Sicuramente è una bella casa. Certo io casa a Miami non la comprerei, ma questa è un’opinione personale, obiettivamente però, una casa su Ocean’s Drive, a Miami Beach, il suo fascino ce l’ha. Sapevo che era in vendita, ma dopo l’omicidio di Gianni Versace nel luglio del 1997, sembrava una casa maledetta. Gli eredi Versace, vendettero la villa nel 2000 al magnate Peter Loftin il quale voleva trasformare, quella splendida dimora, in un hotel. Fallita l’operazione, la villa è stata messa all’asta. Adesso Casa Casuarina: che vanta vista sul mare, piscina, dieci camere da letto e un salone di 250 metri quadrati, è della famiglia Beckham. Secondo le indiscrezioni, David e Victoria, hanno concluso l’accordo per acquistare la villa per 60 milioni di dollari. Niente male davvero, ma ad averli avrei preso un bellissimo attico, con vista su Central Park a New York.
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La prima volta.
Non era mai capitato, un Italiano che viene premiato in una competizione dell’All Star Games di basket. Gli All Star games, sono una la competizione tra: la west conference e la est conference. I due lati degli Stati Uniti d’America, si sfidano in una partita, che prevede anche la gara delle schiacciate e quella dei tiri da tre punti. Proprio in quest’ultima competizione, il miglior giocatore della NBA è risultato: Marco Belinelli, classe 1986, guardia di 1,96 cm dei San Antonio Spurs. Il primo Italiano di sempre a vincere una competizione nell’All Star Games.
James LeBront, i dieci motivi per cui è il mio giocatore preferito.
Ci sono pochi giocatori nella NBA che riescono a lasciare il segno. Nel passato, sicuramente: Michael Jordan, Magic Johnson, Larry Bird, ma oggi James LeBront ha tutte le carte in regola per rimanere nella storia. Sono pochi quelli che incidono veramente nella partita. A mio avviso, la fortissima ala dei Miami Heat è uno di questi. Quando sono stato a Miami, a novembre, ho avuto modo di vederlo da vivo. Non è stata certo la sua migliore partita, ma è stato comunque devastante. Qui di seguito ci sono 10 motivi per confutare quello che penso di lui.
Uno spettacolo i suoi numeri, decisamente una forza della natura.
Texas e Florida…
Come ogni vacanza, prima o poi si torna a casa. E quando si torna a casa, con il pensiero, si fanno sempre i bilanci. Quest’ultima: in Texas e in Florida, è stata, seppur non lunga, una vacanza molto intensa. Siamo riusciti a fare e a vedere molte cose, dando un taglio molto “cool” alla trasferta Americana. Al contrario di quello che mi aspettavo prima della partenza, Miami mi ha molto deluso. Un posto turistico, dove tutto è costruito per fare business. Città come New York, San Francisco sono decisamente molto più vivibili, sia da turista che, a mio avviso, da cittadino. A Miami sembra fatto tutto per catturare l’attenzione, e quindi il denaro, del passante. Le luci sembrano quelle di un parco dei divertimenti, e tutti i locali sono costretti a caratterizzarsi, rischiando, a volte, di risultare delle caricature. Il clima però è fantastico e di posti da vedere intorno ce ne sono moltissimi. Purtroppo il tempo che avevamo a disposizione non era tanto, la Florida meriterebbe almeno due settimane, ma abbiamo avuto la forza, e anche il coraggio, di arrivare: alle Everglades prima e a Key West, dopo.
