La vera fortuna nella vita di una persona è il carattere. Solo il carattere ti da la forza di rialzarti quando si cade. Ti permette di ottenere i risultati. L’ostinazione, la forza di creare qualcosa di buono, anche quando tutto può sembrarti perduto, solo il carattere te lo da. Purtroppo il carattere non si compra, non si presta. In questi giorni mi vengono in mente due persone: Annalisa Minetti e Alessandro Zanardi. La prima, non vedente, ha sempre cercato di ottimizzare tutte le altre qualità che la natura gli ha messo a disposizione. Con questa voglia di non piangersi addosso, di dimostrare quanto si può essere comunque fortunati, nonostante tutto, è riuscita a vincere un Festival di San Remo e a diventare
Miss Italia. Nelle ultime para-olimpiadi, ha vinto una bellissima medaglia di bronzo, facendo, per l’altro, segnare il record italiano, nei 1.500 metri. Alessandro Zanardi invece, un talento assoluto nell’automobilismo, dopo essere rimasto vittima di un famigerato incidente nel quale ci ha rimesso le gambe, si è saputo “rialzare” ed ha vinto ben due ori nella disciplina cronometro H4. Queste due persone, questi due Italiani sono, per me, due esempi. Il messaggio che mi hanno lasciato è: “impegnati, trova stimoli e non abbatterti. I risultati dipendono solo da te stesso. Non esiste fortuna o sfortuna, tutto risiede nelle tue capacità”. Facciamone buon uso di questi messaggi. Grazie Annalisa, e grazie Alessandro.
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Non capisco più….
…ho forse non ho mai capito. E’ un brutto periodo per tutti. Sicuramente non per tutti, ma certamente per molti. I miei genitori mi hanno sempre inculcato: i sani principi, i valori, la buona educazione, ma forse hanno sbagliato tutto. Il risultato che hanno ottenuto è che il loro figliolo, è venuto fuori un tipino a modo, che rispetta le regole, di sani principi e radicati valori; ma, l’impressione che ho è che, in questo mondo, tutta questa positività rischia di farti diventare un perdente. Viviamo in una società competitiva, fondata su falsi moralismi e senza alcuna regola di base. Non solo, chi dovrebbe far rispettare le regole, anche quelle più comuni, più banali, più semplici: o è impossibilitato a farlo, oppure, nella maggior parte dei casi, è disinteressato. Risultato, i disonesti perpetrano reati, e non gli succede nulla. Gli onesti, quelli che pagano le tasse, i fornitori, i propri collaboratori, le bollette, sono inermi.
Senza difese, e nessuna possibilitò di attacco. Sempre più spesso ho voglia d’iniziare a non rispettare più le regole, i paletti. Andare oltre, e anche contro, quella morale che da sempre ho coltivato. Ho sempre più voglia di far uscire tutta la parte peggiore di me, e misurare i risultati che questa riesce ad ottenere. Non è possibile che sento parlare di spred, di legge elettorale, o dei battibecchi tra questo, o quel politico, mentre non si sente alcun dibattito su come cercare di rendere migliore questa società, questo nostro paese. Non è chiaro a tutti che se non si ristabiliscono le regole di base, questo paese non si riprenderà mai. L’altro ieri mi sono sentito dire dall’avvocato che sta intentando una causa contro una tipa che ci ha truffato: “…questa non ha nulla da perdere, non riprenderai mai quello che ti ha sottratto.” Ma porca miseria, allora basta non avere nulla, intestare tutto quello che si ha ai propri figli, mogli, compagne, genitori, e si può delinquere senza problema. Ma perché per i reati civili, nella Paperopoli in cui viviamo, non si può far in modo che chi ruba: VADA IN GALERA?? Io non sono quello che si dice un giurista, ma sarebbe molto semplice. Chi viene riconosciuto colpevole di un reato civile, dopo i nostri tre gradi di giudizio che hanno solo il potere di allungare il brodo, in uno stato pregnato di garantismo bieco e ottuso, o paga, oppure finisce ai lavori socialmente utili. Lo mettiamo a costruire