Probabilmente parlo tenendo presente solo la mia esperienza di genitore separato. Probabilmente, nella società in cui viviamo, il fine settimana è considerato un po’ il tempo per ricaricare le batterie. Probabilmente vedo mio figlio molto stanco da una settimana in cui, tra scuola, sport e impegni vari, non si ferma mai un secondo. Fatte tutte queste debite premesse, reputo che, i compiti del week end, siano una quantità spropositata. Facciamo, e sottolineo facciamo, fatica a finirli. Se poi la domenica mattina Filippo deve andare a giocare, è la fine. E’ vero che non vanno a scuola il sabato mattina, ma fanno un orario pieno per 5 giorni alla settimana, e avrebbero bisogno di staccare un pò anche loro. Mi piacerebbe molto condividere con Filippo, nel week end che sta con me: un museo, un evento, o semplicemente un pomeriggio al parco. Ma non si può fare. Se usciamo dagli schemi rigidissimi, che ci dobbiamo dare per finire i compiti, arriviamo alla domenica sera con i libri ancora aperti. E non lo reputo giusto. Tutti noi, e parlo della mia generazione, non eravamo così affogati nei compiti del fine settimana, e gran parte di noi usciva da scuola, alle elementari, a mezzo giorno e mezza. C’è qualcosa che non va. Per me è semplicemente una questione di programmazione. L’impressione che ho è quella che non si riesce in classe a procedere spediti con il programma, e si utilizza il week end per recuperare un pò di tempo perduto durante la settimana. Io sono contrario a quelle famiglie che, pigramente, pensano di demandare l’educazione dei propri figli alla scuola. Ritengo che scuola e famiglia debbano camminare di par ipasso, scambiandosi informazioni utili. Ma sono altrettanto contrario al che la scuola scarichi sulla famiglia delle dosi di lavoro, difficili da smaltire a casa nel fine settimana. Vanno bene i compiti a casa, va bene lavorare insieme ai propri figli nel week end, ma vorrei poter essere lasciato libero di condividere più cose con mio figlio. Magari anche legate a quello che sta studiando. Mi sono poi sentito dire spesso: “…vedrai poi alle medie...”. Il mio pensiero è: “…quando ci arriveremo alle medie vedremo…“. La scuola, e non per colpa di chi la frequenta come: insegnante o dirigente; vive forse il gap più largo della storia, tenendo presente la modalità di studio e l’approccio allo stesso, e quello che succede fuori. Si adottano metodologie vecchie e superate, quando fuori i nostri figli utilizzano la tecnologia come lo spazzolino da denti. Trovo tutto questo un’enorme errore. Penso che i nostri figli potrebbero rendere molto di più e meglio utilizzando modalità di coinvolgimento didattico diverse. Più attuali. Ma questo è un’altro discorso, per ora mi accontenterei di poter passare un po’ di tempo con mio figlio, senza dover pensare solo ai: Villanoviani, o alle divisioni a due cifre in colonna.
