Osvaldo, un’altra scommessa.

Pablo OsvaldoPablo Osvaldo, classe 1986, carattere difficile e talento cristallino. Questa è la definizione che ne do, e che ne davo anche quando militava alla Roma. Prima dell’arrivo di Tevez e Llorente, era l’attaccante che mi sarebbe piaciuto avere alla Juventus. Ora è arrivato. E’ ovvio che ho mille dubbi in proposito. Nella Premier League non si è mai ambientato, e per un giocatore che vuole fare il mondiale brasiliano, non è certo il massimo. Di certo c’è che ha un pessimo carattere, e non è uno che unisce lo spogliatoio. A Roma, dopo un arrivo a suon di colpi di classe e goal, non ha lasciato il segno. I compagni, a poco a poco, lo hanno messo ai margini del gruppo, e lui è stato costretto ad andare via, con estrema gioia di chi ha aveva in mano la cassa dei giallo-rossi. Al Southampton, è stato subito etichettato come capriccioso ed irritabile e gli inglesi, rigidi, ed amanti della gerarchia, non lo hanno mai fatto sentire a proprio agio. Ora arriva a Torino, con una formula finanziaria che a me piace, soprattutto per uno con il suo “caratteraccio”: prestito con diritto di riscatto fissato. Da febbraio a giugno, l’attaccante italo-argentino, dovrà dimostrare un sacco di cose. La prima che è maturato: come uomo e come calciatore; la seconda che Prandelli non potrà fare a meno di lui; la terza, che può convivere in uno spogliatoio; e la quarta, ma questa vale soprattutto per se stesso, che può essere un giocatore determinante e sul quale una società possa fare degli investimenti di lungo periodo. Se manterrà queste promesse, a giugno, verrà certamente riscattato, ed avremo un altro talento puro a Torino. Reputo che la Juventus, ed: il suo ambiente, la sua società, il suo stile, possa essere d’aiuto a questo ragazzo, ed il talento di Osvaldo potrà essere di certo uno spunto in più per la Juve.

Il golf si tinge di bianco.

Golf e NeveDomenica 19 gennaio, sulle Alpi di Siusi, si terrà un torneo di golf su nove buche. Il torneo che è stato organizzato da dall’area vacanze Alpe di Siusi, si svolgerà ad oltre 2000 metri di altitudine e coniugherà la passione del golf a quella degli sci. Infatti da una buca all’altra i giocatori si sposteranno tramite: sci o snowboard. Un esperimento simpatico e originale, ma il golf, per me, rimane quello giocato sui prati verdi.

Juve Roma, un altro capitolo.

2014_01_05t211345z_928749216_gm1ea160egl01_rtrmadp_3_soccer_italy_57303_immagine_obigQuest’anno Juve Roma era attesa, se possibile, di più do ogni anno. La Roma arrivata dall’ottima partenza, con il record di vittorie consecutive, e forte del secondo posto, direi meritato. La Juve, dopo l’uscita dalla Champions League, motivata a non mollare nessun ulteriore obiettivo, e decisa ad incrementare la striscia di vittorie consecutive in campionato (nove prima di domenica). I presupposti c’erano tutti e, a mio modesto parere, la partita è stata all’altezza delle aspettative, almeno fino ai primi quindici minuti del secondo tempo. Le due squadre si sono affrontate alla pari, come da copione. Partita maschia, senza esclusione di colpi, ma la differenza, secondo me, l’hanno fatta due fattori: lo Juventus Stadium, e la fragilità mentale della Roma. Il primo, non da oggi, da una carica ai bianconeri difficilmente arginabile. In pochi hanno vinto in quello stadio, e con moltissima fatica. Sul secondo fattore c’è molto da lavorare. La forza psicologica arriva solo con la certezza e la consapevolezza delle proprie forze. Non è sempre colpa di qualcun altro se si perde. Si deve lavorare a testa bassa e provare, riuscire, a vincere. Anche nello sfottersi, i tifosi romanisti fanno sempre riferimento a “scuse” sul perché si perde, e non cercano mai di enfatizzare le enormi capacità che la propria squadra possiede. Un giorno l’arbitro, un altro il doping, un altro ancora gli aiutino. Questo secondo me è un limite mentale che si ripercuote, si trasferisce, sulla squadra, e quindi sui risultati. I tifosi non dovrebbero fornire alibi ai giocatori e alla società. Mai. Qui a Roma c’è sempre la moda di scaricare le responsabilità, e mai andare ad analizzare il problema alla radice. Ma questo è anche un male tutto italico. Ma tornando alla partita, al di la del risultato, bellissima serata di sport. Si sono battute due squadre forti e, forse, alla fine ha prevalso solo la migliore organizzazione globale. Nell’assenza totale delle Milanesi, è bello vedere: Roma e Napoli cercare di fronteggiare la Juventus. Ha il sapore antico di bellissime sfide.

