Mica male per essere uno sport minore.

Avatar di il grillotalpaIl Grillotalpa

dall’ufficio stampa FIR

Oltre quindicimila biglietti giá venduti in meno di due settimane dall’apertura della campagna di vendita, con un’altissima percentuale di abbonamenti sottoscritti per assistere ai quattro grandi appuntamenti che vedranno la Nazionale Italiana Rugby impegnata allo Stadio Olimpico di Roma tra novembre 2012 e marzo 2013 per il Cariparma Test Match contro gli All Blacks campioni del mondo e la quattordicesima edizione dell’RBS 6 Nazioni.

Dall’apertura della biglietteria è questo il primo, importante traguardo raggiunto da FIR con l’Olimpico che si conferma  cuore pulsante della passione italiana per il rugby.

La speciale campagna abbonamenti  “All Blacks+Sei Nazioni”, rivolta in particolare a favorire la presenza di giovani e famiglie,  proseguirá sino al 15 ottobre e darà diritto a ricevere gratuitamente a casa la fidelity card Azzurro XV, la tessera di appartenenza alla comunità dei tifosi dell’Italrugby che regala privilegi esclusivi, a tutti coloro che si abboneranno via internet (www.listicket.it

View original post 412 altre parole

Avezzano, e si vince ancora…

La scorsa domenica ho avuto l’ultimo impegno, di questa stagione, con mia squadra: il torneo di Avezzano. Oramai è qualche anno che regolarmente ci scontriamo con questi ragazzi che, come noi, è composta da “diversamente giovani” appassionati di rugby, molto motivati. Il torneo, come sempre è ben organizzato, e quest’anno erano otto squadre a scontrarsi.  Complice il caldo e il sole, che sembrava quasi quello di agosto, è intervenuta tanta gente ad assistere alle partite. L’organizzazione, per motivi logistici oltre che di tempo, ha diviso i teams in due gironi da quattro squadre. Secondo il regolamento, alla fine degli scontri dei gironi: la quarta del primo girone, si sarebbe scontrata con la quarta del secondo girone, e così via, sino a scontrarsi la prima, contro la prima. Da Frascati siamo partiti in sedici, e contando che a rugby si gioca in quindici, non avevamo tantissimi cambi. Gli infortuni avuti nei precedenti impegni hanno letteralmente decimato la nostra squadra, che, seppur numerosa nel complesso deve fare i conti con una stagione lunga e mai così funesta da questo punto di vista. Il nostro girone era composto da tutti amici: Civita Castellana, Appia Rugby e Lazio. Il primo incontro si è svolto contro il Civita Castellana, un incontro duro, ma corretto. Non abbiamo dilagato, ma tra il caldo ed i piccoli infortuni che si sono subito avuti, è stato sicuramente un bel risultato. La seconda partita l’abbiamo avuta con i “giovanotti” della Lazio. Con qualcuno di loro ci giochiamo, di tanto in tanto, insieme, ma questo non ha impedito alla partita di essere quel giusto mix tra: correttezza e la classica e sana rudezza del rugby. Anche questo incontro lo abbiamo archiviato non senza troppa fatica. Ma non per demerito degli avversari, ma solo perché abbiamo saputo interpretare un bel gioco. La terza partita l’abbiamo avuta contro l’Appia Rugby. Come al solito la squadra dell’acquedotto si è ben comportata. Contro di noi poi sono sempre molto motivati. Ci hanno fatto faticare, ma anche con loro, abbiamo avuto la meglio. Gli acciacchi si sono iniziati a far sentire, e con essi, il primo infortunio serio. l’Animale, ne avrà per un mesetto, a causa di un problema al gomito. Tre vittorie su tre però, non davano margini di discussione su chi aveva vinto il girone. Dall’altra parte i padroni di casa dell’Avezzano si erano ben comportati e chiudendo il loro girone in testa. La finale sarebbe stata Avezzano contro l’ASD Old Rugby Frascati. La pausa per il pranzo è stata da un lato benedetta, ci ha permesso di rifocillarci e di riposare, ma dall’altro ci ha fatto sentire tutti i dolori muscolari, le botte prese e tutta stanchezza non solo di quella giornata. Intorno alle 17.00 le due squadre sono scese in campo. Il manto era perfetto, il clima caldo, e sulle tribune gremite i padroni di casa avevano sicuramente molti supporters. Com’era prevedibile gli scambi sono stati subito quelli di una partita vera. Ma l’Avezzano fa molta fatica a superare la metà campo dei Frascatani, che, in maniera molto ordinata riescono a non far avanzare gli avversari. Dall’altra parte qualche errore di troppo non ci permette di andare in meta. Stanchezza, dolori e caldo non ci permettono di andare in meta. In particolare una meta fatta da parte mia, viene annullata da un placcaggio alla disperata, ma efficace. Il primo tempo finisce zero a zero. Con l’inizio del secondo tempo, l’aumentare della stanchezza fa aumentare anche il nervosismo. Volano parole grosse e anche qualche spintone. Ma quando sembrava che il risultato non si sarebbe sbloccato, succede che: l’esperienza va in meta. E infatti Marco Salvatori, con una meta d’intercetto e più di metà campo percorsa, marca il punto decisivo. Un corsa che gli costa la sostituzione, e che forse sta ancora smaltendo, ma la testardaggine e la voglia di vincere, lo ha fatto arrivare sino a meta. La partita termina sul risultato di una meta a zero dopo pochi minuti. Gli Old Rugby Frascati, mantengono il titolo già conquistato lo scorso anno. Purtroppo la giornata durissima, ma soprattutto gli infortuni: ben cinque giocatori sono tornate a casa malconci, non hanno permesso a tutti di rimanere al terzo tempo. Ci rifaremo sicuramente l’anno prossimo, per quanto riguarda il momento dove non abbiamo certamente rivali: il terzo tempo. Sul campo, anche questo risultato è stato archiviato. Bravi noi.

