Oggi è il giorno della memoria, un giorno particolare, di atroci ricordi, per milioni di persone. Un popolo che ha dovuto subire un eccidio senza motivo. Tanti addebitano questa pagina nera della nostra storia, ad un problema politico, altri ad un problema economico, io personalmente lo addebito ad un connubio micidiale: l’imbecillità di poche menti, e l’effetto gregge. Tanti caproni senza cuore hanno seguito queste teste matte. Il razzismo, l’ingiustizia non ha colori, non ha credo politico, non ha un reale motivo di esistere. Esiste semplicemente. L’uomo non nasce per uccidere i propri simili. Non è nel nostro DNA. Qualche difetto di fabbrica, genera menti deviate. E’ il caso di queste triste vicende. Menti che funzionano non possono ordire i campi di concentramento. Menti che funzionano non possono ordire le foibe. Menti che hanno un cuore, non possono pensare di voler sterminare un popolo intero. Io vi sono vicino. Io sono vicino a tutte quelle vittime innocenti della follia umana. Ovunque vi troviate, chiunque sia il vostro Dio, possiate riposare in pace. Basta solo un secondo per ricordare, e far si che queste atrocità non vengano perpetrate di nuovo.
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Lo Stato che finanzia la banca.
Qualche tempo fa, negli Stati Uniti, si è innescata una crisi finanziaria che ha investito moltissime banche, con ripercussioni anche su altri settori economici. Questa crisi, molto profonda, si è creata a seguito di una gestione molto “allegra” dei fondi delle banche stesse. Le banche statunitensi, da un lato avevano nella loro pancia, molti titoli, così detti spazzatura, dall’altro avevano super finanziato il mercato immobiliare a seguito di una bolla speculativa senza precedenti. Scoppiata la bolla, si è innescata la crisi, ed il conseguente effetto domino. Per far fronte al problema, il governo americano ha posto in essere delle misure di salvaguardia, tra cui finanziare le banche stesse. Il patto che le banche hanno dovuto accettare è stato che, parte di quei soldi, venissero reimmessi sul mercato, per creare liquidità. Non solo, il finanziamento, è stato dato anche alle banche che non erano in crisi, proprio per alzare la loro possibiltà di finanziare il mercato (famiglie e imprese). Passata la crisi, quei soldi sono stati restituiti dalle banche al governo americano, le banche sono state salvate, e quella liquidità ha dato un nuovo impulso alla società. In Italia, con Monte Paschi di Siena, è successa la stessa cosa. Qualcuno ha investito dei soldi utilizzando la leva finanziaria dei derivati, i mercati non sono andati bene, ed il risultato è stato un buco di oltre quattro miliardi di euro. Il governo Monti, a mio avviso sbagliando, ha già deliberato il finanziamento statale salva MPS. L’importo che si sta erogando corrisponde al gettito fiscale derivante dall’IMU. Una cifra impressionante, che un governo a fine mandato non doveva erogare. Ma al di la di questo, va bene salvare una banca perché questo aiuta a non compromettere, il già compromesso, sistema economico, ma bisogna approfittare per dettare regole nuove. Il corto circuito della nostra economia, a mio avviso, sta proprio qui. Noi abbiamo banche che non stanno aiutando la ripartenza. Bisogna approfittare di questi momenti per dare, ma per cercare anche di ricevere. Sinceramente ritengo le banche italiane non idonee a sostenere l’economia dell’ottavo paese più industrializzato del mondo. Le aziende, le famiglie, non per loro colpa, stanno soffrendo una crisi che da troppo tempo sta imperversando nel nostro continente, e di cui non si vedono i segnali della fine. La tassazione è la più alta d’Europa, rispetto ai servizi che riceviamo, e non abbiamo nessun sostegno per l’economia. Ora è giusto che una banca riceva una cifra così importante, a seguito di propri errori, e intorno a noi tantissime aziende oneste, chiudono i battenti? E’ giusto che moltissime, troppe, famiglie non riescono più ad arrivare a fine mese? E la stessa politica, che non è stata capace di produrre tagli significativi ai propri costi, finanzia un sistema bancario che: da un lato fallisce per le proprie incompetenze, e dall’altro non finanzia la nostra economia? Tutti sapevano di MPS da almeno un anno. Nessuno è intervenuto: ne il governo, ne la Banca d’Italia. E’ troppo facile, se quando si fallisce, interviene qualcuno a tappare i buchi. Io la vedo sempre più nera, sempre più nera.