le strade, oppure a potare i giardini, oppure a raccogliere l’immondizia nelle strade, gli si paga uno stipendio, ovviamente sottratto del vitto e l’alloggio che il carcere passa al detenuto, e poi il resto deve occorrere a pagare il debito che il furfante in questione ha prodotto con il suo operato. Molto semplice direi. Il risultato sarebbe triplice: il primo effetto un deterrente a delinquere; il secondo risultato, una soddisfazione di chi si è visto, ingiustamente, sottratto un proprio bene. In ultimo, ma non da ultimo, il furfante, imparerebbe un mestiere. Invece no. In Italia, un paese che fa parte degli otto stati più industrializzati, non funziona così bisogna sobbarcarsi in una causa, che durerà quanto il ciclo di studi, università compresa, dei propri figli. Facendo arricchire avvocati e consulenti, per arrivarsi a sentir dire dopo: “…hai vinto la causa, ma non ha nulla da perdere. Accontentati della magra soddisfazione di aver vinto.” Non ci sto più. Bisogna dare a questa gente la morte civile. Si deve far in modo che questa feccia non abbia più la possibilità di offendere, di ledere il prossimo. Altri stati, molto più civili di noi, se sei un delinquente non la passi liscia come qui da noi. Se poi sei recidivo le pene diventano molto, ma molto, esemplari. Dobbiamo mettere in sicurezza tutte le persone oneste che ci sono nel nostro bel paese. Dobbiamo proteggere tutte quella gente che si muove nello stretto recinto delle regole, del vivere civile. In uno stato civile è sicuramente più alto il livello di libertà, oltre alla voglia di costruire qualcosa. Il desiderio di tante persone con le quali mi confronto, non è più quello di costruire qualcosa qui, in Italia, ma bensì è quello di andarsene. Me compreso. Non è un bel segnale.
Prima cosa: non tradire!
Per me è svanito una specie di sogno. Ho pensato, ho voluto credere, che in questo mercato pazzo pieno di titoli di giornali, e senza un euro da spendere, qualcuno in casa Juve potesse ridestarsi e capire che, Alessandro Del Piero, per almeno altri due anni, avrebbe potuto dare il suo importante contributo. Non si può perdere un simbolo come Alex, solo per meri motivi di bilancio, questo è quello che la mia testa continua a ripetere. E’ stato per 19 anni un esempio per tutti, tifosi e non, ed ha voluto dare l’ennesima dimostrazione di stile, firmando per una squadra lontana, il Sydney in Australia, mantenendo fede alla promessa di voler continuare a giocare, senza avere il rischio di dover incontrare la sua Juventus. Ha avuto offerte, anche importanti, dal Sion che, senza troppi sforzi il prossimo anno farà la Champions League; ha avuto offerte dal Liverpool, ma anche li, il rischio d’incontrare la Juve sarebbe stato troppo grande; e allora ha scelto una meta lontana, l’Australia, che gli permetterà di fare un’esperienza all’estero, in un paese bellissimo dove anche io porterei a vivere la mia famiglia. Famiglia che era tutta presente alla presentazione. Bravo Alex, ed in bocca al lupo per tutto, te lo meriti.
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Ladies Rugby Club, attentissimo come sempre, ci segnala una squadra davvero particolare…
In questo primo nostro anno di vita, ci è capitato di imbatterci in tante squadre diverse, principalmente italiane ma anche di svariate altre parti del mondo. Lo spirito del rugby è sempre quello: divertimento assoluto. La squadra di cui vi parliamo oggi però è davvero molto particolare e si chiama “The Mamas”, un club itinerante e ad inviti, che è stato fondato nel luglio scorso ed è composto esclusivamente da mamme, che pur avendo uno o più figli giocano ancora a rugby attivamente. (…)
Le “Mamas” vogliono cambiare proprio questa idea, mostrando al mondo che si può comunque essere e buone atlete, provando in piccolo a cambiare il background culturale della società moderna, rispetto al rapporto maternità/attività sportiva (e non solo).