Lo strano destino.

Michael SchumacherNon guardavo più la Formula uno, ma quando Michael Shumacher è approdato alla Ferrari tutto è cambiato. Una scuderia dal passato blasonato ha cominciato di nuovo a vincere, e con lei anche il suo pilota. La Formula Uno, la Ferrari, finalmente si riappropriava del fasto di un tempo, quello dei suoi piloti come: Villeneuve o Lauda. Finalmente la domenica pomeriggio non ci si addormentava più sul divano, guardando la Formula Uno. Michael, è riuscito a portare a Maranello quello stile tutto tedesco di approcciare al lavoro. Metodo e disciplina, che sommato alla fantasia e alla forza della Ferrari hanno creato un connubio imbattibile. Solo gli anni che passavano hanno rotto l’incantesimo. Un uomo veloce come un missile, nello stile pulito mi ricordava un po’ Lauda: un calcolatore spietato e velocissimo. Ho ammirato quel pilota, e anche l’uomo. Sempre un po’ schivo, quasi timido. Quel suo non riuscire o volere imparare l’italiano. Ho ammirato quel suo stile vincente, anche quando, pensionato troppo presto dalla Formula Uno, ha provato a vincere ancora tornado. Un astro luminosissimo come ne nascono pochi. Non posso pensare, non voglio credere che, a spegnere questo astro sia una “banale” caduta dagli sci. Non è il finale che immaginavo per un campione. A volte mitizzando i nostri eroi, sportivi, o anche non, gli diamo una dimensione quasi eterea. Dimentichiamo quasi che sono fatti di carne e ossa come noi. Non pensiamo che, una caduta sugli sci, può essere fatale a noi, quanto a loro. E’questo che li rende uguale a noi, uguali alla gente comune. Forza Schumi, per te ho immaginato un futuro, oltre che una fine, degna del campione che sei, e che sei stato. Per te ho immaginato una fine degna dell’uomo che sei. Secondo me non è arrivato ancora il tuo momento, riprenditi presto, scala questa marcia, affronta questa salita, e poi dritto verso un altro traguardo da vincente. In bocca al lupo Shumi.

Chi ha inventato il Golf?

golfFino a ieri sembrava tutto chiaro sulle origini del golf, ma da oggi gli scozzesi potrebbero venire defraudati del titolo d’inventori di questo fantastico sport. E’stato ritrovato, in Cina, un rotolo pittorico risalente ad almeno 500 anni fa, nel quale delle donne giocano con mazze e palle, accompagnate da veri e propri caddies. Questo dipinto, ora in mostra a Londra, dimostra che, dall’altra parte del mondo si giocava, se non proprio a golf, ad uno sport simile, molto prima che in Scozia. Non ci sono però, negli scritti di Marco Polo, accenni alla pratica dell’attuale golf, nella Cina da lui visitata. Gli scozzesi, da canto loro, amano e sanno tenere strette le proprie tradizioni. Le curano, le rispettano. E questo sport, bandito da Giacomo II in quanto, a suo dire, distraeva le truppe dall’addestramento militare, trova le sue origini proprio in Scozia come sport derivante dall’hockey, anche quest’ultimo un sport molto praticato nell’impero di sua maestà. Ci sono però tracce di uno sport simile anche tra gli antichi romani: la paganica. Sono molto confuse le tradizioni e le origini di questo sport, di certo c’è che gli scozzesi dovrebbero imparare, in fatto di modernità, dalla Cina, uno dei popoli più tradizionalisti del mondo. Infatti nel dipinto, come detto sopra, vengono ritratte delle donne che giocano, mentre, ancora oggi, esistono dei club in Scozia che, approposito di tradizioni, permettono alle donne, l’ingresso al green, solo se accompagnate da un uomo.

