Cambia musica, le quattro fasi per per far partire la mischia chiusa, diventano tre. E non ci sarà il bellissimo: ingaggio o engage. Vedremo.

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Se ne parlava da tempo e ora è ufficiale: l’International Board ha annunciato che la chiamata per la preparazione della mischia verrà cambiata a partire dalla prossima stagione. Al momento si tratta di una sperimentazione (di tre anni) che verrà provata in entrambi gli emisferi, di un trial come dicono gli anglofoni, ma se il risultato dovesse essere positivo la chiamata “crouch, touch, set”diventerà definitiva.
Prende quindi le scale per andare in soffitta il tradizionale “crouch, touch, pause, engage”.
A spingere verso questa decisione sono le statistiche degli ultimi tempi, che vedono il 17% del tempo di ogni singola partita impegnato nelle mischie, il 50% circa delle quali crolla o va a finire in un nulla di fatto.

PS: a me spiace. E poi cosa dovrei fare della mia maglietta con quella ormai vecchia scritta?

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Avezzano, e si vince ancora…

La scorsa domenica ho avuto l’ultimo impegno, di questa stagione, con mia squadra: il torneo di Avezzano. Oramai è qualche anno che regolarmente ci scontriamo con questi ragazzi che, come noi, è composta da “diversamente giovani” appassionati di rugby, molto motivati. Il torneo, come sempre è ben organizzato, e quest’anno erano otto squadre a scontrarsi.  Complice il caldo e il sole, che sembrava quasi quello di agosto, è intervenuta tanta gente ad assistere alle partite. L’organizzazione, per motivi logistici oltre che di tempo, ha diviso i teams in due gironi da quattro squadre. Secondo il regolamento, alla fine degli scontri dei gironi: la quarta del primo girone, si sarebbe scontrata con la quarta del secondo girone, e così via, sino a scontrarsi la prima, contro la prima. Da Frascati siamo partiti in sedici, e contando che a rugby si gioca in quindici, non avevamo tantissimi cambi. Gli infortuni avuti nei precedenti impegni hanno letteralmente decimato la nostra squadra, che, seppur numerosa nel complesso deve fare i conti con una stagione lunga e mai così funesta da questo punto di vista. Il nostro girone era composto da tutti amici: Civita Castellana, Appia Rugby e Lazio. Il primo incontro si è svolto contro il Civita Castellana, un incontro duro, ma corretto. Non abbiamo dilagato, ma tra il caldo ed i piccoli infortuni che si sono subito avuti, è stato sicuramente un bel risultato. La seconda partita l’abbiamo avuta con i “giovanotti” della Lazio. Con qualcuno di loro ci giochiamo, di tanto in tanto, insieme, ma questo non ha impedito alla partita di essere quel giusto mix tra: correttezza e la classica e sana rudezza del rugby. Anche questo incontro lo abbiamo archiviato non senza troppa fatica. Ma non per demerito degli avversari, ma solo perché abbiamo saputo interpretare un bel gioco. La terza partita l’abbiamo avuta contro l’Appia Rugby. Come al solito la squadra dell’acquedotto si è ben comportata. Contro di noi poi sono sempre molto motivati. Ci hanno fatto faticare, ma anche con loro, abbiamo avuto la meglio. Gli acciacchi si sono iniziati a far sentire, e con essi, il primo infortunio serio. l’Animale, ne avrà per un mesetto, a causa di un problema al gomito. Tre vittorie su tre però, non davano margini di discussione su chi aveva vinto il girone. Dall’altra parte i padroni di casa dell’Avezzano si erano ben comportati e chiudendo il loro girone in testa. La finale sarebbe stata Avezzano contro l’ASD Old Rugby Frascati. La pausa per il pranzo è stata da un lato benedetta, ci ha permesso di rifocillarci e di riposare, ma dall’altro ci ha fatto sentire tutti i dolori muscolari, le botte prese e tutta stanchezza non solo di quella giornata. Intorno alle 17.00 le due squadre sono scese in campo. Il manto era perfetto, il clima caldo, e sulle tribune gremite i padroni di casa avevano sicuramente molti supporters. Com’era prevedibile gli scambi sono stati subito quelli di una partita vera. Ma l’Avezzano fa molta fatica a superare la metà campo dei Frascatani, che, in maniera molto ordinata riescono a non far avanzare gli avversari. Dall’altra parte qualche errore di troppo non ci permette di andare in meta. Stanchezza, dolori e caldo non ci permettono di andare in meta. In particolare una meta fatta da parte mia, viene annullata da un placcaggio alla disperata, ma efficace. Il primo tempo finisce zero a zero. Con l’inizio del secondo tempo, l’aumentare della stanchezza fa aumentare anche il nervosismo. Volano parole grosse e anche qualche spintone. Ma quando sembrava che il risultato non si sarebbe sbloccato, succede che: l’esperienza va in meta. E infatti Marco Salvatori, con una meta d’intercetto e più di metà campo percorsa, marca il punto decisivo. Un corsa che gli costa la sostituzione, e che forse sta ancora smaltendo, ma la testardaggine e la voglia di vincere, lo ha fatto arrivare sino a meta. La partita termina sul risultato di una meta a zero dopo pochi minuti. Gli Old Rugby Frascati, mantengono il titolo già conquistato lo scorso anno. Purtroppo la giornata durissima, ma soprattutto gli infortuni: ben cinque giocatori sono tornate a casa malconci, non hanno permesso a tutti di rimanere al terzo tempo. Ci rifaremo sicuramente l’anno prossimo, per quanto riguarda il momento dove non abbiamo certamente rivali: il terzo tempo. Sul campo, anche questo risultato è stato archiviato. Bravi noi.

