Questo sei nazioni, è finito come è iniziato. In uno stadio Olimpico tutto esaurito, l’Italia ha vinto contro un’Irlanda tosta e agguerrita. Non era mai successo, in un sei nazioni, di vincere contro i verdi d’Irlanda. Ieri poi era anche San Patrizio, loro santo, il loro giorno. Il clima fuori lo stadio è solare e giocoso, il sole bacia Roma, e la giornata è mite. Non sono miti gli scontri in campo. Quattro o cinque infortunati, e tre cartellini gialli: due irlandesi e uno a Parisse. Un arbitraggio non all’altezza, che aumenta il valore dell’impresa dei nostri ragazzi. Praticamente la partita si è svolta sempre nella metà campo irlandese, o quasi. Troppe mete sbagliate da noi, e un calcio di Orquera che finisce sul palo. Se le occasioni che abbiamo avuto, avrebbero avuto miglior fortuna, la partita sarebbe dovuta finire con molta più tranquillità, invece abbiamo sofferto fino alla fine. Come sempre. Il risultato è di 22 a 15, una sontuosa prestazione di Zanni, e di tutti i muscoli Italiani. Non ci siamo sottratti agli scontri, e gli irlandesi li hanno sentiti tutti. Sicuramente una partita da ricordare, anche perché ci pone, nella classifica finale di questo sei nazioni, sopra Francia e Irlanda ed insieme alla Scozia. Una doverosa nota per Lo Cicero. Non lo ho mai amato come giocatore, ma gli va dato il giusto onore per l’ultima partita in Nazionale. Ieri ha combattuto come un leone, a dispetto dei suoi 37 anni. All’anno prossimo, ma con ambizioni molto più alte.
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Chiusa la cappella sistina.
Oggi, alle 15.00, è stata chiusa la cappella Sistina. La chiusura prima del conclave è resa necessaria per permettere di preparare la Cappella, oltre che per provvedere alla bonifica della stessa. Sarà un conclave, molto particolare. Il Papa, come tutti sappiamo, non è morto, e comunque se ne farà un altro. Il rito del conclave, così antico, così segreto, così unico, evoca in me una forte curiosità. Molti film, molti libri, hanno romanzato su quello che succede in quelle ore, in quei giorni, ma la verità è che solo i cardinali che vi partecipano sanno quello che succede realmente. Come e quando, per chi ci crede, lo Spirito Santo porrà la mano sul capo dei cardinali elettori per decidere il successore di Pietro. Ma la cosa che più fa volare la mia curiosità è come possa essere quel posto, la cappella Sistina, in un momento così Santo. Ogni giorno ospita migliaia di turisti da tutto il mondo. Mi viene in mente le due mani che quasi si toccano, dipinte da Michelangelo. Quel dipinto rappresenta la creazione di Adamo. Adamo è stato il primo uomo sulla terra, l’unico ad aver visto il Paradiso terrestre. Rappresenta la nascita di un uomo nuovo, ed il Papa, secondo i dettami della chiesa, è quanto di più simile alla perfezione umana e nel contempo quanto di più vicino a Dio. La cappella Sistina è quanto di più simile al paradiso artistico. Ho avuto la fortuna di visitare la Cappella Sistina dopo l’orario di chiusura dei musei Vaticani. E’ un posto unico. Invidio un po’ quegli uomini, quei prelati, ma non per quello che si apprestano a fare, ma per quello che si apprestano a vivere. Hanno la possibilità di vivere in un luogo unico al mondo, e in un momento fortemente mistico. Decisamente una bella esperienza. A noi, comuni mortali, rimane il rito della fumata: nera che non è stato eletto alcun Papa; bianca: che sancisce la fine della “Sede Vacante” e comunica al mondo che il successore di Pietro è stato eletto. Poca cosa, ma anche questo fa parte della tradizione, fa parte della storia.
Riot, la mia grossa riserva morale.
