Sicuramente non sono in grado di giudicare l’arte sopraffina. Sono una persona di media intelligenza, certamente sensibile, ma alcune forme di espressione artistica, molto probabilmente, mi sono ancora sconosciute. Ieri sera, nella uggiosa capitale, siamo andati a vedere: “The Master”. Un film ambientato nell’immediato dopoguerra, negli USA del rilancio economico. Le interpretazioni di: Joaquin Phoenix e di Philip Seymour Hoffman, sono incredibili. Alcuni monologhi con telecamera fissa sono da scuola di recitazione. Bravissimi entrambi. In tutto questo bel contesto però, io non ho capito il film. Non ho capito la trama, non ho capito la morale, non ho capito quello che si voleva raccontare. Ho letto che entrambi gli attori sono candidati al Golden Globe, insieme con l’altra protagonista, l’attrice Amy Adams. Sarà un caso ma le candidature riguardano solo gli attori, e non il film. Il film scorre a tratti, ma in altri tratti è pesante e poco chiaro. Se fosse stato possibile fare un mio ritratto, ieri sera, al cinema, ci sarebbe stato un grosso punto interrogativo sulla mia testa mentre ero intento e concentrato a guardare questo film. I commenti fuori dalla sala non erano positivi, tutt’altro. Un film che, in cuor mio, non consiglio nella maniera più assoluta.
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Bentornato MySpace…
Quando è stato chiuso, mi è molto dispiaciuto. MySpace è stato, di fatto, il primo social network a distribuzione mondiale. Dentro c’era tantissima musica, ma anche altre forme d’arte. Ho conosciuto un sacco di gruppi emergenti, o di cantanti sconosciuti ai più, sbirciando dentro MySpace. La prima canzone di Muse, l’ho ascoltata su MySpace, ho conosciuto un sacco di gente. Con l’avvento di Twitter, ma soprattutto di Facebook, MySpace è andato in crisi, non è stato in grado di dare il giusto impulso verso il rinnovamento, ed è finito. Ora un gruppo d’imprenditori, capeggiati da Justin Timberlake, lo ha acquistato, ed oggi lo ha riaperto. La grafica è molto accattivante, ma forse è un po’ lenta. Mi sono iscritto ed ho provato a farmi un giro, ci sono margini di miglioramento, ma la base di partenza è molto buona. Buona fortuna.
Ruzzle, una simpatica epidemia.
Poco prima di Natale, un mio amico, Filippo, mi ha invitato a giocare a Ruzzle. Io sono sempre scettico, non ho mai tempo quindi, li per li, ho declinato l’invito. Giorni dopo, su insistenza dello stesso, ho provato a fare una partita. Da quel momento è stata la fine. È un di quei giochi che ti droga. Da li, ho coinvolto Daniela, e lei altri amici. Oramai si susseguono sfide ad ogni ora del giorno, e della notte. Il trucco del successo di questa semplice applicazione, che gira sia su OS che su Android, sta in due fondamentali: l’interazione tra amici (gioco on line) e la semplicità. Il gioco riprende un pò Scarabeo, ma il fatto che si possa giocare on line, in modalità asincrona, lo rende singolare. Vanno trovate delle parole su una scacchiera di lettere. Tutto lo rende fruibile e godibile. Anche l’attesa, tra la richiesta di sfida, oppure appena la sfida è ultimata, e si aspetta l’esito dell’avversario, da quella giusta carica di adrenalina e curiosità. Intelligente e accattivante anche nella grafica. Un consiglio, provatelo. Sono, ad oggi, dodici milioni le persone che lo hanno scaricato e che ci giocano. In conclusione, bella l’applicazione, bravo colui che la pensata.
BiblioTech.
Nel Texas, nella contea di Bexar, un imprenditore innamorato: dell’Apple design, della tecnologia e della buona lettura, ha investito 250.000,00 $ per creare una biblioteca totalmente digitale. Questa biblioteca, che aprirà il prossimo autunno, ha emulato lo stile degli Apple store, e non conterrà nessun libro in formato cartaceo. Ritengo che sia una bella conquista per la tecnologia. Le biblioteche, da sempre sinonimo di spazi immensi con migliaia di tomi da sfogliare, ma soprattutto da dover ricercare, si trasformeranno in ambienti confortevoli dove, tutta la conoscenza, è a portata di click. All’interno della biblioTech, così è stata chiamata, saranno disponibili anche degli e reader, per permettere di noleggiare il libro, e portarlo a casa. Bellissima idea, bellissima sfida.
Apple, doveva succedere.
