Pablo Osvaldo, classe 1986, carattere difficile e talento cristallino. Questa è la definizione che ne do, e che ne davo anche quando militava alla Roma. Prima dell’arrivo di Tevez e Llorente, era l’attaccante che mi sarebbe piaciuto avere alla Juventus. Ora è arrivato. E’ ovvio che ho mille dubbi in proposito. Nella Premier League non si è mai ambientato, e per un giocatore che vuole fare il mondiale brasiliano, non è certo il massimo. Di certo c’è che ha un pessimo carattere, e non è uno che unisce lo spogliatoio. A Roma, dopo un arrivo a suon di colpi di classe e goal, non ha lasciato il segno. I compagni, a poco a poco, lo hanno messo ai margini del gruppo, e lui è stato costretto ad andare via, con estrema gioia di chi ha aveva in mano la cassa dei giallo-rossi. Al Southampton, è stato subito etichettato come capriccioso ed irritabile e gli inglesi, rigidi, ed amanti della gerarchia, non lo hanno mai fatto sentire a proprio agio. Ora arriva a Torino, con una formula finanziaria che a me piace, soprattutto per uno con il suo “caratteraccio”: prestito con diritto di riscatto fissato. Da febbraio a giugno, l’attaccante italo-argentino, dovrà dimostrare un sacco di cose. La prima che è maturato: come uomo e come calciatore; la seconda che Prandelli non potrà fare a meno di lui; la terza, che può convivere in uno spogliatoio; e la quarta, ma questa vale soprattutto per se stesso, che può essere un giocatore determinante e sul quale una società possa fare degli investimenti di lungo periodo. Se manterrà queste promesse, a giugno, verrà certamente riscattato, ed avremo un altro talento puro a Torino. Reputo che la Juventus, ed: il suo ambiente, la sua società, il suo stile, possa essere d’aiuto a questo ragazzo, ed il talento di Osvaldo potrà essere di certo uno spunto in più per la Juve.
Fiat diventa Anglo-Olandese-Statunitense.
Da oggi Fiat, che da domani si chiamerà: Fiat Chrysler Automobiles NV, avrà sede legale ad Amsterdam, in Olanda, domicilio fiscale a Londra, nel Regno Unito, e, a meno di clamorose ed inaspettate modifiche, interessi negli Stati Uniti. Il titolo verrà quotato al NYSE di New York, e sede secondaria Milano. E’ successo tutto quello che di negativo doveva succedere, anzi, anche peggio. Secondo me, dopo l’acquisizione di Chrysler, la voglia, soprattutto da parte di Marchionne, di trasferirsi a Detroit era chiarissima. Vanno ricordate tutte le bordate che il gruppo ha inflitto al contratto di lavoro in Italia; tutte le discussioni su ogni piccolo o grande problema italiano; gli attacchi da parte del super AD a città come Firenze. I segnali c’erano tutti, anzi, leggendo i fatti con la storia e mettendoci un po’ di malizia, oggi sembrano tutti mattoncini di un edificio molto più grande. Con Fiat che va via, o quasi, l’ultima grande azienda Italiana va via con essa. Viviamo un momento molto difficile e anche bizzarro, certamente figlio dell’assenza di politiche economiche degne nel nostro paese. Un momento in cui imprenditori stranieri mettono le mani su gioielli italiani in ogni settore: moda, televisione, comunicazione; e quando un’azienda Italiana riesce a comprarne una straniera, si trasferisce all’estero. E’ vero che l’alta finanza è priva di coscienza, è priva di riconoscenza, ma un’azienda come FIAT, una famiglia come gli Agnelli (e lo dico da Juventino) non avrebbe mai dovuto iniziare un processo come quello in corso. L’Italia al gruppo FIAT ha dato molto, sono sicuro che la FIAT non ha ridato indietro, all’Italia e agli Italiani, altrettanto.
Il golf tra Renzi e Berlusconi.
Di tutto questo bailamme di voci, notizie, e scandali, relativamente all’incontro tra Renzi e Berlusconi, a me è rimasta una sola cosa: la foto di Fidel Castro e Che Guevara che giocavano a golf. La foto è stata scattata con una Leica, la mitica Leica, da Alberto Korda. Quest’ultimo è stato un fotografo molto famoso per l’epoca, che ha contribuito a far divenire un’icona Ernesto Che Guevara. L’idea di fondo di Castro era quella di rispondere al Presidente Eisenhower, che con la scusa di una partita a golf, non incontrò il leader maximo. In seguito Castro usò il golf come segno distensivo verso JFK, dopo il problema dei missili a Cuba. C’è molto mistero dietro quelle foto, ma la mia personalissima idea però è che Fidel aveva bisogno di rendere il suo regime un po’ più borghese, di avvicinarlo un po’ ai già vicini Stati Uniti. Sotto questa foto è avvenuto l’incontro tra Renzi e Berlusconi, che, personalmente reputo doveva essere fatto. Che piaccia o no, e a me non piace, ma Silvio Berlusconi è il leader del maggior partito di opposizione, e come tale va incontrato e bisogna confrontarsi con lui. Mi auguro che, alle prossime tornate elettorali, si possa fare a meno di parlare con un leader condannato, oltre che pregiudicato.
