Tanto per capire e per far capire.

Faccio uno strappo alla regola, parlo di politica. Ma non per dare indicazioni di voto o per parteggiare per uno o l’altro partito. Anzi, per quello che mi riguarda ho una sfiducia tale nel sistema politico nazionale, che se si votasse ora, prima di decidere per chi votare, dovrei prima decidere se votare. Tornando a noi, da cittadino sono stanco di subire passivamente l’ondata di disinformazione che i nostri mass-media ci propinano ogni giorno. Se un cittadino, nel pieno dei propri diritti, viene condannato all’interdizione dai pubblici uffici, tra le altre cose, non potrà avere cariche politiche, anzi, non può proprio votare, per  tutta la durata della condanna. A tal proposito, cito testualmente Wikipedia: “L’interdizione dai pubblici uffici è una pena accessoria prevista dall’articolo 28 del codice penale italiano e può essere perpetua o temporanea. L’interdizione è la più importante sanzione interdittrice sancita dall’odierno sistema penale, anche se il suo contenuto afflittivo è stato di molto diminuito a seguito di alcune pronunce della Corte costituzionaleL’interdizione secondo il codice penale italiano priva il condannato al diritto di elettorato attivo e passivo; di ogni pubblico ufficio e di ogni incarico non obbligatorio di pubblico servizio; della qualità di tutore o di curatore; dei gradi e delle dignità accademiche, nonché della possibilità di esserne insignito. Nel caso in cui l’interdizione sia temporanea la durata minima prevista è di un anno e quella massima è di 5 anni. La condanna all’ergastolo e la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni importano l’interdizione perpetua del condannato dai pubblici uffici; e la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a tre anni importa l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque. La dichiarazione di abitualità o di professionalità nel delitto, ovvero di tendenza a delinquere, importa l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. L’interdizione inoltre consegue alla condanna di un reato realizzato mediante abuso di poteri o violazione di doveri inerenti alla pubblica funzione o al pubblico servizio.”

Quindi possiamo stare tranquilli, a meno di una legge ad hoc dell’ultima oranessun condannato alla suddetta pena può presentarsi a ricoprire alcuna carica pubblica. E per quanto riguarda la nostra stampa, sarebbe il caso che, senza temere conseguenza alcuna, s’inizi a dire le cose come stanno. E’ incredibile la collusione che, sempre di più esiste, tra l’informazione e la politica. Sono sempre più schifato.

Catania – Juventus, non si capisce…

Era fuori gioco la posizione di partenza Bertner, quindi il goal della Juve era d’annullare; era goal regolare quello del Catania. Non ci vuole molto ne a vederlo, ne a riconoscerlo. Da Juventino, mi sento danneggiato dal comportamento degli arbitri. Sono in 5 in campo e uno in panchina. Non è possibile che commettano ancora questi errori. E poi, sono passati minuti a parlare, rigorosamente con la mano davanti alla bocca, mentre con il TMO avrebbero potuto risolvere il problema senza errori. Nel rugby, non solo esiste la possibilità, per l’arbitro, di poter vedere cosa è successo tramite un replay televisivo, ma quello che dice ai giocatori e ai suoi collaboratori viene ascoltata da tutti: anche dagli spettatori sugli spalti. E’ un chiaro segnale di trasparenza. Questo non annulla gli errori, ma da un chiaro messaggio di buona fede. I segnali sono evidenti: la gente non si fida più del mondo del calcio, e gli strumenti per risolvere questo problema ci sono. Basta guardare un po’ gli altri sport. Ma poi cosa di cosa si parlerebbe nelle trasmissioni sportive? Cosa scriverebbero i giornali il lunedì mattina?

Diaz.

