…un pranzo particolare…

E’ un periodo molto particolare. Un po’ per lavoro, un po’ per lontananza, un po’ per l’incastro, non sempre perfetto, delle cose della vita, non riesco a vedere Daniela come vorrei. Oggi mi ero messo in mente di pranzare con lei, a qualunque costo. La capacità che alcune persone hanno di stupirmi è senza limiti. Lei è una di queste persone. Ed è bello essere stupito. Ero, ovviamente in ritardo, e mi è arrivato un sms che recitava, più o meno, così: ” ci vediamo davanti al cinese, penso io alla tua insalata”. Essendo all’EUR, non poteva che essere quello in viale America. Arrivo in moto, lei era già li. Aveva in mano tre buste. In una, ovviamente, la mia insalata, nella seconda il suo riso alla cantonese, e nella terza una coperta ultra-tech, acquistata da Decathlon l’ultima volta che era uscita a

EUR

Laghetto

fare compere. Mi stava portando a fare un pic nic sulle sponde del laghetto dell’EUR. A parte scoprire che non eravamo i soli, e che le sponde di quel lago sono vissute come Central Park in estate, mi ha fatto fare una cosa che non facevo da forse 20 anni. Un pic nic. E nel pieno centro della Roma del terziario. Nel giro di un minuto aveva steso la coperta, sistemato il cibo e si era seduta, togliendosi le scarpe. Abbiamo mangiato, chiacchierato, e poi ci siamo sdraiati per un po’. Quanto è stato piacevole chiacchierare, li e così, con quel sole, con quel clima.

Troppo poco tempo però. L’unica nota stonata di quel pranzo è stata il poco tempo. Sarei rimasto sdraiato li tutto il pomeriggio.

Spulciando tra il Web

Passeggiando nello spazio digitale del Web, Fabio, un amico con il quale condivido una serie di passioni, tra cui il rugby, mi ha inviato il link di un articolo molto carino. Si riferisce ad un torneo svolto, presso l’Unione Rugby Capitolina, dai nostri figli. L’articolo e tratto dal sito minirugby.it. Oltre ad essere molto interessante…guardate un po’ chi c’è nell’ultima foto insieme ad Andrea Lo Cicero?

http://www.minirugby.it/tornei-2011-2012/report/4462-al-16-torneo-gabrielli-vince-l-integrazione

Una mattina di ordinaria Italianità

Tornare dal Belgio ė stato già di per se dura, ma ripiombare nelle inefficienze di questo paese e delle aziende da esso controllate, fanno crescere in me la voglia di andar via. Stamattina, dovendo prendere il treno alle 8.00 dalla stazione Roma Termini, ho pensato di fare il bravo cittadino. Invece di prendere la macchina, evitando d’intasare le strade e d’inquinare, mi sono svegliato un po’ prima, per andare con il treno da Frascati. Arrivo alla stazione alle 6.15, acquisto il biglietto e mi metto a leggere il giornale. Alle 6.30, ossia quattro minuti dopo l’orario della presunta partenza, un messaggio dal megafono annunciava che il treno per Roma Termini era stato soppresso. Il motivo: un guasto. Ma io dico, ė mai possibile che non si riesca a dare un annuncio qualche minuto prima??? Ritorno a casa, ovviamente sempre a piedi, prendo la macchina trafelato e, come una furia, arrivo a Ciampino, lasciando la macchina a rischio multa e sperando che passi un treno per la stazione Termini. Quando alle 7.09 salgo sul treno che mi porta a Roma, mi accorgo della situazione a cui sono costrette centinaia, migliaia di persone, tutti i santi giorni. Il vagone dove salgo, oltre ad essere strapieno, fa schifo. Non trovo altri agettivi. Sporco, vecchio, sembra di essere in un paese del terzo mondo. E se immagino che gran parte di quelle persone debbono subire questo stato di cose tutti i santi giorni, mi chiedo: ma voglio veramente che mio figlio cresca, studi, impari l’educazione civica in questo paese? Come facciamo a continuare ad essere innamorati della nostra patria? Cos’altro ci devono fare per iniziare ad urlare: basta!!!

