#iorestoacasa diario di una pandemia giorno 17

unnamedL’argomento di oggi è la serietà. Si deve essere seri quando ci sono dei problemi. Si deve essere seri quando di debbono risolvere dei problemi. E’ notizia di ieri sera, o meglio è di qualche giorno fa, ma è rimbalzata sui giornali, in tv e nei social, solo ieri, che la federazioni italiana rugby, ha cessato tutte le attività sportive nazionali. La cessazione prevede che nella massima serie non venga assegnato lo scudetto e che non ci siano retrocessioni. Anche nelle serie minori tutto è finito il giorno della sospensione. Tutto congelato, come se nulla fosse iniziato. Questa mi sembra un atto di serietà, coraggioso, ma soprattutto serio. Davanti al dramma che vediamo ogni giorno, davanti al momento cruciale che stiamo vivendo, la serietà impone di fare un passo indietro. E allora non è più importante il rugby o il calcio o la NBA o qualsiasi altra cosa non occorra a risolvere questo problema globale, questa pandemia. Dopo i contagi, ci sarà da risollevare le economie nazionali e l’intera economia globale. Ci vorranno anni, forse decenni, cosa conta un campionato sportivo in confronto? Cosa conta se lo scudetto lo vince questa o quella squadra? Di fronte abbiamo un’epocale tragedia che i nostri nipoti studieranno a scuola. Bisogna essere seri, il rugby italiano lo è stato. Sempre in ambito di serietà, direi che in un momento come questo, anche i nostri omologhi Europei dovrebbero esserli. In particolare: i Tedeschi, gli Olandesi i Finlandesi, dovrebbero capire che non si può lucrare su un momento come questo. Il senso di comunità deriva dal fatto che dovremmo essere tutti accomunati, anche se il problema, in un determinato momento, è geograficamente lontano da uno o più stati membri. In momenti come questi si debbono mettere in campo tutte le possibilità, tutte le opportunità per uscire dalla crisi e, come dicono i Marines, non lasciare nessuno indietro. Il rischio grande è che si creino tante crisi come in Grecia qualche anno fa. Uno stato debole, preso d’assalto dagli sciacalli, che invece avrebbero dovuto essere fratelli. Quella della Grecia è un brutto capitolo nella storia dell’Europa e non vorrei che si ripetesse, anche perchè gli attori sono gli stessi che non vogliono dare il loro voto agli Eurobond, tristemente ribattezzati Coronabond. Ma di storie finite male di fratelli, noi in Italia, ne conosciamo più di qualcuna, sappiamo come comportarci. Ho appena sentito il discorso di Conte e invece di rassicurarmi, mi ha agitato. Ha parlato a tutte quelle persone che sono veramente in crisi. Ha parlato a loro e mi sono sentito impotente. Vorrei fare qualcosa in più, qualcosa per aiutare. Un mio Amico, con il quale mi sono scambiato dei messaggi mi ha detto che: “l’unica cosa che possiamo fare è essere pronti a ripartire”. Questo è il nostro compito, essere pronti.