Vedendo le previsioni, nei giorni scorsi, oggi pomeriggio ci sarebbero dovute essere piogge torrenziali. Stamattina invece, ho aperto le finestre e c’era un bel sole. Ho pensato che sarebbe stato di buon auspicio, e così è stato. Con Daniela siamo arrivati allo stadio all’ultimo momento. Non avevo mai visto la partita in curva, ma i posti erano molto buoni. Intorno a noi un sacco di facce conosciute. La solita emozione al canto dell’inno, e poi subito partita vera. L’Italia c’è, e si vede subito. I ragazzi di Brunell si sono battuti, da subito come leoni. La partita è stata sempre tesa, combattuta, sentita. Sembravano due pugili che se le davano di santa ragione. Nessuna delle due squadre voleva mollare. Itali Francia, non è mai solo una partita. Dietro ci sono: vecchi rancori, vecchi invidie, vecchie antipatie. Fino all’ultimo secondo la partita è stata sul filo del rasoio. Solo alla fine i nostri ragazzi si sono potuti abbracciare. Al loro abbraccio si sono uniti i moltissimi tifosi dell’Olimpico. Il risultato finale 23 a 18 per gli azzurri, che per l’occasione hanno indossato un completo “all white”. Man of the match è stato nominato: Orquera; il mio personalissimo voto va a Venditti. Un ragazzo che sta crescendo molto bene, e ci mette tutta la forza e la testa dura degli aquilani, in ogni palla che gioca. Questo sei nazioni inizia nel migliore dei modi. Una vittoria contro la Francia ci fa ben sperare, e perchè no, sognare in grande. Bravi ragazzi.
Addio Zeman.
Di solito spiace sempre un po’ quando si vede qualcuno cacciato da una panchina, anche se non è della propria squadra. Invece con Zeman non mi dispiace per niente. E’ un uomo che ha sempre scaricato le colpe sugli altri: De Rossi, Totti, De Rossi, Juventus. Le colpe dei suoi insuccessi sono sempre state, per lui: della Juventus, degli arbitri, delle società. Ha un finto carisma che non gli ha fatto mai vincere nulla. Un allenatore che ha avuto opportunità importanti, nella sua carriera ha vinto solo due campionati di serie B. E’ questo che parla. Sono i risultati. E’ arrivato a Roma osannato come il messia. Aveva il progetto. Si è permesso di tenere in panchina, quest’anno, dei veri fuori classe. Roma è certamente una piazza difficile, forse la più difficile, ma pochi sono riusciti a fare male come lui. Pochi sono riusciti a passare dalle stelle alle stalle con la sua stessa velocità e vesmenza. Ha fallito. E da un fallito è sempre difficile accettare le critiche. Ho solo un dispiacere in questa vicenda. Ora, senza Zeman, la Roma rischia di diventare una squadra forte e temibile. Ha un organico importante con qualche giocatore che mi piacerebbe vedere giocare con la maglia della Juventus. Addio Zeman, penso proprio che la tua esperienza con le grandi squadre, almeno in Italia, sia finita per sempre. Addio vecchio provocatore. Addio vecchio fallito.
Il giorno della memoria.
Oggi è il giorno della memoria, un giorno particolare, di atroci ricordi, per milioni di persone. Un popolo che ha dovuto subire un eccidio senza motivo. Tanti addebitano questa pagina nera della nostra storia, ad un problema politico, altri ad un problema economico, io personalmente lo addebito ad un connubio micidiale: l’imbecillità di poche menti, e l’effetto gregge. Tanti caproni senza cuore hanno seguito queste teste matte. Il razzismo, l’ingiustizia non ha colori, non ha credo politico, non ha un reale motivo di esistere. Esiste semplicemente. L’uomo non nasce per uccidere i propri simili. Non è nel nostro DNA. Qualche difetto di fabbrica, genera menti deviate. E’ il caso di queste triste vicende. Menti che funzionano non possono ordire i campi di concentramento. Menti che funzionano non possono ordire le foibe. Menti che hanno un cuore, non possono pensare di voler sterminare un popolo intero. Io vi sono vicino. Io sono vicino a tutte quelle vittime innocenti della follia umana. Ovunque vi troviate, chiunque sia il vostro Dio, possiate riposare in pace. Basta solo un secondo per ricordare, e far si che queste atrocità non vengano perpetrate di nuovo.
Lo Stato che finanzia la banca.