Neanche a Paperopoli.
A chi deve essere data la libertà condizionata? A chi, in attesa di giudizio, oppure durante la detenzione, ha dimostrato di rispettare la legge; a chi nella sua vita ha dimostrato che, se pur sbagliando, si è assunto le proprie responsabilità; a chi non esplicita un chiaro rischio di fuga. Tutte caratteristiche che il paparazzo-ricattatore Fabrizio Corona, non ha mai dimostrato. La vicenda che leggo da ieri sui giornali, mi ricorda la corsa dietro la banda Bassotti, da parte di Topolino e del commissario Basettoni. Un uomo come Corona, che ha fatto del ricatto, del vivere illegalmente un suo status non poteva essere lasciato libero. Era ovvio che dal momento che la condanna fosse diventata definitiva, il Corona si sarebbe dato alla macchia. Siamo la nazione che riconsegna due marinai all’India, per farli giudicare all’estero, e si fa scappare un delinquente come Corona. E ora spenderemo soldi e risorse per ricercarlo. Per carità, non ha ucciso nessuno, ma è un uomo che ha ricattato, approfittandosi delle debolezze di persone famose, quindi economicamente attaccabili. Chi ricatta è un uomo che non merita rispetto. Proprio per questo motivo il sig.Corona deve, o forse è meglio dire doveva, pagare il suo debito con la giustizia. Il messaggio che passa è bruttissimo: vince chi fa il furbo. E’ una brutta vicenda, ma tutta Italiana, mi auguro solo che finisca con l’incarcerazione di questo soggetto.
I buoni propositi del 2013…
Come ogni anno è tempo di bilanci, ma soprattutto di buoni propositi. La fine dell’anno è sempre un momento dove fare considerazioni di cosa si è fatto, e di cosa non si è riusciti a fare. Il 2012, almeno per me, è stato un anno difficile, molto difficile. La crisi, che oramai si è infilata in ogni famiglia, in ogni nucleo. Il lavoro e le nuove responsabilità. Filippo che cresce. Un anno molto movimentato. Ma alla fine, bene o male, sono riuscito a fare tutto. Alcune cose non bene come avrei voluto, altre meglio. Al contrario degli altri anni però, nel 2013 voglio dichiarare cosa voglio fare. Voglio avere una lista da poter spuntare in ogni momento dell’anno appena iniziato per vedere a che punto sono. Nel 2013 il mio impegno sarà concentrato, principalmente, per queste “poche” cose:
- Più tempo, e migliore per Filippo
- Portare avanti “progetto LM” 😀
- Più fatturato in azienda
- Più sport
- Più tempo per la famiglia
- Più tempo per gli amici
- Occhio alla pancia
- Almeno un viaggio
- Musica
Queste poche cose sono è quello che voglio fare. Ai posteri l’ardua sentenza.
2012, un anno di blog…
I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.
Ecco un estratto:
600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 3.600 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 6 years to get that many views.