1243 immobili e non sentirli…
Mi è arrivato l’IMU per la mia casa al mare, e mi ha preso letteralmente un colpo. Poche centinaia di euro, per carità, ma in momenti come questi, pesa tutto. Figuriamoci se il commercialista mi avesse spedito l’IMU di 1243 immobili. Tanto per cominciare non pensavo esistesse una persona che: direttamente o indirettamente, possedesse un tale patrimonio. E poi non pensavo potesse esistere un evasore totale, proprietario di 1243 immobili. Sembrerebbe, e per questo è stata denunciata, che la sig.ra Armellini Angiola, erede della famiglia Armellini noti “palazzinari” romani, non abbia mai denunciato oltre 2 miliardi di patrimonio immobiliare, e in aggiunta, sembrerebbe, non aver mai pagato neanche l’IMU. Avrà forse pensato che i suoi immobili erano assimilabili a quelli del Vaticano? Mi auguro che si faccia luce molto presto su questa vicenda, e comunque vada a finire, secondo me ha vinto lei. Se fosse vero, non so da quanti anni, questa signora, non paga le tasse e, per quello che posso conoscere io della materia, il fisco ha 5 anni di prescrizione. Tra la contrattazione con l’erario e prescrizione, questa signora, qualora risultasse colpevole, pagherebbe sempre poco rispetto all’evasione. Mi sono di poco sollievo tutte le imputazioni penali che la sig.ra Armellini rischia. E l’Italia va…
Braccialetti elettronici, un altro spreco annunciato.
Leggevo tra i quotidiani, nei giorni scorsi, il flop dei braccialetti elettronici in Italia. Cosa sono i braccialetti elettronici? Sono dei dispositivi che applicati sulla caviglia di un detenuto, permette di rilevarle la posizione, oltre agli spostamenti degli stessi. Tale dispositivo dovrebbe venire applicato: a chi gode di un regime di semilibertà, a chi sconta la pena ai domiciliari, o a chi ottiene dei permessi di lavoro durante il giorno. Fino a qui nulla di male, anzi lo reputo uno strumento che aiuta lo Stato a risolvere il problema dell’affollamento delle prigioni, e, nel contempo, dovrebbe fornire una maggiore possibilità di reinserimento a chi nella vita ha sbagliato, e deve scontare una pena. Il problema è che il Ministero dell’Interno ha rinnovato, nel 2011, una convenzione con Telecom per 9,82 milioni di Euro a fronte della fornitura, e la gestione, di di 2000 braccialetti elettronici. Utilizzati oggi in Italia: meno di cento. Se dividiamo l’importo totale, per i braccialetti utilizzati, ne deriva che il costo che la collettività affronta per ogni braccialetto è di 98.200€. Neanche fosse di Bulgari. Troppo, decisamente troppo. Questa è la cronaca dell’ennesimo spreco Italiano. Il costo stimato, a regime, ossia utilizzando tutti e duemila i braccialetti disponibili, sarebbe di meno di 5.000€ cadauno. Decisamente un conto sostenibile per la collettività. Dal corretto utilizzo, ne deriverebbe un ovvio, e alquanto scontato, abbattimento della spesa carceraria, oltre ad un beneficio conseguente allo snellimento delle presenze nelle nostre case di detenzione. Questo è solo uno degli esempi di come, una buona idea si possa trasformare in un costo assurdo per la collettività. Viva l’Italia.
Il golf si tinge di bianco.
Domenica 19 gennaio, sulle Alpi di Siusi, si terrà un torneo di golf su nove buche. Il torneo che è stato organizzato da dall’area vacanze Alpe di Siusi, si svolgerà ad oltre 2000 metri di altitudine e coniugherà la passione del golf a quella degli sci. Infatti da una buca all’altra i giocatori si sposteranno tramite: sci o snowboard. Un esperimento simpatico e originale, ma il golf, per me, rimane quello giocato sui prati verdi.
Juve Roma, un altro capitolo.