Lezioni di Rugby – Curiosità: Sonny Bill Williams –

Sonny B

Sonny Bill Williams in azione.

Ci sono degli atleti che c’incuriosiscono molto, per la loro facilità di gioco. Nel rugby non è una cosa comune trovare un concentrato di qualità in un solo alteta. Sonny B Williams centro – ala neozelandese è uno di loro. Nato il 3 agosto del 1985, da mamma neozelandese e padre samoano, giocatore di rugby a 13, è un atleta dal fisico imponente e proporzionato. E’alto 191 cm e pesa 108 kg. E’ un concentrato di potenza ed eleganza. Ha una progressione impressionante che, unita ad una grande agilità, lo rende praticamente impossibile da placcare. Gioca, dal 2012, nella franchise neozelandese di Super Rugby degli Chiefs, nel ruolo di centro ala. Si è laureato campione del mondo, con gli All Blacks agli ultimi campionati del mondo di rugby, ma la cosa curiosa sta nel fatto che è anche un pugile professionista. Infatti dal 2009, grazie ad un permesso speciale accordatogli dalla federazione neozelandese di rugby, ha ottenuto di poter diventare un pugile professionista, disputando 5 incontri, di cui 3 vinti per KO. Nel 2011 è diventato campione nazionale nei pesi massimi. Andando a leggere su questo atleta, emerge una serietà professionale ed un rigore non comune ad un ragazzo della sua età. Questo è certamente la conseguenza di una serie di problemi avuti all’inizio della sua carriera, e tutti riconducibili ad abuso di alcol. Attraverso lo sport e l’impegno che esso richiede, un ragazzo dotato come Sonny Bill, sta cercando di ottenere un riscatto, personale e sociale. Nel 2008 si è convertito all’Islam, e questo ha fatto segnare un nuovo record nella carriere di questo giovane: è il primo atleta mussulmano che ha indossato la maglia degli All Blacks. L’augurio che tutti ci facciamo è quello di poter continuare a vedere questo atleta all’opera, come rugbista:

e come pugile professionista:

Tanti auguri Sonny Bill.

Week end di Rugby…

Mi piace Sky!!! Ma ad Avezzano, domenica, c’è anche la difesa del titolo da parte della ASD Old Rugby Frascati.

Avatar di il grillotalpaIl Grillotalpa

Sul campo con tre test-match domani sabato 9 giugno. Primo incontro tra la Nuova Zelanda, campione del mondo in carica, e l’Irlanda, che si giocherà all’Eden Park di Auckland. Gli All Blacks tornano in campo 230 giorni dopo aver vinto il mondiale per affrontare gli irlandesi che potranno contare sull’ossatura del Leinster, club campione d’Europa in carica. Telecronaca di Francesco Pierantozzi, con il commento di ‘Sir’ John Kirwan, nominato qualche giorno fa Cavaliere dalla Regina Elisabetta II d’Inghilterra, in occasione del Giubileo di Sua Maestà britannica. Nuova Zelanda-Irlanda andrà in onda in diretta esclusiva e in Alta Definizione su Sky Sport 2 HD alle ore 09.35.