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Il tradimento e la rabbia…
Lo sospettavo, ma ora ne ho la certezza. Non riesco a sopportare il tradimento. Non riesco ad andare oltre, a dimenticare. Non so se è un limite, o il riconoscimento di un difetto, ma ora so che non sono in grado di sopportare un tale sentimento. Il tradimento, la menzogna è il livello più basso a cui un essere umano si può abbassare. La rabbia invece è la logica conseguenza del tradimento. Essere tradito, mi scatena il sentimento più difficile da controllare. Non vi riescono gli animali e i bambini. Ed in questo momento mi sento una belva. Sono arrabbiato, deluso, stanco. Se poi a deluderti, a tradirti, è uno che dovrebbe darti dei valori, che dovrebbe prenderti per mano ed insegnarti a vivere. Se a tradirti è chi dovrebbe essere un riferimento. Sono stanco perchè mi sento derubato della mia giovinezza, della spensieratezza dell’adolescenza. Voglio essere un padre che il proprio figlio deve poter guardare con fierezza. Voglio essere motivo d’orgoglio per le persone con le quali debbo condividere la mia esistenza. Voglio essere un compagno di vita leale, e sincero. Voglio poter donare un abbraccio a chi voglio bene, senza che questo sia volgarmente inquinato. Voglio che le cose che faccio, che vivo, siano pure, e non un modo per fuggire dalla solitudine dalla routine. Non voglio essere al centro dell’attenzione. Gli egocentrici, hanno tanta gente intorno, ma sono soli dentro. Non voglio vivere rapporti di convenienza. Voglio avere le risposte sulle persone e le cose che contano per me. Voglio una famiglia che non debba mai vergognarsi di me…
La forza (esagerata) delle forze del disordine…
Non ho voluto scrivere subito, ho voluto aspettare, ascoltare, contestualizzare quello che è successo ieri. Argomento: le dimostrazioni che, più o meno, ci sono state in tutto il mondo. Il comune denominatore sono state le botte che le polizie di tutto il mondo hanno elargito. Ora, reputo assurdo che un ragazzo di 20 anni, possa andare a fronteggiare, anche se debitamente addestrato, un suo, quasi, coetaneo. Spesso poi la pensano anche alla stessa maniera. Ritengo che non sia giusto devastare città o andare a cercare lo scontro così, tanto per fare. Ma altrettanto penso che il diritto a dimostrare deve essere preservato. Non mi piacciono i regimi, ne di polizia, ne tantomeno l’anarchia assoluta. Gli studenti però non si toccano. Hanno subito un deterioramento dei servizi ai quali debbono accedere che fa spavento. Non andiamo da nessuna parte se continuiamo a tagliare: sulla scuola, sull’università, sulla ricerca, se rendiamo sempre più precari chi deve formare la futura classe dirigente, i futuri cittadini. Ecco perchè non si toccano. Le dimostrazioni pacifiche vanno difese, non attaccate. Perchè i nostri figli non sono (tutti) dei delinquenti e debbono sentirsi liberi di respirare la democrazia, ne debbono far parte. A tutto ciò dobbiamo aggiungere un mal contento che, non conosce più frontiera. La crisi economica, che perdura, almeno dal 2008, sta mettendo a dura prova tutti noi. Soprattutto per questo motivo, la forza della forza dell’ordine non deve essere esagerata. Quando la forza che si usa è troppa, l’unico risultato è il disordine.
Petraeus si dimette: “…non sono degno…”.
Uno degli uomini più potenti del pianeta si è dimesso ieri. Il Diretto de della CIA David Petraeus. Ufficialmente, il motivo è stato che dopo 37 anni di matrimonio ha tradito la moglie. Si è dimesso perchè tradendo la moglie, ha gettato un’ombra sulla sua integrità morale, che il direttore della CIA non può permettersi di avere. Qualcuno attribuisce il motivo delle dimissioni alla morte dell’agente della CIA a Bengasi; altri a fatti interni alla CIA. Sta di fatto però che in uno stato serio, la classe dirigente seria, in caso di macchie sulla credibilità di chi riveste ruoli importanti, l’unica strada da percorrere sono le dimissioni. Ne va della credibilità dell’istituzione che si rappresenta. Noi in Italia, abbiamo fatto dello scandalo la normalità. Abbiamo avuto il nostro premier che aveva reso le sue case dei “bordelli”, e continua a pagare, ancora oggi, 43 ragazze. Ragazze che si sono intervallate nelle serate di Arcore. Questo signore vorrebbe ripresentarsi come primo ministro alle prossime elezioni. Sono veramente stanco. Continuiamo ad avere esempi di come si dovrebbe vivere, da tutto il mondo, e ci ostiniamo a continuare a dover sopportare. Il nostro parlamento sta per votare una legge contro la corruzione. In altri stati, chi ha la propria reputazione macchiata, non può gestire gli affari pubblici. E non c’è una legge che tutela questa regola di base, è il vivere civile.
Trenitalia, e i suoi accordi commerciali.