Quest’anno Juve Roma era attesa, se possibile, di più do ogni anno. La Roma arrivata dall’ottima partenza, con il record di vittorie consecutive, e forte del secondo posto, direi meritato. La Juve, dopo l’uscita dalla Champions League, motivata a non mollare nessun ulteriore obiettivo, e decisa ad incrementare la striscia di vittorie consecutive in campionato (nove prima di domenica). I presupposti c’erano tutti e, a mio modesto parere, la partita è stata all’altezza delle aspettative, almeno fino ai primi quindici minuti del secondo tempo. Le due squadre si sono affrontate alla pari, come da copione. Partita maschia, senza esclusione di colpi, ma la differenza, secondo me, l’hanno fatta due fattori: lo Juventus Stadium, e la fragilità mentale della Roma. Il primo, non da oggi, da una carica ai bianconeri difficilmente arginabile. In pochi hanno vinto in quello stadio, e con moltissima fatica. Sul secondo fattore c’è molto da lavorare. La forza psicologica arriva solo con la certezza e la consapevolezza delle proprie forze. Non è sempre colpa di qualcun altro se si perde. Si deve lavorare a testa bassa e provare, riuscire, a vincere. Anche nello sfottersi, i tifosi romanisti fanno sempre riferimento a “scuse” sul perché si perde, e non cercano mai di enfatizzare le enormi capacità che la propria squadra possiede. Un giorno l’arbitro, un altro il doping, un altro ancora gli aiutino. Questo secondo me è un limite mentale che si ripercuote, si trasferisce, sulla squadra, e quindi sui risultati. I tifosi non dovrebbero fornire alibi ai giocatori e alla società. Mai. Qui a Roma c’è sempre la moda di scaricare le responsabilità, e mai andare ad analizzare il problema alla radice. Ma questo è anche un male tutto italico. Ma tornando alla partita, al di la del risultato, bellissima serata di sport. Si sono battute due squadre forti e, forse, alla fine ha prevalso solo la migliore organizzazione globale. Nell’assenza totale delle Milanesi, è bello vedere: Roma e Napoli cercare di fronteggiare la Juventus. Ha il sapore antico di bellissime sfide.
Le prime volte sono sempre belle.
Lo so viviamo nell’era delle famiglie allargate. Ma io sono un po’ all’antica. Divorziato, ma all’antica. Quest’anno però c’è stata una splendida prima volta. Filippo, Daniela ed io, siamo andati fuori insieme. Si, è vero, era già successo che passassimo qualche giorno al mare insieme, ma mai che si partisse per una vacanza, anche se breve, tutti quanti insieme. In vacanza si sa, si spezzano tutte le routine, e poi il contesto è stato meraviglioso. Vedere Daniela e Filippo, in un luogo non familiare, viverlo, condividerlo, mi è piaciuto. Passare l’ultimo fine anno, e l’inizio di questo 2014 tutti e tre insieme mi ha dato una carica incredibile. Il borgo che ci ha ospitato, e coccolato, tra: vino, bagni turchi, saune, idromassaggi, amici e una splendida vista sui vigneti di Syrah, nel comune di Cortona, è stata la cornice ideale. La cornice ideale per la nostra prima volta, e si sa, le prima volte sono, quasi sempre, bellissime. Mi sono sorpreso spesso ad osservare Daniela e Filippo insieme, in questi ultimi giorni. Sono uno spettacolo della natura. Filippo cresce, e Daniela ha bisogno di conoscere le persone, di prenderci confidenza per dare il massimo. E il suo massimo e decisamente tanto. E’ una bellissima sensazione quella che ho provato. L’unico rammarico è stato quello di non poter chiamare la mia mamma, e raccontargli questa bella esperienza, questa bella emozione. So che sarebbe stata contentissima di vederci tutti e tre.
Lo strano destino.
Non guardavo più la Formula uno, ma quando Michael Shumacher è approdato alla Ferrari tutto è cambiato. Una scuderia dal passato blasonato ha cominciato di nuovo a vincere, e con lei anche il suo pilota. La Formula Uno, la Ferrari, finalmente si riappropriava del fasto di un tempo, quello dei suoi piloti come: Villeneuve o Lauda. Finalmente la domenica pomeriggio non ci si addormentava più sul divano, guardando la Formula Uno. Michael, è riuscito a portare a Maranello quello stile tutto tedesco di approcciare al lavoro. Metodo e disciplina, che sommato alla fantasia e alla forza della Ferrari hanno creato un connubio imbattibile. Solo gli anni che passavano hanno rotto l’incantesimo. Un uomo veloce come un missile, nello stile pulito mi ricordava un po’ Lauda: un calcolatore spietato e velocissimo. Ho ammirato quel pilota, e anche l’uomo. Sempre un po’ schivo, quasi timido. Quel suo non riuscire o volere imparare l’italiano. Ho ammirato quel suo stile vincente, anche quando, pensionato troppo presto dalla Formula Uno, ha provato a vincere ancora tornado. Un astro luminosissimo come ne nascono pochi. Non posso pensare, non voglio credere che, a spegnere questo astro sia una “banale” caduta dagli sci. Non è il finale che immaginavo per un campione. A volte mitizzando i nostri eroi, sportivi, o anche non, gli diamo una dimensione quasi eterea. Dimentichiamo quasi che sono fatti di carne e ossa come noi. Non pensiamo che, una caduta sugli sci, può essere fatale a noi, quanto a loro. E’questo che li rende uguale a noi, uguali alla gente comune. Forza Schumi, per te ho immaginato un futuro, oltre che una fine, degna del campione che sei, e che sei stato. Per te ho immaginato una fine degna dell’uomo che sei. Secondo me non è arrivato ancora il tuo momento, riprenditi presto, scala questa marcia, affronta questa salita, e poi dritto verso un altro traguardo da vincente. In bocca al lupo Shumi.