Le Everglades sono un parco naturale che sta preservando tutta la zona paludosa a sud della Florida, con tutto il suo patrimonio di flora e fauna. Ci sono rettili di ogni tipo: dagli iguana agli alligatori. Abbiamo rischiato d’investire, in questa zona, un iguana che stava per attraversare la strada. Arrivati al parco, non poteva mancare il caratteristico giro su un’Airboat, dal quale siamo scesi letteralmente fradici di acqua salmastra. La puzza non è stata piacevole, ma per lo spettacolo che abbiamo potuto vedere, ne è valsa la pena. I paesaggi sono sconfinati, immensi, e quando il cielo blu intenso, s’incontra con il verde, che li la fa da padrona: lo spettacolo è servito. Cosa dire di Key West? 200 Km di autostrada perfettamente efficiente che si snoda sulle isole
caraibiche che portano sino all’ultima, appunto Key West. Qui c’è anche il punto più a sud degli Stati Uniti d’America. Un posto dove bisogna fare la fila per una fotografia. Tornati a Miami, vista little Avana, che secondo me è il vero cuore pulsante della città, il resto è solo shopping. Lincoln Road è un centro commerciale a cielo aperto a South Beach. A Miami però non poteva mancare una partita dei Miami Heat. Li si vede la capacità, tutta anglosassone, di organizzare un evento che, qualunque esso sia, raggiunge i
connotati: “del memorabile”. Bellissima esperienza anche, e soprattutto perché, i celiaci possono gustare i loro hot dog “Gluten Free”. (vero Daniela??).
La parte iniziale del viaggio, l’abbiamo passata ad Austin, in Texas. Un posto di cui fino a qualche mese fa ignoravo l’esistenza. Una sera, prima dell’estate, a casa di Daniela Andrea ci ha detto di questo loro viaggio per andare il Gran Premio di Formula uno degli Stati Uniti, che si svolge per l’appunto ad Austin, e da li abbiamo iniziato a sbirciare i voli. Insieme a Lidia e Max, abbiamo costruito un viaggio nel quale il Gran Premio è stato solo il pretesto per partire. Talmente pretesto, che infatti non lo abbiamo visto. L’idea che avevo era quella di andare li e trovare il lato oscuro dell’America.
Quello lontano dalle città più blasonate e più turisticamente interessanti. Invece mi sbagliavo. Austin, come tutto il Texas mi ha fatto capire che l’america, quella vera, sta li. Fatta di gente seria, che ama il proprio paese e si batte per rendererlo migliore. Gente che se vede un turista in difficoltà gli da un passaggio con la propria autovettura, oppure che se t’incontra con la cartina in mano, spaesato come tutti i turisti, smette di correre e ti chiede “Can I help you??”. Fatta di gente così, quelle persone che senza conoscerle ti offrono la cena, oppure si sforzano di capire il tuo inglese stentato. Bella gente. Che si alza la mattina presto per andare a lavorare, ma la sera fa tardi per sentire del buon country blues, in un locale di Soco. E ce ne sono tanti a Soco di locali fichi per andare ad ascoltare musica. Gente che si veste di arancione e in ottantamila,
vanno a tifare per la loro squadra di Football universitario: i “Longhornes”. Tutto è grande in Texas. Le macchine sono immense, i negozi sono specifici ed immensi, anche se la città non è smisurata. Mi ha colpito un negozio che vendeva solo stivali. Si proprio stivali texani. Erano tantissimi, e di ogni tipo, colore o misura. C’era quello fatto con la pelle di serpente, quello trattato con l’olio, quello da 150$, ma ne ho visto un paio da oltre 2.000$. E’ divertente immergersi nel loro modo di vivere. Questa città non è abituata ad ospitare il turismo di massa continuo. Infatti i taxi non funzionano. Loro ospitano eventi importanti, in periodi programmati, e questo li preserva dall’estinzione delle loro origini. E’ una città costruita per gli americani, anzi, costruita per i texani. A loro uso e
consumo. E’ bello poter visitare una meta gustandone il lato autoctono. Il poi posto diventa relativo. A volte un viaggio ti lascia di più avendo potuto assaporare il contatto con la gente, che per quello che esprimono i suoi monumenti. Se mi costringete a scegliere una citta in cui vivere, tra quelle che ho visitato in questo viaggio, di sicuro sceglierei Austin. Di sicuro il Texas. Di questa vacanza va anche detto che, segreto del suo successo è stato anche, e soprattutto, la compagnia. Per Dany e me: Lidia e Max sono stati dei compagni di viaggio stupendi. Sempre carini e disponibili a macinare chilometri ed eventi. Dany poi, ha trovato in Lidia una instancabile compagna di Shopping. Peccato per Andrea e Marika che siamo riusciti a vedere
poco. Ma quel poco è stato comunque tanto. Simpatici anche i nostri nuovi amici americani Mark, Michael e Kevin, oltre alle loro signore. Unica “nota negativa” è stato il cibo. Per colpa dell’America, qualche chilogrammo in più ce lo siamo portati a casa. Ma anche questo fa parte del bello di un viaggio. Nella mia memoria rimarrà sempre scolpito il “Big Daddy” un piatto gigantesco di costolette di non so quale animale, affogate in una salsa barbecue fantastica. Ovviamente buonissimi anche gli Hamburger.
