Texas e Florida…

911 MiamiCome ogni vacanza, prima o poi si torna a casa. E quando si torna a casa, con il pensiero, si fanno sempre i bilanci. Quest’ultima: in Texas e in Florida, è stata, seppur non lunga, una vacanza molto intensa. Siamo riusciti a fare e a vedere molte cose, dando un taglio molto “cool” alla trasferta Americana. Al contrario di quello che mi aspettavo prima della partenza, Miami mi ha molto deluso. Un posto turistico, dove tutto è costruito per fare business. Città come New York, San Francisco sono decisamente molto più vivibili, sia da turista che, a mio avviso, da cittadino. A Miami sembra fatto tutto per catturare l’attenzione, e quindi il denaro, del passante. Le luci sembrano quelle di un parco dei divertimenti, e tutti i locali sono costretti a caratterizzarsi, rischiando, a volte, di risultare delle caricature. Il clima però è fantastico e di posti da vedere intorno ce ne sono moltissimi. Purtroppo il tempo che avevamo a disposizione non era tanto, la Florida meriterebbe almeno due settimane, ma abbiamo avuto la forza, e anche il coraggio, di arrivare: alle Everglades prima e a Key West, dopo.

CoccodrilloLe Everglades sono un parco naturale che sta preservando tutta la zona paludosa a sud della Florida, con tutto il suo patrimonio di flora e fauna. Ci sono rettili di ogni tipo: dagli iguana agli alligatori. Abbiamo rischiato d’investire, in questa zona, un iguana che stava per attraversare la strada. Arrivati al parco, non poteva mancare il caratteristico giro su un’Airboat, dal quale siamo scesi letteralmente fradici di acqua salmastra. La puzza non è stata piacevole, ma per lo spettacolo che abbiamo potuto vedere, ne è valsa la pena. I paesaggi sono sconfinati, immensi, e quando il cielo blu intenso, s’incontra con il verde, che li la fa da padrona: lo spettacolo è servito. Cosa dire di Key West? 200 Km di autostrada perfettamente efficiente che si snoda sulle isole zero milecaraibiche che portano sino all’ultima, appunto Key West. Qui c’è anche il punto più a sud degli Stati Uniti d’America. Un posto dove bisogna fare la fila per una fotografia. Tornati a Miami, vista little Avana, che secondo me è il vero cuore pulsante della città, il resto è solo shopping. Lincoln Road è un centro commerciale a cielo aperto a South Beach. A Miami però non poteva mancare una partita dei Miami Heat. Li si vede la capacità, tutta anglosassone, di organizzare un evento che, qualunque esso sia, raggiunge iHeatsconnotati: “del memorabile”. Bellissima esperienza anche, e soprattutto perché, i celiaci possono gustare i loro hot dog “Gluten Free”. (vero Daniela??).