Un anno…
E’ passato un anno. Un anno difficile, forse il più difficile. Un anno fa, a questa stessa ora, te eri con noi. Stavi soffrendo, c’era Silvia con te. Ma eri con noi. Fra un minuto, lo scorso anno, te ne sei andata. Sembra ieri, e invece è già passato un anno. Un anno dove è successo di tutto. Un anno pieno di cose belle, e anche di cose brutte. Di sicuro posso dire di avercela messa tutta, proprio tutta, come te mi hai insegnato. Filippo cresce e la sua bellezza, è direttamente proporzionale alla sua vivacità. Tieni presente che è molto bello. Maria Chiara e Benedetta sono due principesse. Maria Chiara è sempre più alta, non cammina, danza; Benedetta ha quel sorriso che riesce ad illuminare una stanza. Te lo ricordi quanto te lo sei goduto quel sorriso. Il Natale scorso è stato decisamente unico, questo sarà particolare. Il Natale scorso sei andata via, questo Natale sarà difficile sorridere mentre tutti si divertiranno. Silvia ha provato a fare i pepetti. Erano buoni, anche se me ne sono toccati pochissimi. Daniela verrà a Natale, e staremo tutti a casa di Silvia. E’ il primo Natale che passeremo tutti insieme, ti sarebbe piaciuto. Mancherai solo te. Anche questo anno è andato. Un altro anno, il primo senza di te. Ogni giorno di questo anno però, ha avuto un comun denominatore: non è passato un giorno senza che non ti pensassi. Dovunque tu sia, spero che possa sentire quanto ti amiamo, quanto ti amo. Sono arrabbiato. Provo a mascherarla tutta questa rabbia, ma a volte non ci riesco. O forse non voglio riuscirci. Spero che tu possa passare un Natale sereno, e se ti andrà, se potrai, passaci a trovare. Saremo li, intorno al fuoco. Ti voglio bene Mamma.
I nostri Marò stanno tornando.
Sono riusciti ad ottenere un permesso per Natale. I nostri ragazzi stanno tornando a casa su cauzione. Un aereo li ha imbarcati stamattina ed arriveranno in serata. Abbiamo dovuto sborsare 800.000,00€, come governo Italiano, per far si che riuscissero a tornare. Per riabbracciare le loro famiglie, i loro cari. Non sono terroristi o malviventi, sono dei nostri militari che stavano scortando una nave. Nel loro lavoro, sicuramente, gli capita di fare delle cose che non gli piacciono, e questa è una di queste. Quei militari, come molti altri nostri ragazzi, erano imbarcati come scorta su una nave petrolifera. Queste scorte sono state rese necessarie in quanto, puntualmente, le nostre navi, ma anche quelle battenti altre bandiere, vengono prese in ostaggio, con tutto l’equipaggio, per poi richiedere un riscatto. I governi sovrani, in quelle zone, non riescono a mantenere l’ordine in mare, e quindi gli armatori, sono costretti a difendersi. Quei due ragazzi pugliesi erano li in missione. Ora io non voglio entrare nel merito, ritengo che se un uomo perde la vita, c’è sempre qualcosa che non va. Per quei pescatori, se lo erano, mi dispiace, ma eravamo in acque internazionali e l’India, uno stato in cui: la democrazia, la libertà e anche la giustizia, non sono proprio dell’eccellenze, non può pretendere di processare dei nostri militari in missione. Io mi auguro solo che questi ragazzi non vengano riconsegnati nella mani della giustizia indiana. Lasciamogli quella cauzione, Fiorito & C. se ne sono mangiati molti di più. Processiamoli qui, e se colpevoli condanniamoli, ma qui. Vi auguro un sereno Natale, dopo dieci mesi di detenzione, ve lo meritate.
