Adoro il rugby ed il Basket. Il calcio nella vita di un Italiano non può mancare, per cui da piccolo ho iniziato a tifare Juventus. Tutta questa premessa, che forse ho fatto più a me stesso, per dichiarare che il neo “top player” che dovrebbe approdare alla Juventus, semplicemente, non lo conosco. Niklas Bendtner, giocatore danese di 194 cm per 84 Kg di peso, ha militato sino ad ora nel campionato inglese. Nell’ultima stagione ha giocato nel Sunderlad, 27 presenze 8 reti. In passato la sua unica squadra è stata l’Arsenal ed il Birmingam. Non ha mai segnato più di 10 – 12 reti all’anno, e forse questo è il motivo per cui non lo conoscevo. Reputo il campionato inglese molto più facile per un attaccante, rispetto a quello italiano. Ho molta fiducia nell’attuale dirigenza Juventina, quindi spero che abbiano preso la pedina che mancava per far esplodere il nostro attacco. Sono molto curioso di vederlo all’opera, ma dubito che saprà fare meglio di Quagliarella e Matri. Da inesperto cronico di calcio, spero di sbagliarmi, ma continuo a ribadire che il nostro top player ce l’avevamo, e non gli abbiamo rinnovato il contratto, si chiama Alessandro Del Piero.
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Due Di Giulio in Nazionale. Bravi, bravi, bravi!!!
Luca Bot e Luca De Marigny, tecnici dell’Accademia FIR U19 “Ivan Francescato” hanno annunciato la formazione che domani sera, al “Musgrave Park” di Cork, affronteranno l’Accademia di Munster alle ore 19.30 locali (20.30 in Italia) nel primo dei tre incontri del tour irlandese che vede impegnata la selezione federale.
Questa la formazione dell’Accademia FIR:
15 Andrea TORLAI (Rugby Reggio)
14 Gabriele DI GIULIO (Frascati Rugby)
13 Mattia BELLINI (Petrarca Padova)
12 Gianmarco VIAN (M-Three San Donà)
11 Shadi EID (Amatori Parma)
10 Filippo BUSCEMA (UR Capitolina)
9 Simone MARINARO (Fiamme Oro)
8 Maxime MATA-MBANDA’ (Rugby Grande Milano)
7 Mattia CATELAN (Valsugana Padova)
6 Michele BOCCARDO (Cus Padova)
5 Federico RUZZA (Cus Padova)
4 Michele ANDREOTTI (Cammi Calvisano)
3 Cherif TRAORE (Rugby Viadana)
2 Adriano DANIELE (Pomezia-Torvianica)
1 Francesco VENTO (Rugby Union Messina)
a disposizione
16 Marco SILVA (Amatori Parma)
17 Stefano IOVENITTI (Polisportiva Paganica)
18…
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Eccezion fatta….
Ancora due partite. Sonny Bill Williams alla fine vestirà la maglia degli All Blacks il 18 e il 25 di agosto, quando tra Sydney e Auckland andranno in scena i due atti della Bledisloe Cup, nonché le prime due giornate del Rugby Championship. Le due sfide all’Australia potrebbero essere quindi le ultime due gare del centro con la maglia della sua nazionale per almeno due anni, visto che SBW se ne andrà prima in Giappone e poi in Australia nella league.
Nulla di ufficiale ancora, ma pare che le cose siano decise. La chiamata a sorpresa per il trequarti dei Chiefs si è resa necessaria per il doppio infortunio a Richard Kahui e a Conrad Smith che ha messo il ct neozelandese Steve Hansen nei guai.
Olimpiadi Londra 2012
Si, lo debbo proprio dire, mi sto appassionando a queste Olimpiadi. Ben organizzate, la tecnologia molto presente e poi una regia impeccabile. Debbo anche dire, che molto del merito va a Sky. So che può sembrare un giudizio molto classista, ma questa società ha una marcia in più. Non ho alcun rapporto di lavoro, di affari, d’interesse con questa società, sono solo un cliente che è soddisfatto del servizio che ha acquistato. Riuscire a seguire più sport in un’olimpiade è fondamentale, e quest’azienda è riuscita con qualche idea, e qualche accorgimento tecnico a darci questo servizio. Bravi, e cara RAI, osserva e impara. Ieri sono riuscito a vedermi tutte e cinque le medaglie italiane. Non mi era mai capitato.