Lezioni di Rugby – Curiosità: Sonny Bill Williams –

Sonny B

Sonny Bill Williams in azione.

Ci sono degli atleti che c’incuriosiscono molto, per la loro facilità di gioco. Nel rugby non è una cosa comune trovare un concentrato di qualità in un solo alteta. Sonny B Williams centro – ala neozelandese è uno di loro. Nato il 3 agosto del 1985, da mamma neozelandese e padre samoano, giocatore di rugby a 13, è un atleta dal fisico imponente e proporzionato. E’alto 191 cm e pesa 108 kg. E’ un concentrato di potenza ed eleganza. Ha una progressione impressionante che, unita ad una grande agilità, lo rende praticamente impossibile da placcare. Gioca, dal 2012, nella franchise neozelandese di Super Rugby degli Chiefs, nel ruolo di centro ala. Si è laureato campione del mondo, con gli All Blacks agli ultimi campionati del mondo di rugby, ma la cosa curiosa sta nel fatto che è anche un pugile professionista. Infatti dal 2009, grazie ad un permesso speciale accordatogli dalla federazione neozelandese di rugby, ha ottenuto di poter diventare un pugile professionista, disputando 5 incontri, di cui 3 vinti per KO. Nel 2011 è diventato campione nazionale nei pesi massimi. Andando a leggere su questo atleta, emerge una serietà professionale ed un rigore non comune ad un ragazzo della sua età. Questo è certamente la conseguenza di una serie di problemi avuti all’inizio della sua carriera, e tutti riconducibili ad abuso di alcol. Attraverso lo sport e l’impegno che esso richiede, un ragazzo dotato come Sonny Bill, sta cercando di ottenere un riscatto, personale e sociale. Nel 2008 si è convertito all’Islam, e questo ha fatto segnare un nuovo record nella carriere di questo giovane: è il primo atleta mussulmano che ha indossato la maglia degli All Blacks. L’augurio che tutti ci facciamo è quello di poter continuare a vedere questo atleta all’opera, come rugbista:

e come pugile professionista:

Tanti auguri Sonny Bill.

