La Magnalonga…

Ieri si è svolta, come di consueto, la dodicesima edizione della “Magnalonga” a Rocca di Papa. Questa manifestazione, organizzata con il patrocinio del Comune, ha l’intento di coniugare una sana camminata all’aria aperta, ad un’altrettanta sana mangiata. Si è partiti alle 8.30 dalla piazza di Rocca di Papa, ovviamente dopo aver fatto una lauta colazione. Ci siamo letteralmente arrampicati, come stambecchi, tra i vicoli irti di Rocca di Papa. Gli scenari sono sempre suggestivi, anche per chi come me la conosceva molto bene. Eravamo un bel gruppetto di amici, e tra noi c’erano anche le mie due nipoti: Benedetta e Maria Chiara.  Moltissimi i bambini, alcuni anche sui passeggini. Il caldo e il sole non si sono fatti attendere e già verso le nove e mezzo, ancora tra i “vicoletti”, eravamo tutti accaldati. Arrivati ai Campi di Annibale mi sembrava di aver camminato una vita, e invece eravamo appena all’inizio. La via Sacra, ha piegato parecchie gambe. Ma gli scorci che abbiamo potuto osservare valevano ogni goccia di sudore. Questa via, che deve questo nome mistico al tempio romano di Giove Laziale che si trovava vicino alla vetta del Monte Cavo, possiede ancora quell’antico fascino. Mi è venuto in mente quanto poteva essere bella la cerimonia che, ogni anno portava sulle pendici di quei monti, Imperatori e Patrizi romani per festeggiare quel Dio così potente. Questa usanza ebbe fine con la costruzione, a Roma, del tempio di Giove Capitolino, sul Campidoglio. Certamente la vista sui due laghi: d’Albano e di Nemi, è d’annoverare tra le bellezze della giornata. Arrivati in cima a Monte Cavo, abbiamo proseguito in direzione Pratoni del Vivaro, e la vista sembrava quella degli altipiani trentini. Ovviamente i sentieri sono organizzati malissimo, ed infatti tutto il gruppo ha dovuto fare dietro front, dopo un errore delle guide. La merenda mattutina, a base di pizza e succo di frutta, è stata una specie di benedizione. Bambini, e non solo, hanno molto apprezzato quella ricreazione così particolare vissuta tra alberi e prati. Altre due ore di cammino ci hanno poi portato ad un’area attrezzata verso via dei Laghi, in prossimità di Nemi. Un bel prato, molti alberi e molti tavoli, hanno potuto ospitare e rifocillare tutti i “maratoneti”. Il gadget che la mattina l’organizzazione aveva fornito ad ogni partecipante è stato un plaid.

La polvere

Due stanchi e sporchi piedi…

L’occasione buona per stenderlo sul prato era arrivata. Il pranzo è stato a base di lasagne, porchetta, salsicce, sformati di patate, tutto condito da del buon vino. Il pasto dell’atleta dire. Dopo pranzo, non solo per me, è arrivato Morfeo a farci visita, e tra le sue braccia, mi ha traghettato in quel limbo che esiste tra: il non essere svegli, e il non ancora dormire. Dove i rumori intorno a te sono ovattati e assapori quel primo sonno che quando finisce ti lascia riposato. Finito lo stato onirico appena descritto, il tempo di due chiacchiere, qualche risata ed è già tempo della “merenda pomeridiana”. Un succo, un biscotto, e ci siamo preparati per fare ritorno a casa. L’unica nota negativa della giornata: la tantissima polvere durante il cammino (la foto con i nostri piedi lo possono testimoniare). E’ sbalorditivo quanto abbiamo perso il contatto con la natura. Una cosa così semplice, una giornata passata in quel paradiso, che sono le nostre colline, è quello che ci vuole per rimetterti al mondo. Peccato che, troppo spesso, ce ne dimentichiamo.