Bruges

uno dei canali

Lo scorso week end l’ho passato in Belgio. Più precisamente a Bruges, una località a circa un’ora di treno da Bruxelles. Un posto splendido, dove il verde, la pace ed un’ordine, a cui non sono abituato, la fanno da padrona. E’ stato bellissimo perdersi in quei vicoli creati da edifici medioevali, e superare quei ponti sopra a quei canali, le case con le uscite a filo d’acqua. Mi è sembrato di fare un salto indietro di seicento anni. Il rumore degli zoccoli dei cavalli rendeva questo salto ancora più realistico. Ci sono decine di carrozze sulle quali puoi fare il giro della città, e quasi tutte condotte, stranamente, da ragazzine bionde che spiegano in un bell’inglese quello che si sta vedendo. Con Daniela abbiamo deciso di prenotare un Bed and Breakfast non in centro. Sul sito c’era scritto a pochi minuti dal centro, ma non ci aspettavamo nulla del genere. Il paradiso. Siamo entrati da un cancello in un giardino curatissimo, dove alberi ad alto fusto che formavano un boschetto privato, un prato verde e ogni tipo di fiori ci hanno frastornato. Nel mezzo una costruzione del 1600, ristrutturata  in ogni sua parte faceva la sua bella mostra. Ci ha accolto Katrien, una gentilissima signora che da subito ci ha messo a disposizione tutta la sua gentilezza e cortesia accompagnandoci sempre con il suo sorriso. La casa anche dentro è bellissima, segno della cura che la stessa Katrein ha messo nell’arredarla. Quando poi chiacchierando scopriamo che lei è un architetto d’interni, tutto torna. Da quello che possiamo vedere è anche brava. C’è una stanza circolare a piano terra di cui Daniela si è innamorata. Quel paradiso si chiama:’t Wit Huys ( http://www.withuys.eu ).

Bed And Breakfast

la vista dalla nostra stanza

La nostra stanza da letto affacciava sui due lati della casa. Un bosco privato alla fine di un prato verde e ben tenuto da un lato, e dall’altro delle siepi che confinavano con un’altra bella dimora. Una pace indescrivibile. Ma la cosa più bella è stata proprio riscoprirla. Il gusto di ritrovare qualcosa che da tanto non avevo più. Il caos della città, della quotidianità, il lavoro, il traffico, i problemi, tutte cose che ci fanno perdere il gusto di assaporare un po’ di tranquillità. E’ stato bello poter ascoltare il suono del silenzio. Katrien, dopo averci offerto un caffè, ci ha dato due bici, e via! In poco tempo siamo arrivati in centro. Che fascino passeggiare in bici. Eravamo stanchi del viaggio quindi ci siamo accontentati di pedalare un po’ tanto per avere un anticipo di quello che avremmo visto il giorno dopo. Arrivata l’ora di cena abbiamo avuto l’imbarazzo della scelta. I locali per mangiare qualcosa sono tantissimi. Una cenetta romantica e poi a nanna.

bicchiere di Kwak

Il giorno successivo è stato bello perdersi tra quei vicoli, sorseggiare una Kwak con quello strano bicchiere, cercare un posto dove mangiare delle moulles (cozze) servite in mille modi, la torre della marketz square, da dove si suicida il killer buono nel film “in Bruges”. Il sabato è volato. Prima di ritornare, la domenica, abbiamo voluto fare una capatina a Bruxelles. Abbiamo salutato Katrien, e la sua splendida, casa con quella tristezza che si ha quando ci si separa da una cosa bella, senza sapere se e quando si potrà di nuovo vivere. Bruxelles è città non grandissima, ma passare dalla tranquillità di Bruges al caos di Bruxelles ci ha dato un senso di disorientamento. Non vedevamo l’ora di prendere l’aereo, quasi a volersi portare nel cuore quei momenti che quel paese medioevale, e i suoi canali, ci avevano lasciato. E’ stato proprio un bel week end. Grazie Daniela per trovato quell’angolo di paradiso.

Ciao mondo!!

Da oggi ci sono anche io…è tanto tempo che ci penso, ed ora ho trovato la voglia e il tempo di voler mettere i miei pensieri on-line.

A presto.

Alessandro