La locandina di DiazUltimamente, colpa certamente dell’età, se mi metto sul divano a vedere un film, mi addormento. Specialmente dopo cena. Un po’ la stanchezza, un po’ l’abbraccio caldo che solo un divano sa offrirti, non riesco proprio a resistere. Posso guardare una commedia, un thriller o il più sofisticato acion movie, ad un certo punto imprecisato del film arriva Morfeo e mi porta via con se. La scorsa sera invece no. Ho preso un blu ray che mi avevano consigliato, e l’ho portato a casa di Daniela. Avevo paura che fosse il solito film di sinistra. Invece no. Ne escono tutti un po’ malconci. Sicuramente le forze dell’ordine entrate in quella scuola non si sono mosse con il buon senso del bravo padre di famiglia, sicuramente i black block che hanno partecipato, solo ed esclusivamente per fare e creare casino. Avrebbero dovuto essere fermati sia dai ragazzi del social forum, sia dalle forze dell’ordine. Certamente Genova non è la città ideale per organizzare un G8. Il mix di tutte queste componenti, ha generato un G8 da incubo. La cronaca di questo G8 ha partorito un film denuncia veramente bello. Uno di quei film che sono destinati a far discutere, a denunciare non solo un fatto, ma un degrado sociale e culturale forte. Si può essere d’accordo o meno; si può essere di destra o di sinistra; si può essere giovani o anziani; appartenenti alle forze dell’ordine o dimostranti; ma quello che è successo a Genova, non fa piacere a nessuno. Un ragazzo deceduto, che va pianto in quanto stroncato nella fiore della sua giovane età, ma che se avesse evitato di andare contro una volante e tirare un estintore ad un militare armato, oggi sarebbe ancora vivo. E’ stato un week end da dimenticare, ma che un bel film come Diaz, aiuta a far riflettere. Il cast è impeccabile, sono tutti attori oramai rodati, che hanno dato una qualità ed una espressività ad una storia comunque difficile da raccontare, difficile d’affrontare.

La scheda:

Regia: Daniele Vicari

Attori: Elio Germano, Claudio Santamaria, Alessandro Roja, Rolando Ravello.

Produzione: Fandango, Le Pacte, Mandragora Movies.

Distribuzione: Fandango.

Io lo consiglio, certo eviterei di vederlo con dei bambini vicino.

Iphone 5, e le mezze verità.

iPhone 5Ieri sera sono stato a cena in un centro commerciale dove c’è un Apple store. Immaginavo,  come era presente all’uscita dell’iPhone 3 e dell’iPhone 4, una fila clamorosa. Non ho mai capito perchè la gente si accalca, fa delle file chilometriche, per avere una cosa che può ricevere, magari dopo un paio di giorni, direttamente a casa. Invece nulla. Ieri è uscito in Italia l’ iPhone 5, e l’Apple store romano ha vissuto una normale giornata. Un normale venerdì di fine settembre. Forse qualche folle si è messo in fila la sera prima per poterlo avere per prima, ma vi garantisco che ieri nello store c’era la folla di sempre. Certo tanta curiosità. i banchi che ospitavano l’ultimo nato in casa Apple erano pieni, ma, sicuramente, non c’era la calca degli anni scorsi. Certamente la crisi, certamente una compiuta maturità all’acquisto che, momenti come questo si acuisce, hanno reso il lancio di un prodotto, atteso da almeno un anno, un evento normale. Va anche detto che forse non tutti hanno, in questo momento, tanta voglia di spendere almeno 729,00 € (fino ad arrivare a quasi mille)  per un oggetto, certamente tanto ambito, ma altrettanto certamente superfluo. Va detto anche che, la vera differenza rispetto a qualche tempo fa, negli iPhone, la fa il sistema operativo. Quest’ultimo gira benissimo anche sul modello 4s. Sono curioso di leggere, fra qualche mese, i dati di vendita e confrontarli con quelli di iPhone 3 e iPhone 4. Nel frattempo, da fanatico Apple, attenderò ad acquistarlo, e magari andrò a cercare le offerte  che, certamente usciranno, per qualche modello precedente.