Pronti, partenza, via…partono gli Europei…

Vignetta pubblicata su Bastardidentro

Linus e Snoopy

Sono iniziati gli europei di calcio. In questo scorcio d’inizio estate sportivo, che ci consegnerà anche le olimpiadi di Londra, sembra quasi che il calcio non sia più lo sport nazionale del nostro paese. Forse tutti gli scandali legati al calcio scommesse, che ha portato in carcere qualche autorevole giocatore, e gettato un’ombra su dirigenti e allenatori; forse vedere che questi miliardari ventenni, coccolati e viziati, sono capaci solo di fare i capricci, andare ad escort e non hanno nessuna voglia di fare quei sacrifici che tutti noi stiamo facendo. In altri tempi, alla proposta del nostro primo ministro, di sospendere il calcio per tre anni, ci sarebbe stata una sommossa di popolo, una rivoluzione. Nulla di tutto questo invece, anzi si è aperto un dibattito che non dava come impopolare il pensiero di Monti. Tutt’altro, tanto che il commissario tecnico della nazionale, Cesare Prandelli, è stato costretto a fare una provocazione, che ha avuto più l’aria della brutta figura. Ha dichiarato che se qualcuno lo desiderava, lo avesse ritenuto opportuno, la nazionale sarebbe stata pronta a ritornare a casa, senza disputare il campionato europeo. Anche in quel caso, nessuna levata di scudi. Se fossi stato il Cesare nazionale, forse qualche pensiero lo avrei fatto. Ritengo il nostro CT una persona intelligente, e sicuramente lo avrà fatto, e proprio questo pensiero lo ha portato a far visitare ai nostri ragazzi il campo di concentramento di Auschwitz. Un gesto che sicuramente avrà fatto riflettere i nostri ragazzi sul quanto sono fortunati. Un altro dato interessante è che le partite del primo giorno di Europeo non hanno avuto lo share previsto, sia in Italia che all’estero. Tutto ciò concorre a dare, a mio avviso, un sapore diverso a questa competizione, che ci ha visti quasi sempre protagonisti. Pensando a mio cognato che oggi prenderà l’aereo per andare a vedere Italia – Spagna, in Polonia, mi è venuta in mente la vignetta di Charlie Brown che ho postato. C’è stata la possibilità di andare con lui, un nostro amico ha dovuto rinunciare all’ultimo momento per dei seri motivi, e la risposta che ho dato è, più o meno, quella di Snoopy. In questo momento dove abbiamo bisogno di segnali forti e puliti, di gesti coerenti con il momento storico, la nazionale passa in secondo ordine.

Le speranze azzurre.

Ballotelli e Cassano.

Certo è che se i nostri ragazzi dovessero andare avanti, da buoni Italiani, ci ritroveremo uniti nel supportare gli azzurri. Ma sino a quel momento, ammesso e non concesso che ci sia, tutti noi, sembra che, abbiamo altro a cui pensare. Una piccola curiosità statistica, le ultime due vincitrici degli europei sono state: Grecia e Spagna. Entrambe hanno le loro economie in dissesto, la Grecia rischia, anzi sembra certo, l’uscita dalla zona Euro; la Spagna, chiederà, forse entro oggi, aiuto alla banca centrale Europea, o al fondo salva stati, per ridare liquidità alle banche, entrate in crisi dopo la bolla edilizia. Visti questi precedenti, forse, converrebbe che questo europeo lo facciamo vincere a qualcun’altra. Ma mentre ci pensiamo, “FORZA AZZURRI”!!!

Terremoto, un interessante articolo…

In questi giorni quante domande ci hanno riempito la testa, quanti dubbi, quante perplessità, ma soprattutto quante volte abbiamo avuto la sensazione che non ci stessero dicendo tutto. Ho trovato questo articolo sul Corriere della Sera, segnalatomi da un amico, e ritengo che sia molto pertinente e chiaro. Lo posto

I picchi più intensi dei terremoti che hanno colpito la pianura Padana si sono mossi nel tempo, non hanno cioè colpito sempre lo stesso luogo. Dove si sono scatenati?
I geofisici scrutano con attenzione i punti in cui la terra trema più violentemente perché rappresentano dei punti di riferimento attorno ai quali costruire delle spiegazioni su quello che succede nel sottosuolo. Si tratta di un’arte complicata dal fatto che non sono note in dettaglio le caratteristiche sotterranee e, soprattutto, come il suolo stia reagendo dopo la scossa violenta (5.9 della scala Richter) del 20 maggio scorso, preceduta nella stessa area qualche ora prima da un sisma della magnitudo di 4,1.
L’ipocentro era a 6,3 chilometri di profondità tra le provincie di Modena (Finale Emilia), di Ferrara, Rovigo e Mantova. Immediatamente dopo venivano rilevati un paio di picchi (il maggiore 5.1 della scala Richter) che colpivano invece leggermente più ad est. Ma a segnare l’andamento in maniera più marcata e nella direzione opposta, cioè verso ovest, era il grappolo di terremoti del 29 maggio (5.8 della scala Richter, il primo) seguito rapidamente da altri due con valori intorno ai cinque gradi (5.3 il massimo). Questa è stata la giornata con il maggior numero di picchi massimi scatenati tutti nella mattinata.
L’evento allargava il fronte del sisma di una decina di chilometri raggiungendo così i cinquanta chilometri.
Il terzo atto si registra il 3 giugno (con 5.1 della scala Richter). E si manifesta nella stessa area del precedente del 29 maggio, quindi sempre in direzione ovest.