Dalla nazionale campione del mondo, la Nuova Zelanda, a quella campione d’Europa, ovvero il Galles, vincitore del Sei Nazioni, che sarà impegnato al Suncorp Stadium di Brisbane contro l’Australia, reduce dalla sconfitta casalinga con la Scozia. Diretta esclusiva e in Alta Definizione su Sky…

View original post 59 altre parole

Lezioni di Rugby – i ruoli –

In questo secondo capitolo cercherò, in modo molto descrittivo, di elencare i ruoli del rugby a 15, che, al contrario di altri sport, hanno ancora un riscontro con il numero sulla maglia. Tanto per cominciare i giocatori di rugby in campo si dividono in tre macro classi: gli avanti, i trequarti e i mediani. Con i termine avanti vengono indicati i giocatori che giocano nel pacchetto di mischia, e che hanno i numeri che vanno dall’uno, all’otto; i numeri nove e dieci sono assegnati alla coppia mediana: nove al mediano di mischia, dieci al mediano di apertura; il numeri che vanno dall’undici al quindici ai trequarti. Andiamo a vedere ora, nello specifico ruolo per ruolo, quali sono i compiti di ognuno.

Jason Leonard - pilone Inglese -

Uno dei più famosi piloni Inglesi.

numero 1: Pilone Sinistro, in lingua inglese Prop. Il compito dei due piloni, quello sinistro e quello destro, è quello di sostenere il tallonatore nella prima linea della mischia. Sono anche quelli che, spesso, nel gioco aperto, fanno il lavoro sporco come: recuperare palle vaganti, o ripulire e difendere una rack. Nelle fasi di mischia chiusa, debbono avere delle capacità di spinta notevoli, per questo motivo debbono essere dotati di buona forza fisica. E’ un ruolo dove si richiede una preparazione specifica per la delicatezza e pericolosità del compito. Infatti in mischia chiusa, un errato posizionamento, o una insufficiente forza di spinta, farebbe cadere la mischia stessa, mettendo a rischio di: rotture del collo o della colonna vertebrali la prima linea. I due piloni, in fase di mischia chiusa, si allacciano con il tallonatore, che si pone tra loro, ponendogli il braccio dietro la schiena. Il tallonatore invece passerà le braccia intorno al collo dei piloni. I piloni hanno anche il compito di variare la direzione di spinta della mischia, evitando alla squadra avversaria di far ruotare la mischia stessa. Ciò deve essere fatto rispettando le regole che, proibiscono la spinta laterale, il rifiuto dell’ingaggio e il crollo volontario del pacchetto di mischia.

Sean Fitzpatrick - All Blacks

Sean Fitzpatrick – Tallonatore All Blacks

numero 2: Tallonatore, in inglese Hooker. Nella mischia ordinata il tallonatore si posiziona tra i due piloni. Il nome di questo ruolo deriva dal fatto che, con il tallone, in mischia ordinata, deve tallonare il pallone immesso dal mediano di mischia. E’ certamente uno dei ruoli più pericolosi vista l’enorme pressione che viene esercitata sul suo corpo, ed inoltre in caso di crollo della mischia, avendo le braccia dietro al collo dei piloni, non può proteggersi il viso. Nella touche, la rimessa laterale nel rugby, hanno il ruolo di rimettere la palla in campo. Sono di solito di corporatura robusta, anche se non alti, e debbono possedere, anch’essi, una buona capacità di spinta.

Martin Castrogiovanni

Martin Castrogiovanni – Pilone destro Italiano –

numero 3: pilone destro. Ha gli stessi compiti di quello sinistro.

Brad Thorn - fortissima seconda linea neo zelandese

Brad Thorn

Numero 4 e 5: seconde linee, in inglese Lock. Le seconde linee, nella mischia chiusa mettono la testa tra il pilone e il tallonatore. Sono, generalmente, gli uomini più alti della squadra e dotati di capacità atletiche di livello. Per la loro altezza, a loro vengono indirizzate, generalmente, le tocche. In attacco debbono essere dei buoni portatori di palla e, grazie alle loro doti atletiche, debbono trovare spazi nella difesa vicino alle rock e alle maul, o proteggere il pallone in queste fasi, quando non è in loro possesso.

Franco Bargelli

Franco Bargelli – Flanker Italia –

Numero 6 e 7: Terze linee ali, in inglese Flanker. In mischia chiusa, sono i due laterali dietro alle seconde linee, ed insieme alla terza centro, compongono la terza linea del pacchetto di mischia. I due Flanker, in mischia debbono appoggiare la spalla sul gluteo delle seconde linee, per garantire la spinta. Questi due uomini sono tra i più agili del pacchetto di mischia, hanno il compito di tenere compatta la mischia, ma debbono essere anche i primi a staccarsi, quando la palla esce dalla mischia, per andare a placcare, se in difesa, o scattare se in attacco. Per questo  debbono essere dei buoni placcatori, ed avere un buono scatto. Il numero 6 gioca alla sinistra, e di conseguenza il 7 a destra.

Sergio Parisse - terza centro Italia -

Capitano della nazionale Italiana, attualmente è uno dei più forti giocatori nel suo ruolo.

