby era, o poteva essere, la nipote di Mubarak. Peccato che Mubarak sia egiziano. Mi viene in mente il suo baciamano a Gheddafi, e la tenda del rais a villa Pamphili. Mi ricordo il Suo arrivo al G8 in Germania, e la Merkel che ha dovuto, per protocollo, attendere Lei che finisse di parlare al telefono. La regina Elisabetta che Le chiede, in modo regale, di non urlare. Quando nei palazzi del parlamento Europeo ha dato del Kapò ad un Europarlamentare tedesco. MI ricordo di Biagi e di Montanelli. E putroppo la lista dei miei ricordi sarebbe infinita. Vede Presidente, noi Italiani non siamo così, almeno non tutti. Noi Italiani, non abbiamo bisogno, ulteriormente del Suo “aiuto”. E’ notizia di oggi che l’Italia è al 72° posto al mondo nella classifica dei paesi meno corrotti. Tre posti più in basso rispetto ad un anno fa.  Noi ci collochiamo a pari-merito con lo stato jugoslavo della Bosnia-Erzegovina, e con le isole dell’Africa equatoriale di Sao Tome e Principe, prima di noi il Ghana.

Questa lettera Presidente è per sollevarLa da questo impegno che Lei sente così pressante. Potrebbe dedicare il tempo, che Lei dedicherebbe al paese: per i Suoi nipoti, per i Suoi figli, per il Milan, oppure a fare del sano Burlesche a casa Sua ad Arcore.

La prego Presidente, desista da questo impegno, le garantisco che questa scelta desterebbe gratitudine da parte di tutti. Inoltre, se può aiutare a convincerLa, Bersani sta esultando del Suo possibile, e molto probabile, rientro in politica. Sarebbe l’unico modo per far vincere l’elezioni a quelle sinistre che Lei tanto aborra.

Stia tranquillo Presidente, possiamo fare a meno di Lei, ci lasci provare da soli, tanto peggio di così.

Distinti saluti.

Alessandro DG

The Lady.

The Lady

The Lady

Quando ho letto i titoli di coda, sono rimasto sbalordito. Il regista di un film così carico di passione, di sentimento è Luc Besson. Un bravo regista che ha dato prova delle sue qualità artistiche, oltre che umane. Con una bellissima fotografia, che rende il giusto omaggio alla bellezza del luogo dove è ambientato, si racconta la storia di: Aung San Suu Kyi, premio nobel per la pace nel 1991 e leader del movimento che da oltre un ventennio sta combattendo la tirannia in Birmania. Questo film narra la storia vera di questa donna fantastica che, grazie anche ad una famiglia fantastica, cerca di combattere senza violenza, la dittatura del generale Ne Win, salito al potere dopo un colpo di stato nel quale perse la vita il padre di  Aung San Suu Kyi. E’ un film che insegna quanto poco sappiamo di queste popolazioni, ma soprattutto quanto è preziosa la nostra libertà. L’orchidea d’acciaio, così soprannominata, ha subito quasi venti anni di arresti domiciliari avendo la sola colpa di voler ridare al suo popolo la libertà. Una donna determinata come poche al mondo. Un’emozione continua, dall’inizio alla fine del film. Una vita difficilissima, dura.

Scheda:

Regia: Luc Besson

Attori: Michelle Yeoh, David Thewlis, William Hope, Sahajak Boonthanakit.

Produzione: Europa Corp., France 3 Cinéma, Left Bank Pictures.

Distribuzione: Good Film.

Il trailer:

Rocksmith – Ubisoft –

L’evoluzione dei video giochi è impressionante. Se penso al primo che mio papà mi acquistato mi chiedo ancora come facevamo a passarci pomeriggi interi. E poi il Commodore 64, la Playstation. Con la wii e tutta l’interazione che la questa consolle della Nintendo ha fornito, ha costretto gli altri costruttori, in testa: Sony e Microsoft, a correrle dietro. Le persone vogliono sentirsi parte attiva del gioco, e pian piano le consolle e i video giochi sono cresciuti sino ad arrivare ad un livello molto alto di virtualizzazione. Certamente con l’ulteriore miglioramento della tecnologia si potrà fare di più. Oggi, ho visto per caso,  un video gioco della Ubisoft: Rocksmith. Cos’ha di particolare? Semplice, puoi attaccare la tua chitarra alla consolle e suonare con la guida del gioco. Un pò come Guitar hero, ma la differenza fondamentale sta nel fatto che usi la tua chitarra, quindi impari realmente a suonare, mentre giochi. Fenomenale!!!