Pronti, partenza, via…partono gli Europei…

Vignetta pubblicata su Bastardidentro

Linus e Snoopy

Sono iniziati gli europei di calcio. In questo scorcio d’inizio estate sportivo, che ci consegnerà anche le olimpiadi di Londra, sembra quasi che il calcio non sia più lo sport nazionale del nostro paese. Forse tutti gli scandali legati al calcio scommesse, che ha portato in carcere qualche autorevole giocatore, e gettato un’ombra su dirigenti e allenatori; forse vedere che questi miliardari ventenni, coccolati e viziati, sono capaci solo di fare i capricci, andare ad escort e non hanno nessuna voglia di fare quei sacrifici che tutti noi stiamo facendo. In altri tempi, alla proposta del nostro primo ministro, di sospendere il calcio per tre anni, ci sarebbe stata una sommossa di popolo, una rivoluzione. Nulla di tutto questo invece, anzi si è aperto un dibattito che non dava come impopolare il pensiero di Monti. Tutt’altro, tanto che il commissario tecnico della nazionale, Cesare Prandelli, è stato costretto a fare una provocazione, che ha avuto più l’aria della brutta figura. Ha dichiarato che se qualcuno lo desiderava, lo avesse ritenuto opportuno, la nazionale sarebbe stata pronta a ritornare a casa, senza disputare il campionato europeo. Anche in quel caso, nessuna levata di scudi. Se fossi stato il Cesare nazionale, forse qualche pensiero lo avrei fatto. Ritengo il nostro CT una persona intelligente, e sicuramente lo avrà fatto, e proprio questo pensiero lo ha portato a far visitare ai nostri ragazzi il campo di concentramento di Auschwitz. Un gesto che sicuramente avrà fatto riflettere i nostri ragazzi sul quanto sono fortunati. Un altro dato interessante è che le partite del primo giorno di Europeo non hanno avuto lo share previsto, sia in Italia che all’estero. Tutto ciò concorre a dare, a mio avviso, un sapore diverso a questa competizione, che ci ha visti quasi sempre protagonisti. Pensando a mio cognato che oggi prenderà l’aereo per andare a vedere Italia – Spagna, in Polonia, mi è venuta in mente la vignetta di Charlie Brown che ho postato. C’è stata la possibilità di andare con lui, un nostro amico ha dovuto rinunciare all’ultimo momento per dei seri motivi, e la risposta che ho dato è, più o meno, quella di Snoopy. In questo momento dove abbiamo bisogno di segnali forti e puliti, di gesti coerenti con il momento storico, la nazionale passa in secondo ordine.

Le speranze azzurre.

Ballotelli e Cassano.

Certo è che se i nostri ragazzi dovessero andare avanti, da buoni Italiani, ci ritroveremo uniti nel supportare gli azzurri. Ma sino a quel momento, ammesso e non concesso che ci sia, tutti noi, sembra che, abbiamo altro a cui pensare. Una piccola curiosità statistica, le ultime due vincitrici degli europei sono state: Grecia e Spagna. Entrambe hanno le loro economie in dissesto, la Grecia rischia, anzi sembra certo, l’uscita dalla zona Euro; la Spagna, chiederà, forse entro oggi, aiuto alla banca centrale Europea, o al fondo salva stati, per ridare liquidità alle banche, entrate in crisi dopo la bolla edilizia. Visti questi precedenti, forse, converrebbe che questo europeo lo facciamo vincere a qualcun’altra. Ma mentre ci pensiamo, “FORZA AZZURRI”!!!

Week end di Rugby…

Mi piace Sky!!! Ma ad Avezzano, domenica, c’è anche la difesa del titolo da parte della ASD Old Rugby Frascati.

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Sul campo con tre test-match domani sabato 9 giugno. Primo incontro tra la Nuova Zelanda, campione del mondo in carica, e l’Irlanda, che si giocherà all’Eden Park di Auckland. Gli All Blacks tornano in campo 230 giorni dopo aver vinto il mondiale per affrontare gli irlandesi che potranno contare sull’ossatura del Leinster, club campione d’Europa in carica. Telecronaca di Francesco Pierantozzi, con il commento di ‘Sir’ John Kirwan, nominato qualche giorno fa Cavaliere dalla Regina Elisabetta II d’Inghilterra, in occasione del Giubileo di Sua Maestà britannica. Nuova Zelanda-Irlanda andrà in onda in diretta esclusiva e in Alta Definizione su Sky Sport 2 HD alle ore 09.35.