La parte iniziale del viaggio, l’abbiamo passata ad Austin, in Texas. Un posto di cui fino a qualche mese fa ignoravo l’esistenza. Una sera, prima dell’estate, a casa di Daniela Andrea ci ha detto di questo loro viaggio per andare il Gran Premio di Formula uno degli Stati Uniti, che si svolge per l’appunto ad Austin, e da li abbiamo iniziato a sbirciare i voli. Insieme a Lidia e Max, abbiamo costruito un viaggio nel quale il Gran Premio è stato solo il pretesto per partire. Talmente pretesto, che infatti non lo abbiamo visto. L’idea che avevo era quella di andare li e trovare il lato oscuro dell’America. SaloonQuello lontano dalle città più blasonate e più turisticamente interessanti. Invece mi sbagliavo. Austin, come tutto il Texas mi ha fatto capire che l’america, quella vera, sta li. Fatta di gente seria, che ama il proprio paese e si batte per rendererlo migliore. Gente che se vede un turista in difficoltà gli da un passaggio con la propria autovettura, oppure che se t’incontra con la cartina in mano, spaesato come tutti i turisti, smette di correre e ti chiede “Can I help you??”. Fatta di gente così, quelle persone che senza conoscerle ti offrono la cena, oppure si sforzano di capire il tuo inglese stentato. Bella gente. Che si alza la mattina presto per andare a lavorare, ma la sera fa tardi per sentire del buon country blues, in un locale di Soco. E ce ne sono tanti a Soco di locali fichi per andare ad ascoltare musica. Gente che si veste di arancione e in ottantamila, Calcio d'iniziovanno a tifare per la loro squadra di Football universitario: i “Longhornes”. Tutto è grande in Texas. Le macchine sono immense, i negozi sono specifici ed immensi, anche se la città non è smisurata. Mi ha colpito un negozio che vendeva solo stivali. Si proprio stivali texani. Erano tantissimi, e di ogni tipo, colore o misura. C’era quello fatto con la pelle di serpente, quello trattato con l’olio, quello da 150$, ma ne ho visto un paio da oltre 2.000$. E’ divertente immergersi nel loro modo di vivere. Questa città non è abituata ad ospitare il turismo di massa continuo. Infatti i taxi non funzionano. Loro ospitano eventi importanti, in periodi programmati, e questo li preserva dall’estinzione delle loro origini. E’ una città costruita per gli americani, anzi, costruita per i texani. A loro uso e Hammerconsumo. E’ bello poter visitare una meta gustandone il lato autoctono. Il poi posto diventa relativo. A volte un viaggio ti lascia di più avendo potuto assaporare il contatto con la gente, che per quello che esprimono i suoi monumenti. Se mi costringete a scegliere una citta in cui vivere, tra quelle che ho visitato in questo viaggio, di sicuro sceglierei Austin. Di sicuro il Texas. Di questa vacanza va anche detto che, segreto del suo successo è stato anche, e soprattutto, la compagnia. Per Dany e me: Lidia e Max sono stati dei compagni di viaggio stupendi. Sempre carini e disponibili a macinare chilometri ed eventi. Dany poi, ha trovato in Lidia una instancabile compagna di Shopping. Peccato per Andrea e Marika che siamo riusciti a vedere Big Daddypoco. Ma quel poco è stato comunque tanto. Simpatici anche i nostri nuovi amici americani Mark, Michael e Kevin, oltre alle loro signore. Unica “nota negativa” è stato il cibo. Per colpa dell’America, qualche chilogrammo in più ce lo siamo portati a casa. Ma anche questo fa parte del bello di un viaggio. Nella mia memoria rimarrà sempre scolpito il “Big Daddy” un piatto gigantesco di costolette di non so quale animale, affogate in una salsa barbecue fantastica. Ovviamente buonissimi anche gli Hamburger.

Il Lupo.

lupoIl lupo è un animale della famiglia dei canidi. Mediamente più grande dei comuni cani, vive in branco. La funzione di ogni lupo è organizzata all’interno del branco, con una struttura sociale fortemente gerarchica. Il branco è guidato da due individui: il maschio e la femmina alfa. Solo uno dei due componenti però risulterà essere realmente il capo. Nonostante questa forte gerarchia, ogni lupo non risponde al capo nel senso umano del termine. Ogni lupo possiede la libertà e la facoltà di scelta. Decide liberamente cosa fare, e dove andare, ma ogni scelta è strettamente correlata al senso di collettività. Ogni azione è finalizzata alla crescita, alla salvaguardia e alla tutela del branco. La maggior parte delle coppie nei lupi è monogama. Questo riporta al fortissimo senso di fedeltà riscontrabile anche nei cani, prossimi discendenti dei lupi. La grandezza del branco varia a secondo della possibilità di alimentarsi. Il numero può variare da due a venti. In branchi molto numerosi, oltre alla coppia alfa si possono trovare degli esemplari beta. La funzione di quest’ultimi consiste nell’aiutare gli alfa nella gestione del branco. All’interno di branchi numerosi vi sono anche dei lupi, cosìdetti omega. Solitamente è l’esemplare più debole, che all’interno del branco riveste un ruolo alla base della catena gerarchica, ma nei rapporti con l’esterno risulta avere un ruolo importante come ogni altro membro del branco stesso. Anche nella caccia, il branco è fondamentale. La cooperazione, la collaborazione, trova la massima espressione nelle battute di caccia che questo animale compie per sfamare se stesso e gli altri membri del branco. Questo innato senso, li rende assolutamente letali. Non esiste animale che per: peso, o dimensioni possa contrastare un branco di lupi. L’habitat del lupo è caratterizzato da aree di pianure, foreste montane e radure. Un lupo copre mediamente un territorio di 100 km quadrati. Il colore del manto varia a seconda del luogo in cui il lupo si trova. Ha rischiato l’estinzione, fino a qualche anno fa, ma ora, grazie ad un’attenta opera di tutela, il lupo sta ripopolando la crosta terrestre. E’ presente, maggiormente in Europa e negli Stati Uniti. In Italia si può trovare su tutta la dorsale appenninica e sulle Alpi. E’ notizia di pochi giorni fa che un branco si è stabilmente fissato alle pendici del monte Tuscolo, a Castelli Romani. Più precisamente a Frascati.