Per ora ho il divieto formale di acquistare qualsiasi cosa, ma dopo Natale, se Babbo Natale non me lo ha portato, si va ad acquistare. Ovviamente e rigorosamente due copie.

Le api e le M&M’s.

Api golose.

Lo so, per questo post qualche mio amico mi prenderà in giro. Ultimamente sto cercando di portare avanti questa cosa del miele. Mi è sempre piaciuto poter produrre qualcosa di mio, all’inizio dell’anno ho iniziato con l’orto a casa, e ora vorrei iniziare con la produzione del miele. Dopo aver trovato le arnie, il socio (mio cognato), il posto dove metterle e chi c’insegna, sto iniziando a leggere un pò di cose. E’ un mondo affascinante e le api sono degli insetti incredibile. Leggendo qua e la, ogni giorno trovo qualcosa d’interessante che mi da sempre più la spinta a proseguire, ma alcune volte si trovano anche notizie curiose come questa. In Alsazia, e precisamente a Ribeauvillé, zona molto famosa per la produzione di vini bianchi, sta succedendo qualcosa di veramente strano, alcuni alveari stanno producendo miele blu e verde. Dopo lo sbigottimento iniziale, i proprietari delle api, hanno cercato di capire il motivo dell’insolito colore. Molto semplice, le api invece che andare di fiore in fiore a raccogliere il polline, attratte dall’odore, si recavano presso un impianto per la trasformazione degli scarti organici in biogas, distante circa 4 km dagli alveari. All’interno dell’impianto, all’aperto, si trovavano degli scarti delle famose M&M’s, le caramelle colorate. Proprio il colorante, oltre che l’alimento in se, ha generato l’insolito e inquietante colorazione del miele. La soluzione è stata quella di coprire gli scarti all’interno dell’impianto. E’ un fatto che lascia ampi spazi alla meditazione e di come l’uomo riesce a rovinare un processo perfetto, che dura da millenni.

Il Servizio Sanitario Nazionale va a Monte(i)…

Allora sono io che non capisco. Cosa ha detto Monti che tutti noi non sapevamo? Il Servizio Sanitario Nazionale, così com’è non funziona. E’ in perdita cronica, e ogni anno genera non un buco, ma un baratro. Stamattina tutti i giornali titolano con questa notizia, come se non lo sapessimo. La Sanità in Italia è fonte degli sprechi massimi. E’ ben radicata nel nostro mal costume. Basti pensare che una siringa, la stessa siringa, a Trento costa un quindicesimo che a Catania. Guarda caso, a Trento, oltre a costare meno la siringa, funziona anche meglio l’ospedale che l’acquista. Quindi siamo d’accordo sul fatto che tutti sappiamo che la Sanità in Italia è in perdita, ma un governo serio, dopo averci ammazzato di tasse, ha l’obbligo di cercare le risorse nell’abbattimento degli sprechi. La competenza economica della Sanità in Italia ce l’hanno le regioni. Le stesse regioni che erogano i contributi ai partiti di Fiorito & C. Forse, caro Monti, la cosa su cui dovremmo ragionare, e lo farei volentieri insieme a te, è su come trovarle le risorse. Io penso, anche non essendo un luminare dell’economia come il nostro Premier, che con un pò di coraggio ce la possiamo fare. Il coraggio sta nel fatto che non possiamo più rimandare i tagli alla casta. Finanziamenti ai partiti, stipendi dei politici, beni pubblici, sprechi, il taglio tutto questo, e anche altro, deve concorrere ad abbassare il nostro debito pubblico, a tagliare le tasse che stiamo pagando e a migliorare i servizi che lo stato ci fa profumatamente pagare. Dai Mario, datti da fare!!

La meritocrazia in Italia, questa sconosciuta.