A questo punto si può pensare che, se ci saranno altre scosse, continueranno sempre verso occidente?
Naturalmente non si può sapere perché è impossibile predire quando, come e dove si manifestino. Si può per il momento tracciare un andamento che servirà poi, una volta il fenomeno sia ritenuto concluso, a descrivere il suo svolgimento e tracciarne la storia. La migrazione dei picchi, cioè il loro andamento, è interessante per ipotizzare ciò che accade.

Ma perché questo modo di procedere?
La prima scossa, la più violenta, è quella che ha segnato l’evento. Tutte le altre che si stanno succedendo sono ritenute la coda del colpo più intenso. E rientrano in un quadro conosciuto e ipotizzabile.

Qual è il meccanismo che provoca la successione degli eventi nel tempo?
Tutto avviene in una fascia di sottosuolo tra i dieci e i quindici chilometri di profondità. L’energia che si era accumulata in centinaia di anni, ad un certo punto si è scaricata il 20 maggio causando il primo sisma. Ma quel giorno il livello della sua intensità non aveva evidentemente liberato tutta l’energia generata dalla spinta degli Appennini verso le Alpi. Anzi se ciò fosse accaduto si sarebbe verificato un terremoto ben più forte dei 5.9 gradi di magnitudo con effetti ancora più disastrosi per l’ambiente e soprattutto per la popolazione.

Da quel momento massimo la rimanente energia dove è finita?
Continua ad uscire con gli eventi che vengono registrati in grande numero. La quantità totale deve essere stata consistente se riesce a farsi sentire periodicamente con livelli che superano i cinque gradi oltre alla intensa sequenza di piccole scosse.

Ma, in pratica, che cosa sta succedendo nel sottosuolo?
Tutta l’area caricata nel tempo si sta rompendo in piccoli pezzi lungo una linea di faglia est-ovest continuando un processo innescato il 20 maggio con la rottura più rilevante. Il punto è che il tipo di frammentazione delle strutture sotterranee dipende dalla distribuzione delle caratteristiche geologiche che i geologi non conoscono e non possono certo immaginare a tavolino.

Quindi il fenomeno potrebbe proseguire a lungo?
Questo non è possibile dirlo anche per un altro motivo. Oltre alla quantità di energia che entra in gioco e deve sfuggire, interviene un fenomeno di influenza nella sequenza delle fratture che è oltremodo eterogeneo e va a complicare ulteriormente le cose e, insieme, la loro spiegazione.
8 Come è possibile tenere sotto controllo una situazione così diffusa e complessa?
L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) segue gli eventi avvalendosi della «Rete accelerometrica nazionale-Ran» distribuita in tutte le regioni della Penisola. Nel 1997 era gestita dall’Enel e disponeva di 237 stazioni analogiche. Oggi invece è controllata dal Servizio di monitoraggio sismico del territorio della Protezione Civile e, dopo aver iniziato nel 2007 la conversione della tecnologia, adesso è formata da 464 stazioni digitali che convogliano i dati al centro di acquisizione Ran di Roma.
Tutti gli strumenti misurano le accelerazioni del suolo.
Dopo il primo sisma nella Val Padana sono state installate altre stazioni mobili per aumentare il dettaglio nel controllo del fenomeno. Nell’occasione sono scesi anche i geofisici francesi con i loro apparati per cui, complessivamente, si sono aggiunti oltre una trentina di nuovi rilevatori.

(Le risposte sono state redatte con la collaborazione di Massimo Cocco dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia).

Giovanni Caprara

Birra Kwak

Nella mia ultima trasferta Belga, ho avuto modo di assaggiare, una birra scura decisamente sopra la media. La Kwak.  La denominazione completa è Pavel Kwak. Il nome di questa birra deriva dal locandiere, proprietario della taverna De Hoorn, dove, nel XIX secolo, si fermavano molti cocchieri ai quali serviva questa birra scura e forte.

Kwak

Tipico bicchiere.