Qualche tempo fa, negli Stati Uniti, si è innescata una crisi finanziaria che ha investito moltissime banche, con ripercussioni anche su altri settori economici. Questa crisi, molto profonda, si è creata a seguito di una gestione molto “allegra” dei fondi delle banche stesse. Le banche statunitensi, da un lato avevano nella loro pancia, molti titoli, così detti spazzatura, dall’altro avevano super finanziato il mercato immobiliare a seguito di una bolla speculativa senza precedenti. Scoppiata la bolla, si è innescata la crisi, ed il conseguente effetto domino. Per far fronte al problema, il governo americano ha posto in essere delle misure di salvaguardia, tra cui finanziare le banche stesse. Il patto che le banche hanno dovuto accettare è stato che, parte di quei soldi, venissero reimmessi sul mercato, per creare liquidità. Non solo, il finanziamento, è stato dato anche alle banche che non erano in crisi, proprio per alzare la loro possibiltà di finanziare il mercato (famiglie e imprese). Passata la crisi, quei soldi sono stati restituiti dalle banche al governo americano, le banche sono state salvate, e quella liquidità ha dato un nuovo impulso alla società. In Italia, con Monte Paschi di Siena, è successa la stessa cosa. Qualcuno ha investito dei soldi utilizzando la leva finanziaria dei derivati, i mercati non sono andati bene, ed il risultato è stato un buco di oltre quattro miliardi di euro. Il governo Monti, a mio avviso sbagliando, ha già deliberato il finanziamento statale salva MPS. L’importo che si sta erogando corrisponde al gettito fiscale derivante dall’IMU. Una cifra impressionante, che un governo a fine mandato non doveva erogare. Ma al di la di questo, va bene salvare una banca perché questo aiuta a non compromettere, il già compromesso, sistema economico, ma bisogna approfittare per dettare regole nuove. Il corto circuito della nostra economia, a mio avviso, sta proprio qui. Noi abbiamo banche che non stanno aiutando la ripartenza. Bisogna approfittare di questi momenti per dare, ma per cercare anche di ricevere. Sinceramente ritengo le banche italiane non idonee a sostenere l’economia dell’ottavo paese più industrializzato del mondo. Le aziende, le famiglie, non per loro colpa, stanno soffrendo una crisi che da troppo tempo sta imperversando nel nostro continente, e di cui non si vedono i segnali della fine. La tassazione è la più alta d’Europa, rispetto ai servizi che riceviamo, e non abbiamo nessun sostegno per l’economia. Ora è giusto che una banca riceva una cifra così importante, a seguito di propri errori, e intorno a noi tantissime aziende oneste, chiudono i battenti? E’ giusto che moltissime, troppe, famiglie non riescono più ad arrivare a fine mese? E la stessa politica, che non è stata capace di produrre tagli significativi ai propri costi, finanzia un sistema bancario che: da un lato fallisce per le proprie incompetenze, e dall’altro non finanzia la nostra economia? Tutti sapevano di MPS da almeno un anno. Nessuno è intervenuto: ne il governo, ne la Banca d’Italia. E’ troppo facile, se quando si fallisce, interviene qualcuno a tappare i buchi. Io la vedo sempre più nera, sempre più nera.
Neanche a Paperopoli.
A chi deve essere data la libertà condizionata? A chi, in attesa di giudizio, oppure durante la detenzione, ha dimostrato di rispettare la legge; a chi nella sua vita ha dimostrato che, se pur sbagliando, si è assunto le proprie responsabilità; a chi non esplicita un chiaro rischio di fuga. Tutte caratteristiche che il paparazzo-ricattatore Fabrizio Corona, non ha mai dimostrato. La vicenda che leggo da ieri sui giornali, mi ricorda la corsa dietro la banda Bassotti, da parte di Topolino e del commissario Basettoni. Un uomo come Corona, che ha fatto del ricatto, del vivere illegalmente un suo status non poteva essere lasciato libero. Era ovvio che dal momento che la condanna fosse diventata definitiva, il Corona si sarebbe dato alla macchia. Siamo la nazione che riconsegna due marinai all’India, per farli giudicare all’estero, e si fa scappare un delinquente come Corona. E ora spenderemo soldi e risorse per ricercarlo. Per carità, non ha ucciso nessuno, ma è un uomo che ha ricattato, approfittandosi delle debolezze di persone famose, quindi economicamente attaccabili. Chi ricatta è un uomo che non merita rispetto. Proprio per questo motivo il sig.Corona deve, o forse è meglio dire doveva, pagare il suo debito con la giustizia. Il messaggio che passa è bruttissimo: vince chi fa il furbo. E’ una brutta vicenda, ma tutta Italiana, mi auguro solo che finisca con l’incarcerazione di questo soggetto.
The Master.
Sicuramente non sono in grado di giudicare l’arte sopraffina. Sono una persona di media intelligenza, certamente sensibile, ma alcune forme di espressione artistica, molto probabilmente, mi sono ancora sconosciute. Ieri sera, nella uggiosa capitale, siamo andati a vedere: “The Master”. Un film ambientato nell’immediato dopoguerra, negli USA del rilancio economico. Le interpretazioni di: Joaquin Phoenix e di Philip Seymour Hoffman, sono incredibili. Alcuni monologhi con telecamera fissa sono da scuola di recitazione. Bravissimi entrambi. In tutto questo bel contesto però, io non ho capito il film. Non ho capito la trama, non ho capito la morale, non ho capito quello che si voleva raccontare. Ho letto che entrambi gli attori sono candidati al Golden Globe, insieme con l’altra protagonista, l’attrice Amy Adams. Sarà un caso ma le candidature riguardano solo gli attori, e non il film. Il film scorre a tratti, ma in altri tratti è pesante e poco chiaro. Se fosse stato possibile fare un mio ritratto, ieri sera, al cinema, ci sarebbe stato un grosso punto interrogativo sulla mia testa mentre ero intento e concentrato a guardare questo film. I commenti fuori dalla sala non erano positivi, tutt’altro. Un film che, in cuor mio, non consiglio nella maniera più assoluta.