L’importanza di chiamarsi Tiger

Immagine«I love to compete. That’s the essence of who I am»

Sono queste le parole che Eldrick “Tiger” Woods, celebre giocatore di golf statunitense, rilasciò in un’intervista del 2006, all’apice della sua carriera professionistica.

Parole che descrivono pienamente la natura di Woods e che si possono tranquillamente applicare anche a molti altri grandi atleti della storia, moderna e passata.

Questa voglia di competere e di dominare l’avversario, unita certamente al talento e ad una notevole predisposizione tecnica e fisica, è l’arma in più che distingue i grandi atleti dai quelli buoni.

Si badi bene che per queste persone la vittoria è paradossalmente tanto fondamentale quanto secondaria e non è che una diretta conseguenza di questo modo di pensare.

È interessante prendere ad esempio l’ultima delle tante dimostrazioni di potere che negli anni hanno visto protagonista proprio Tiger Woods.

Domenica 24 marzo, Arnold Palmer Invitational, importante torneo del circuito PGA, che vede…

View original post 568 altre parole

Tevez, questo sconosciuto.

Presentazione di TevezLo confesso, non so chi caspita sia Carlos TEVEZ. Lo conosco di nome, so dove giocava, ma dire che potrà dare quella marcia in più all’attacco della Juve, non sono in grado di dirlo. Certamente sarà un fuori classe di primo livello, per giocare nel City di Mancini. Ho letto che è il classico sudamericano tutto genio e sregolatezza. Forse potrà apportare quella spinta offensiva che farà brillare la Juventus anche in Europa. Certo la campagna acquisti non deve intendersi completata, e, come ogni anno di questo periodo, temo per chi dovrà partire. Mi auguro che non siano Matri o Vucinic, sono due calciatori troppo importanti per le dinamiche di gioco della Juve. Probabilmente a lasciare sarà Quagliarella, giocatore, a mio avviso di grossissimo livello, ma che a Torino non è esploso. In questa vicenda però, la cosa che mi ha colpito negativamente, è l’assegnazione della maglia numero 10. Sarà che per me di numero 10 ce n’è uno solo, ed è: Alessandro Del Piero, ma ne aveva fatto richiesta anche Arturo Vidal. Quest’ultimo ha messo la firma agli ultimi due scudetti della Juve, e, forse, prima di darla al nuovo acquisto, avrei accontentato chi ha contribuito pesantemente a riportare la Juve agli antichi fasti. Staremo a vedere. Per il momento godiamoci questa campagna acquisti stellare da parte della Juve.

Il golf, prima lezione.