Dexter…” tonigth is the nigth”
Si, lo ammetto, mi ha preso. E’ un’idea geniale. Tutti siamo attratti dal lato oscuro, ma rendere un serial killer, un personaggio: d’amare, da rispettare, da seguire, è una grande idea. L’eroe che viaggia sul confine sottile tra: follia, giustizia e perversione. Dexter è un serial killer segnato da un evento traumatico avuto all’età di 3 anni. E’stato testimone dell’uccisione della mamma con una moto sega, ed ha passato tre giorni in un container pieno di sangue. Questo evento fa imbarcare in Dexter quello che lui definisce: “l’oscuro passeggero”, e che sarà sempre con lui. Il poliziotto che lo ha trovato chiede l’affidamento e poi l’adozione. Dexter cresce in una famiglia serena, i Morgan, insieme ad una sorella che diventerà una persona fondamentale nella sua vita. Il papà poliziotto percepisce che il ragazzo ha un lato oscuro e lo educa cercando di fornirgli un codice, prima di morire di tumore. La prima regola del codice è: “non farsi beccare”. Proprio per questo motivo il padre utilizza la sua esperienza nella polizia per educare al meglio il figlio. Le vittime di Dexter sono tutti serial killer o assassini che, in un modo o nell’altro, rischiano di farla franca di fronte alla giustizia. Dexter è metodico ed attento nella preparazione del “letto di morte”, e le sue vittime finiscono tutte nell’Oceano dopo essere state tagliate e imbustate. Il rito che si svolge è sempre lo stesso. Le vittime vengono legate con della plastica ad un letto che, il bravo Dexter, ha precedentemente preparato. Prima di uccidere gli assassini, Dexter li mette davanti ai loro crimini, facendogli vedere delle foto dei cadaveri che hanno ucciso, molto spesso in modo barbaro. Di certo il suo lavoro gli è di aiuto. Dexter lavora nella sezione scientifica della squadra omicidi di Miami. E’ un perito ematologo, ossia studia le dinamiche delle macchie di sangue nelle scene del crimine. Questo gli permette di partecipare attivamente alle indagini ed avere notizie sui crimini che avvengono a Miami. E’una serie avvincente che ti lascia con il fiato sospeso. Fino ad ora sono state girate 8 stagioni. Io ne ho viste 6 in DVD. La settima stagione uscirà il prossimo 11 dicembre, mentre l’ottava è ora in onda su Fox Crime. Dalla prima stagione il miglioramento è notevole. La serie è migliorata con il passare delle puntate. Molto credibile nella trama, e molto ben girata. Le esterne sono tantissime.

Michael C.Hall e Jennifer Carpenter
Anche questo particolare da un colore tutto nuovo a questa serie. Nuovo perchè di solito le serie sono girate in studio, e per questo hanno dei colori artefatti. Miami è una città con un bel sole, ed è stato intelligente usarlo. Gli attori sono tutti giovani e bravi. Dexter è interpretato da: Micheal C.Hall, mentre la sorella Debra Morgan da Jennifer Carpeter. Da quello che ho letto esiste già una stagione finale. Non mi è chiaro se è stata già girata oppure è in fase di ultimazione, ma di certo c’è che non vedo l’ora di vederla. Tutto questo è iniziato grazie a Daniela. E’ stata lei a darmi la prima stagione. Quindi se nascerà un nuovo serial killer, chiedete a lei.

Steve Jobs non lo avrebbe permesso.
