Interessantissimo articolo del sole 24 ore nella rubrica Food24.

pinzimonio_ducasse-552x414Ho letto con attenzione, e anche un pizzico di curiosità questo interessante articolo. E’ bella la carrellata che fa dei ristoranti stellati, e non, indicando le specialità e le particolarità anche del posto; nel contempo è triste dover constatare che, anche nella cucina, l’arte non paga. L’artista, lo chef in questo caso, molto spesso per mantenere in  vita la sua creatura, il ristorante, e nel contempo cercare un po’ di veloce popolarità, deve accettare parti in show televisivi, o consulenze in giro per il mondo. La cucina Italiana, per il periodo che stiamo tutti vivendo, dovrebbe poter diventare uno dei volani per la rinascita del nostro bel paese. Un’arte da sviluppare e far conoscere, anche e soprattutto per tramite giovani talentuosi nuovi chef. L’articolo si trova al seguente link:

http://food24.ilsole24ore.com/2013/12/perche-il-pinzimonio-di-ducasse-costa-88-euro/

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Ceneromane: quando i romani aprono la propria casa ai turisti

Bellissima idea…da sperimentare!!!

tuttacronaca

ceneromane-tuttacronacaUna cena tipica romana… a casa dei romani. E’ questa l’idea proposta dalla piattaforma Ceneromane, che ha fatto sbarcare nella Città Eterna l’homerestaurant su iniziativa di Daniela Nurzia, ispiratasi alla tradizione dei Paladar cubani, quando, nei tempi dei castrismo, la popolazione ospitava i turisti nelle proprie case per poter avere contatti con loro. L’ideatrice ha spiegato che si tratta anche di un’esigenza pratica: “con la crisi molti lavori sono venuti meno e si fa fatica ad arrivare a fine mese così ho aperto prima la mia casa agli ospiti e poi si sono aggiunti i miei amici, certamente non diventiamo ricchi ma con le cene a pagamento possiamo permetterci una vacanza in più o pagare il college ai figli.” Ecco allora che ai turisti basta scegliere l’abitazione che preferiscono, il menù e la data per poi passare al pagamento, se la casa è libera quel giorno, con Pay pal…

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Sonda Lapka.

IphoneE un pò di tempo che con Daniela si dibatte su un argomento. Il cibo. Se al supermercato compro una scatola di tonno, lei mi riprende perché, a detta di un libro che ha letto, (e non ho motivo di non crederle) molti dei cibi che mangiamo non sono quello che pensiamo. Ad esempio, proprio il tonno di cui sopra, viene mischiato con altri pesci, ovviamente più economici, e poi riconfezionato ad arte per trasmettere l’idea che dentro la scatoletta ci sia del tonno, e non un frappé misto di pesce. Alcune marche fanno questa cosa, altre sono invece molto attente. Stesso discorso vale anche, con le opportune varianti, per le colture intensive di carne, oltre che di pesce, e si estende anche alle uova e alla verdura. Ma ora, sembra che sia in arrivo una sonda d’acciaio che infilata nel cibo, controlla la quantità di nitrati che possiede e, tramite un Iphone collegato, elabora il dato, consegnandoci la verità sul cibo che stiamo mangiando. Questa sona, attualmente in sperimentazione negli stati uniti, si chiama: Sonda Lapka. Decisamente interessante. Ed è ancora più interessante che, questa sonda, possa essere collegata non ad un complicatissimo apparato di elaborazione dati, ma ad un Iphone. Ritengo che se funzionasse, ci sarà da diventar matti. Mi piace la possibiltà di controllare cosa mangio, ma l’aggeggio deve essere perfetto. Immaginate se, dopo aver comprato la carne, ed averla analizzata, viene fuori un dato che non è reale, e quello stesso dato ci porta a litigare con il macellaio (il mio è anche grosso), o piuttosto con il pescivendolo. Oppure pensate ad una serata al mare, in un ristorante, e dopo aver ordinato un pesce alla griglia appena pescato, scopriamo che arriva da una coltivazione intensiva al largo del Kenia. Interessante, ma molto pericolosa. Comunque sia, per Daniela sarà un altro motivo, per prendersi un Iphone.