Egregio Presidente Berlusconi…
…mi permetto di scriverLe questa missiva per ringraziarLa della Sua enorme disponibilità, ma possiamo farcela anche senza di Lei. Anzi, forse, senza di Lei ce la possiamo fare. Personalmente non ho ancora capito se: siamo sull’orlo del baratro, oppure stiamo già precipitando. In entrambi i casi il Suo ennesimo rientro in politica, ammesso e non concesso che ne fosse mai uscito, non ci aiuterebbe affatto. Nella prima ipotesi, penso che il Suo intervento possa portarci la spinta finale per iniziare a precipitare; nella seconda ipotesi, se la caduta fosse già iniziata, La prego, ci lasci cadere in pace. Nel “quasi ventennio” nel quale, a fase alterne, ha governato, ci ha garantito: una graduale retrocessione, un impoverimento generale, una netta deriva morale. Ha utilizzato i palazzi del potere, non per far bene, ma per tamponare i Suoi problemi economici e legali, e per aiutare i Suoi amici, ma soprattutto le Sue amiche. Grazie a Lei abbiamo avuto: la Minetti, Bondi, la Carfagna, la Gelmini, che ha dichiarato di aver speso 20 milioni di euro per un tunnel, mai costruito, dal CERN in Svizzera al Gran Sasso, oltre ad una serie di altri impresentabili. Con Lei abbiamo dovuto conoscere l’onta dell’isolamento mondiale. Era rimasta solo la Russia come paese nostro amico, grazie alle sue personali amicizie con Putin. Questa cosa la reputo molto singolare. Infatti, un uomo come Lei, che ha fatto della battaglia contro i comunisti e le sinistre il Suo cavallo di battaglia, stringe affari con Putin e la sua Russia, culla del comunismo mondiale. Potere del dio denaro. Tra i miei ultimi ricordi di questi anni, c’è anche la legge elettorale, che Lei, a Suo uso e consumo, ha provveduto a cambiare pochi giorni prima delle elezioni, per far si che Lei, e i suoi alleati, poteste vincere meglio l’elezioni che si sarebbero tenute dopo qualche mese. Questa legge elettorale, denominata “porcellum” resiste ancora oggi. Ricordo le tre sedute parlamentari nelle quali, circa 500 dei nostri onorevoli, hanno dovuto discutere se la marocchina Ruby era, o poteva essere, la nipote di Mubarak. Peccato che Mubarak sia egiziano. Mi viene in mente il suo baciamano a Gheddafi, e la tenda del rais a villa Pamphili. Mi ricordo il Suo arrivo al G8 in Germania, e la Merkel che ha dovuto, per protocollo, attendere Lei che finisse di parlare al telefono. La regina Elisabetta che Le chiede, in modo regale, di non urlare. Quando nei palazzi del parlamento Europeo ha dato del Kapò ad un Europarlamentare tedesco. MI ricordo di Biagi e di Montanelli. E putroppo la lista dei miei ricordi sarebbe infinita. Vede Presidente, noi Italiani non siamo così, almeno non tutti. Noi Italiani, non abbiamo bisogno, ulteriormente del Suo “aiuto”. E’ notizia di oggi che l’Italia è al 72° posto al mondo nella classifica dei paesi meno corrotti. Tre posti più in basso rispetto ad un anno fa. Noi ci collochiamo a pari-merito con lo stato jugoslavo della Bosnia-Erzegovina, e con le isole dell’Africa equatoriale di Sao Tome e Principe, prima di noi il Ghana.
Questa lettera Presidente è per sollevarLa da questo impegno che Lei sente così pressante. Potrebbe dedicare il tempo, che Lei dedicherebbe al paese: per i Suoi nipoti, per i Suoi figli, per il Milan, oppure a fare del sano Burlesche a casa Sua ad Arcore.
La prego Presidente, desista da questo impegno, le garantisco che questa scelta desterebbe gratitudine da parte di tutti. Inoltre, se può aiutare a convincerLa, Bersani sta esultando del Suo possibile, e molto probabile, rientro in politica. Sarebbe l’unico modo per far vincere l’elezioni a quelle sinistre che Lei tanto aborra.
Stia tranquillo Presidente, possiamo fare a meno di Lei, ci lasci provare da soli, tanto peggio di così.
Distinti saluti.