Sarrebbe come sparare sulla croce rossa, ma non lo farò. Cercherò di dimenticare l’atavico odio che esiste tra la mia squadra: la Juventus, con la Roma. Quest’ultima, per andare in trasferta a Parma, ha utilizzato Trenitalia. Fino a qui nulla di male, anzi vedere che questi semi-dei dei calciatori utilizzano un mezzo popolare come il treno, fa piacere. Ma che il Treno debba fare una fermata in più, senza che l’utente sia avvisato all’atto dell’acquisto del biglietto, è una cosa tutta Italiana. Poco seria, anzi per niente. I malcapitati passeggeri infatti, per far scendere alla stazione di Parma, i giocatori e i dirigenti della Roma, si sono dovuti sorbire una stazione in più, con ovvi conseguenti ritardi. Trenitalia si è difesa, prima dichiarando che agli altoparlanti era stato dato l’avviso (come se un passeggero arrivato alla stazione, dopo aver acquistato il biglietto, non prende il treno comunque); poi rimborsando il 25% del biglietto. Personalmente reputo tale comportamento non degno di una società (quasi monopolista) come Trenitalia. Ovviamente la Roma (come altre squadre) ha approfittato di un accordo commerciale che, per me, non poteva essere preso da una società di trasporti seria.
Tanto per capire e per far capire.
Faccio uno strappo alla regola, parlo di politica. Ma non per dare indicazioni di voto o per parteggiare per uno o l’altro partito. Anzi, per quello che mi riguarda ho una sfiducia tale nel sistema politico nazionale, che se si votasse ora, prima di decidere per chi votare, dovrei prima decidere se votare. Tornando a noi, da cittadino sono stanco di subire passivamente l’ondata di disinformazione che i nostri mass-media ci propinano ogni giorno. Se un cittadino, nel pieno dei propri diritti, viene condannato all’interdizione dai pubblici uffici, tra le altre cose, non potrà avere cariche politiche, anzi, non può proprio votare, per tutta la durata della condanna. A tal proposito, cito testualmente Wikipedia: “L’interdizione dai pubblici uffici è una pena accessoria prevista dall’articolo 28 del codice penale italiano e può essere perpetua o temporanea. L’interdizione è la più importante sanzione interdittrice sancita dall’odierno sistema penale, anche se il suo contenuto afflittivo è stato di molto diminuito a seguito di alcune pronunce della Corte costituzionale. L’interdizione secondo il codice penale italiano priva il condannato al diritto di elettorato attivo e passivo; di ogni pubblico ufficio e di ogni incarico non obbligatorio di pubblico servizio; della qualità di tutore o di curatore; dei gradi e delle dignità accademiche, nonché della possibilità di esserne insignito. Nel caso in cui l’interdizione sia temporanea la durata minima prevista è di un anno e quella massima è di 5 anni. La condanna all’ergastolo e la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni importano l’interdizione perpetua del condannato dai pubblici uffici; e la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a tre anni importa l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque. La dichiarazione di abitualità o di professionalità nel delitto, ovvero di tendenza a delinquere, importa l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. L’interdizione inoltre consegue alla condanna di un reato realizzato mediante abuso di poteri o violazione di doveri inerenti alla pubblica funzione o al pubblico servizio.”
Quindi possiamo stare tranquilli, a meno di una legge ad hoc dell’ultima ora, nessun condannato alla suddetta pena può presentarsi a ricoprire alcuna carica pubblica. E per quanto riguarda la nostra stampa, sarebbe il caso che, senza temere conseguenza alcuna, s’inizi a dire le cose come stanno. E’ incredibile la collusione che, sempre di più esiste, tra l’informazione e la politica. Sono sempre più schifato.
L’ingratitudine di Marchionne.