Dalla nazionale campione del mondo, la Nuova Zelanda, a quella campione d’Europa, ovvero il Galles, vincitore del Sei Nazioni, che sarà impegnato al Suncorp Stadium di Brisbane contro l’Australia, reduce dalla sconfitta casalinga con la Scozia. Diretta esclusiva e in Alta Definizione su Sky…

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Lezioni di Rugby – i ruoli –

In questo secondo capitolo cercherò, in modo molto descrittivo, di elencare i ruoli del rugby a 15, che, al contrario di altri sport, hanno ancora un riscontro con il numero sulla maglia. Tanto per cominciare i giocatori di rugby in campo si dividono in tre macro classi: gli avanti, i trequarti e i mediani. Con i termine avanti vengono indicati i giocatori che giocano nel pacchetto di mischia, e che hanno i numeri che vanno dall’uno, all’otto; i numeri nove e dieci sono assegnati alla coppia mediana: nove al mediano di mischia, dieci al mediano di apertura; il numeri che vanno dall’undici al quindici ai trequarti. Andiamo a vedere ora, nello specifico ruolo per ruolo, quali sono i compiti di ognuno.

Jason Leonard - pilone Inglese -

Uno dei più famosi piloni Inglesi.

numero 1: Pilone Sinistro, in lingua inglese Prop. Il compito dei due piloni, quello sinistro e quello destro, è quello di sostenere il tallonatore nella prima linea della mischia. Sono anche quelli che, spesso, nel gioco aperto, fanno il lavoro sporco come: recuperare palle vaganti, o ripulire e difendere una rack. Nelle fasi di mischia chiusa, debbono avere delle capacità di spinta notevoli, per questo motivo debbono essere dotati di buona forza fisica. E’ un ruolo dove si richiede una preparazione specifica per la delicatezza e pericolosità del compito. Infatti in mischia chiusa, un errato posizionamento, o una insufficiente forza di spinta, farebbe cadere la mischia stessa, mettendo a rischio di: rotture del collo o della colonna vertebrali la prima linea. I due piloni, in fase di mischia chiusa, si allacciano con il tallonatore, che si pone tra loro, ponendogli il braccio dietro la schiena. Il tallonatore invece passerà le braccia intorno al collo dei piloni. I piloni hanno anche il compito di variare la direzione di spinta della mischia, evitando alla squadra avversaria di far ruotare la mischia stessa. Ciò deve essere fatto rispettando le regole che, proibiscono la spinta laterale, il rifiuto dell’ingaggio e il crollo volontario del pacchetto di mischia.

Sean Fitzpatrick - All Blacks

Sean Fitzpatrick – Tallonatore All Blacks

numero 2: Tallonatore, in inglese Hooker. Nella mischia ordinata il tallonatore si posiziona tra i due piloni. Il nome di questo ruolo deriva dal fatto che, con il tallone, in mischia ordinata, deve tallonare il pallone immesso dal mediano di mischia. E’ certamente uno dei ruoli più pericolosi vista l’enorme pressione che viene esercitata sul suo corpo, ed inoltre in caso di crollo della mischia, avendo le braccia dietro al collo dei piloni, non può proteggersi il viso. Nella touche, la rimessa laterale nel rugby, hanno il ruolo di rimettere la palla in campo. Sono di solito di corporatura robusta, anche se non alti, e debbono possedere, anch’essi, una buona capacità di spinta.

Martin Castrogiovanni

Martin Castrogiovanni – Pilone destro Italiano –

numero 3: pilone destro. Ha gli stessi compiti di quello sinistro.

Brad Thorn - fortissima seconda linea neo zelandese

Brad Thorn

Numero 4 e 5: seconde linee, in inglese Lock. Le seconde linee, nella mischia chiusa mettono la testa tra il pilone e il tallonatore. Sono, generalmente, gli uomini più alti della squadra e dotati di capacità atletiche di livello. Per la loro altezza, a loro vengono indirizzate, generalmente, le tocche. In attacco debbono essere dei buoni portatori di palla e, grazie alle loro doti atletiche, debbono trovare spazi nella difesa vicino alle rock e alle maul, o proteggere il pallone in queste fasi, quando non è in loro possesso.