Era prevedibile. Apple ha ridotto gli ordini dei display per l’Iphone 5. L’assenza di Steve Jobs, fino ad oggi, non si era fatta sentire, ma la totale assenza d’idee è palese. Apple, dopo la morte del suo fondatore, non è riuscita a produrre niente di nuovo. Di contro la concorrenza, Samsung in testa, ha migliorato molto i propri prodotti: sia dal punto di vista del design, che dal punto di vista tecnologico. A questo va aggiunta una generalizzata crisi che, alla lunga, sta portando ad un’attenzione agli acquisti, in tutto il globo. Il risultato della somma di: crisi, scarsità d’idee e concorrenza agguerrita, ha portato alla scelta di dimezzare gli ordini dei display. Produrre la metà dei display, vuol dire che le previsioni di vendita sono sotto la metà. Questo ha comportato una picchiata del titolo in borsa. Gli Apple’s supporters, come me, rimangono in attesa che la casa di Cupertino, rinizi ad inventare il futuro. Dal dopo Jobs ad oggi, si è inventato meno di nulla.
Il gracchiante sapore del passato.
E’ da un pò di tempo che ho riniziato a collezionare vecchi vinili. Quando ero giovane (non che ora non lo sia) e squattrinato, vivevo la musica come un problema: me ne piaceva troppa per il mio portafoglio. Quindi mi accontentavo e compravo solo quello che mi potevo permettere. Ora continua a piacermene tanta, ma posso spendere qualche euro in più. Avendo poi una “ragazzetta” fantastica, che asseconda, molto spesso, le mie passioni, a Natale ha pensato bene di regalarmi un fantastico piatto. Ovviamente uno di quelli per ascoltare i dischi. A parte essere bellissimo, nel suo splendido bianco, è anche qualitativamente molto buono. Debbo confessare che avevo dimenticato, quanto fosse romantico e dolce, poter ascoltare un disco per intero. In un mondo in cui ci sono le Playlist, o i compact disc, che spaziano, con la semplice pigiatura del tasto di un telecomando da una traccia all’altra. Dover appoggiare la puntina del disco. Il gracchiare del disco appena attacca la traccia. Dover alzarsi a girare il lato B. Un mondo, un modo, che avevo perso ma che ha mantenuto intatto tutto il fascino di un tempo. E poi, a dirla proprio tutta, il suono (per me) è anche migliore. E allora ecco che da un pò, a casa mia, sono tornati: Rolling Stones, i Beatles, i Pink Floyd, David Bowie, i Dire Straits…La cosa più bella che mi è capitata è stata vedere mio figlio che fissava questo disco che girava. Mi ha chiesto che cosa fosse, come funzionasse, e il giorno dopo me lo ha fatto raccontare ai suoi compagni di scuola. Sapori antichi, che non dovremmo mai dimenticare, ma che soprattutto dovremmo tramandare.
Razzismo, nel 2013 non si è ancora estinto.
E’ proprio vero, la mamma dei cretini è sempre incinta. Non basta che una squadra come il Milan vada a Busto Arsizio a giocare un’amichevole contro il Pro Patria, che milita in seconda divisione. Non basta che dei giocatori che hanno disputato, e qualcuno anche vinto, competizioni internazionali, vada in un paesino di provincia a deliziare i cittadini di bel calcio. No evidentemente non basta. Pochi, ma ci sono stati, hanno dovuto fischiare e schernire i giocatori di colore che militano nel Milan. Risultato: Boateng si è, letteralmente, imbestialito ed ha scaraventato il pallone in tribuna. Partita sospesa. Bene hanno fatto i giocatori del Milan a non rientrare in campo. A sollecitazioni di questo tipo, non bastano multe o penalizzazioni alla società. Vanno adottate le maniere forti, vanno dati segnali importanti. E’ vero che per pochi imbecilli, erano presenti allo stadio moltissime persone per bene, che condannano, come me, questo tipo di comportamenti. Ma basta. Nel 2013 non è più concepibile un tale medioevale modo di comportarsi. Dobbiamo, tutti insieme, fare in modo che tali atteggiamenti vengano condannati, e i responsabili vanno consegnati alla giustizia. E se in quel momento non fosse presente la giustizia ordinaria, in attesa di quella divina, mi offrirei per combinare qualche pena corporea a questi soggetti. Ne più, ne meno, quelle che gli schiavi che provenivano dall’Africa, prima dell’apartheid, hanno dovuto subire. Forse, gli imbecilli di cui sopra, inizieranno a capire di cosa parliamo.