Ho poco tempo, pochissimo tempo, e purtroppo ne fa le spese il blog. Avrei tanta voglia di scrivere ma non riesco. O quanto meno non riesco con la continuità che vorrei. Stamattina però non ce l’ho fatta. Sentendo la radio, mi ha colpito la notizia che Marchionne, per rispondere ad un attacco di Renzi, ha giudicato Firenze una città: “piccola e povera“. Posso capire che non abbia le stesse idee di Renzi, e fino a qui nulla di male. Ma che si offenda una città come Firenze non è giusto, non è corretto. Io sono Juventino. E Marchionne è un dirigente della famiglia Agnelli. Inoltre la Fiorentina ha un odio atavico per la Juventus, e viceversa, ma le parole di Marchionne hanno proprio superato ogni limite di logica comprensione. Non offendono solo una città, ma tutti i Fiorentini. Inoltre il gruppo FIAT (Ferrari a parte) non riesce a sfornare una macchina decente da 15 anni. Quindi, prima di attaccare una città che tutto il mondo c’invidia, e uno stato che alla FIAT ha elargito miliardi di Euro in contributi e ammortizzatori sociali, dovrebbe pensarci non una, ma mille volte. Offendere solo per il gusto di farlo, o solo perchè si è pervasi da un senso di onnipotenza, non è civile. Sono schifato dall’atteggiamento di quest’uomo, e dalle continue provocazioni che sta producendo. Lo dicesse chiaramente che sta cercando di creare un clima, a lui avverso, per trasferire le aziende che rappresenta negli USA. Dovrebbe ricordarsi però, che se FIAT ha potuto comprare la Chrysler, e permettere a lui di frequentare Detroit, lo deve anche a tutti quei Toscani che hanno comprato una FIAT. Caro Sergio, sarai anche uno dei manager maggiormente apprezzato nel mondo, ma ascolta un imbecille, dovresti imparare un pò di educazione, e dopo averla appresa, estrapolare un po’ di umiltà. Forse ti aiuterebbe a fare meglio il tuo lavoro, e soprattutto a produrre qualcosa di decente.
Sallusti e la condanna…
Lo so, vado contro corrente, e certamente è anche il momento storico che sto vivendo che mi spinge ad avere un’attenzione massima alle regole e alle leggi. Non penso che Sallusti abbia ragione. Ha sbagliato, ha diffamato, non ha voluto chiedere scusa e ora deve pagare. La legge recita così. Fare il giornalista non significa non dover rispettare le regole. Avere delle regole, non significa imbavagliare l’informazione. Se una cosa del genere fosse capitata, in strada ad ognuno di noi, saremmo stati condannati, forse non avremmo rischiato la galera, ma comunque avremmo passato i nostri guai. Per tanto, come ritengo giusto che la legge valga per tutti, dal Presidente della Repubblica, passando per il primo ministro, fino “all’ultimo” dei cittadini, così deve valere per ogni giornalista, che in più ha la responsabilità di diffondere notizie. Pertanto, caro sig.Sallusti, per come la vedo io, ti dovrai fare fino all’ultimo giorno di galera, e per questo non ritengo che, da oggi, in Italia ci sia meno democrazia.
La domanda di mio figlio.
Filippo, è un bambino sveglio, attento e molto sensibile alle cose che gli accadono intorno. Oggi, parlando con lui mi ha fatto una domanda: “papà, ma tu sei proprio sicuro che seguire le regole è giusto?”. A questo punto, anche un pò risentito, ma certamente incuriosito dal pensiero, gli ho chiesto come mai avesse questo dubbio. Mi ha raccontato che, nella sua classe, c’è un bambino che si fa fare i compiti dal fratello, e la maestra, quella di matematica, gli fa sempre i complimenti. E poi continua: “papà, non lo senti al telegiornale quanti furbi ci sono in politica? Rubano centinaia di euro (per lui cento euro sono tanti) e non gli fanno niente.” Sono rimasto sconcertato. Mio figlio si è accorto che è circondato da furbi, malfattori e gente disposta a tutto per il dio denaro. E se lo ha capito lui, un bambino di 10 anni, come facciamo noi adulti a poter permettere che i nostri figli crescano con davanti questi esempi? Di per se, fare il genitore è difficilissimo. Cercare di navigare tra le acque della buona educazione, senza affondare è un impegno arduo. Se poi in ragazzi così giovani s’insinua il dubbio che la furbizia, quella cattiva, quella brutta, quella senza un minimo senzo civico, porta risultati migliori dell’onestà, dei valori, dei sani principi, per noi genitori è davvero dura. Penso a quando avrà 15 anni, o 20, crescere in uno stato come il nostro con zero prospettive, zero rispetto per chi vive e lavora onestamente, ma come potrò mai spiegargli che il giusto, spesso non ti porta successo e soddisfazioni. Lo confesso, vacillo tra la morale, l’educazione che i miei genitori mi hanno dato; e quello che vedo, una società che pone nelle mani dei disonesti, dei nepotisti, le chiavi di un successo facile e ricco di danari. Viviamo in un contesto sociale, in particolare in Italia, dove c’è la cultura: della spintarella, dell’andare avanti non per meriti, dove se si scopre qualcuno con le mani nella marmellata non si ha nemmeno il buon gusto di dimettersi, e chiedere scusa. Sono stanco. Eppure ritengo che la maggioranza di noi è onesta. La maggioranza di noi: si alza la mattina, va a lavorare, paga le tasse e si ammazza per sopravvivere, mentre nei comuni, nelle regioni, nello Stato, si spendono miliardi di euro sotto la voce: sprechi. Forse è ora di una rivoluzione. Parola mia, stavolta il primo che parte lo seguo.