Beach Boys e Simple Minds…
Cosa c’entrano insieme due gruppi così diversi, per epoca, stile, suoni ed età?? Semplice, li ho visti nello stesso posto, i Beach Boys l’altro ieri ed i Simple Minds ieri, a Rock in Roma. E’ stato un piacevole tuffo nel passato. Quando ero ragazzino, i Beach Boys erano già stati grandi, mentre i Simple Minds erano uno dei gruppi di maggiore tendenza. Erano molto influenti ed il loro frontman, Jim Kerr, era uno degli scozzesi più ambiti dalle donne. Sono cresciuto con: “don’t you forget about me” e “alive and kicking”, ma “Barbara Ann” e “Surfin’ USA” erano ancora ballatissime. Un gruppo, il primo, era entrato nell’Olimpo dei grandi, il secondo spopolava in Europa e nel mondo. Sentirli ieri e l’altro ieri è stato semplicemente emozionante. I Beach Boys hanno fatto una reunion dopo 50 anni, che si vedevano tutti, ed hanno messo su questo tour che porta in giro per il mondo i loro successi, compreso l’ultimo uscito: “That’s Why God made the radio”. Certo non sono in forma come 50 anni fa, ma l’energia della loro musica è ancora intatta. La band suona ancora con la perfezione che li ha contraddistinti. Vedere gente, di tutte le età, saltare e ballare sulle note di Good Vibrations è stato bellissimo. Brian Wilson ha difficoltà evidenti di salute, è rimasto dietro al suo piano tutto il tempo, ma c’era. Gran parte della sua carriera l’ha passata a casa a scrivere canzoni, mentre il resto della band andava in giro per il mondo a fare concerti. Una crisi di panico dopo un volo lo aveva allontanato dai concerti, ma lo ha avvicinato ad un’eccellenza artistica senza precedenti.
La sua clausura gli ha permesso di partorire album come: Pet Sound e Smile. In particolare Surf’s Up, la mia preferita. Questa canzone nella versione solo del 1967, Brian l’ha incisa mentre la faceva ascoltare alla sua band la prima volta, accompagnandosi solo con il piano e la sua voce. Ha inciso quel brano stupendo, appena scritto: geniale e folle. Ha faticato ad esserci, ma c’era. E questo è stato l’importante. Altro discorso invece per i Simple Minds che, si vede, ancora si divertono un mondo. Tutto il loro concerto è stato un rincorrersi di di ricordi. Mi sono venute in mente vacanze, pomeriggi di studio, fughe con il motorino, i miei amici più cari, le feste con l’immancabile palla che girava al centro del soffitto, tanta allegria, tanta spensieratezza. In una parola: la mia giovinezza. Il livello e l’energia di tutto il gruppo è ancora alta. Jim ha ballato, saltato e cantato tutto il concerto. Inutile dirlo, Don’t You forget about me, e Alive Kicking sono state eseguite magistralmente, e tutti hanno cantato e ballato. Con Daniela abbiamo finito questo tour de force musicale. Il prossimo concerto che abbiamo in programma sono: i Muse a novembre a Bologna. E’ stato un luglio intenso, ma mai come quest’anno ho potuto apprezzare un palinsesto musicale di così alto livello. Molti artisti, molta scelta. Faccio fatica a dare un parere sul mio preferito, tutti e sei mi hanno lasciato qualcosa. Peccato, mi ripeterò, che la più bella città del mondo, abbia il più brutto posto del mondo per far ascoltare della musica.
Il cinguettio razzista…
Twitter fa la sua prima (giusta) vittima. L’atleta greca Voula Papachristou, specialista nel salto triplo è stata cacciata dalle prossime olimpiadi, dal comitato olimpico, per un tweet razzista, che recitava: “Con tanti africani in Grecia, le zanzare che arrivano dal Nilo occidentale, almeno riceveranno il cibo da casa”. Il riferimento, incomprensibile fuori dai confini greci, è relativo a un’epidemia, denominata “virus del Nilo”, dovuta agli insetti, che, in Grecia, hanno già provocato un morto e almeno altri 5 casi sospetti nella popolazione. Immediate le scuse dell’atleta greca, campionessa europea U23, sul suo profilo facebook che però non hanno intenerito il comitato organizzatore, che ha confermato la condanna, e ribadito, se mai ce ne fosse stato bisogno, che ogni forma di razzismo è fuori dai valori Olimpici, e non solo. I valori che una manifestazione come l’Olimpiade deve portare avanti, non possono essere inquinati da tale stupidità. I social network, che il CIO sta spingendo a far utilizzare agli atleti, per una diretta ed immediata divulgazione dell’emozioni di questi ragazzi che
prenderanno parte a questa importante manifestazione, non possono, e non devono, però essere usati a sproposito. Il record che la Voula si porterà a casa sarà quello di essere stata la prima atleta cacciata dalle olimpiadi per un Tweet. La delegazione greca passa dai 105 partecipanti, a 104. E riflettevo che, in un momento così delicato per la Grecia, e non solo, esiste chi ha ancora il tempo per essere razzista. Bellissimo esempio di stupidità.