Numero 8: Terza linea centro, in inglese number Eight, dal numero di maglia appunto. E’ l’uomo di raccordo tra la mischia e i trequarti. Fisicamente deve avere la forza di un uomo di mischia, ma le capacità tecniche dei trequarti. In mischia chiusa, a questo uomo, che si posiziona in mezzo alle seconde linee, non viene chiesto di spingere come i piloni, ma bensì di controllare la mischia, e fornire in attacco il pallone al mediano di mischia. Essendo l’ultimo uomo in mischia può anche decidere di raccogliere la palla ed iniziare una fase di gioco. Proprio per le caratteristiche fisiche molto duttili, spesso le terze centro vengono usate anche in altri ruoli. Sovente sono stati impiegati sia come seconde o Flanker, o anche come trequarti. In fase difensiva deve contenere le azioni del mediano di mischia avversario.

Mediano di mischia All Blacks - Weepu PiriNumero 9: mediano di mischia, in inglese Scrum half. Nel rugby a 15 è il punto di contatto tra la mischia e i trequarti. E’costantemente inserito nel gioco, ed ha il compito, in fase d’attacco, di recuperare la palla dalla ruck o dalle maul, per impostare il gioco. In mischia chiusa recupera il pallone che ne esce, ed in fase di touche, gli è permesso di essere più avanti per recuperare la palla che gli viene messa a disposizione dagli avanti. Deve ovviamente avere una buona capacità di tocco di palla, e deve essere un buon calciatore. In difesa, molto spesso, sono i primi placcatori.

Dan Carter

Daniel Carter, cervello e piede degli All Blacks

Numero 10: mediano d’apertura, in inglese Fly half. Il mediano di apertura, o più semplicemente apertura come spesso viene chiamato, è uno dei più importanti ruoli del rugby. E’ il regista della squadra, e decide quella che sarà la strategia di gioco. Deve avere una buona progressione nella corsa, deve essere in grado di prendere velocemente delle decisioni, deve saper dirigere la difesa, ed essere un buon calciatore. La Nuova Zelanda ha avuto nei suoi mediani di apertura, dei calciatori quasi infallibili. Dan Carter è uno degli esempi attuali.

Jonah Lomu - Ala All Blacks -

L’ala più forte di tutti i tempi, Jonah Lomu.

Numero 11 e 14: Trequarti Ala, in inglese Wing. Le ali sono i responsabili, molto spesso, della finalizzazione del gioco. E’ loro compito infatti depositare la palla in meta come terminale offensivo dell’azione. Giocano prevalentemente sulle fasce laterali del campo nelle fasi offensive, ma aiutano l’estremo nelle fasi difensive. Sono normalmente dei giocatori con delle doti di corsa incredibili, velocissimi, e leggeri, anche se Jonah Lomu, che è stata una delle ali più forti mai esistite, faceva eccezione. Era infatti alto infatti 196 cm e pesava 126, ma percorreva i 100 metri in meno di 11 secondi. Da lui in poi, questo ruolo che era stato prerogativa di giocatori piccoli, ha avuto altri giocatori prestanti come Lote Tuquiri oppure Rokocoko.

Brian O'Driscoll Centro Irlandese

Brian O’Driscoll Centro Irlandese

Numero 12 e 13: Trequarti Centro, in inglese centre. Devono essere giocatori molto duttili. Fisicamente debbono essere in grado di rompere i placcaggio dell’avversario, per tanto debbono essere molto fisici e veloci. Possono essere schierati come centro interno o primo (12) e centro esterno o secondo (13), ma possono anche essere schierati, a destra e a sinistra, prendendo a riferimento la mischia chiusa. Quest’ultima variante capita quando la mischia chiusa o la ruck è posizionata, intendendo la larghezza del campo, in una zona centrale. I centri debbono avere buone doti di penetrazione negli spazi, debbono avere buone mani ed anche un buon calcio. Può capitare che prendano, temporaneamente, il posto dell’apertura, nel caso sia impegnato in una maul o in una ruck.

Percy Montgomery estremo Sudafricano.

Percy Montgomery, con i suoi calci, ha contribuito alla conquista della coppa del mondo nel 2007, da parte del Sud Africa.

Numero 15: Estremo, in inglese Fullback. Ha il compito di rimanere in posizione arretrata per difendere gli attacchi che dovessero superare la prima linea di difesa. La sua dote principale deve essere quella del placcaggio. Deve avere anche delle buone capacità di corsa, in quanto sulle ripartente in attacco, è solitamente il destinatario di calci lunghi. Proprio per questa fase di gioco deve essere in grado di recuperare palloni aerei. Anche il calcio deve essere di buon livello. In fase di attacco può schierarsi o tra i due centri, oppure creare il sovrannumero nelle parti esterne del campo. L’intelligenza tattica dell’estremo, soprattutto nel piazzare calci per liberare la zona di meta, e conquistare campo prezioso, possono fare la differenza. Un estremo completo possiede tutte le doti dei trequarti: corsa, capacità di penetrazione, calcio ed acume tattico.