Ho letto un articolo che mi ha un po’ stupito. In autunno, come tutti sappiamo, verrà rilasciata la nuova versione di iOS, la 7. Sembra che sarà tutto nuovo, completamente rivoluzionato. Questa rivoluzione comporterà una totale riprogrammazione di tutte le applicazioni in essere, per adattarle al nuovo standard. Come imposto da Steve Jobs, Apple non permette di mettere sullo store gli aggiornamenti delle App a pagamento, per cui, per molte applicazioni, l’unica strada sarà la completa riprogrammazione. Molte software house hanno già annunciato che ritireranno le App, e ne riproporranno delle nuove. Ovviamente per chi le vorrà, l’unica soluzione sarà, riacquistarle. Mi auguro proprio, con tutto il cuore, che trovino una soluzione diversa. Non sarebbe “Apple’s style”.
Come trasformare 37 metri quadri, in un loft.
Sono sempre attratto dalle idee geniali, ma sono attratto soprattutto dalla capacità dell’uomo di adattarsi e migliorare la situazione in cui si trova. E’ l’esempio di questo ragazzo che con un bel pò d’inventiva, qualche soldino, e tanta capacità, ha trasformato un appartamento di 37 mq in una casa polifunzionale. Tutto ruota intorno ad uno spazio e ad un’attento studio dei mobili e delle loro funzioni. Geniale il tavolo, il garage per la bici, e come ha ricavato la seconda stanza, con due posti letto. Queste cose succedono solo a New York. Date un’occhiata al video.
Steve Jobs, il film.
Ad ottobre, e più precisamente il tre ottobre, sarà in uscita il film sulla vita di Steve Jobs. Ashton Kutcher sarà l’attore protagonista. Il film ripercorrerà tutta la vita del creatore del marchio della mela e sarà ispirato alla biografia autorizzata, scritta da Walter Isacson. Lo distribuirà in Italia la Film Auro che, dopo qualche problema iniziale è riuscita ad accaparrarsi la pellicola. Dalle prime indiscrezioni il film sembrerebbe ben girato, e delineerebbe il carattere molto difficile di Jobs. Staremo a vedere se sarà bello ed interessante quanto il libro. Una curiosità, per ricreare l’abbigliamento vintage, sono stati utilizzati 60 Levi’s 501, ancora in commercio.
Questo è il trailer:
Google Glass, continua la sperimentazione.
Qualche mese fa, mi sono trovato a scrivere sugli occhiali del futuro, quelli prodotti da Google (https://alessandrodigiulio.com/2013/02/20/google-glass/). Ora, dopo mille rumor; mille critiche, mille curiosità, mille perplessità; gli uomini che, per Google, stanno sviluppando le reali applicazioni possibili di quello che, a oggi, è molto più che un’idea.
E’ notizia di poche ore fa che, un chirurgo del: Eastern Maine Medical Center, il dott. Rafael Grossmann, ha svolto un intervento chirurgico indossando gli occhiali di casa google. Il paziente, ovviamente nel rispetto della sua privacy, è stato avvisato della sperimentazione ed ha accettato di buon grado. Il dott. Grossmann, ha dichiarato che i Google Glass, in futuro, potranno avere degli sviluppi molto importanti nel mondo della medicina. A me vengono in mente moltissime applicazioni anche in altri settori come: finanza, musica, sport. Mi piace molto quando un “gadget” elettronico, ed anche molto costoso, trova sviluppi in settori scientifici o medici. Pensare che gli stessi occhiali li possa usare il paracadutista amatoriale per riprendere il suo lancio, un papà per riprendere la nascita del figlio, e un chirurgo che effettua un intervento a cuore aperto, mi da l’impressione che la tecnologia sia, finalmente, a disposizione di tutti noi, e non viceversa. Aspetto con ansia la commercializzazione al pubblico.
Birra e patatine quotate in borsa?
Complimenti a chi ha messo su questo locale.
C’è un locale, a New York, in cui il prezzo di un panino viene determinato dall’offerta e dalla domanda. All’Exchange Bar & Grill si può fare trading su birra e patatine fritte, proprio nello stesso modo come i titoli e le azioni oscillano in borsa. I prezzi sono visibili sui pannelli a scorrimento e dipendono da quante persone hanno ordinato quello specifico cibo o quella bevanda… il vero affare è ordinare qualcosa che nessuno sta chiedendo in quel momento!