Ben Harper
Bellissimo. Solo questo aggettivo per descrivere il concerto di ieri sera. Senza spendere ulteriori parole sulla struttura che lo ha ospitato (l’Ippodromo di Capannelle), debbo dire che ho assistito ad una performance di livello altissimo. Ben Harper ha intrattenuto i fedelissimi, che sono intervenuti nonostante la minaccia di pioggia, hanno goduto con la bocca aperta, ed il naso all’in sù, della meravigliosa voce di Ben Harper, ma soprattutto, per chi ama la chitarra, della bravura con la quale Ben si destreggia con questo strumento. Ritengo questo ragazzo uno dei più forti chitarristi al mondo, e ieri ne ha dato prova. Molto curioso, e assolutamente piacevole il suo stile. Suonare la chitarra tenendola sulle ginocchia, a faccia in su, è una sua prerogativa, oltre che invenzione. Sostanzialmente ieri abbiamo assistito a due concerti. Una prima parte molto roccheggiante, ed una seconda, quando tutti pensavano che il concerto fosse finito, ci ha regalato una parte molto melodica. Quest’ultima, qusi per intero è stata cantata e suonata solo da lui e le sue varie chitarre. Sicuramente coraggiosa la parte totalmente strumentale che, per i non appassionati di chitarra, poteva risultare un po’ noiosa, mentre per chi vorrebbe suonare la chitarra un decimo di come la suona lui, è stato uno spettacolo unico. Giudizio complessivo molto buono. Altissima la qualità della musica, Ben spicca su tutti, unica la sua voce. Mi è sembrato che le signore che sono intervenute, hanno molto apprezzato anche Ben Harper uomo. Gli apprezzamenti che venivano urlati non erano solo per le sue doti canore-musicali. Ma forse mi sto sbagliando.
Kasabian
L’altro ieri sera la serata era calda a Roma, e a Capannelle ancora di più. Si esibivano infatti i Kasabian che con la loro musica hanno contribuito a rendere il clima rovente. Era tanto tempo che non vedevo la gente ballare in quel modo. Salti e urla sincopate che, solo apparentemente, non avevano una logica. E’ stato un po’ come assistere a due concerti in uno. Nella prima parte i Kasabian hanno cantato molti pezzi della loro ultima fatica: “Velociraptor”, mentre nella seconda parte si sono esibiti nel loro repertorio elettronico. Quest’ultimo, a metà tra la house music, il rock spinto e la musica elettronica. Questo miscuglio di suoni che è un po’ il loro stile. Sinceramente ho molto apprezzato la prima parte, sia la sequenza dei brani che la loro interpretazione dal vivo, che ha fatto emergere l’affiatamento del gruppo e la bravura dei singoli elementi. Nella seconda parte, ho apprezzato il coraggio e lo stile. Impressionante vedere tutte quelle persone ballare, segno che il mio gusto musicale ha sicuramente dei detrattori. Tom Meighan ha tenuto benissimo il palco, sin dal primo pezzo “Day are Forgotten”, ma è stato magistralmente supportato dalla sua band, in particolare dall’altro elemento storico del gruppo Sergio Pizzorno, che, probabilmente in virtù delle sue chiare origini italiane, ci ha tenuto a mettere la firma sul concerto. Goodbye Kiss, è stato il pezzo che, a mio modesto parere, hanno interpretato meglio, ed il pubblico lo ha apprezzato. L’unica nota dolente, è la struttura. L’ippodromo delle Capannelle è un brutto posto per ospitare eventi come quello di ieri sera. Continuo a pensare che una città come Roma, dove si respira storia e cultura in ogni sasso, deve e può avere delle strutture che possano ospitare eventi MUSICALI di rilievo, come quello dell’altra sera. Penso sempre al concerto dei Muse che ho visto due anni fa a Wembley. Comunque, nell’insieme promossi a pieni voti tutti i Kasabian, bel concerto, bella musica, ottima energia.