Bindi Presidente della commissione antimafia.

falcone-e-borsellinoOggi è stata eletta la Bindi, presidente della commissione bicamerale antimafia. Su questa elezione c’è stata una levata di scudi che, francamente, non capisco. Chi sta alzando la voce qualche tono sopra la media è il PDL. Dobbiamo, forse, aspettarci qualche novità in tal senso. Potrebbero tornare di moda qualche vecchio processo legato a Dell’Utri, che coinvolgeva anche Berlusconi, oppure è solo una atavica antipatia verso Rosy Bindi? E’ simpatica questa sceneggiata del governo dalle larghe intese quando, ogni mezz’ora, si tirano delle bordate l’uno contro l’altro. E secondo il PD, chi avrebbe dovuto essere il Presidente di una commissione così delicata? Questo fatto, di per se sconcertante, nasconde il fatto che ci sono una marea di cose che noi non sappiamo, che al popolo non dicono, ma la differenza con il passato è che non si sforzano neanche più di tenerlo nascosto. Chissà come avrebbero commentato  Falcone e Borsellino questo “fattaccio brutto, brutto”…

Ho seguito mio figlio.

IMG_1225Debbo confessare una cosa. So che è sbagliato, so che non si fa, ma ero troppo preoccupato. Qualche giorno fa mio figlio, per la prima volta, sarebbe dovuto tornare a a casa da solo dopo la scuola. Era la prima volta che tornava a casa da solo, ed io ero terrorizzato. Lo sono tutt’ora. Avrebbe dovuto attraversare la strada da solo; sarebbe stato, per la prima volta, a contatto con degli sconosciuti, senza la supervisione di un adulto di riferimento; avrebbe dovuto utilizzare le sue cognizioni per trovare la strada migliore per tornare a casa. E’ un passo importante per un bimbo di 11 anni, ed un passo importante per un padre di 42. Mio padre mi dice sempre che i pensieri che i figli ti danno, crescono proporzionalmente con l’età. Solo ora capisco veramente il senso di quelle parole. Fino ad una certo punto della loro vita ci siamo sempre: quando cadono li aiutiamo a rialzarsi; siamo parte dei loro giochi; gli unici riferimenti. Tutto questo, ad un certo punto cambia. Siamo sempre meno presenti, ma nonostante ciò, dobbiamo alzare il livello di attenzione. Se ne sentono tante in giro, ed io sono terrorizzato. La scorsa settimana ho appreso da un mio amico, di un padre che ha perso il figlio di 19 anni in un incidente d’auto. Attendere quel figlio che non tornerà mai più mai a casa. Quella notte ho avuto gli incubi, personalizzando quella disgrazia. Lo so che non avrei dovuto seguire mio figlio, d’altronde doveva percorrere solo poche centinaia di metri, ma vederlo così sicuro camminare per strada, fare attenzione ad attraversare, cercare le strisce pedonali, conquistarsi una fetta in più d’indipendenza, mi ha riempito il petto di emozione. Il mio piccolo non è più tanto piccolo, ed io debbo lasciarlo poter volare da solo.

Erich Priebke è morto.

Erich PriebkeHa vissuto cento anni. I partenti, i figli, gli amici delle vittime delle fosse Ardeatine hanno dovuto aspettare così tanto per vederlo defunto. E’ vero che per chi crede in Dio il perdono è alla base del loro credo, ma è difficile perdonare un simile atto. Ho visitato le fosse Ardeatine forse alle medie, e ogni volta che passo li davanti ancora sento l’angoscia che ho provato in quella visita. 335 vittime, tra militari e civili, colpevoli solo di essere stati catturati dopo l’ennesima rappresaglia contro i tedeschi che avevano invaso l’Italia. Questo signore è stato arrestato e processato, ma è stato condannato all’ergastolo solo nel 1998. Nel frattempo era fuggito si era rifatto una vita. Tra i vari posti dove ha trascorso la sua reclusione anche il convento dei frati francescani di Frascati. Sempre dotato di scorta, è stato una spesa per i contribuenti. Non solo un assassino, ma anche una peso per la società. So che può essere peccato non perdonare, ma io non l’ho fatto, e non ho alcuna intenzione di farlo. Caro Erich, non riposare in pace, anzi mi auguro che si occupino di te le anime delle persone che hai fatto uccidere. Mi auguro che quello che hai fatto, nella concezione dantesca dell’inferno, ti accompagni per l’eternità con una pena esemplare.