Certamente è capitato a tutti noi di dover subire delle ingiustizie. Nello sport, nel lavoro, nella vita. Tutti noi abbiamo avuto il raccomandato di turno che ci è passato davanti, per il motivo più stupido e banale. Giorni, mesi, anni d’impegno buttati nel cestino, per non dire nel cesso, da un gesto, quello della raccomandazione, che è proprio della nostra nazione. L’avanzare perché si conosce è un male tutto Italiano, e di qualche altro popolo del terzo mondo. Le conoscenze mettono avanti eserciti d’incapaci, che hanno, spesso, anche ruoli di gestione. Questo stato di cose non aiuta noi a cresere, ne singolarmente, ne come collettività. Se avessimo le giuste informazioni, scopriremmo, a malincuore, che i figli dei politici, di giornalisti, di potenti dirigenti industriali o di banchieri influenti, ricoprono cariche importanti e strategiche nella nostra società. Molto spesso sono anche degli emeriti incapaci. Quando poi queste ingiustizie ti colpiscono da vicino, colpiscono persone che ti sono care, capisci quanto il danno sia anche psicologico. La storia è molto semplice. Una grande azienda ti assume, e all’inizio sembra che tu possa spaccare il mondo. E’ tutto rosa e tu sei semplicemente grato di lavorare per un ambiente così grande, importante. Pensi che quello che te stai dando è niente, rispetto a quanto crescerai professionalmente. Il palazzo è un grattacielo, è grandissimo, anche la mensa ti sembra bellissima. E tu ci metti tutto te stesso. Fai tardi la sera per finire un progetto, t’impegni anche a casa, scatti quando il capo ti chiama. Man mano che vai avanti ti rendi conto che il tuo lavoro, tutto il tuo impegno, non è preso poi così in considerazione. Certo hai delle conferme. Il tuo capo ti dice che sei bravo, ma niente di più. Iniziano a passare i mesi, poi i primi anni. E tutto quell’entusiasmo, pian piano, si spegne. Certo c’è lo stipendio a fine mese, puntualissimo, ma non basta. L’uomo (o anche la donna) non va a lavorare solo per lo stipendio. L’uomo vuole (e deve) sentirsi motivato per produrre. Ti accorgi anche che il tuo stipendio non cresce, mentre tutto intorno a te aumenta. Vorresti una casa tua, vorresti potertela comprare. Iniziano i primi attriti, cambiano i primi capi, inizi a capire che in azienda ci sono delle correnti. Ad un certo punto l’illuminazione. Non è importante cosa si fa, o quanto tempo occorra per far bene il tuo lavoro; è importante chi lo fa. Se fai parte della corrente giusta sei incentivato. Hai l’aumento di stipendio, o i premi produzione. Se fai parte dell’altra corrente fatichi un pò di più ma alla fine qualcosa ottieni. Ma se non fai parte di nessuna corrente, allora sono guai. Sei in mezzo. Ti guardano in cagnesco perchè non capiscono da che parte stai. E anche stare da nessuna parte per loro è un problema. E nel dubbio ti catalogano contro. Quell’azienda che all’inizio sembrava grande, immensa, ad un tratto diventa piccola. E’ come se le tue spalle dovessero tenere le pareti, i soffitti. E’ pesante essere li dentro, e allora anche la mensa non è più così bella. E ogni giorno l’ora di pranzo sembra l’ora d’aria. Ma i problemi non sono ancora arrivati. A forza di assumere raccomandati, presentati da quel politico, o da quell’altro, s’inizia ad essere in troppi. Sulla scrivania sempre meno lavori da fare. E quelle occhiatacce diventano quasi minacce, accuse. E visto che sei contro, vieni messo da parte. Ti dicono di stare tranquillo nessuno ti caccia. Ma l’angoscia aumenta e la tua autostima crolla. Devi reagire. E allora cerchi nel tuo intimo gli stimoli, provi anche a cambiare posto in azienda. Le tue qualità sono indiscusse, ma paradossalmente chi ti vorrebbe fuori dalle scatole ti blocca. Inizi a capire cosa significa: MOBBING. Quel termine anglosassone che pensavi non potesse mai riguardarti. L’unica tua colpa non avere una corrente, non essere raccomandata. Quando ci sei in mezzo, ci sono solo due strade: o farti travolgere dall’angoscia, dall’ansia, oppure reagire. Ricominciare a far vedere quanto vali. Far capire a chi ti sta intorno, che te hai le così dette palle, (anche se sei la più sensuale delle donne). Anche se sai perfettamente che, intorno a te, tutti sanno che sei un fuori classe. Che fuori da quelle mura saresti ben pagato, ma soprattutto apprezzato. Le tue idee, il tuo impegno sarebbe messo a frutto. Peccato che oggi non esista un “fuori da li”. Non esiste più un mercato del lavoro. Esistono solo aziende che falliscono, che licenziano, che spostano la loro produzione all’estero, che generano il precariato, quello brutto. Il paesaggio è quello di una città appena bombardata a tappeto. Devi stringere i denti. Non ci sono alternative ora. Il tuo stimolo deve essere quello stipendio. Quel poco di stipendio che la tua azienda, puntualmente ti paga. La certezza di alzarti la mattina ed avere un posto, che altri vorrebbero anche a meno. Devi difenderlo. E passano altri tre anni. Passi prove dure, e dimostri, ancora mille volte, che te sei capace, sei bravo. E arriva il premio. Sono passati più di dieci anni da quando quegli uffici ti sembravano immensi, e la mensa era bellissima, dieci anni. Mille euro netti di premio. E pensi, ma cavolo è meno di quanto prendo in un mese!!! Tu ti aspetti di più, è poco, anzi niente, ma non ti rendi conto che tu hai vinto. Queste persone non capiscono che tu hai vinto. Li hai battuti sul loro terreno, la motivazione. Ti hanno tolto tutto: la voglia d’impegnarti, il senso di appartenenza, la voglia di creare qualcosa per la tua azienda; ma tu hai vinto. Sei ancora li, a dispetto di chi ti voleva fuori dalle scatole. Sei ancora li, e qualcuno ha ritenuto volerti premiare. Ora non è più in dubbio che te vali. Non si premiano gli incapaci. Ora debbono fare solo i conti con il quanto vali. Tutti sanno che te vali tanto. Lo sa chi ti vuole bene, lo sanno i tuoi colleghi, lo sa anche chi ti detesta, ed è questo che conta. Bisogna solo trovare il modo di farlo certificare. Questo è un patrimonio che in quell’azienda, che non ti merita, ti potrai portare dietro e soprattutto, potrai spenderlo quando vorrai. Hai vinto soprattutto perché non ti sei fatta intimidire. Quei muri, quei soffitti così pesanti non ti hanno schiacciato, e te ne uscirai sempre più forte. Alla faccia di chi ti voleva fuori dalle scatole. Brava!!!