Quando Napoleone stabilì che i cocchieri non potevano più bere birra insieme ai passeggeri, certo in un calo delle vendite, Pavel Kwak, ideò un originale bicchiere che aveva la qualità di poter essere appeso alla carrozza attraverso un apposito sostegno. Questo tipico bicchiere, oltre a rendere caratteristica l’esperienza della degustazione, è divenuto, nel tempo, un segno distintivo di questo marchio. Tale espediente, oltre a non far perdere clientela all’intraprendete locandiere, è un po’ il simbolo di questo marchio. Infatti i cocchieri hanno potuto continuare a gustare questa pregiata birra, senza doversi allontanare dai loro carichi. Ancora oggi, dove il cocchio non è più un mezzo di trasporto comune, il bicchiere viene usato, e rende la degustazione di questa birra un’esperienza insolita e caratterizzante. Non nascondo di averne comprati due per casa.
 Prodotta in Belgio nella località di Buggenhout, la Kwak è una birra doppio malto da 17,5° saccarometrici, ad alta fermentazione e si presenta di un bel colore ambrato vivace e con una delicata schiuma, fine, persistente e davvero piacevole. All’olfatto risulta caramellata, fruttata ed un pò speziata, si distingue il sentore di malto che la rende ancora più invitante. Al palato offre un caldo aroma di caramello, di malto, e di frutta matura finendo con un retrogusto amaro che invita subito ad un altro bicchiere. Occhio però che, almeno a me, ha piegato le gambe.

Ritengo che questo sia il futuro, dopo la scomparsa dell’idrogeno, a mio avviso, la propulsione elettrica sia l’alternativa più valida.

Avatar di energierinnovateEnergie Rinnovate

Fino a 5mila euro di bonus per l’acquisto di un’auto elettrica. È quanto previsto dal testo unificato sull’auto elettrica adottato dalle commissioni Trasporti e Attività produttive della Camera, la cui discussione in aula è prevista per giugno.

Quindici articoli, che contemplano anche un piano infrastrutturale per la ricarica delle auto oltre a tariffe gas ed elettriche ‘promozionali’ nella fase di lancio del mercato.

Come ha già fatto il resto d’Europa, anche l’Italia si appresta dunque a varare una normativa che dia impulso alla mobilità elettrica, che rappresenta uno dei settori chiave nella costruzione di un futuro sempre più sostenibile. E che, fino a oggi, ha registrato un impegno molto maggiore da parte di alcune aziende e delle istituzioni locali che non quello dei palazzi del potere.

Meglio tardi che mai, dunque. Secondo quanto previsto dalla normativa, che compre un’auto elettrica (anche in leasing) a fronte di una…

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Le contraddizioni della nostra società.

In questi giorni sto seguendo tutta la storia relativa al calcio scommesse. Come sempre capita questi fatti danno lo spunto per fare delle considerazioni molto più ampie. Mi sono ripromesso di non parlare mai di politica nel mio blog, e manterrò questa promessa. Ma quando in una società così detta civile, in uno Stato come il nostro, in un momento così delicato, sia dal punto di vista sociale, che economico qualcuno, che guadagna centinaia di migliaia di euro l’anno, si permetta di fare illeciti per la sola sete di avere di più. Non è solo riprovevole delinquere, ma lo è ancora di più in quanto fatto non per esigenza. Ai colpevoli, e solo a loro, la condanna che vedo adeguata è quella dei lavori socialmente utili, a mille euro al mese. Tornando ai calciatori, o ai dirigenti delle squadre coinvolte, leggevo i nomi degli indagati o degli arrestati, e spiccano personaggi come: Mezzaroma, Mauri, Conte, Criscito, Sculli, e molti altri meno noti. Ma come caspita si fa a, non avere problemi economici, e mettere a rischio il futuro proprio, della propria famiglia, oltre alla reputazione e alla fiducia di migliaia di persone, per avere di più del già tanto. Guadagnano tutti delle cifre esorbitanti, ed in più fanno un lavoro bellissimo, invidiato da ogni adolescente. Il presidente del Siena, per esempio, c’è partito da Roma dove fa il costruttore e guadagna milioni di Euro, per andare a combinare incontri per arrivare in seria A. Calciatori e ex, amati e rispettati come divinità antiche, che si abbassano ad un livello veramente infimo. Ora chiaramente vanno attese le sentenze dei giudici: ordinari e sportivi, ma anche nel mondo del calcio, per risistemare tutto, andrebbe attivato uno tsunami. Andrebbero azzerati sia i vertici delle società colluse, che quelli federali. Lo sport dovrebbe trasmettere valori, invece è al livello dei nostri più bassi politici. Abbiamo potuto leggere con quale facilità, i dirigenti amministrativi dei partiti politici, senza alcuna differenza di schieramento e credo, manipolino i nostri soldi, perché sono i nostri soldi, per farci il loro porco comodo. Comprano diamanti, case, finanziano attività extra politiche e forniscono “paghette” ai figli dei leader, fanno vacanze su yacht da milioni di euro in cambio di appalti e chissà quante altre cose alle nostre spalle. Questi sono gli esempi che i nostri figli hanno. Ed un genitore, che già fa fatica a confrontarsi ogni giorno con le sollecitazioni che arrivano ai nostri figli, cosa dovrebbe fare? Cosa dovrebbe insegnargli? La tentazione sarebbe quella di reagire contro: non si va a votare, non si partecipa a quello, non si compra quell’altro. Ma è sbagliato! Non si costruisce niente essendo solo contro. Ma nel nostro paese, in questo momento, non ci sono neanche le premesse per ricostruire. Mio nonno mi diceva sempre che quando la vigna non dava più il frutto, andava distrutta, bruciata e ripiantata. Solo così si sarebbe potuto sfruttare la terra, di per se, fertile. Cosa altro ci debbono fare per iniziare a distruggere la vigna? La terra è fertile. In Italia ci sono tante piante che vorrebbero dare dei frutti, ma non vengono messe in condizione. Forse è ora di reagire, e non di mettere la testa sotto la sabbia. Qualche segnale all’orizzonte pare esserci, ma non basta. Serve un cambio radicale di mentalità. Non è giusto che ognuno di noi covi nel cuore il desiderio di lasciare questo stato, a favore di altre nazioni, in cerca di quello che invece dovremmo pretendere qui. Ci ho pensato tante volte, ma un po’ mio figlio, un po’ la certezza che la mia patria mi mancherebbe troppo, non mi hanno mai fatto maturare la reale voglia di andarmene. L’auspicio che mi faccio è quello che, la maturità di ogni cittadino onesto, faccia venir voglia, o renda necessario, a chi non lo è di fuggire da questo nostro stupendo paese. Per il momento gioco e seguo il rugby, non il calcio.