L’esasperazione di una lotta.
Adoro gli animali. Ne ho avuti in vita mia: cani, canarini, tartarughe, pesci, ma non ho mai potuto sopportare i roditori. Criceti, scoiattoli, cavie. Non li ho mai avuti, ma questo non mi ha fatto mai mancargli di rispetto. Certo quella volta che mi è entrato il topo in casa non ha fatto proprio una bella fine, ma li si trattava di sopravvivenza. Non si può convivere con un topo in casa. In questi giorni ho letto e riletto tutto quanto scritto sulla vicenda di Caterina Simonsen. Un ragazza di venticinque anni, che ha ringraziato la sperimentazione, anche quella sugli animali, riconoscendo che, senza quei sacrifici sugli animali, lei oggi non sarebbe qui. Mi sembra una lucida constatazione di una ovvietà. Lucida nonostante sia costretta, a venticinque anni, a parlare di morte. Un argomento che a quell’età non dovrebbe essere nei pensieri di nessuno. Pensieri che invece a lei la pongono in ogni momento di fronte all’ineluttabile realtà che, senza un miracolo, la sua vita verrà spezzata. La condizione di Caterina, delle ragazze e dei ragazzi che sono nella sua situazione, ti porta a crescere velocemente. Quasi come a voler riempire quel contenitore, che è la vita, ma con un tempo decisamente minore rispetto a quanto, naturalmente, occorrerebbe. Io ho provato la tristezza, la sofferenza di perdere una cugina a venti anni, per un incidente stradale. Non ti dai pace, non te ne fai una ragione, neanche con il tempo. Ti abitui solo a convivere con il dolore. Un dolore che non ti lascia mai. Immagino cosa voglia dire per Caterina, ma anche per i suoi cari, dover convivere tutti i giorni con una malattia spietata, che azzera la giovinezza, ma non la dignità. Dignità che spesso invece non ha chi, anche con fini inizialmente validi, diventa un estremista. La vita umana non ha un contraltare; la vita umana non può essere barattabile con niente e con nessuno.; la vita umana è un patrimonio che va preservato, va tutelato, va mantenuto. Mi fa schifo chi ha augurato la morte di Caterina, in virtù di una lotta contro la sperimentazione sugli animali. Mi fa schifo perché non puoi amare un gatto, o un topo, ma non una ragazza di venticinque anni. Ma come si fa ad augurare la morte ad una ragazza, innalzando il baluardo della lotta alla vivisezione. Per chi è così sensibile di avere a cuore la vita di una cavia di laboratorio, come mai può augurare di morire a chi, già da anni, è sofferente. Io non capisco. Come fanno questi imbecilli a non capire che, se è giusta la loro causa, non può essere, per la proprietà transitiva, sbagliata la causa di Caterina. C’è sempre una mediazione, non può essere altrimenti. Io mi sento, in questo momento, molto più vicino alla vita di Caterina, che a quegli estremisti che, seppur per una buona apparente causa, sono riusciti ad inveire contro chi soffre. Caterina, hai tutta la mia solidarietà. La solidarietà di una persona comune, che si è emozionato a leggere quello che qualche imbecille è riuscito ad augurarti. Che si è emozionato a leggere quello che te hai scritto. Da parte mia, e con tutto il cuore, sperimentazione o no, ti auguro di poter avere una vita serena, per quanto possibile; di poter assaporare tutto l’amore dei tuoi cari, e non solo; ma soprattutto di ti auguro di avere la forza di sconfiggere questo tuo brutto male e rimpossessarti dei tuoi venticinque anni. Hai tante cose da fare, hai tante battaglie da combattere. Te lo auguro veramente di cuore, con tutto il cuore.