Dopo aver visto tutti i ruoli, ed i relativi numeri, nel prossimo paragrafo andrò a descrivere la posizione in campo.

Lezioni di Rugby – le origini –

vecchia stampa

Scena di una partita

Raccontando a chi conosco di questo sport, del mio sport, la risposta più ricorrente è: “…ma io non capisco le regole…” oppure “…ma cosa è la maul o la rack…” e così via. La realtà è che lo sport più bello del mondo è anche il più misterioso a quanto pare. Da qui l’idea, sicuramente non originale, di creare un piccolo vademecum del Rugby. L’intento è far conoscere un po’ meglio questo magnifico sport, le sue regole, le sue tradizioni. Cercherò di dividere gli argomenti in capitoli, iniziando dalle origini, per poi passare ad argomenti un po’ più tecnici.

La leggenda attribuisce l’invenzione di questo sport a William Webb Ellis. Ellis, studente presso l’università della cittadina di Rugby, in un pomeriggio del 1823, stanco di giocare a football prese la palla con le mani e, correndo verso la porta avversaria, schiacciò la palla a terra urlando “META!!!”. In onore di quello studente, esiste ancora una statua di bronzo, meta di molti “pellegrini”, fuori la scuola dove si disputò la prima partita. Attualmente vengono giocate varie tipologie di rugby: a 15, a 13 e a 7. Esistono due federazioni mondiali: IRB e RLIF. Questo sport prese piede, molto velocemente, nei paesi anglosassoni e in tutte le sue ex colonie come: Australia e Nuova Zelanda. In quest’ultima nazione, insieme la vela è considerato lo sport nazionale. Il rugby a 15 è quello maggiormente praticato. In Inghilterra veniva considerato uno sport d’elite e veniva praticato nei college frequentati dalle classi agiate, mentre in Galles era originariamente praticato da: minatori, operai e piccola borghesia. Questo contrasto non è altro che la dimostrazione di quanto questo sport possa essere praticato da tutti. I fondamenti di questo sport sono la disciplina e l’ordine, e spesso viene preso come metafora della vita. A causa della durezza di questo sport e dei contatti che, a volte, possono essere molto violenti, il mondo del rugby disapprova i comportamenti antisportivi e, più in generale, non corretti. Infatti è molto frequente vedere dei giocatori di rugby finire la partita bendati e sanguinanti, al contrario di altri sport invece dove esiste la cultura dell’infortunio fantasma (vedi calcio).

Pienar e Mandela

Mandela consegna la coppa del mondo, appena vinta dal Sud Africa, a Pienar, il capitano.

Il Rugby proprio per le sue tradizione e per le sue regole, è stato spesso usato come panacea sociale. Nel film Invictus viene raccontato di come, il neo eletto presidente del Sud Africa, Nelson Mandela, ha utilizzò il rugby come forma di lotta al happarteid. Più in generale come forma aggregante dell’intero stato sud africano. La vittoria del mondiale del 1995, da parte del Sud Africa, fece risorgere uno stato dall’ombra della discriminazione razziale. Attualmente il rugby viene anche utilizzato come sistema per il controllo della rabbia. Infatti lo sfogo controllato aiuta ad imparare a finalizzare la rabbia ai soli fini agonistici e sportivi. Molti istituti di pena utilizzano con successo il rugby a scopo terapeutico. Contrariamente a quanto pensano i profani, il rugby è uno sport per tutti. Infatti la credenza che i giocatori di rugby debbano essere solo uomini alti e grossi non è assolutamente vera. Esistono vari ruoli, che poi andremo a vedere più avanti, ed ognuno di essi prevede un fisico ed un’attitudine mentale diversa. Una caratteristica del rugby a 15, è il terzo tempo. Divenuto famoso per l’originalità. Risulta infatti molto strano, per chi non pratica questo sport, che 30 persone che, fino a pochi minuti prima si sono picchiati a sangue, dopo si trovano a mangiare e a bere un bicchiere di birra insieme. Di solito il terzo tempo si svolge nella club house della squadra ospitante, e la birra è la bevanda preferita in queste occasioni. Nella prossima sezione tratteremo la disposizione in campo dei giocatori, prendendo a riferimento il rugby a 15, ed i ruoli.