Bentornato MySpace…
Quando è stato chiuso, mi è molto dispiaciuto. MySpace è stato, di fatto, il primo social network a distribuzione mondiale. Dentro c’era tantissima musica, ma anche altre forme d’arte. Ho conosciuto un sacco di gruppi emergenti, o di cantanti sconosciuti ai più, sbirciando dentro MySpace. La prima canzone di Muse, l’ho ascoltata su MySpace, ho conosciuto un sacco di gente. Con l’avvento di Twitter, ma soprattutto di Facebook, MySpace è andato in crisi, non è stato in grado di dare il giusto impulso verso il rinnovamento, ed è finito. Ora un gruppo d’imprenditori, capeggiati da Justin Timberlake, lo ha acquistato, ed oggi lo ha riaperto. La grafica è molto accattivante, ma forse è un po’ lenta. Mi sono iscritto ed ho provato a farmi un giro, ci sono margini di miglioramento, ma la base di partenza è molto buona. Buona fortuna.
Ruzzle, una simpatica epidemia.
Poco prima di Natale, un mio amico, Filippo, mi ha invitato a giocare a Ruzzle. Io sono sempre scettico, non ho mai tempo quindi, li per li, ho declinato l’invito. Giorni dopo, su insistenza dello stesso, ho provato a fare una partita. Da quel momento è stata la fine. È un di quei giochi che ti droga. Da li, ho coinvolto Daniela, e lei altri amici. Oramai si susseguono sfide ad ogni ora del giorno, e della notte. Il trucco del successo di questa semplice applicazione, che gira sia su OS che su Android, sta in due fondamentali: l’interazione tra amici (gioco on line) e la semplicità. Il gioco riprende un pò Scarabeo, ma il fatto che si possa giocare on line, in modalità asincrona, lo rende singolare. Vanno trovate delle parole su una scacchiera di lettere. Tutto lo rende fruibile e godibile. Anche l’attesa, tra la richiesta di sfida, oppure appena la sfida è ultimata, e si aspetta l’esito dell’avversario, da quella giusta carica di adrenalina e curiosità. Intelligente e accattivante anche nella grafica. Un consiglio, provatelo. Sono, ad oggi, dodici milioni le persone che lo hanno scaricato e che ci giocano. In conclusione, bella l’applicazione, bravo colui che la pensata.
BiblioTech.
Nel Texas, nella contea di Bexar, un imprenditore innamorato: dell’Apple design, della tecnologia e della buona lettura, ha investito 250.000,00 $ per creare una biblioteca totalmente digitale. Questa biblioteca, che aprirà il prossimo autunno, ha emulato lo stile degli Apple store, e non conterrà nessun libro in formato cartaceo. Ritengo che sia una bella conquista per la tecnologia. Le biblioteche, da sempre sinonimo di spazi immensi con migliaia di tomi da sfogliare, ma soprattutto da dover ricercare, si trasformeranno in ambienti confortevoli dove, tutta la conoscenza, è a portata di click. All’interno della biblioTech, così è stata chiamata, saranno disponibili anche degli e reader, per permettere di noleggiare il libro, e portarlo a casa. Bellissima idea, bellissima sfida.
Apple, doveva succedere.
Era prevedibile. Apple ha ridotto gli ordini dei display per l’Iphone 5. L’assenza di Steve Jobs, fino ad oggi, non si era fatta sentire, ma la totale assenza d’idee è palese. Apple, dopo la morte del suo fondatore, non è riuscita a produrre niente di nuovo. Di contro la concorrenza, Samsung in testa, ha migliorato molto i propri prodotti: sia dal punto di vista del design, che dal punto di vista tecnologico. A questo va aggiunta una generalizzata crisi che, alla lunga, sta portando ad un’attenzione agli acquisti, in tutto il globo. Il risultato della somma di: crisi, scarsità d’idee e concorrenza agguerrita, ha portato alla scelta di dimezzare gli ordini dei display. Produrre la metà dei display, vuol dire che le previsioni di vendita sono sotto la metà. Questo ha comportato una picchiata del titolo in borsa. Gli Apple’s supporters, come me, rimangono in attesa che la casa di Cupertino, rinizi ad inventare il futuro. Dal dopo Jobs ad oggi, si è inventato meno di nulla.