Sallusti e la condanna…

Lo so, vado contro corrente, e certamente è anche il momento storico che sto vivendo che mi spinge ad avere un’attenzione massima alle regole e alle leggi. Non penso che Sallusti abbia ragione. Ha sbagliato, ha diffamato, non ha voluto chiedere scusa e ora deve pagare. La legge recita così. Fare il giornalista non significa non dover rispettare le regole. Avere delle regole, non significa imbavagliare l’informazione. Se una cosa del genere fosse capitata, in strada ad ognuno di noi, saremmo stati condannati, forse non avremmo rischiato la galera, ma comunque avremmo passato i nostri guai. Per tanto, come ritengo giusto che la legge valga per tutti, dal Presidente della Repubblica, passando per il primo ministro, fino “all’ultimo” dei cittadini, così deve valere per ogni giornalista, che in più ha la responsabilità di diffondere notizie. Pertanto, caro sig.Sallusti, per come la vedo io, ti dovrai fare fino all’ultimo giorno di galera, e per questo non ritengo che, da oggi, in Italia ci sia meno democrazia.

La domanda di mio figlio.

Filippo, è un bambino sveglio, attento e molto sensibile alle cose che gli accadono intorno. Oggi, parlando con lui mi ha fatto una domanda: “papà, ma tu sei proprio sicuro che seguire le regole è giusto?”. A questo punto, anche un pò risentito, ma certamente incuriosito dal pensiero, gli ho chiesto come mai avesse questo dubbio. Mi ha raccontato che, nella sua classe, c’è un bambino che si fa fare i compiti dal fratello, e la maestra, quella di matematica, gli fa sempre i complimenti. E poi continua: “papà, non lo senti al telegiornale quanti furbi ci sono in politica? Rubano centinaia di euro (per lui cento euro sono tanti) e non gli fanno niente.” Sono rimasto sconcertato. Mio figlio si è accorto che è circondato da furbi, malfattori e gente disposta a tutto per il dio denaro. E se lo ha capito lui, un bambino di 10 anni, come facciamo noi adulti a poter permettere che i nostri figli crescano con davanti questi esempi? Di per se, fare il genitore è difficilissimo. Cercare di navigare tra le acque della buona educazione, senza affondare è un impegno arduo. Se poi in ragazzi così giovani s’insinua il dubbio che la furbizia, quella cattiva, quella brutta, quella senza un minimo senzo civico, porta risultati migliori dell’onestà, dei valori, dei sani principi, per noi genitori è davvero dura. Penso a quando avrà 15 anni, o 20, crescere in uno stato come il nostro con zero prospettive, zero rispetto per chi vive e lavora onestamente, ma come potrò mai spiegargli che il giusto, spesso non ti porta successo e soddisfazioni. Lo confesso, vacillo tra la morale, l’educazione che i miei genitori mi hanno dato; e quello che vedo, una società che pone nelle mani dei disonesti, dei nepotisti, le chiavi di un successo facile e ricco di danari. Viviamo in un contesto sociale, in particolare in Italia, dove c’è la cultura: della spintarella, dell’andare avanti non per meriti, dove se si scopre qualcuno con le mani nella marmellata non si ha nemmeno il buon gusto di dimettersi, e chiedere scusa. Sono stanco. Eppure ritengo che la maggioranza di noi è onesta. La maggioranza di noi: si alza la mattina, va a lavorare, paga le tasse e si ammazza per sopravvivere, mentre nei comuni, nelle regioni, nello Stato, si spendono miliardi di euro sotto la voce: sprechi. Forse è ora di una rivoluzione. Parola mia, stavolta il primo che parte lo seguo.

Per non dimenticare…ma sempre in buona fede…

A volte i blog vengono usati anche come diario. Approfitto per utilizzare il mio per ricordare, magari tra qualche mese, che senza la condivisione non si va da nessuna parte. Ieri sera è stata presa una decisione, molto forzata, che tutti noi associati pagheremo cara. Per fare le cose ci si deve mettere passione. Se la passione ti viene azzerata da comportamenti scorretti, meglio non fare. Da oggi saró un mero fruitore delle strutture sportive per le quali pago. Famiglia, Amici, Affetti, Lavoro, saranno queste le sole cose di cui mi occuperò nel prossimo futuro.

