Ieri sera, su consiglio di Daniela e anche grazie al suo portafoglio, siamo andati a vedere un concerto alla Cavea dell’Auditorium Parco della musica di Roma. Si esibiva Paolo Nutini al quale, debbo confessare con molta onestà, non avevo mai dato peso. Essendo molto esigente dal punto di vista musicale, questo sbarbatello non lo avevo mai gran che considerato. Si, conoscevo qualcuno dei suoi brani, ma non mi sarei mai immaginato di andare ad un suo concerto, ed apprezzarlo. Nutini si è presentato, con un’ora di ritardo sul programma, ma ad allietarci ci ha pensato la bravissima Lisa Hannigan, quella di What’ll I do. Molto brava. Non l’avevamo riconosciuta, ma da subito abbiamo apprezzato la sua versatilità nel suonare molti strumenti a corda (chiatarra, benjo, ecc), oltre alla sua spendida voce. Tornando a Paolo Nutini, va detto che con lui si sono esibiti dei musicisti di prim’ordine. La sua band era composta da due chitarre, un basso, tastiere, batteria e tre trombe. La sua voce è molto buona, anche dal vivo, e si è visto subito che voleva fare buona impressione su un pubblico numeroso e dall’età molto variabile. Ha proposto musica di qualità, giocando molto sugli stili e mischiando il country, un variabile soft del raggae, il soul, fino alla pop-rock, mischiando simpatia ed energia, tipica di un ragazzo della sua età. Certo non possiamo paragonarlo a Pavarotti, o a Bocelli, o allo stesso Dalla, ma ha voluto provare anche lui a cantare una versione acustica di Caruso prima della sua Candy. Il risultato è stato buono dal punto di vista musicale, ma l’italiano ha lasciato un po’ a desiderare. Questo miscuglio di generi, ben amalgamato insieme, probabilmente nasce dalle sue origini miste, infatti Nutini vedei i suoi natali, il 9 gennaio del 1987 in Scozia, da padre di origini Toscane e mamma britannica. Cantautore eclettico, incide il suo primo album nel 2006 – These Streets – seguito nel 2009 dal secondo – Sunny Side Up -. I suoi maggiori successi: Candy, New Shoes, Rewind, Last request e 10/10. Una bella serata, un bel concerto in un posto, come la Cavea dell’Auditorium che è troppo piccolo per poter ospitare tutti gli artisti che un pubblico come quello di Roma meriterebbe. Bravo Paolo, anzi, come ha urlato ieri qualcuno al concerto in perfetto slang: “daje Paole!!!” mentre scrivo sto sentendo una tua canzone: These Streets.
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Il quadro dovrebbe essere questo: SBW finisce la stagione di Super Rugby con i Chiefs, poi va in Giappone per qualche mese e quindi si accasa ai Sydney Roosters (rugby a 13), lasciandosi aperta la parentesi per il Sol Levante anche nella stagione 2013-2014. Quindi ritorno in Nuova Zelanda in tempo per i Mondiali inglesi del 2015. In tutto questo bisogna poi trovare un po’ di spazio per qualche incontro di boxe, ovviamente.
Questo è il piano del giocatore per i prossimi anni, anche se non ancora ufficiale (e bisogna vedere, perché in Nuova zelanda qualcuno comincia a stufarsi di questi continui salti e chiede regole più stringenti). Vedremo.
Ad ogni modo dall’Australia mi arriva una notizia davvero “colorita”: una radio di Sydney ha diffuso alcuno dettagli del contratto che legherebbe il giocatore ai Roosters. Uno è particolarmente interessante: una clausola infatti prevederebbe che nel caso in cui il suo…
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Il wine blog di Fabio & Angelica
Mai come quest’anno un grande disinteresse mi accomuna agli Europei di calcio. Non riesco nemmeno a spiegarmi il vero perché, e forse questo basta a spiegare come sia un disinteresse spontaneo e quindi vero.
Saranno tutte le cose che leggiamo sulle scommesse, sarà che scoprire che ci sono altri sport e sentire che ci piacciono anche di più ci disintossica un pò da questa giostra che, ricordiamocelo, non è endemica.
L’unico motivo che mi tiene legato all’evento è mio figlio, 6 anni, da quest’anno interessatosi assai alle vicende calcistiche. Lui si, che guarda rapito la partita, incollato alla televisione e non si perde un’azione. Lui si che ha una passione disinteressata e genuina. Chissà, magari sogna come facevo io da bambino, di diventare un calciatore. Per scoprire poi, magari, che i sogni sono dall’altra parte della strada.
Forza azzurri, si dice così?

Il wine blog di Fabio & Angelica
L’avessi detto un anno fa, non ci avrebbe creduto nessuno. L’avessi detto 10 anni fa mi avrebbero preso per scemo. Oggi lo dico e, lasciatemelo fare, con un senso misto di orgoglio e gratitudine.
E’ arrivato e passato il primo torneo di rugby giocato. Di quello vero, che purtroppo si fa poco in allenamento, dove raramente si provano placcaggi e contatti. E diciamolo pure, per uno privo dei fondamentali, può esser bello ma anche creare timori. E’ successo tutto questo. E’ stato bello, bellissimo e ho avuto timore, ma già oggi non vedo l’ora di rifarlo.
Ma la cosa che più mi ha colpito sono stati i miei compagni di squadra. Ieri li ho veramente sentiti così. Da loro solo incitamenti e incoraggiamenti, mai un rimprovero, seppur bonario e costruttivo. Non lo so, forse hanno capito quello che sentivo.