Le Mamas, con tanto di pargoli al seguito, hanno debuttato ufficialmente il 27 luglio passato allo Stockholm…
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20.000 Euro al mese sono pochi…
Il contratto di “buonuscita” che l’oramai ex direttore del TG4 ha stipulato con Mediaset, prevede: ventimila euro al mese netti, macchina, autista e casa (che ovviamente prevede anche il pagamento delle utenze). Qual’è la risposta dell’ottantunenne Emilio Fede? “Non basta, scendo in politica”. Vuole fondare un suo partito, e tra il suo programma vuole riaprire le case chiuse per togliere le prostitute dalla strada. Non solo, non pago, ha dichiarato che nella sua lista vorrebbe anche Roberto Saviano. Mi sono ripromesso in questo blog di non parlare mai di politica, e di fatto non lo sto facendo, Emilio Fede non è un uomo politico, ma da cittadino due domande mi vengono proprio spontanee, e sarei felice se qualcuno mi aiutasse a capire. La prima, come può un uomo che è stato un celebre invitato delle cene Berlusconiane, poter venire a fare il moralizzatore quando, è assodato, che ha pagato delle donne per avere la loro “compagnia”? Secondo punto, come può solo menzionare Roberto Saviano quando, nella sua veste di giornalista e direttore di un telegiornale, lo ha attaccato continuamente e senza nessun motivo? Mi auguro proprio che questo signore si presenti in politica, e fondi il suo partito, ma soprattutto permetta a noi cittadini (elettori) di esprimere tutto il nostro disprezzo verso quello che è stato, sia come persona che come giornalista e direttore, non prendendo un solo voto. E’ ora di farla finita. Basta gente che vuole prenderci per il naso.
L’assenza.
Dove sei. Ti cerco, ti chiamo, ma Te non rispondi. E’ dalla vigilia di Natale che non mi dici più nulla. Ti ho forse fato qualcosa? Non puoi pensare di essere il riferimento, la guida, di qualcuno e poi sparire così, da un giorno all’altro. Ho tante cose da dirti, ho tanti consigli da chiederti. Per colpa tua ho una rabbia dentro che non riesco a far affievolire. Dopo che te ne sei andata, ho pensato che con il tempo tutto sarebbe migliorato, ma niente. Sei un’assenza troppo ingombrante, nella stessa misura in cui eri discreta quando eri qui. Il tuo non esserci riempie tutti gli spazi, ogni minuto della mia vita. Questi 8 mesi, o poco più, sono trascorsi lenti inesorabili. A volte ti vedo, accucciata sul pavimento di marmo, dove una volta c’era il corridoio, e io sono sulle tue spalle. Facevamo il cavallino ricordi? Poi mi giro e te sei li. Tieni la testa a Nonna Caterina. Quanto è magra, quanto ti somiglia. Ora sei seduta con Filippo, sul parquet di casa, nel salone, ricordi? Stai giocando con le costruzioni. Quanto gli manchi a questo bimbo. Le costruzioni rimangono uno dei suoi giochi preferiti ancora oggi. E a te sembra giusto fare questo gioco? E’ stupido! Non puoi sparire così. Ti ricordi quante discussioni? Quanto mi facevi arrabbiare! Dovevi sempre dire l’ultima, ed era sempre diversa dalla mia. Ma quanto darei per darti ragione. Almeno una volta. Anche perchè molto spesso avevi ragione sul serio. Una sola volta, darei la mia vita per riaverti qui a cena una sera. Ricordi quante cenette io e te, mentre papà se ne andava sempre al solito posto? Non ne facevo neanche una giusta secondo te, ma eri sempre li a spronarmi. Eri la mia più grande detrattrice e la mia più grande tifosa. Troppo tardi ho capito che quelle tue critiche erano solo per far uscire il meglio di me. Te mi hai regalato un patrimonio di capacità, e volevi solo che togliessi il freno a mano. Volevi solo che non mi accontentassi delle mediocrità. Qui non è finito il tuo lavoro. Te ne sei andata senza neanche vedere i