Milan – Juventus, finalmente una partita rubata.

Finalmente è successo. La Juve ha perso ed il rigore, anche secondo Bergomi, non c’era. E se lo dice Bergomi.Ieri è stata, tutto sommato, una bella partita. Il primo tempo la Juventus ha subito la maggior freschezza del Milan, oltre alla maggiore determinazione. Nel secondo tempo invece, la Juventus ha preso in mano il gioco ed ha passato 45 minuti davanti alla porta del Milan. Risultato finale uno a zero per il Milan. Forse il risultato giusto sarebbe stato un bel pareggio. Avanti così, ho ancora negli occhi la bella partita contro il Chelsea. Su tutti mi é piaciuto Giovinco. So di andare controcorrente, ma per me sarà una bella sorpresa tra poco. Anche se entrato dopo, a partita quasi terminata, ha saputo dare quella forza che era mancata sino a quel momento.

Un buon investimento.

Apple 1 con il caratteristico involucro in legnoNel 1976 sicuramente non avrà pensato di fare un investimento, ma bensì di acquistare un avveniristico apparecchio di calcolo. Infatti, l’ignoto possessore dell’Apple I battuto all’asta qualche giorno fa, è stato venduto a 640,000,00 $ (circa 500.000,00 €), deve essersi sentito decisamente felice. Il computer, che a guardarlo sembra essere stato costruito nel neolitico, è stato assemblato nel garage di Steve Jobs, nel 1976 dallo stesso Jobs e dall’altro Steve, Wozniac. Il prezzo di vendita, all’origine, è stato di 666,66 $, e ne sono stati prodotti 200 esemplari. E’ stato messo all’asta completo di: scatola, istruzioni e di una lettera scritta da Steve Jobs. Certamente lontano dal design ricercato dell’attuale Apple, è però una pietra miliare della moderna tecnologia.

I compiti del week end.