Una star-up ha creato un’App, per Android, che, sotto forma di videogioco, simulerà varie rivolte e manifestazioni violente, realmente accadute. Si potrà prendere parte: alle manifestazioni Egiziane di Piazza Tahir, dove non si contano i morti; a quella Romana di Piazza San Giovanni, dove è stata messa a ferro e fuoco una città. Un gioco che permetterà agli utenti di scegliere da che parte stare. Si potrà essere manifestanti, o forze dell’ordine. Il capo progetto è un fiorentino ventiseienne, di cui non voglio fare il nome per evitare inutile pubblicità. In passato ci sono stati giochi che hanno permesso di modificare il ruolo del giocatore. Ci sono stati giochi che, planando sulle comuni usanze e inserendo una visione nuova, hanno dato l’opportunità di vestire i panni, anche, del cattivo. Quando io ero bambino, non avrei mai voluto vestire i panni di Vega. Quando giocavo, avrei sempre voluto essere Goldrake. Quando si giocava con i soldatini, nessuno voleva fare mai il tedesco, mentre c’era la fila per essere gli americani. Figuriamoci fare la parte del manifestante, in una manifestazione, in cui ci sono anche stati dei morti. Manifestare è lecito, ma non si deve mai trascendere. Io sono contro gli eccessi della polizia, ma anche contro quei manifestanti che vanno alle manifestazioni essendo portatori malsani di violenza. Non sopporto poi che, con la scusa della libertà, si scherzi, o meglio si giochi, su argomenti che possano fomentare violenza, o esacerbare gli animi. Personalmente, di giochi come questi, ne vieterei l’uscita. Non vorrei mai vedere mio figlio giocare con questa App, ne tantomeno penso che qualche software house, per farsi un po’ di pubblicità, debba far uscire giochi così potenzialmente pericolosi. Se ci fosse qualche altro morto, quale coscienza dovrebbe scuotere?
Ho deciso chi votare…
Mai come quest’anno, non sapevo chi votare. Ma stasera ho deciso. Faccio uno strappo alla regola, sul mio blog parlo di politica. Mi sono visto tutti gli interventi dei politici. Ho visto l’intervento di Monti, quello di Bersani, quello di Berlusconi, e quello di Grillo. Beh, tutti politicanti, anche Grillo per certi versi. Tutte promesse: tolgo quello, faccio quell’altro, restituisco quell’altro ancora. Tutte le persone che assistevano in quelle sale erano impettite, spente. Quella piazza, quell’energia intorno, non ce l’aveva nessuno. Solo Grillo. Erano 800.000 in piazza, tutte facce pulite, molti giovani, molti amici sono andati li a sentire cosa aveva da dire Grillo e i suoi candidati. Questo attore, ha portato tutta questa gente in piazza, senza andare una volta in televisione. Ha usato il web, la voglia della gente di voler cambiare tutto. Tutta la rabbia che ha montato in questi anni era li. Tante volte mi sono chiesto se eravamo in tempo per cambiare tutto. Tante volte mi sono chiesto se avevamo, in Italia, avevamo superato il punto di non ritorno. L’onestà intellettuale di una battuta mi ha dato la voglia di partecipare: “meglio un salto nel vuoto con Movimento cinque stelle, che un suicidio assistito con i vecchi partiti”. E’ vero. Tutti abbiamo paura che Grillo fallisca. Tutti pensiamo che, forse, non saranno in grado, se chiamati, di governare. Ma continuare a non cambiare, in questo momento, è un errore. Continuare così non è più possibile. Allora tanto meglio dare fiducia al nuovo, che perseverare nella solita politica.
Morto un papa (ma anche no), se ne fa un altro.
E’ un argomento delicato. Ieri quando ho appreso della notizia delle “dimissioni” del Papa, mi è scivolata addosso, anzi c’ho scherzato sopra. Questo Papa, non mi è mai stato particolarmente simpatico. Non ha mai fatto realmente presa nei cuori dei cattolici, anche se gli riconosco una enorme mente. Probabilmente ha una profonda spiritualità che non riesco a percepire. Va anche detto che prendere il posto di Giovanni Paolo II non sarebbe stato facile per nessuno. Stamattina in macchina, stimolato dalla notizia che passava in continuazione per radio, ho iniziato ad analizzare la portata dell’evento, ma soprattutto del gesto. E’ un esempio di: umiltà, coscienza e amore. Umiltà: perché dopo essere stato Papa, non è facile per nessuno diventare un “cardinale di clausura”. Fa un enorme passo indietro per dedicarsi ad altro. Coscienza: perché bisogna avere la consapevolezza che, per portare il peso delle responsabilità, bisogna averne le forze e la lucidità mentale sufficiente. Molti hanno criticato questa scelta, ma se, in cuor suo, non se la sentiva più, meglio è lasciar perdere. Questo dovrebbe essere d’insegnamento ai nostri politici. Amore: perché, solo chi ama, può lasciare un incarico. Lasciare per non rischiare di far male il proprio compito. E quello del Papa è un compito difficile. Io sono cattolico, credente, ma non mi piace la chiesa come istituzione. Penso che sia antica, lontana dalla fede reale del popolo e dalla vita. Questo gesto, apre degli scenari nuovi. Se la chiesa saprà approfittare di questo immenso passo, potrà accorciare gli spazi siderali con i suoi fedeli e con il mondo in cui viviamo. Abbiamo una chiesa antica, attaccata ancora a riti e usanze pre medioevali. La chiesa per comunicare con i suoi fedeli, deve accelerare e recuperare la distanza con il mondo. Con tutto il rispetto, vedere Benedetto XVI che twittava con un Ipad, non era credibile. Ammiro il coraggio di questo uomo stanco che, da buon tedesco, ha preferito dimettersi perché consapevole di non potercela fare. Per quello che mi riguarda gode di tutto il mio rispetto.