miei geranei. Sono bellissimi. Colorati e vari, come piacciono a te. Certo non sono belli come i tuoi, ma è un buon inizio. Sono diventato proprio bravo a fare le lavatrici. Ancora non stiro, ma penso che non lo farò mai. Daniele è sempre stato più bravo di me a farlo. Ma Daniele è più bravo di me a fare molte cose. Benedetta cresce e gli manchi. Perchè non torni? Maria Chiara è ancora più bella. Si avvicina sempre di più all’adolescenza. A Silvia servirà il tuo aiuto quando ci arriverà, quell’età per una bambina è particolare. Quanto ti assomiglia Silvia. Non fisicamente, è sempre di più – tutto – papà, ma si muove come te. Riesce ad organizzare tutto ed apparentemente è forte. Come può essere forte un albero di fronte all’uragano più grande. Perché il fatto che te ne sei andata è come quell’uragano. Si può essere forti con tutto e tutti, ma poi arriva quell’assenza che ti annienta. Angelino va come un treno. Corre sempre e mangia da far paura, ma non ingrassa. A Filippo, gli manchi. Gli manca la nonna, quella che ha voluto salutare dalla finestra a Tor Vergata, ricordi? Ti sei sistemata i capelli, hai preso il telefono per parlare con lui (era troppo lontano e te troppo debole) e dalla finestra lo guardavi, e parlavi con lui. Cresce mamma, sta crescendo bello come il sole. Ha tanta voglia di vivere e ho l’impressione di non essere abbastanza per lui. Abbastanza forte, abbastanza bravo, abbastanza papà. Dopo che te ne sei andata mi sembra che passo troppo poco tempo con lui, troppo poco tempo per lui. Vorrei essere la metà di quello che te sei stata con me. Sarei il miglior padre del mondo. Altre volte mi sembra di vederti al mio fianco, sul divano, come se partecipassi ai miei pensieri, senza renderti conto di esserne parte. La parte più grande. Tutto si sarebbe potuto risolvere quando sapevo dove chiamarti, dove cercarti. Te c’eri. Ora è tutto più difficile. Le salite sono più ripide, le discese burroni. Papà fa finta che non è cambiato nulla, ma te gli manchi. Non ha mai saputo dimostrartelo, ma senza di te non è nulla. Fa finta di essere impegnato, ma gira a vuoto. Anche Daniela vorrebbe condividere con te delle cose. Sai è una ragazza fantastica, per certi versi vi somigliate. Non sto qui a dirti quali, ma vi somigliate. Vorrebbe parlarti ancora, come quella mattina che sei venuta a prenderti il caffè. Lei ti conosce da quello che gli racconto io, da quello che gli racconta la gente che ti conosce, ma non è la stessa cosa. Lei vorrebbe parlarti. Sai Daniela è un pò lenta, ma quando inizia a darti, non la finisce più. E’ come te. Ti sei lamentata con Silvia che non vengo mai a trovarti. E te? Ti ricordi quel week end a Pavia? Te, Filippo e me. Che bel week end. Quello che doveva essere un viaggio per andare a consultare un medico, un luminare, si è trasformata nella vacanza insieme, che non facevamo più da troppo tempo. Quel dottore ha detto che voleva darti una qualità della vita migliore. Perché non gli hai dato il tempo di farti aiutare? Con te, è andato via un pezzo di me. Se non torni, non potrò essere più lo stesso. Torna, non albergare solo nei miei pensieri, accompagnami almeno nei miei sogni. Non può esserci un posto dove te possa resistere, lontano da tutti noi. Sei proprio un’egoista, o forse lo sono io. Forse sei solo stanca, stai riposando. Mentre aspetto che torni, al mare, uso il tuo accappatoio. Asciuga da schifo e non ha il cappuccio, ma almeno quello mi fa sentire vicino a te. Ti prometto che se torni sarai come una regina. Ci sarò io a vegliare su di te. Non dovrai più stancarti, non dovrai più correre per tutti. Riposa mamma, se ne hai bisogno riposa, ma appena puoi torna, torna presto, tutti noi ti aspettiamo.