Bruce and Legend…

Bruce SpringsteenScrivo con molto ritardo, ma il momento è quello che è. Sempre di corsa. Ma non è solo questo il motivo, ho avuto bisogno di smaltire la settimana di emozioni che ho trascorso. In pochi giorni ho esaurito tutti i concerti di questa estate. E pensare che ne avrei voluti vedere anche altri. I Depeche Mode, Mark Knopfer, avrebbero completato la collezione 2013, ma non ce l’abbiamo fatta. Gli impegni, e il costo sempre meno accessibile dei concerti ha vinto sulla voglia di musica. Certo che l’abbinamento non è stato per niente male, e gli artisti che abbiamo ascoltato, da annali. Siamo riusciti a vedere John Legend a Perugia e Bruce Spingsteen a Roma. Artisti e generi molto lontani tra loro, ma accomunati da una enorme personalità e professionalità. Risultato?? Due eventi che mi porterò nel cuore, oltre che nella memoria. Il primo si è svolto a Perugia, nel cuore del Umbria Jazz festival, nella cornice dell’Arena di Santa Giuliana. Un posto suggestivo e ben organizzato, degno della classe dell’artista. Legend si è presentato sul palco puntualissimo e ha deliziato il pubblico con tutti i suoi cavalli di battaglia, dando molto risalto al passato e facendo solo una brevissima panoramica sull’ultimo album. Ordinari people, green light, Save Room, hanno fatto ballare tutti i presenti, che hanno saputo offrire il giusto silenzio ai brani cantanti e accompagnati solo dal suo piano. Molto apprezzata una cover, che non gli avevo mai sentito fare: Dancing in the Dark, del Boss, che ci ha catapultato al concerto che avremmo visto il giovedì successivo. Certo Legend l’ha cantata con un’energia diversa di quella di Springsteen, ma altrettanto apprezzabile. Legend ha dato anche un assaggio di un brano: Made to Love, che sarà nel disco che uscirà il 3 settembre. Legend ha saputo, come sempre, rendere l’atmosfera magica e far apprezzare le sue doti anche a chi, come Daniela, non lo conosceva a fondo. Il giorno dopo ci siamo presi una pausa da tutto e da tutti, abbiamo dormito a Perugia, e il giorno dopo abbiamo visitato Pienza. Dal mercoledì eravamo già carichi per il concerto che avremmo visto il giovedì. Solo ascoltare i brani di Springesteen da una carica incredibile, figuriamoci ascoltarli, con la prospettiva del concerto. Ho sempre un po’ di perplessità quando vado a vedere i concerti a Capannelle. Roma meriterebbe molto di più, ma soprattutto meriterebbero di più gli artisti che ospita. Comunque tra qualche acquisto, un panino e una birra, il tempo passa. La montagna di gente davanti al palco è enorme, e il caldo si fa sentire. Nel pomeriggio aveva piovuto, quindi era la classica serata umida romana.
John LegendQuando le luci del palco si sono accese e Bruce è uscito, c’è stata un’ovazione. Il Boss ha un feeling particolare con il suo pubblico, e la varietà era enorme. C’erano bambini di dieci anni, o giù di li, e anziani signori. D’altronde Springsteen è del 1949. È uno che ha cantato con Dylan, con i Rolling Stones, e mentre erano al massimo. Lui nei fantastici anni ’70 c’era ed era già grande. Ma c’era anche negli anni ’80, e così via sino ad oggi. Il concerto è fuggito via veloce. Tutti i suoi successi, nessuno escluso, ed a un certo punto è saltata anche la scaletta. Il suo volere sentire il pubblico addosso, gli ha fatto venir voglia di accontentarlo. Le canzoni erano dettate in base ai cartelli che il pubblico tirava fuori. Una band perfetta, che non si è fatta cogliere di sorpresa ed ha saputo accontentare il suo vecchio gigante. Il fisico tonico gli ha permesso di cantare, correre e suonare come non avevo mai sentito fargli. Born in the USA, Darlington County, Born to run, Bobby Jean, Dancig in the Dark, e tutte le altre. Tre ore di musica carica di energia, di voglia di stare li in quel momento a fare proprio quello che stava facendo, cantare davanti al suo pubblico. Non una sbavatura, la sua Fender lo ha seguito anche nelle pennate più energiche. La riprova che quello di giovedì scorso è stato un concerto mitico, sono stati proprio i suoi sorrisi. I sorrisi che un uomo dalla voce potente, dal fisico che potrebbe far invidia ad un teenager, un uomo che sembra spaccare la chitarra ad ogni pennata, rilevavano la dolcezza che c’é dentro ad ogni canzone. La dolcezza che ha dimostrato nel tributo finale a Clarence Clemons, suo amico, e compagno di mille concerti. Mentre scrivo, e sono passati quattro girini, ho ancora i brividi. Tutta la serata, tutto il concerto è stato un brivido lunghissimo.