La profezia dei Maya.

Di sicuro viviamo in un’era in cui l’enorme diffusione e la grande velocità con cui le notizie viaggiano, ci permette di conoscere quanto, di bello o di brutto, succede nel mondo. Certo è che, a mia memoria, non ricordo una catena di disastri naturali così lunga: terremoti, tsunami, eruzioni. Sarà questo il motivo per cui, nell’ultimo periodo, mi vengono spesso in mente i Maya e la loro profezia. Questo popolo, trucidato dagli scopritori spagnoli, ed in seguito anche da tutte le altre popolazioni europee colonizzatrici, in virtù del loro credo hanno anche bruciato migliaia di libri di quei “pagani” popoli barbari. Il quei roghi sono bruciate anche centinaia di risposte ad altrettante domande. Queste popolazioni, che dagli occidentali venivano etichettate come preistoriche, avevano una cultura immensa, ed hanno ipotizzato un evento che, a loro modo di vedere, cambierà il corso della storia. Secondo il loro calendario, più di 2.500 anni fa questi popoli avevano già un calendario, osservavano gli astri e costruivano opere che ancora possiamo osservare, – non capendo ancora come hanno fatto a realizzarle -, danno anche una data precisa di quando questa apocalisse dovrà accadere, ossia: il 21 dicembre del 2012. Cito Wikipedia:

Il 21 dicembre 2012 è la data del calendario gregoriano nella quale secondo alcune aspettative e profezie si dovrebbe verificare un evento, di natura imprecisata e di proporzioni planetarie, capace di produrre una significativa discontinuità storica con il passato: una qualche radicale trasformazione dell’umanità in senso spirituale oppure la fine del mondo. L’evento atteso viene collegato temporalmente alla fine di uno dei cicli (b’ak’tun) del calendario maya. Nessuna di queste profezie ha alcun fondamento scientifico e sono state più volte smentite dalla comunità geofisica e astronomica. Anche la maggioranza degli studiosi della storia dei Maya confuta queste affermazioni. (fonte Wikipedia)