GolfEccomi qui, dolorante quanto basta, a ripensare alla giornata appena passata. Avevamo, con Dany, provato il golf e c’era piaciuto molto. Certo li eravamo nelle Langhe, un posto fantastico, immerso nelle colline del Barbera e del Nebbiolo, quindi tutto era stupendo, ma oggi la sensazione è stata la stessa. La complicità di Max e Lidia ha sicuramente aiutato, ma la voglia d’imparare era, ed è, tanta. Il circolo che ci ha ospitato è quello di: “Archi di Claudio” a Roma. Un posto molto carino, ideale per imparare e cordiale nella gestione. Lo scenario che si staglia sullo sfondo dei campi pratica è quello dell’acquedotto Claudio. Fa caldo, ma non si soffre come nei giorni scorsi. I primi colpi li abbiamo tirati con la supervisione di Max. I suoi consigli sono stati preziosi per affrontare la lezione successiva. Pian piano abbiamo anche convito e coinvolto Lidia. Pranzo sociale nella club house del circolo, e poi di nuovo sul green. La lezione è passata veloce, e ogni colpo che andava a segno la voglia di far meglio aumentava. Dany è bravissima. E’ordinata nei movimenti e attenta ai consigli. Non colpisce forte, ma preciso. A me invece Daniele, il nostro istruttore, mi fa cambiare la posizione della mano mille volte. Non mi entra in testa. Ma colpisco forte, e la cosa non mi dispiace per niente. Quella pallina li in terra sembra così facile da colpire, e forse lo è. Ma colpirla bene è tutt’altra cosa. Colpirla e mandarla dove si desidera è un’arte. Certo non andrò alle olimpiadi, e forse non vincerò mai neanche torneo condominiale, ma di certo c’è che il golf è una scoperta. Intanto è uno sport, realmente, per tutti. Permette di passare una giornata all’aria aperta in compagnia di amici. Avevo tanti pregiudizi, ma ora ho capito che senso etimologico di sport ha tanti significati. Il golf ne incarna parecchi di essi. E ora non vedo l’ora che arrivi venerdì, quando avrò la prossima lezione.

Leonardo si sposa.

Anna Billò e LeonardoBellissima dichiarazione d’amore di Leonardo: ex giocatore e ex allenatore del Milan, ora dirigente sportivo del Paris saint Germain, ha chiesto alla compagna, la giornalista di Sky Anna Billò, di sposarlo in diretta. Stanno insieme da quattro anni, ed hanno un bambino, ma per un motivo o per un altro non erano mai riusciti a sposarsi. Per la verità lui un paio di volte gli e lo ha chiesto, ma le carriere hanno sempre avuto la priorità, e tutto è stato rimandato. Rimandato fino ad oggi. E’ una bellissima coppia, e si vede che sono innamorati. Leo ha scelto l’intervista di Sky, dove Anna era la conduttrice, dopo il sorteggio di Champions League, e, approfittando del momento, è riuscito a scucire il fatidico si, alla sua emozionatissima compagna. Mi è molto piaciuta la naturalezza con la quale lui gli e lo ha chiesto, ma soprattutto il fingersi di lei, per niente scossa. Bravo Leonardo, mi raccomando “due volte: uno in Italia e uno in Brasile.” Poco importa contro chi giocherà la sua squadra in Champions, la loro coppa: Anna e Leo, l’hanno già vinta.

Juventus Siena, tutto bello tranne i fischi.

Juventus SienaLa partita di oggi è stata giocata nell’unico modo possibile dalla Juve: cercando di vincere. Forse a tratti a dispetto del bel gioco, ma con l’intento unico di vincere. Tre reti al Siena, che, soprattutto nell’ultimo periodo ha fatto sempre bene, non era facile farli. Vincere e aspettare quello che il Napoli farà domani era l’unico imperativo. Missione compiuta. Ma, in cuor mio, non capisco i fischi a Giovinco. E’ un ragazzo Italiano, con indubbie capacità, che sta facendo tanto alla Juve. Mai alla ribalta della cronaca per scandalucci vari, mai una parola fuori posto, mai polemico. Certo, forse ci si aspettava qualcosa di più da chi, come lui, è un campione. Ma le belle prestazioni arriveranno. Si è detto spesso che lo Juventus Stadium, ed il suo pubblico, sono il dodicesimo uomo in campo. Ma un compagno di squadra non si fischia, soprattutto quando si è primi in campionato, ed in corsa per la Champions League. Mai fischiare uno come Giovinco che, quando ha giocato altrove, ci ha sempre segnato. Sebastian è un prodotto del vivaio Juventino, va tutelato, va coccolato, anche se fino ad ora non ha reso quello che vale. Detto ciò, dieci alla Juve, zero ai fischi.