Franco Bargelli

Franco Bargelli – Flanker Italia –

Numero 6 e 7: Terze linee ali, in inglese Flanker. In mischia chiusa, sono i due laterali dietro alle seconde linee, ed insieme alla terza centro, compongono la terza linea del pacchetto di mischia. I due Flanker, in mischia debbono appoggiare la spalla sul gluteo delle seconde linee, per garantire la spinta. Questi due uomini sono tra i più agili del pacchetto di mischia, hanno il compito di tenere compatta la mischia, ma debbono essere anche i primi a staccarsi, quando la palla esce dalla mischia, per andare a placcare, se in difesa, o scattare se in attacco. Per questo  debbono essere dei buoni placcatori, ed avere un buono scatto. Il numero 6 gioca alla sinistra, e di conseguenza il 7 a destra.

Sergio Parisse - terza centro Italia -

Capitano della nazionale Italiana, attualmente è uno dei più forti giocatori nel suo ruolo.

Numero 8: Terza linea centro, in inglese number Eight, dal numero di maglia appunto. E’ l’uomo di raccordo tra la mischia e i trequarti. Fisicamente deve avere la forza di un uomo di mischia, ma le capacità tecniche dei trequarti. In mischia chiusa, a questo uomo, che si posiziona in mezzo alle seconde linee, non viene chiesto di spingere come i piloni, ma bensì di controllare la mischia, e fornire in attacco il pallone al mediano di mischia. Essendo l’ultimo uomo in mischia può anche decidere di raccogliere la palla ed iniziare una fase di gioco. Proprio per le caratteristiche fisiche molto duttili, spesso le terze centro vengono usate anche in altri ruoli. Sovente sono stati impiegati sia come seconde o Flanker, o anche come trequarti. In fase difensiva deve contenere le azioni del mediano di mischia avversario.

Mediano di mischia All Blacks - Weepu PiriNumero 9: mediano di mischia, in inglese Scrum half. Nel rugby a 15 è il punto di contatto tra la mischia e i trequarti. E’costantemente inserito nel gioco, ed ha il compito, in fase d’attacco, di recuperare la palla dalla ruck o dalle maul, per impostare il gioco. In mischia chiusa recupera il pallone che ne esce, ed in fase di touche, gli è permesso di essere più avanti per recuperare la palla che gli viene messa a disposizione dagli avanti. Deve ovviamente avere una buona capacità di tocco di palla, e deve essere un buon calciatore. In difesa, molto spesso, sono i primi placcatori.

Dan Carter

Daniel Carter, cervello e piede degli All Blacks

Numero 10: mediano d’apertura, in inglese Fly half. Il mediano di apertura, o più semplicemente apertura come spesso viene chiamato, è uno dei più importanti ruoli del rugby. E’ il regista della squadra, e decide quella che sarà la strategia di gioco. Deve avere una buona progressione nella corsa, deve essere in grado di prendere velocemente delle decisioni, deve saper dirigere la difesa, ed essere un buon calciatore. La Nuova Zelanda ha avuto nei suoi mediani di apertura, dei calciatori quasi infallibili. Dan Carter è uno degli esempi attuali.

Jonah Lomu - Ala All Blacks -

L’ala più forte di tutti i tempi, Jonah Lomu.

Numero 11 e 14: Trequarti Ala, in inglese Wing. Le ali sono i responsabili, molto spesso, della finalizzazione del gioco. E’ loro compito infatti depositare la palla in meta come terminale offensivo dell’azione. Giocano prevalentemente sulle fasce laterali del campo nelle fasi offensive, ma aiutano l’estremo nelle fasi difensive. Sono normalmente dei giocatori con delle doti di corsa incredibili, velocissimi, e leggeri, anche se Jonah Lomu, che è stata una delle ali più forti mai esistite, faceva eccezione. Era infatti alto infatti 196 cm e pesava 126, ma percorreva i 100 metri in meno di 11 secondi. Da lui in poi, questo ruolo che era stato prerogativa di giocatori piccoli, ha avuto altri giocatori prestanti come Lote Tuquiri oppure Rokocoko.