A Londra con Filippo.
Ad aprile, o forse a maggio, ho ricevuto una email da Alitalia, nella quale mi si comunicava che avevo delle miglia in scadenza. Le famigerate mille miglia. Era un po’ che avevo voglia di farlo, e quindi ho approfittato, prenotando un week end a Londra, soltanto: Filippo e me. Ero un pò preoccupato del fatto che un bambino di 10 anni e mezzo, potesse annoiarsi in una città dove c’è da visitare monumenti e dove non capisce una parola di quello che si dice intorno a lui. Avevo paura che si annoiasse e, per questo, ho cercato di studiare delle mete che potessero interessarlo. Risultato? E’ stato un week end bellissimo. Siamo tornati ieri sera, e stamattina era ancora tutto eccitato. Scoprire che esiste un paese, e viverlo, dove c’à ancora la regina, “più vecchia di nonna”, che vive in un castello grandissimo al centro di Londra e che i londinesi chiamano, scherzosamente: “Jurassic park”; i gioielli della corona; un museo dove poter osservare quei dinosauri, di cui aveva solo potuto vedere le foto sui libri. Tutte queste cose, queste emozioni, lo hanno riempito. Arrivavamo in albergo alle 20.30 e alle 21.00 già dormiva. E’ stato una spugna, ed ha assimilato tutto come solo i bambini sanno fare. Ad un certo punto, osservando quello che aveva intorno, mi ha chiesto: “ma gli inglesi sono più avanzati di noi?” Questo la dice lunga su quale capacità di analisi, e di critica si ha a quella età. Rivedere la torre di Londra con lui è stata un’esperienza unica. Osservarlo al Natural History Museum interagire con la conoscenza (perchè li, nei musei, s’interagisce), mi ha fatto capire tante cose che mi erano sfuggite, o forse avevo sottovalutato. L’esperienza che lo ha affascintato di più è stata il giro della città su un mezzo anfibio. Un imprenditore inglese ha rilevato, dall’esercito britannico, una ventina di vecchi mezzi da sbarco della seconda guerra mondiale. Alcuni di essi sono anche stati usati nel D Day. Con questi mezzi, fanno il consueto giro di Londra, e poi si “tuffano” nel Tamigi. Un’esperienza davvero insolita, soprattutto per un bambino che, come tutti a quell’età, adora macchine, le moto e tutto quello che si muove. Debbo dire che ci ha molto aiutato anche il tempo. Sono stati due giorni di sole e di caldo, inusuali per la grigia Londra. Gli ho raccontato anche chi erano i Beatles, e che cosa sono stati per tutta la musica rock mondiale. Gli ho fatto sentire Hey Jude e Imagine. La visita ad Abbey Road, è stata d’obbligo a quel punto. Quanto ci siamo divertiti. L’esperienza sugli autobus a due piani me l’ha fatta ripetere ogni volta che è stato possibile. Giustamente mi ha fatto notare che: “la metro sarà anche più veloce, ma vuoi mettere quello che si vede dal secondo piano dell’autobus?” Come dargli torto. Tornando, grazie alla bontà di Alitalia, abbiamo viaggiato in business class. Mentre faceva merenda con gamberetti, salmone e focaccia calda, mi ha detto: “ho deciso papà, da domani si viaggia solo in prima classe”. Mi ricorda tanto una persona, che da un paio d’anni frequento assiduamente. Ho deciso che farò il possibile, ma almeno un week end all’anno da solo con Filippo, in giro per il mondo, me lo farò. Almeno fino a quando non inizierà a considerarmi uno di quei dinosauri che tanto adora.