Alessandro DG
Il Servizio Sanitario Nazionale va a Monte(i)…
Allora sono io che non capisco. Cosa ha detto Monti che tutti noi non sapevamo? Il Servizio Sanitario Nazionale, così com’è non funziona. E’ in perdita cronica, e ogni anno genera non un buco, ma un baratro. Stamattina tutti i giornali titolano con questa notizia, come se non lo sapessimo. La Sanità in Italia è fonte degli sprechi massimi. E’ ben radicata nel nostro mal costume. Basti pensare che una siringa, la stessa siringa, a Trento costa un quindicesimo che a Catania. Guarda caso, a Trento, oltre a costare meno la siringa, funziona anche meglio l’ospedale che l’acquista. Quindi siamo d’accordo sul fatto che tutti sappiamo che la Sanità in Italia è in perdita, ma un governo serio, dopo averci ammazzato di tasse, ha l’obbligo di cercare le risorse nell’abbattimento degli sprechi. La competenza economica della Sanità in Italia ce l’hanno le regioni. Le stesse regioni che erogano i contributi ai partiti di Fiorito & C. Forse, caro Monti, la cosa su cui dovremmo ragionare, e lo farei volentieri insieme a te, è su come trovarle le risorse. Io penso, anche non essendo un luminare dell’economia come il nostro Premier, che con un pò di coraggio ce la possiamo fare. Il coraggio sta nel fatto che non possiamo più rimandare i tagli alla casta. Finanziamenti ai partiti, stipendi dei politici, beni pubblici, sprechi, il taglio tutto questo, e anche altro, deve concorrere ad abbassare il nostro debito pubblico, a tagliare le tasse che stiamo pagando e a migliorare i servizi che lo stato ci fa profumatamente pagare. Dai Mario, datti da fare!!
La meritocrazia in Italia, questa sconosciuta.
Certamente è capitato a tutti noi di dover subire delle ingiustizie. Nello sport, nel lavoro, nella vita. Tutti noi abbiamo avuto il raccomandato di turno che ci è passato davanti, per il motivo più stupido e banale. Giorni, mesi, anni d’impegno buttati nel cestino, per non dire nel cesso, da un gesto, quello della raccomandazione, che è proprio della nostra nazione. L’avanzare perché si conosce è un male tutto Italiano, e di qualche altro popolo del terzo mondo. Le conoscenze mettono avanti eserciti d’incapaci, che hanno, spesso, anche ruoli di gestione. Questo stato di cose non aiuta noi a cresere, ne singolarmente, ne come collettività. Se avessimo le giuste informazioni, scopriremmo, a malincuore, che i figli dei politici, di giornalisti, di potenti dirigenti industriali o di banchieri influenti, ricoprono cariche importanti e strategiche nella nostra società. Molto spesso sono anche degli emeriti incapaci. Quando poi queste ingiustizie ti colpiscono da vicino, colpiscono persone che ti sono care, capisci quanto il danno sia anche psicologico. La storia è molto semplice. Una grande azienda ti assume, e all’inizio sembra che tu possa spaccare il mondo. E’ tutto rosa e tu sei semplicemente grato di lavorare per un ambiente così grande, importante. Pensi che quello che te stai dando è niente, rispetto a quanto crescerai professionalmente. Il palazzo è un grattacielo, è grandissimo, anche la mensa ti sembra bellissima. E tu ci metti tutto te stesso. Fai tardi la sera per finire un progetto, t’impegni anche a casa, scatti quando il capo ti chiama. Man mano che vai avanti ti rendi conto che il tuo lavoro, tutto il tuo impegno, non è preso poi così in considerazione. Certo hai delle conferme. Il tuo capo ti dice che sei bravo, ma niente di più. Iniziano a passare i mesi, poi i primi anni. E tutto quell’entusiasmo, pian piano, si spegne. Certo c’è lo stipendio a fine mese, puntualissimo, ma non basta. L’uomo (o anche la donna) non va a lavorare solo per lo stipendio. L’uomo vuole (e deve) sentirsi motivato per produrre. Ti accorgi anche che il tuo stipendio non cresce, mentre tutto intorno a te aumenta. Vorresti una casa tua, vorresti potertela comprare. Iniziano i primi attriti, cambiano i primi capi, inizi a capire che in azienda ci sono delle correnti. Ad un certo punto l’illuminazione. Non