Quello che sento oggi è: passione, amicizia e senso di appartenenza…
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Quando essere “Beerbante” è un complimento…
A volte certi incontri iniziano male, ma poi, con il tempo, e soprattutto vivere alcune esperienze ti fa capire quanto si possa sbagliare facilmente. Abbiamo partecipato ad un torneo a Perugia, lo scorso anno. Tra le squadre partecipanti c’erano i Beerbanti di Ascoli. Il torneo Perugino è andato benissimo, le abbiamo vinte tutte, giocando un bel rugby. Poi è arrivato il momento d’incontrare i ragazzi di Ascoli. Si vede che non sono veterani del rugby, ma ce la mettono tutta. Noi siamo più forti, e anche questo si vede. I placcaggi che subiscono gli ascolani sono corretti, ma duri. Si accendono le prime scaramucce. Finisce il primo tempo e loro non capiscono perché ci mettevamo tanta foga, perché giocavamo così duro. Per noi invece era rugby, solo rugby, e davanti avevamo una squadra da battere. Perché a Frascati amiamo lo spirito del rugby, degli Old, ma amiamo anche vincere. A metà del secondo tempo, un nostro placcaggio che non lasciava scampo all’avversario, sulla linea di meta ascolana, arriva ad esasperare gli animi. La scelta, molto opinabile, di lasciare il campo da parte dei Beerbanti, questo è il loro nome, ci ha lasciato basiti, e letteralmente senza parole. Nel rugby non si abbandona mai il campo. Mai! Lo strascico di polemiche, durante e dopo, è stato lunghissimo, e con scambi, a volte, al limite dell’offensivo. Dopo qualche giorno, l’intelligenza delle parti, ma soprattutto lo spirito supremo del nostro sport ci ha fatto dare l’appuntamento, sul campo, per appianare i diverbi. L’occasione è stata quella del torneo di Ascoli, svoltosi il giorno della festa della Repubblica, il 2 giugno. Nei giorni precedenti, abbiamo rischiato di non andare, un po’ gli infortuni, un po’ i molti impegni sportivi che la nostra squadra ha sostenuto ultimamente ci ha decimato. La voglia di andare però era tanta. Talmente tanta che il nostro capitano, Stefano Marcotulli, a dispetto di uno strappo sul quadricipite ha voluto esserci. Ed esserci per giocare. Alla fine eravamo in venti. Tutti motivati al punto giusto, in barba a chi diceva di non andare. Il viaggio in pulman è stato piacevole, il clima era giusto, e al seguito c’erano anche qualche nostra signora e soprattutto dei bambini. Siamo arrivati ad Ascoli alle 13.30, ed il colpo d’occhio è stato piacevole da subito. Un campo d’erba curatissimo, ed intorno alberi e prati. Non potevano mancare il chiosco delle olive ascolane e quello della birra. I ragazzi di Ascoli, hanno voluto incontrare subito noi. La prima partita infatti si è tenuta alle 14.30. In campo eravamo 15 contro 15, ma la loro panchina era molto folta. La partita non è stata per niente facile. Faceva un caldo pazzesco. I ragazzi Ascolani, erano motivati, e certamente non era la stessa squadra di Perugia. Questa volta placcavano duro anche loro. Ma tutti eravamo attenti ad essere corretti. Più attenti del solito direi.Nella prima fase del primo tempo la partita è stata sempre in bilico. Solo un tremendo uno due, nel finale del primo tempo, ci ha permesso di controllare l’incontro nel secondo. I ragazzi di Ascoli sono migliorati, ed hanno giocato una bellissima partita. Neanche l’apporto in campo del grandissimo Serafino Ghizzoni ha potuto evitare loro la sconfitta. L’abbraccio, ed il tunnel finale, in onore dei Beerbanti, sancivano la fine della discussione che durava da Perugia, e aveva lasciato un po’ tutti con l’amaro in bocca. Tutto era tornato apposto ed ora sentivamo di avere dei nuovi amici. Le partite seguenti sono state contro i ragazzi di Viterbo, che però rimaneggiati, non ci hanno dato molto filo da torcere e contro il Cesena, con il quale non siamo stati capaci di andare oltre lo zero a zero. Quest’ultima partita, è stata poi interrotta a causa di un arbitro, probabilmente, non all’altezza della bella partita che si stava giocando. E’stato piacevole, al termine delle partite e dopo la doccia, sdraiarci sull’erba a rilassarci un po’. I bambini avevano giocato tutto il giorno e le signore avevano approfittato per prendere quel sole, che fino ad oggi, ha fatto fatica a farsi vedere. Purtroppo la nostra infermeria doveva segnalare altre due presenze: Stefano Marcotulli, ha avuto una ricaduta, e lo strappo è riemerso, forse peggio di prima; Danilo Di Nicola, ha avuto un esordio breve e triste, giocando pochi minuti e lussandosi una spalla. Cose che capitano nel nostro sport.
Tutti aspettavamo l’inizio del terzo tempo li. Invece i nostri amici ci hanno fatto salire sul pulman, e fatto seguire Emilio su una Smart. Ci ha portato in una immensa sala, già piena di gente, dove si sarebbe svolto il terzo tempo. L’organizzazione era di altissimo livello. Lo si poteva vedere dai grembiuli dei Beerbanti e delle Badanti, da come si muovevano e dal fatto che tutti sapevano quello che c’era da fare. La serata è volata e tra del buon cibo, canti ed anche un siparietto fatto da alcuni Beerbanti si è fatta quasi mezzanotte. E’ stato sicuramente il miglior terzo tempo a cui abbia mai partecipato. E tornando verso casa, stremato per la giornata dura, riflettevo sul fatto che ancora una volta il rugby, che sul campo ci ha fatto affrontare come belva feroci, fuori dal campo ci ha fatto abbracciare come fratelli. Complimenti ragazzi siete delle splendide persone. Non vedo l’ora di avervi ospiti da noi, sperando di riuscire ad organizzare un evento bello come il vostro.