Addio Zeman.
Di solito spiace sempre un po’ quando si vede qualcuno cacciato da una panchina, anche se non è della propria squadra. Invece con Zeman non mi dispiace per niente. E’ un uomo che ha sempre scaricato le colpe sugli altri: De Rossi, Totti, De Rossi, Juventus. Le colpe dei suoi insuccessi sono sempre state, per lui: della Juventus, degli arbitri, delle società. Ha un finto carisma che non gli ha fatto mai vincere nulla. Un allenatore che ha avuto opportunità importanti, nella sua carriera ha vinto solo due campionati di serie B. E’ questo che parla. Sono i risultati. E’ arrivato a Roma osannato come il messia. Aveva il progetto. Si è permesso di tenere in panchina, quest’anno, dei veri fuori classe. Roma è certamente una piazza difficile, forse la più difficile, ma pochi sono riusciti a fare male come lui. Pochi sono riusciti a passare dalle stelle alle stalle con la sua stessa velocità e vesmenza. Ha fallito. E da un fallito è sempre difficile accettare le critiche. Ho solo un dispiacere in questa vicenda. Ora, senza Zeman, la Roma rischia di diventare una squadra forte e temibile. Ha un organico importante con qualche giocatore che mi piacerebbe vedere giocare con la maglia della Juventus. Addio Zeman, penso proprio che la tua esperienza con le grandi squadre, almeno in Italia, sia finita per sempre. Addio vecchio provocatore. Addio vecchio fallito.
Trenitalia, e i suoi accordi commerciali.
Sarrebbe come sparare sulla croce rossa, ma non lo farò. Cercherò di dimenticare l’atavico odio che esiste tra la mia squadra: la Juventus, con la Roma. Quest’ultima, per andare in trasferta a Parma, ha utilizzato Trenitalia. Fino a qui nulla di male, anzi vedere che questi semi-dei dei calciatori utilizzano un mezzo popolare come il treno, fa piacere. Ma che il Treno debba fare una fermata in più, senza che l’utente sia avvisato all’atto dell’acquisto del biglietto, è una cosa tutta Italiana. Poco seria, anzi per niente. I malcapitati passeggeri infatti, per far scendere alla stazione di Parma, i giocatori e i dirigenti della Roma, si sono dovuti sorbire una stazione in più, con ovvi conseguenti ritardi. Trenitalia si è difesa, prima dichiarando che agli altoparlanti era stato dato l’avviso (come se un passeggero arrivato alla stazione, dopo aver acquistato il biglietto, non prende il treno comunque); poi rimborsando il 25% del biglietto. Personalmente reputo tale comportamento non degno di una società (quasi monopolista) come Trenitalia. Ovviamente la Roma (come altre squadre) ha approfittato di un accordo commerciale che, per me, non poteva essere preso da una società di trasporti seria.
Juventus multata.
Riporto dal Corriere dello Sport:
“Il giudice sportivo ha inflitto una multa di 15 mila euro alla Juventus: la società bianconera è stata punita per i “cori insultanti e costituenti espressione di discriminazione etnica” rivolti dai suoi tifosi al tecnico della Roma, Zdenek Zeman, durante la sfida giocata sabato sera.”
Una sola considerazione, come fai a non insultare un uomo come questo? Se ci fossi stato io due o tre cose gli e le avrei dette anche io. Dopo tutto la società, i giocatori, i tifosi gli hanno dimostrato che, nella vita, bisogna: prima lavorare, poi cercare di portare a casa i risultati, e solo dopo iniziare a parlare. Zeman ha fatto il percorso inverso. Debbo anche dire che, lo Juventus Stadium e tutta la tifosera, a mio avviso si sono comportati in modo impeccabile. Basti pensare che le panchine delle squadre, come in tutti gli stadi moderni, sono inglobate nelle tribune. Il “sig.” Zeman ha potuto sedere al suo posto, senza che nessuno gli torcesse un capello, nonostante tutto quello che ancora va in giro ad insinuare. Riflettevo su un fatto, forse l’AS Roma, visti i precedenti fortunati, ha provato a fare qualche ricorso per vincere 0 – 3 a tavolino? Forse quando quest’estate si parlava di progetto, intendevano questo: facciamo casino, poi li denunciamo e vinciamo sempre a tavolino.