20.000 Euro al mese sono pochi…

Il contratto di “buonuscita” che l’oramai ex direttore del TG4 ha stipulato con Mediaset, prevede: ventimila euro al mese netti, macchina, autista e casa (che ovviamente prevede anche il pagamento delle utenze). Qual’è la risposta dell’ottantunenne Emilio Fede? “Non basta, scendo in politica”. Vuole fondare un suo partito, e tra il suo programma vuole riaprire le case chiuse per togliere le prostitute dalla strada. Non solo, non pago, ha dichiarato che nella sua lista vorrebbe anche Roberto Saviano. Mi sono ripromesso in questo blog di non parlare mai di politica, e di fatto non lo sto facendo, Emilio Fede non è un uomo politico, ma da cittadino due domande mi vengono proprio spontanee, e sarei felice se qualcuno mi aiutasse a capire. La prima, come può un uomo che è stato un celebre invitato delle cene Berlusconiane, poter venire a fare il moralizzatore quando, è assodato, che ha pagato delle donne per avere la loro “compagnia”? Secondo punto, come può solo menzionare Roberto Saviano quando, nella sua veste di giornalista e direttore di un telegiornale, lo ha attaccato continuamente e senza nessun motivo? Mi auguro proprio che questo signore si presenti in politica,  e fondi il suo partito, ma soprattutto permetta a noi cittadini (elettori) di esprimere tutto il nostro disprezzo verso quello che è stato, sia come persona che come giornalista e direttore, non prendendo un solo voto. E’ ora di farla finita. Basta gente che vuole prenderci per il naso.

L’assenza.