Filippo e i compiti del week endProbabilmente parlo tenendo presente solo la mia esperienza di genitore separato. Probabilmente, nella società in cui viviamo, il fine settimana è considerato un po’ il tempo per ricaricare le batterie. Probabilmente vedo mio figlio molto stanco da una settimana in cui, tra scuola, sport e impegni vari, non si ferma mai un secondo. Fatte tutte queste debite premesse, reputo che, i compiti del week end, siano una quantità spropositata. Facciamo, e sottolineo facciamo, fatica a finirli. Se poi la domenica mattina Filippo deve andare a giocare, è la fine. E’ vero che non vanno a scuola il sabato mattina, ma fanno un orario pieno per 5 giorni alla settimana, e avrebbero bisogno di staccare un pò anche loro. Mi piacerebbe molto condividere con Filippo, nel week end che sta con me: un museo, un evento, o semplicemente un pomeriggio al parco. Ma non si può fare. Se usciamo dagli schemi rigidissimi, che ci dobbiamo dare per finire i compiti, arriviamo alla domenica sera con i libri ancora aperti. E non lo reputo giusto. Tutti noi, e parlo della mia generazione, non eravamo così affogati nei compiti del fine settimana, e gran parte di noi usciva da scuola, alle elementari, a mezzo giorno e mezza. C’è qualcosa che non va. Per me è semplicemente una questione di programmazione. L’impressione che ho è quella che non si riesce in classe a procedere spediti con il programma, e si utilizza il week end per recuperare un pò di tempo perduto durante la settimana. Io sono contrario a quelle famiglie che, pigramente, pensano di demandare l’educazione dei propri figli alla scuola. Ritengo che scuola e famiglia debbano camminare di par ipasso, scambiandosi informazioni utili. Ma sono altrettanto contrario al che la scuola scarichi sulla famiglia delle dosi di lavoro, difficili da smaltire a casa nel fine settimana. Vanno bene i compiti a casa, va bene lavorare insieme ai propri figli nel week end, ma vorrei poter essere lasciato libero di condividere più cose con mio figlio. Magari anche legate a quello che sta studiando. Mi sono poi sentito dire spesso: “…vedrai poi alle medie...”. Il mio pensiero è: “…quando ci arriveremo alle medie vedremo…“. La scuola, e non per colpa di chi la frequenta come: insegnante o dirigente; vive forse il gap più largo della storia, tenendo presente la modalità di studio e l’approccio allo stesso, e quello che succede fuori. Si adottano metodologie vecchie e superate, quando fuori i nostri figli utilizzano la tecnologia come lo spazzolino da denti. Trovo tutto questo un’enorme errore. Penso che i nostri figli potrebbero rendere molto di più e meglio utilizzando modalità di coinvolgimento didattico diverse. Più attuali. Ma questo è un’altro discorso, per ora mi accontenterei di poter passare un po’ di tempo con mio figlio, senza dover pensare solo ai: Villanoviani, o alle divisioni a due cifre in colonna.

Italia – Australia

L'estremo aquilano, Andrea MasiTerzo test match per l’Italia, e terza squadra fortissima d’affrontare. Oggi a Firenze, gli azzurri hanno affrontato gli Australiani, secondi nel ranking mondiale, subito dopo gli All Blacks. Partita durissima nel primo tempo che finisce 22 a 6 per i Wallabies. Italia decisamente assente. Noi eravamo contratti, deconcentrati, abbiamo perso tutti gli impatti, e loro hanno messo a segno una serie infinita di calci. Del primo tempo contro gli All Blacks, neanche l’ombra. Nel secondo tempo, i ragazzi di Brunell, sono tornati in campo con un piglio diverso. Si vede da subito, non perdiamo più tutte le touches del primo tempo, e sugli impatti siamo devastanti. Il pacchetto di mischia italiano, mette in seria difficoltà quello Australiano, e i nostri tre quarti iniziano a trovare delle geometrie che bucano le maglie della difesa Australiana. Facciamo meta, centriamo i calci, sino ad arrivare 19 a 22. Giochiamo spesso vicino alla loro area di meta, per gran parte del secondo tempo. Sui piedi di Orquera, a due minuti dalla fine, il calcio del pareggio. Il calcio è fuori di poco. Tutti gli sforzi sono stati vani. Queste tre partite ci consegnano comunque un’Italia competitiva, che ci lascia ben sperare per un bellissimo 6 nazioni. Una vittoria contro Tonga; una sonora sconfitta contro la Nuova Zelanda; ed una sconfitta di misura contro l’Australia. Solo un paio d’anni fa ci avremmo messo la firma. Oggi ci lascia un pò di rammarico per come è  maturata la sconfitta contro l’Australia. Mi sono molto piaciuti: il nostro capitano, Parisse, Milto, una bella conferma dopo gli All Blacks, il granitico Venditti, Zanni e le sue penetrazioni, e il solito Masi. Forza azzurri, avanti così.