Il cielo alle 0 UTC del 21 dicembre 2012

Il cielo alle 0 UTC del 21 dicembre 2012

Ci sono moltissime leggende, e a poche, o forse a nessuna di esse, io credo. Certamente so che Zeus, Odino, o altri miti sparsi per il mondo nascono dal mix sapiente di qualche mente illuminata e dalla credulità popolare. Ma sarà il crescendo di tutte queste catastrofi naturali che stanno dilaniando e uccidendo in tutto il pianeta; sarà che le informazioni hanno una capillarità, ed una velocità, esponenziale, quindi ci arrivano dentro casa mentre stanno succedendo, senza avere confini; sarà che su Sky, ultimamente facendo zapping, vedo in continuazione i seguenti film: 2012 e The day after tomorrow; ma non nascondo che il pensiero di una catastrofe imminente, mi frulla spesso per la testa, e non dico che sia paura, ma qualcosa che assomiglia al preludio dell’angoscia. Ci sono dei dati inconfutabili. Sia i popoli centro americani, come: Maya e Aztechi, sia alcuni popoli del nord Africa come: gli Egiziani, avevano delle conoscenze degli astri che si avvicinano a quelle odierne. Basti pensare alla proiezione celeste sulla spianata di Giza, che, secondo accredidati studi riprenderebbe la cintura di Orione, ed il Nilo sarebbe stato la proiezione della via lattea. Oppure i misteri sulla costruzione delle piramidi, sia Egiziane che Messicane. Il mistero sulle figure Nazca. Ce ne sono tante, troppe, di cose senza spiegazioni, di misteri irrisolti. La mia personale opinione è che ci fossero delle conoscenze, apprese chissà da chi, e chissà da dove, che sono andate perdute. E se tra queste conoscenze ci fosse anche quella che prevede uno studio approfondito sui eventi come terremoti, o altre calamità naturali?? Certo che se fosse vero, al 21 dicembre mancherebbe veramente poco. Se poi mi fermo a pensare a tutte le cose che ho da fare. A tutti i viaggi che non ho ancora fatto. Mi trovo a fantasticare sulla lista, mai stesa, dei miei desideri prima della catastrofe. Mi accorgo che ci sono alcune cose non più rimandabili. Mi piacerebbe almeno una volta fare: una traversata oceanica, il giro d’Europa in moto, lanciarmi con il paracadute, mangiare il Guacamole in Messico, fare il giro delle Nuova Zelanda in barca a vela, vedere vincere una finale di coppa del mondo di rugby All Blacks – Italia (giocata in Francia), vedere le balene in Argentina (qualcuno lo ha già fatto, e ancora rosico), fare la route 66 in su una Harley Davidson 883, vedere mio figlio che si laurea ad Harvad, vedere un concerto di Adele, imparare l’assolo chitarra di “Wish  you were here”, vorrei poter vedere crescere mio figlio ed emozionarmi per i suoi successi, vorrei poter assaggiare tutti i Ron (rum) del mondo e poter decidere qual’è il migliore…vorrei tantissime altre cose, ma probabilmente non farei in tempo a farle in una vita intera, figuriamoci in poco meno di sette mesi.

L’emozione di un’emozione.

Il week end scorso, la squadra di Filippo, l’under 10 dell’ASD Mini rugby Frascati, ha partecipato al Torneo Brugato. Un evento che, oramai da anni, si svolge presso il centro sportivo dell’Acqua Acetosa. Anche quest’anno il torneo si è svolto in un contesto, nel complesso, sicuramente molto piacevole. I ragazzi poi, hanno preso la manifestazione nella maniera giusta. Il sabato hanno giocato tre incontri vincendoli tutti. Hanno battuto avversari di tutto rispetto come: le Fiamme Oro o la Primavera Rugby. Mi ha molto colpito lo spirito, la grinta con il quale tutti hanno affrontato questo impegno. Ogni volta poi che osservo il viso di mio figlio, la classica faccia d’angelo, con gli occhioni da cerbiatto e capelli biondo-rosso, e poi osservo lo stesso viso in campo, debbo mi fa un po’ strano. Un bambino, sicuramente vivace, ma decisamente a modo, che si trasforma in un piccolo Parisse. Un guerriero che placca e ruggisce all’avversario come il più consumato dei rugbisti.