Quando essere “Beerbante” è un complimento…

Tutti i partecipanti

Tutti i Veterans

A volte certi incontri iniziano male, ma poi, con il tempo, e soprattutto vivere alcune esperienze ti fa capire quanto si possa sbagliare facilmente. Abbiamo partecipato ad un torneo a Perugia, lo scorso anno. Tra le squadre partecipanti c’erano i Beerbanti di Ascoli. Il torneo Perugino è andato benissimo, le abbiamo vinte tutte, giocando un bel rugby. Poi è arrivato il momento d’incontrare i ragazzi di Ascoli. Si vede che non sono veterani del rugby, ma ce la mettono tutta. Noi siamo più forti, e anche questo si vede. I placcaggi che subiscono gli ascolani sono corretti, ma duri. Si accendono le prime scaramucce. Finisce il primo tempo e loro non capiscono perché ci mettevamo tanta foga, perché giocavamo così duro. Per noi invece era rugby, solo rugby, e davanti avevamo una squadra da battere. Perché a Frascati amiamo lo spirito del rugby, degli Old, ma amiamo anche vincere. A metà del secondo tempo, un nostro placcaggio che non lasciava scampo all’avversario, sulla linea di meta ascolana, arriva ad esasperare gli animi. La scelta, molto opinabile, di lasciare il campo da parte dei Beerbanti, questo è il loro nome, ci ha lasciato basiti, e letteralmente senza parole. Nel rugby non si abbandona mai il campo. Mai! Lo strascico di polemiche, durante e dopo, è stato lunghissimo, e con scambi, a volte, al limite dell’offensivo. Dopo qualche giorno, l’intelligenza delle parti, ma soprattutto lo spirito supremo del nostro sport ci ha fatto dare l’appuntamento, sul campo, per appianare i diverbi. L’occasione è stata quella del torneo di Ascoli, svoltosi il giorno della festa della Repubblica, il 2 giugno. Nei giorni precedenti, abbiamo rischiato di non andare, un po’ gli infortuni, un po’ i molti impegni sportivi che la nostra squadra ha sostenuto ultimamente ci ha decimato. La voglia di andare però era tanta. Talmente tanta che il nostro capitano, Stefano Marcotulli, a dispetto di uno strappo sul quadricipite ha voluto esserci. Ed esserci per giocare. Alla fine eravamo in venti. Tutti motivati al punto giusto, in barba a chi diceva di non andare. Il viaggio in pulman è stato piacevole, il clima era giusto, e al seguito c’erano anche qualche nostra signora e soprattutto dei bambini. Siamo arrivati ad Ascoli alle 13.30, ed il colpo d’occhio è stato piacevole da subito. Un campo d’erba curatissimo, ed intorno alberi e prati. Non potevano mancare il chiosco delle olive ascolane e quello della birra. I ragazzi di Ascoli, hanno voluto incontrare subito noi. La prima partita infatti si è tenuta alle 14.30. In campo eravamo 15 contro 15, ma la loro panchina era molto folta. La partita non è stata per niente facile. Faceva un caldo pazzesco. I ragazzi Ascolani, erano motivati, e certamente non era la stessa squadra di Perugia. Questa volta placcavano duro anche loro. Ma tutti eravamo attenti ad essere corretti. Più attenti del solito direi.Nella prima fase del primo tempo la partita è stata sempre in bilico. Solo un tremendo uno due, nel finale del primo tempo, ci ha permesso di controllare l’incontro nel secondo. I ragazzi di Ascoli sono migliorati, ed hanno giocato una bellissima partita. Neanche l’apporto in campo del grandissimo Serafino Ghizzoni ha potuto evitare loro la sconfitta. L’abbraccio, ed il tunnel finale, in onore dei Beerbanti, sancivano la fine della discussione che durava da Perugia, e aveva lasciato un po’ tutti con l’amaro in bocca. Tutto era tornato apposto ed ora sentivamo di avere dei nuovi amici. Le partite seguenti sono state contro i ragazzi di Viterbo, che però rimaneggiati, non ci hanno dato molto filo da torcere e  contro il Cesena, con il quale non siamo stati capaci di andare oltre lo zero a zero. Quest’ultima partita, è stata poi interrotta a causa di un arbitro, probabilmente, non all’altezza della bella partita che si stava giocando. E’stato piacevole, al termine delle partite e dopo la doccia, sdraiarci sull’erba a rilassarci un po’. I bambini avevano giocato tutto il giorno e le signore avevano approfittato per prendere quel sole, che fino ad oggi, ha fatto fatica a farsi vedere. Purtroppo la nostra infermeria doveva segnalare altre due presenze: Stefano Marcotulli, ha avuto una ricaduta, e lo strappo è riemerso, forse peggio di prima; Danilo Di Nicola, ha avuto un esordio breve e triste, giocando pochi minuti e lussandosi una spalla. Cose che capitano nel nostro sport.