Paolo Nutini in concerto
Ieri sera, su consiglio di Daniela e anche grazie al suo portafoglio, siamo andati a vedere un concerto alla Cavea dell’Auditorium Parco della musica di Roma. Si esibiva Paolo Nutini al quale, debbo confessare con molta onestà, non avevo mai dato peso. Essendo molto esigente dal punto di vista musicale, questo sbarbatello non lo avevo mai gran che considerato. Si, conoscevo qualcuno dei suoi brani, ma non mi sarei mai immaginato di andare ad un suo concerto, ed apprezzarlo. Nutini si è presentato, con un’ora di ritardo sul programma, ma ad allietarci ci ha pensato la bravissima Lisa Hannigan, quella di What’ll I do. Molto brava. Non l’avevamo riconosciuta, ma da subito abbiamo apprezzato la sua versatilità nel suonare molti strumenti a corda (chiatarra, benjo, ecc), oltre alla sua spendida voce. Tornando a Paolo Nutini, va detto che con lui si sono esibiti dei musicisti di prim’ordine. La sua band era composta da due chitarre, un basso, tastiere, batteria e tre trombe. La sua voce è molto buona, anche dal vivo, e si è visto subito che voleva fare buona impressione su un pubblico numeroso e dall’età molto variabile. Ha proposto musica di qualità, giocando molto sugli stili e mischiando il country, un variabile soft del raggae, il soul, fino alla pop-rock, mischiando simpatia ed energia, tipica di un ragazzo della sua età. Certo non possiamo paragonarlo a Pavarotti, o a Bocelli, o allo stesso Dalla, ma ha voluto provare anche lui a cantare una versione acustica di Caruso prima della sua Candy. Il risultato è stato buono dal punto di vista musicale, ma l’italiano ha lasciato un po’ a desiderare. Questo miscuglio di generi, ben amalgamato insieme, probabilmente nasce dalle sue origini miste, infatti Nutini vedei i suoi natali, il 9 gennaio del 1987 in Scozia, da padre di origini Toscane e mamma britannica. Cantautore eclettico, incide il suo primo album nel 2006 – These Streets – seguito nel 2009 dal secondo – Sunny Side Up -. I suoi maggiori successi: Candy, New Shoes, Rewind, Last request e 10/10. Una bella serata, un bel concerto in un posto, come la Cavea dell’Auditorium che è troppo piccolo per poter ospitare tutti gli artisti che un pubblico come quello di Roma meriterebbe. Bravo Paolo, anzi, come ha urlato ieri qualcuno al concerto in perfetto slang: “daje Paole!!!” mentre scrivo sto sentendo una tua canzone: These Streets.
Anticipata di due giorni la fine del mondo.
Una scoperta di qualche giorno fa, in una grotta Guatemalteca, confermerebbe il mese e l’anno in cui arriverebbe la fine del mondo, secondo le profezie e il calendario Maya, ma non il giorno. Infatti la data stimata secondo la traduzione di alcuni geroglifici, sarebbe quella del 21, e non del 23 dicembre, come più diffusamente conosciuta. La scoperta è stata effettuata da un team di archeologi in una scala di pietra, presso il sito La Corona. Questo antico testo però descrive più la storia che politica che la profezia. Infatti, a giustificazione della profezia, ci sarebbe una motivazione politico-sociale. Era il 696 a.c. e questo re Maya, dal nome impronunciabile Yuknoom Yich’aak K’ahk’, più noto come “Zampa del Giaguaro”, dopo l’ennesima batosta patita in guerra, ha voluto chiarire ai suoi sudditi che la fine del mondo era ancora lontana, e che il regno Maya sarebbe ancora durato a lungo, molto a lungo, non prevedendo però l’invasione spagnola postcolombiana. Ora, la provocazione che mi verrebbe da fare al signor Zampa del Giaguaro è la seguente: “se non c’hai preso 2700 anni fa, ci devi prendere fra cinque mesi???”. Ma noi l’attenzione dal 21 al 23 la terremo alta lo stesso, anche se abbiamo passato l’anno mille, poi l’anno duemila indenni. Ci strafogheremo di panettoni, pandori e ogni altro ben di Dio, visto che, ogni volta, potrebbe essere l’ultimo pasto. Certo è che la curiosità è tanta, come sono tanti gli smottamenti del terreno che si susseguono in questo periodo. E’ notizia di oggi infatti che, a largo di Catania, in pieno mar Jonio, c’è stato l’ennesimo terremoto. L’intensità è stata di magnitudo 4,8, pari all’ultimo terremoto Emiliano. Riflettevo inoltre su un fatto che come ultimo anno di vita di tutti noi, poteva essere decisamente migliore. Sapendo che il mondo potrebbe finire, ce la saremmo potuta spassare un po’ di più.