Ceneromane: quando i romani aprono la propria casa ai turisti

Bellissima idea…da sperimentare!!!

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ceneromane-tuttacronacaUna cena tipica romana… a casa dei romani. E’ questa l’idea proposta dalla piattaforma Ceneromane, che ha fatto sbarcare nella Città Eterna l’homerestaurant su iniziativa di Daniela Nurzia, ispiratasi alla tradizione dei Paladar cubani, quando, nei tempi dei castrismo, la popolazione ospitava i turisti nelle proprie case per poter avere contatti con loro. L’ideatrice ha spiegato che si tratta anche di un’esigenza pratica: “con la crisi molti lavori sono venuti meno e si fa fatica ad arrivare a fine mese così ho aperto prima la mia casa agli ospiti e poi si sono aggiunti i miei amici, certamente non diventiamo ricchi ma con le cene a pagamento possiamo permetterci una vacanza in più o pagare il college ai figli.” Ecco allora che ai turisti basta scegliere l’abitazione che preferiscono, il menù e la data per poi passare al pagamento, se la casa è libera quel giorno, con Pay pal…

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Il golf, prima lezione.

GolfEccomi qui, dolorante quanto basta, a ripensare alla giornata appena passata. Avevamo, con Dany, provato il golf e c’era piaciuto molto. Certo li eravamo nelle Langhe, un posto fantastico, immerso nelle colline del Barbera e del Nebbiolo, quindi tutto era stupendo, ma oggi la sensazione è stata la stessa. La complicità di Max e Lidia ha sicuramente aiutato, ma la voglia d’imparare era, ed è, tanta. Il circolo che ci ha ospitato è quello di: “Archi di Claudio” a Roma. Un posto molto carino, ideale per imparare e cordiale nella gestione. Lo scenario che si staglia sullo sfondo dei campi pratica è quello dell’acquedotto Claudio. Fa caldo, ma non si soffre come nei giorni scorsi. I primi colpi li abbiamo tirati con la supervisione di Max. I suoi consigli sono stati preziosi per affrontare la lezione successiva. Pian piano abbiamo anche convito e coinvolto Lidia. Pranzo sociale nella club house del circolo, e poi di nuovo sul green. La lezione è passata veloce, e ogni colpo che andava a segno la voglia di far meglio aumentava. Dany è bravissima. E’ordinata nei movimenti e attenta ai consigli. Non colpisce forte, ma preciso. A me invece Daniele, il nostro istruttore, mi fa cambiare la posizione della mano mille volte. Non mi entra in testa. Ma colpisco forte, e la cosa non mi dispiace per niente. Quella pallina li in terra sembra così facile da colpire, e forse lo è. Ma colpirla bene è tutt’altra cosa. Colpirla e mandarla dove si desidera è un’arte. Certo non andrò alle olimpiadi, e forse non vincerò mai neanche torneo condominiale, ma di certo c’è che il golf è una scoperta. Intanto è uno sport, realmente, per tutti. Permette di passare una giornata all’aria aperta in compagnia di amici. Avevo tanti pregiudizi, ma ora ho capito che senso etimologico di sport ha tanti significati. Il golf ne incarna parecchi di essi. E ora non vedo l’ora che arrivi venerdì, quando avrò la prossima lezione.

Iosefa, ha imparato benissimo l’italiano (medio).