Tutti aspettavamo l’inizio del terzo tempo li. Invece i nostri amici ci hanno fatto salire sul pulman, e fatto seguire Emilio su una Smart. Ci ha portato in una immensa sala, già piena di gente, dove si sarebbe svolto il terzo tempo. L’organizzazione era di altissimo livello. Lo si poteva vedere dai grembiuli dei Beerbanti e delle Badanti, da come si muovevano e dal fatto che tutti sapevano quello che c’era da fare. La serata è volata e tra del buon cibo, canti ed anche un siparietto fatto da alcuni Beerbanti si è fatta quasi mezzanotte. E’ stato sicuramente il miglior terzo tempo a cui abbia mai partecipato. E tornando verso casa, stremato per la giornata dura, riflettevo sul fatto che ancora una volta il rugby, che sul campo ci ha fatto affrontare come belva feroci, fuori dal campo ci ha fatto abbracciare come fratelli. Complimenti ragazzi siete delle splendide persone. Non vedo l’ora di avervi ospiti da noi, sperando di riuscire ad organizzare un evento bello come il vostro.

Old Rugby Frascati – Olney…una giornata da ricordare

Old Rugby Frascati - Olney

Il fine partita.

E’ passato oltre un mese da quella partita, ma il ricordo è ancora vivo, soprattutto in alcuni miei compagni di squadra che ancora si stanno rimettendo dagli infortuni subiti. Ma spalle o zigomi rotti, non hanno stemperato il clima che si è creato dopo quell’incontro. E se oltre Manica, usano il termine “grassless” per descrivere il nostro campo, noi rimaniamo orgogliosi dell’impresa. Proprio per provare a non perdere quel ricordo, ho deciso di mettere in ordine un po’ di materiale che è stato pubblicato per l’occasione. Inizio con l’articolo uscito sul Il Mamilio:

http://www.ilmamilio.it/castelli_sport.asp?id=2470&by=a&com=notizie_eventi

A seguire è uscito un articolo su “Il Tempo”, il titolo la dice lunga sia sulla qualità dei nostri avversari, sia sull’importanza del risultato:

Articolo su “Il Tempo”

Nei giorni scorsi poi, Will Greenwood ed i suoi amici, hanno pubblicato su YouTube un video molto divertente di cui allego il link:

E’ stata una bella giornata di sport.

L’emozione di un’emozione.

Il week end scorso, la squadra di Filippo, l’under 10 dell’ASD Mini rugby Frascati, ha partecipato al Torneo Brugato. Un evento che, oramai da anni, si svolge presso il centro sportivo dell’Acqua Acetosa. Anche quest’anno il torneo si è svolto in un contesto, nel complesso, sicuramente molto piacevole. I ragazzi poi, hanno preso la manifestazione nella maniera giusta. Il sabato hanno giocato tre incontri vincendoli tutti. Hanno battuto avversari di tutto rispetto come: le Fiamme Oro o la Primavera Rugby. Mi ha molto colpito lo spirito, la grinta con il quale tutti hanno affrontato questo impegno. Ogni volta poi che osservo il viso di mio figlio, la classica faccia d’angelo, con gli occhioni da cerbiatto e capelli biondo-rosso, e poi osservo lo stesso viso in campo, debbo mi fa un po’ strano. Un bambino, sicuramente vivace, ma decisamente a modo, che si trasforma in un piccolo Parisse. Un guerriero che placca e ruggisce all’avversario come il più consumato dei rugbisti.