Frascati Under 10

Il dream Team

Tutto il torneo, ha avuto da parte di Filippo e di tutti i suoi compagni, un motivo comune: la grinta. Hanno affrontato anche gli incontri per accedere alle finali, che si sono svolti la domenica mattina, con una carica agonistica impressionante. Non comune in bambini di dieci e nove anni. Correvano su tutte le palle, placcavano anche le mosche che passavano di li per caso, facevano indietreggiare tutti gli avversari. Uno spettacolo. Ma questo punto di vista può sembrare esagerato, pare visto con gli occhi di un padre che osserva il figlio. Un signore di Rieti, ed era li per assistere al torneo del nipote, passava vicino al campo dove si svolgeva l’incontro della domenica tra: Frascati e Tor Tre Teste. Si è fermato a vedere tutta la partita, e mi ha confessato di aver visto poche squadre, formate da bambini di quell’età, giocare in quel modo, come stava giocando il Frascati. Ovviamente di questo va dato merito agli allenatori, ed anche alla società, ma ritengo che il materiale umano che stanno plasmando è di altissimo livello. La domenica mattina si è conclusa con un risultato decisamente al di sopra di tutte le più rosee previsioni. La squadra di Filippo aveva vinto tutte, e dico tutte, le partite, giocando un bellissimo rugby. Molto “Frascatano” come stile, incentrato sul contatto fisico, la difesa, la vittoria dei punti d’incontro, ma anche molto intelligente nelle soluzioni d’attacco. Quella striscia di bei successi, ha permesso di accedere alla finale per il primo e secondo posto, che si sarebbe giocata sul campo centrale, alle 16.00. La soddisfazione era talmente tanta che ho chiamato mia sorella per raccontargli l’impresa, e lei, munita di marito e figlie, è venuta a vedere il nipote che avrebbe disputato la finale. La giornata era caldissima, e dopo pranzo la temperatura quasi estiva si è fatta sentire tutta. L’emozione di questi piccoli uomini di 10 anni era tangibile, anche dagli spalti. Con la manina sopra la fronte, a ripararsi gli occhi dal sole, tutti davano uno sguardo alla tribuna gremita. Quasi a cercare, il genitore, l’amichetto, la cugina, sicuramente tutti osservavano la quantità di gente che li stava guardando. Prima di disputare la loro finale, ci sono state quelle della under 6, e poi dell’under 8 (dove per altro il Frascati ha vinto). Hanno passato questi minuti facendo una serie di esercizi di riscaldamento, ma con un occhio erano sempre li: tra il campo da gioco e le tribune. Ad urlare saremo stati forse in 2.000, il clima era bellissimo, e lo spirito quello giusto. Entrano in campo. Sono tesissimi. Si urlano qualcosa d’incrompresibile tra loro, un po’ per darsi le posizioni, un po’ per cercare di sciogliere la tensione. Anche io sono emozionato. Calcio d’inizio ed è subito partita vera. Bellissimi scambi dall’una e dall’altra parte. Scatti e placcaggi a raffica. Il Frascati, a mio avviso, gioca meglio ma prende due mete, una di seguito all’altra, per distrazione (emozione). Sabato, ma anche la mattina della finale, non le avrebbero prese. Lorenzo, il loro allenatore, urla qualcosa ed è il meta per noi. Ma sul calcio di rimessa, perdiamo la palla e vanno sul tre a uno. Filippo lotta come un leone. Si vede che la sente quella partita. Prende un placcaggio, e gli fa male, ma non esce. Non ne ha la minima intenzione. In quella finale vuole esserci. Lui, che non è un gran placcatore, ne fa tanti. In un’azione ne prende tre. Arriva la meta che porta il risultato sul tre a due. La fa Matteo, un bimbo che a guardarlo non dovrebbe fare questo sport, ed invece placca e segna come Masi. Finisce il primo tempo. L’acqua è la prima cosa che vanno a cercare. Fa caldo ed hanno tutti corso tantissimo. Bevono, si bagnano i capelli. Lorenzo li stimola al punto giusto. Sono li tutti seduti intorno al loro allenatore e lo ascoltano con attenzione. Rientrano in campo ed è subito pareggio. Il mio cuore dice che ce l’avremmo fatta. Dopo quella meta, ho rivisto nei loro occhi la voglia e la determinazione che avevo visto per tutto il torneo. Come una doccia fredda è arriva la meta del quattro a tre degli avversari, che ha letteralmente bloccato le gambe dei nostri ragazzi. Non fanno in tempo a capire cosa è successo, che ne subiscono subito un’altra. Sul risultato, a quel punto, acquisito, non hanno però smesso di lottare. Questo sport t’insegna tre cose fondamentalmente: la prima che per fare pochi metri devi fare tanta fatica, la seconda che per avanzare devi avere il sostegno del compagno, e la terza, a mio avviso la più importante, a non mollare mai. Loro non lo hanno fatto. Hanno finito la partita sulla linea di meta degli avversari, senza riuscire a farla. Che bellissimo esempio per tutti quegli adulti sugli spalti. Il vero insegnamento, come capita spesso, ce lo hanno dato loro. Se  noi, così dette persone mature, mettessimo in pratica nella vita quello che abbiamo potuto vedere sul quel campo, da quei venti piccoli uomini, andrebbe tutto decisamente meglio.