La serie A senza Del Piero.
Andando a spulciare le formazioni delle squadre del campionato di calcio (una volta) più bello del mondo, ci rendiamo conto che la crisi ha colpito proprio tutti. Nessuno escluso. Non ci sono più i nomi altisonanti di 10 anni fa e, dopo Ibra e Tiago Silva, l’emorragia di fenomeni dal nostro campionato non sembra finita. In questo contesto cupo, mi torna in mente la vicenda di Alessandro Del Piero che, per me, rimane la bandiera della Juventus che non ha ancora “voluto” cercare una collocazione. Dopo tutto è un giocatore che avrebbe potuto giocare in Italia. Lo voleva il Napoli, forse la Lazio, ma lui ha detto di no a tutti. Ogni squadra con cui avrebbe giocato sarebbe stato un po’ come tradire la “vecchia signora”, anche se la dirigenza della Juve non ha avuto alcun problema a farlo. Nel mio fantamondoutopico, sogno che, prima della chiusura del mercato estivo, possa tornare a vestire la maglia della Juventus. E se fosse lui il top player di cui abbiamo bisogno???
Ho trovato questa cosa molto commovente, e contribuisce a rendere questa terra, la Nuova Zelanda, e i suoi abitanti sempre più affascinanti. Bravi!!
Lo so, forse il rugby non c’entra moltissimo, ma la cosa mi ha colpito molto. La scorsa settimana alcuni militari neozelandesi sono morti in Afghanistan. I loro commilitoni li hanno salutati così:
La guerra del touch.
Sono di parte, decisamente di parte. Penso che Apple sforni prodotti di altissimo design e con dietro uno studio sulle esigenze e le passioni delle persone. Un’azienda che produce con passione le passioni dei suoi clienti. Anche Samsung, ad onor del vero, ha creato alcuni prodotti interessanti in atri ambiti (TV, Hi FI, Tablet). Ho seguito con molta attenzione la lotta sui brevetti tra Apple e Samsung e, senza volere entrare nei tecnicismi spicci della sentenza, rimane un fatto: Apple ha vinto e Samsung ha perso. Oltre a non poter vendere alcuni suoi prodotti, il gigante nord Coreano, dovrà rimborsare ad Apple oltre un miliardo di dollari. Samsung ha dichiarato di voler ricorrere in appello. Leggendo tra i vari blog, ho letto che questa è stata una guerra combattuta tra Android e OS. Non sono assolutamente d’accordo. La guerra è stata sulla paternità delle idee. Non è giusto che qualcuno rubi, e sottolineo rubi, le idee di qualcun’altro, o peggio ancora scopiazzi. Apple ben ha fatto a farsi valere in tribunale. E’ mai possibile che non ci siano altre cose da inventare? La filosofia giusta, in aziende che vogliono innovare è dare libero sfogo ai creativi. Mi auguro che questa lezione sia da stimolo per Samsung che, in altri settori tecnologici, ha ben fatto.
Olimpiadi Londra 2012
Si, lo debbo proprio dire, mi sto appassionando a queste Olimpiadi. Ben organizzate, la tecnologia molto presente e poi una regia impeccabile. Debbo anche dire, che molto del merito va a Sky. So che può sembrare un giudizio molto classista, ma questa società ha una marcia in più. Non ho alcun rapporto di lavoro, di affari, d’interesse con questa società, sono solo un cliente che è soddisfatto del servizio che ha acquistato. Riuscire a seguire più sport in un’olimpiade è fondamentale, e quest’azienda è riuscita con qualche idea, e qualche accorgimento tecnico a darci questo servizio. Bravi, e cara RAI, osserva e impara. Ieri sono riuscito a vedermi tutte e cinque le medaglie italiane. Non mi era mai capitato.