è importante cosa si fa, o quanto tempo occorra per far bene il tuo lavoro; è importante chi lo fa. Se fai parte della corrente giusta sei incentivato. Hai l’aumento di stipendio, o i premi produzione. Se fai parte dell’altra corrente fatichi un pò di più ma alla fine qualcosa ottieni. Ma se non fai parte di nessuna corrente, allora sono guai. Sei in mezzo. Ti guardano in cagnesco perchè non capiscono da che parte stai. E anche stare da nessuna parte per loro è un problema. E nel dubbio ti catalogano contro. Quell’azienda che all’inizio sembrava grande, immensa, ad un tratto diventa piccola. E’ come se le tue spalle dovessero tenere le pareti, i soffitti. E’ pesante essere li dentro, e allora anche la mensa non è più così bella. E ogni giorno l’ora di pranzo sembra l’ora d’aria. Ma i problemi non sono ancora arrivati. A forza di assumere raccomandati, presentati da quel politico, o da quell’altro, s’inizia ad essere in troppi. Sulla scrivania sempre meno lavori da fare. E quelle occhiatacce diventano quasi minacce, accuse. E visto che sei contro, vieni messo da parte. Ti dicono di stare tranquillo nessuno ti caccia. Ma l’angoscia aumenta e la tua autostima crolla. Devi reagire. E allora cerchi nel tuo intimo gli stimoli, provi anche a cambiare posto in azienda. Le tue qualità sono indiscusse, ma paradossalmente chi ti vorrebbe fuori dalle scatole ti blocca. Inizi a capire cosa significa: MOBBING. Quel termine anglosassone che pensavi non potesse mai riguardarti. L’unica tua colpa non avere una corrente, non essere raccomandata. Quando ci sei in mezzo, ci sono solo due strade: o farti travolgere dall’angoscia, dall’ansia, oppure reagire. Ricominciare a far vedere quanto vali. Far capire a chi ti sta intorno, che te hai le così dette palle, (anche se sei la più sensuale delle donne). Anche se sai perfettamente che, intorno a te, tutti sanno che sei un fuori classe. Che fuori da quelle mura saresti ben pagato, ma soprattutto apprezzato. Le tue idee, il tuo impegno sarebbe messo a frutto. Peccato che oggi non esista un “fuori da li”. Non esiste più un mercato del lavoro. Esistono solo aziende che falliscono, che licenziano, che spostano la loro produzione all’estero, che generano il precariato, quello brutto. Il paesaggio è quello di una città appena bombardata a tappeto. Devi stringere i denti. Non ci sono alternative ora. Il tuo stimolo deve essere quello stipendio. Quel poco di stipendio che la tua azienda, puntualmente ti paga. La certezza di alzarti la mattina ed avere un posto, che altri vorrebbero anche a meno. Devi difenderlo. E passano altri tre anni. Passi prove dure, e dimostri, ancora mille volte, che te sei capace, sei bravo. E arriva il premio. Sono passati più di dieci anni da quando quegli uffici ti sembravano immensi, e la mensa era bellissima, dieci anni. Mille euro netti di premio. E pensi, ma cavolo è meno di quanto prendo in un mese!!! Tu ti aspetti di più, è poco, anzi niente, ma non ti rendi conto che tu hai vinto. Queste persone non capiscono che tu hai vinto. Li hai battuti sul loro terreno, la motivazione. Ti hanno tolto tutto: la voglia d’impegnarti, il senso di appartenenza, la voglia di creare qualcosa per la tua azienda; ma tu hai vinto. Sei ancora li, a dispetto di chi ti voleva fuori dalle scatole. Sei ancora li, e qualcuno ha ritenuto volerti premiare. Ora non è più in dubbio che te vali. Non si premiano gli incapaci. Ora debbono fare solo i conti con il quanto vali. Tutti sanno che te vali tanto. Lo sa chi ti vuole bene, lo sanno i tuoi colleghi, lo sa anche chi ti detesta, ed è questo che conta. Bisogna solo trovare il modo di farlo certificare. Questo è un patrimonio che in quell’azienda, che non ti merita, ti potrai portare dietro e soprattutto, potrai spenderlo quando vorrai. Hai vinto soprattutto perché non ti sei fatta intimidire. Quei muri, quei soffitti così pesanti non ti hanno schiacciato, e te ne uscirai sempre più forte. Alla faccia di chi ti voleva fuori dalle scatole. Brava!!!