Iosefa IdemNon è questione di sapere o non sapere. Non è questione di giusto o sbagliato. Io ne faccio una questione di principio. Il concetto che chi ci rappresenta deve avere un’anima candida, oramai, almeno in Italia, è una chimera. In Germania, un ministro della Repubblica, si è dimesso perché è stato appurato che ha copiato la sua tesi di laurea. Un gesto che non c’entrava nulla con la sua attuale attività politica, o con i meriti che nella vita professionale lo stesso ha ottenuto. Ha semplicemente tradito la fiducia del popolo tedesco, e si è dovuto dimettere, perché, li, l’opinione pubblica lo impone. Purtroppo, debbo prendere atto che, il mal costume italico, è contagioso. Anche i tedeschi, una volta in Italia, cambiano il loro modo di agire. E questo dimostra che alcune cose, soprattutto in politica, funzionano così, perchè noi vogliamo che funzionino così. Se riuscissimo a capire che il nostro voto conta di più di quello che pensiamo, e che non va sprecato, anzi va dato a chi merita, tante cose cambierebbero. Ma qual’è il fatto? Iosefa Idem olimpionica italo-tedesca, ora ministro delle pari opportunità, ha evaso l’IMU, mettendo la sua residenza (quindi prima casa) in una palestra di sua proprietà. Una furbizia che gli ha fatto risparmiare un bel po’ di denari, in quanto le ha permesso di usufruire dello sgravio sulla prima casa. Lei, a sua discolpa, ha dichiarato che di queste cose non se ne occupava, in quanto passava tre settimane su quattro, dodici mesi l’anno era sulla canoa. Giusto, ma dove andava a dormire la sera lo sapeva? L’indirizzo riportato sul suo documento d’identità, lo avrà visto qualche volta? E non si è mai chiesta, visto che non si occupava lei di queste cose, ma perché dormo in un posto diverso da quello indicato sulla mia carta d’identità?? Perché sul mio documento c’è l’indirizzo della palestra?? Mi dispiace, ma per me,msono scuse che non tengono. E questo attaccamento alla poltrona, ed ai benefici che ne conseguono, è quanto di più brutto, da una tedesca che non parla neanche bene l’italiano, ci si possa aspettare. Il fisco Italico ti ha beccata. Chiedi scusa e dimettiti. Dove sono le pari opportunità rispetto ad un cittadino comune. In questa Italia, le pari opportunità, le cercano anche i cittadini comuni, quelli che si alzano la mattina e, tra mille difficoltà, pagano le tasse. Di certo, in questo suo comportamento, ed anche nel non volersi dimettere, non emerge quello spirito sportivo che l’ha sempre contraddistinta. Lo sport, su ogni cosa, dovrebbe insegnare la correttezza, ed anche il saper riconoscere la sconfitta, oltre che condannare le scorrettezze. Mi dispiace Iosefa, ho alzato le braccia al cielo con te quando vincevi tutte quelle medaglie alle olimpiadi, ma ora, le stesse mia bracci, cadono vedendo quello che sei diventata. Dovresti dimetterti.

12 giugno, una data importante.

Pressione fiscale.Oggi, mentre ascoltavo il mio consueto telegiornale mattutino, mi ha colpito una notizia: “il 12 giugno è la data in cui iniziamo a guadagnare.” Messa così, lì per lì, non l’ho tanto capita, ma poi, ascoltando bene, è stato chiarissimo: dall’inizio dell’anno, a oggi, abbiamo lavorato gratis. Infatti, secondo la pressione fiscale media, per chi paga le tasse, oggi è il giorno della svolta. Fino ad oggi abbiamo lavorato per pagare tutti i debiti con il fisco: IMU, IRPEF, INPS, TARES, ecc. Non solo, lo stesso articolo, calcolava, sempre con la tecnica della media del pollo, quanto è la pressione fiscale media in Italia, per ogni abitante. E’ emerso un numero imbarazzante, 1.000€ al mese per ogni Italiano, compresi: bambini, anziani. Certo non serviva questo servizio per ricordarmi che siamo messi male, ma questo gioco di numeri rende l’idea in modo estremamente chiaro. L’assenza di traffico la mattina, i negozi vuoti, le saracinesche abbassate, i consumi che oramai sono ridotti all’osso. Tanti troppi sacrifici per una situazione che forse non risolveremo mai. E tutti noi, nel frattempo, lavoriamo fino al 12 giugno per mantenere questo carrozzone, che fa acqua da tutte le parti.