Dove sei. Ti cerco, ti chiamo, ma Te non rispondi. E’ dalla vigilia di Natale che non mi dici più nulla. Ti ho forse fato qualcosa? Non puoi pensare di essere il riferimento, la guida, di qualcuno e poi sparire così, da un giorno all’altro. Ho tante cose da dirti, ho tanti consigli da chiederti. Per colpa tua ho una rabbia dentro che non riesco a far affievolire. Dopo che te ne sei andata, ho pensato che con il tempo tutto sarebbe migliorato, ma niente. Sei un’assenza troppo ingombrante, nella stessa misura in cui eri discreta quando eri qui. Il tuo non esserci riempie tutti gli spazi, ogni minuto della mia vita. Questi 8 mesi, o poco più, sono trascorsi lenti inesorabili. A volte ti vedo, accucciata sul pavimento di marmo, dove una volta c’era il corridoio, e io sono sulle tue spalle. Facevamo il cavallino ricordi? Poi mi giro e te sei li. Tieni la testa a Nonna Caterina. Quanto è magra, quanto ti somiglia. Ora sei seduta con Filippo, sul parquet di casa, nel salone, ricordi? Stai giocando con le costruzioni. Quanto gli manchi a questo bimbo. Le costruzioni rimangono uno dei suoi giochi preferiti ancora oggi. E a te sembra giusto fare questo gioco? E’ stupido! Non puoi sparire così. Ti ricordi quante discussioni? Quanto mi facevi arrabbiare! Dovevi sempre dire l’ultima, ed era sempre diversa dalla mia. Ma quanto darei per darti ragione. Almeno una volta. Anche perchè molto spesso avevi ragione sul serio. Una sola volta, darei la mia vita per riaverti qui a cena una sera. Ricordi quante cenette io e te, mentre papà se ne andava sempre al solito posto? Non ne facevo neanche una giusta secondo te, ma eri sempre li a spronarmi. Eri la mia più grande detrattrice e la mia più grande tifosa. Troppo tardi ho capito che quelle tue critiche erano solo per far uscire il meglio di me. Te mi hai regalato un patrimonio di capacità, e volevi solo che togliessi il freno a mano. Volevi solo che non mi accontentassi delle mediocrità. Qui non è finito il tuo lavoro. Te ne sei andata senza neanche vedere i miei geranei. Sono bellissimi. Colorati e vari, come piacciono a te. Certo non sono belli come i tuoi, ma è un buon inizio. Sono diventato proprio bravo a fare le lavatrici. Ancora non stiro, ma penso che non lo farò mai. Daniele è sempre stato più bravo di me a farlo. Ma Daniele è più bravo di me a fare molte cose. Benedetta cresce e gli manchi. Perchè non torni? Maria Chiara è ancora più bella. Si avvicina sempre di più all’adolescenza. A Silvia servirà il tuo aiuto quando ci arriverà, quell’età per una bambina è particolare. Quanto ti assomiglia Silvia. Non fisicamente, è sempre di più – tutto – papà, ma si muove come te. Riesce ad organizzare tutto ed apparentemente è forte. Come può essere forte un albero di fronte all’uragano più grande. Perché il fatto che te ne sei andata è come quell’uragano. Si può essere forti con tutto e tutti, ma poi arriva quell’assenza che ti annienta. Angelino va come un treno. Corre sempre e mangia da far paura, ma non ingrassa. A Filippo, gli manchi. Gli manca la nonna, quella che ha voluto salutare dalla finestra a Tor Vergata, ricordi? Ti sei sistemata i capelli, hai preso il telefono per parlare con lui (era troppo lontano e te troppo debole) e dalla finestra lo guardavi, e parlavi con lui. Cresce mamma, sta crescendo bello come il sole. Ha tanta voglia di vivere e ho l’impressione di non essere abbastanza per lui. Abbastanza forte, abbastanza bravo, abbastanza papà. Dopo che te ne sei andata mi sembra che passo troppo poco tempo con lui, troppo poco tempo per lui. Vorrei essere la metà di quello che te sei stata con me. Sarei il miglior padre del mondo. Altre volte mi sembra di vederti al mio fianco, sul divano, come se partecipassi ai miei pensieri, senza renderti conto di esserne parte. La parte più grande. Tutto si sarebbe potuto risolvere quando sapevo dove chiamarti, dove cercarti. Te c’eri. Ora è tutto più difficile. Le salite sono più ripide, le discese burroni. Papà fa finta che non è cambiato nulla, ma te gli manchi. Non ha mai saputo dimostrartelo, ma senza di te non è nulla. Fa finta di essere impegnato, ma gira a vuoto. Anche Daniela vorrebbe condividere con te delle cose. Sai è una ragazza fantastica, per certi versi vi somigliate. Non sto qui a dirti quali, ma vi somigliate. Vorrebbe parlarti ancora, come quella mattina che sei venuta a prenderti il caffè. Lei ti conosce da quello che gli racconto io, da quello che gli racconta la gente che ti conosce, ma non è la stessa cosa. Lei vorrebbe parlarti. Sai Daniela è un pò lenta, ma quando inizia a darti, non la finisce più. E’ come te. Ti sei lamentata con Silvia che non vengo mai a trovarti. E te? Ti ricordi quel week end a Pavia? Te, Filippo e me. Che bel week end. Quello che doveva essere un viaggio per andare a consultare un medico, un luminare, si è trasformata nella vacanza insieme, che non facevamo più da troppo tempo. Quel dottore ha detto che voleva darti una qualità della vita migliore. Perché non gli hai dato il tempo di farti aiutare? Con te, è andato via un pezzo di me. Se non torni, non potrò essere più lo stesso. Torna, non albergare solo nei miei pensieri, accompagnami almeno nei miei sogni. Non può esserci un posto dove te possa resistere, lontano da tutti noi. Sei proprio un’egoista, o forse lo sono io. Forse sei solo stanca, stai riposando. Mentre aspetto che torni, al mare, uso il tuo accappatoio. Asciuga da schifo e non ha il cappuccio, ma almeno quello mi fa sentire vicino a te. Ti prometto che se torni sarai come una regina. Ci sarò io a vegliare su di te. Non dovrai più stancarti, non dovrai più correre per tutti. Riposa mamma, se ne hai bisogno riposa, ma appena puoi torna, torna presto, tutti noi ti aspettiamo.