Fase di gioco

Roma Primavera – Frascati

Ma poi succede quello che non ti aspetti. Sono sceso dagli spalti, e mi sono avvicinato a Filippo, e ai suoi compagni, per andargli a fare i miei complimenti. Se li erano veramente meritati. E ho trovato quei tredici leoni: a piangere. Filippo era un fiume in piena, non riusciva a fermarsi. Gli occhi gonfi, i singhiozzi, per quel risultato che non erano riusciti a portare a casa. Il manuale del bravo papà, in quelle quelle circostanze recita che bisogna rassicurare il proprio figlio e spiegargli che la vita va così: a volte si vince, e a volte si perde; in ogni caso bisogna essere forti ed accettare il verdetto del campo. In parte l’ho anche fatto, ma anche io con le lacrime agli occhi. Solo in quel momento, ho capito quanto quei ragazzi fossero veramente un gruppo, un bel gruppo. Ma soprattutto quanto contava per loro vincere quella partita. Quel rettangolo di gioco, per loro, era il frutto di due giorni di sforzi; tutti quegli scatti, quei placcaggi erano mossi da uno spirito superiore che li ha uniti, sin dall’inizio del torneo, ma forse anche da prima. Mi era già capitato di piangere per mio figlio, o anche condividere uno suo stato d’animo. Non mi era mai capitato di piangere con mio figlio.

…un pranzo particolare…

E’ un periodo molto particolare. Un po’ per lavoro, un po’ per lontananza, un po’ per l’incastro, non sempre perfetto, delle cose della vita, non riesco a vedere Daniela come vorrei. Oggi mi ero messo in mente di pranzare con lei, a qualunque costo. La capacità che alcune persone hanno di stupirmi è senza limiti. Lei è una di queste persone. Ed è bello essere stupito. Ero, ovviamente in ritardo, e mi è arrivato un sms che recitava, più o meno, così: ” ci vediamo davanti al cinese, penso io alla tua insalata”. Essendo all’EUR, non poteva che essere quello in viale America. Arrivo in moto, lei era già li. Aveva in mano tre buste. In una, ovviamente, la mia insalata, nella seconda il suo riso alla cantonese, e nella terza una coperta ultra-tech, acquistata da Decathlon l’ultima volta che era uscita a

EUR

Laghetto

fare compere. Mi stava portando a fare un pic nic sulle sponde del laghetto dell’EUR. A parte scoprire che non eravamo i soli, e che le sponde di quel lago sono vissute come Central Park in estate, mi ha fatto fare una cosa che non facevo da forse 20 anni. Un pic nic. E nel pieno centro della Roma del terziario. Nel giro di un minuto aveva steso la coperta, sistemato il cibo e si era seduta, togliendosi le scarpe. Abbiamo mangiato, chiacchierato, e poi ci siamo sdraiati per un po’. Quanto è stato piacevole chiacchierare, li e così, con quel sole, con quel clima.

Troppo poco tempo però. L’unica nota stonata di quel pranzo è stata il poco tempo. Sarei rimasto sdraiato li tutto il pomeriggio.

Una mattina di ordinaria Italianità

Tornare dal Belgio ė stato già di per se dura, ma ripiombare nelle inefficienze di questo paese e delle aziende da esso controllate, fanno crescere in me la voglia di andar via. Stamattina, dovendo prendere il treno alle 8.00 dalla stazione Roma Termini, ho pensato di fare il bravo cittadino. Invece di prendere la macchina, evitando d’intasare le strade e d’inquinare, mi sono svegliato un po’ prima, per andare con il treno da Frascati. Arrivo alla stazione alle 6.15, acquisto il biglietto e mi metto a leggere il giornale. Alle 6.30, ossia quattro minuti dopo l’orario della presunta partenza, un messaggio dal megafono annunciava che il treno per Roma Termini era stato soppresso. Il motivo: un guasto. Ma io dico, ė mai possibile che non si riesca a dare un annuncio qualche minuto prima??? Ritorno a casa, ovviamente sempre a piedi, prendo la macchina trafelato e, come una furia, arrivo a Ciampino, lasciando la macchina a rischio multa e sperando che passi un treno per la stazione Termini. Quando alle 7.09 salgo sul treno che mi porta a Roma, mi accorgo della situazione a cui sono costrette centinaia, migliaia di persone, tutti i santi giorni. Il vagone dove salgo, oltre ad essere strapieno, fa schifo. Non trovo altri agettivi. Sporco, vecchio, sembra di essere in un paese del terzo mondo. E se immagino che gran parte di quelle persone debbono subire questo stato di cose tutti i santi giorni, mi chiedo: ma voglio veramente che mio figlio cresca, studi, impari l’educazione civica in questo paese? Come facciamo a continuare ad essere innamorati della nostra patria? Cos’altro ci devono fare per iniziare ad urlare: basta!!!