Frascati Under 10

Il dream Team

Tutto il torneo, ha avuto da parte di Filippo e di tutti i suoi compagni, un motivo comune: la grinta. Hanno affrontato anche gli incontri per accedere alle finali, che si sono svolti la domenica mattina, con una carica agonistica impressionante. Non comune in bambini di dieci e nove anni. Correvano su tutte le palle, placcavano anche le mosche che passavano di li per caso, facevano indietreggiare tutti gli avversari. Uno spettacolo. Ma questo punto di vista può sembrare esagerato, pare visto con gli occhi di un padre che osserva il figlio. Un signore di Rieti, ed era li per assistere al torneo del nipote, passava vicino al campo dove si svolgeva l’incontro della domenica tra: Frascati e Tor Tre Teste. Si è fermato a vedere tutta la partita, e mi ha confessato di aver visto poche squadre, formate da bambini di quell’età, giocare in quel modo, come stava giocando il Frascati. Ovviamente di questo va dato merito agli allenatori, ed anche alla società, ma ritengo che il materiale umano che stanno plasmando è di altissimo livello. La domenica mattina si è conclusa con un risultato decisamente al di sopra di tutte le più rosee previsioni. La squadra di Filippo aveva vinto tutte, e dico tutte, le partite, giocando un bellissimo rugby. Molto “Frascatano” come stile, incentrato sul contatto fisico, la difesa, la vittoria dei punti d’incontro, ma anche molto intelligente nelle soluzioni d’attacco. Quella striscia di bei successi, ha permesso di accedere alla finale per il primo e secondo posto, che si sarebbe giocata sul campo centrale, alle 16.00. La soddisfazione era talmente tanta che ho chiamato mia sorella per raccontargli l’impresa, e lei, munita di marito e figlie, è venuta a vedere il nipote che avrebbe disputato la finale. La giornata era caldissima, e dopo pranzo la temperatura quasi estiva si è fatta sentire tutta. L’emozione di questi piccoli uomini di 10 anni era tangibile, anche dagli spalti. Con la manina sopra la fronte, a ripararsi gli occhi dal sole, tutti davano uno sguardo alla tribuna gremita. Quasi a cercare, il genitore, l’amichetto, la cugina, sicuramente tutti osservavano la quantità di gente che li stava guardando. Prima di disputare la loro finale, ci sono state quelle della under 6, e poi dell’under 8 (dove per altro il Frascati ha vinto). Hanno passato questi minuti facendo una serie di esercizi di riscaldamento, ma con un occhio erano sempre li: tra il campo da gioco e le tribune. Ad urlare saremo stati forse in 2.000, il clima era bellissimo, e lo spirito quello giusto. Entrano in campo. Sono tesissimi. Si urlano qualcosa d’incrompresibile tra loro, un po’ per darsi le posizioni, un po’ per cercare di sciogliere la tensione. Anche io sono emozionato. Calcio d’inizio ed è subito partita vera. Bellissimi scambi dall’una e dall’altra parte. Scatti e placcaggi a raffica. Il Frascati, a mio avviso, gioca meglio ma prende due mete, una di seguito all’altra, per distrazione (emozione). Sabato, ma anche la mattina della finale, non le avrebbero prese. Lorenzo, il loro allenatore, urla qualcosa ed è il meta per noi. Ma sul calcio di rimessa, perdiamo la palla e vanno sul tre a uno. Filippo lotta come un leone. Si vede che la sente quella partita. Prende un placcaggio, e gli fa male, ma non esce. Non ne ha la minima intenzione. In quella finale vuole esserci. Lui, che non è un gran placcatore, ne fa tanti. In un’azione ne prende tre. Arriva la meta che porta il risultato sul tre a due. La fa Matteo, un bimbo che a guardarlo non dovrebbe fare questo sport, ed invece placca e segna come Masi. Finisce il primo tempo. L’acqua è la prima cosa che vanno a cercare. Fa caldo ed hanno tutti corso tantissimo. Bevono, si bagnano i capelli. Lorenzo li stimola al punto giusto. Sono li tutti seduti intorno al loro allenatore e lo ascoltano con attenzione. Rientrano in campo ed è subito pareggio. Il mio cuore dice che ce l’avremmo fatta. Dopo quella meta, ho rivisto nei loro occhi la voglia e la determinazione che avevo visto per tutto il torneo. Come una doccia fredda è arriva la meta del quattro a tre degli avversari, che ha letteralmente bloccato le gambe dei nostri ragazzi. Non fanno in tempo a capire cosa è successo, che ne subiscono subito un’altra. Sul risultato, a quel punto, acquisito, non hanno però smesso di lottare. Questo sport t’insegna tre cose fondamentalmente: la prima che per fare pochi metri devi fare tanta fatica, la seconda che per avanzare devi avere il sostegno del compagno, e la terza, a mio avviso la più importante, a non mollare mai. Loro non lo hanno fatto. Hanno finito la partita sulla linea di meta degli avversari, senza riuscire a farla. Che bellissimo esempio per tutti quegli adulti sugli spalti. Il vero insegnamento, come capita spesso, ce lo hanno dato loro. Se  noi, così dette persone mature, mettessimo in pratica nella vita quello che abbiamo potuto vedere sul quel campo, da quei venti piccoli uomini, andrebbe tutto decisamente meglio.

Fase di gioco

Roma Primavera – Frascati

Ma poi succede quello che non ti aspetti. Sono sceso dagli spalti, e mi sono avvicinato a Filippo, e ai suoi compagni, per andargli a fare i miei complimenti. Se li erano veramente meritati. E ho trovato quei tredici leoni: a piangere. Filippo era un fiume in piena, non riusciva a fermarsi. Gli occhi gonfi, i singhiozzi, per quel risultato che non erano riusciti a portare a casa. Il manuale del bravo papà, in quelle quelle circostanze recita che bisogna rassicurare il proprio figlio e spiegargli che la vita va così: a volte si vince, e a volte si perde; in ogni caso bisogna essere forti ed accettare il verdetto del campo. In parte l’ho anche fatto, ma anche io con le lacrime agli occhi. Solo in quel momento, ho capito quanto quei ragazzi fossero veramente un gruppo, un bel gruppo. Ma soprattutto quanto contava per loro vincere quella partita. Quel rettangolo di gioco, per loro, era il frutto di due giorni di sforzi; tutti quegli scatti, quei placcaggi erano mossi da uno spirito superiore che li ha uniti, sin dall’inizio del torneo, ma forse anche da prima. Mi era già capitato di piangere per mio figlio, o anche condividere uno suo stato d’animo. Non mi era mai capitato di piangere con mio figlio.