Il segno distintivo.

pubblicità di Itunes con DylanSto leggendo un bel libro. La biografia autorizzata di Steve Jobs, scritta da Isaacson. Un bel libro, scritto molto bene. E’ sempre curioso vedere il percorso che fanno le persone nella loro vita, ma soprattutto quando queste persone hanno cambiato il mondo. Tra le tante cose, i tanti spunti e riflessioni, che sto prendendo da questo libro, pensavo all’importanza che la musica ha nella nostra vita. Se vuoi sapere chi hai di fronte devi sapere che musica ascolta. La musica non mente. Puoi far finta di essere qualcun altro, ma non puoi far finta di ascoltare la musica che non è la tua. La musica che ascoltiamo è la colonna sonora della nostra vita. E solo della nostra. E’ bello perdersi nei ricordi ascoltando un brano che passa nella radio. E’ bello ripercorrere alcuni momenti della nostra esistenza, riassaporare le sensazioni, rivedere dei nostri cari, al suono di qualche nota. Ci sono alcuni brani che mi fanno venire in mente persone care, e quando ne ho voglia non debbo far altro che mettere quella canzone e i pensieri volano verso di loro. Altre volte ci vengono in mente situazioni, belle o brutte, momenti particolari, o semplicemente luoghi o colori. Ecco perchè è impossibile dividere la musica che ascoltiamo da chi siamo. Il collegamento tra quello che sto dicendo ed il libro è: l’Ipod. Nel libro descriveva il processo mentale che ha portato, Jobs e i suoi creativi, a creare un musicplayer portatile. Il motivo semplice era la profonda esigenza di potersi portare ovunque la “nostra” musica, senza dover necessariamente tra pochi brani. I lettori precedenti erano difficili da riempire e poco capienti. Ecco qual’è il segreto dell’IPod, che unito ad un design unico lo ha reso un oggetto di culto. Ho anche riflettuto che spesso mi è capitato di avere in mano un Iphone, un Ipod di un amico e sbirciare quale musica vi era caricata. A volte mi è capitato di sorprendermi a storcere la bocca nel leggere le playlist o i cantanti presenti nel suo apparecchio. Ma è sbagliato giudicare la musica non nostra. La musica è come un segno distintivo, un cromosoma del nostro DNA. Alcuni di noi hanno gli occhi verdi, altri marroni, possono piacere di più gli uni o gli altri, ma non si può far nulla, è semplicemente così. Qualcuno può ascoltare i Kasabian, altri Gigi D’Alessio, o piuttosto preferire i Beatles ai Rolling Stones, ma è così. Io non andrei mai ad un concerto di Tiziano Ferro, ma probabilmente chi c’è stato, non andrebbe mai ad ascoltare i Pink Floyd. L’unica cosa che può fare la musica degli altri, è darti un’idea di chi hai davanti. Il tipo di musica che si ascolta ha un legame indissolubile con il nostro carattere. Chi siamo, cosa abbiamo fatto, e soprattutto come, è legato, senza possibilità di scissione, alla musica che abbiamo ascoltato, a che tipo di imprinting musicale, i nostri genitori ci hanno dato da piccoli, o che musica abbiamo ascoltato nell’adolescenza, o in età adulta. Se poi abbiamo avuto l’esperienza di strimpellare uno strumento, allora il gioco è fatto. I pomeriggi a suonare questo o quel cantautore, o il pezzo di quel gruppo rock inglese, ci avranno segnato per sempre. Se però 20 anni fa era possibile nascondere la musica che si ascoltava, ora basta staccare l’auricolare dall’orecchio del nostro interlocutore ed ascoltare. L’unico modo per avere la certezza di cosa ascoltava il nostro interlocutore prima, era quello di andare a casa e sbirciare tra i dischi o i CD che possedeva. Ora abbiamo strumenti, che permettono di portarci dietro la nostra musica, ed è molto più facile scoprire il gusto musicale di chi abbiamo di fronte. Sbirciare i Gbyte di musica è un gesto molto più semplice. E’ importante sapere cosa ascolta chi abbiamo davanti. Forse dovremmo dare più importanza a questo aspetto, nel valutare le persone, e meno ad altri aspetti che sono solo apparenza. La musica è sostanza, non apparenza.