Brian O'Driscoll Centro Irlandese

Brian O’Driscoll Centro Irlandese

Numero 12 e 13: Trequarti Centro, in inglese centre. Devono essere giocatori molto duttili. Fisicamente debbono essere in grado di rompere i placcaggio dell’avversario, per tanto debbono essere molto fisici e veloci. Possono essere schierati come centro interno o primo (12) e centro esterno o secondo (13), ma possono anche essere schierati, a destra e a sinistra, prendendo a riferimento la mischia chiusa. Quest’ultima variante capita quando la mischia chiusa o la ruck è posizionata, intendendo la larghezza del campo, in una zona centrale. I centri debbono avere buone doti di penetrazione negli spazi, debbono avere buone mani ed anche un buon calcio. Può capitare che prendano, temporaneamente, il posto dell’apertura, nel caso sia impegnato in una maul o in una ruck.

Percy Montgomery estremo Sudafricano.

Percy Montgomery, con i suoi calci, ha contribuito alla conquista della coppa del mondo nel 2007, da parte del Sud Africa.

Numero 15: Estremo, in inglese Fullback. Ha il compito di rimanere in posizione arretrata per difendere gli attacchi che dovessero superare la prima linea di difesa. La sua dote principale deve essere quella del placcaggio. Deve avere anche delle buone capacità di corsa, in quanto sulle ripartente in attacco, è solitamente il destinatario di calci lunghi. Proprio per questa fase di gioco deve essere in grado di recuperare palloni aerei. Anche il calcio deve essere di buon livello. In fase di attacco può schierarsi o tra i due centri, oppure creare il sovrannumero nelle parti esterne del campo. L’intelligenza tattica dell’estremo, soprattutto nel piazzare calci per liberare la zona di meta, e conquistare campo prezioso, possono fare la differenza. Un estremo completo possiede tutte le doti dei trequarti: corsa, capacità di penetrazione, calcio ed acume tattico.

Dopo aver visto tutti i ruoli, ed i relativi numeri, nel prossimo paragrafo andrò a descrivere la posizione in campo.

Lezioni di Rugby – le origini –

vecchia stampa

Scena di una partita

Raccontando a chi conosco di questo sport, del mio sport, la risposta più ricorrente è: “…ma io non capisco le regole…” oppure “…ma cosa è la maul o la rack…” e così via. La realtà è che lo sport più bello del mondo è anche il più misterioso a quanto pare. Da qui l’idea, sicuramente non originale, di creare un piccolo vademecum del Rugby. L’intento è far conoscere un po’ meglio questo magnifico sport, le sue regole, le sue tradizioni. Cercherò di dividere gli argomenti in capitoli, iniziando dalle origini, per poi passare ad argomenti un po’ più tecnici.

La leggenda attribuisce l’invenzione di questo sport a William Webb Ellis. Ellis, studente presso l’università della cittadina di Rugby, in un pomeriggio del 1823, stanco di giocare a football prese la palla con le mani e, correndo verso la porta avversaria, schiacciò la palla a terra urlando “META!!!”. In onore di quello studente, esiste ancora una statua di bronzo, meta di molti “pellegrini”, fuori la scuola dove si disputò la prima partita. Attualmente vengono giocate varie tipologie di rugby: a 15, a 13 e a 7. Esistono due federazioni mondiali: IRB e RLIF. Questo sport prese piede, molto velocemente, nei paesi anglosassoni e in tutte le sue ex colonie come: Australia e Nuova Zelanda. In quest’ultima nazione, insieme la vela è considerato lo sport nazionale. Il rugby a 15 è quello maggiormente praticato. In Inghilterra veniva considerato uno sport d’elite e veniva praticato nei college frequentati dalle classi agiate, mentre in Galles era originariamente praticato da: minatori, operai e piccola borghesia. Questo contrasto non è altro che la dimostrazione di quanto questo sport possa essere praticato da tutti. I fondamenti di questo sport sono la disciplina e l’ordine, e spesso viene preso come metafora della vita. A causa della durezza di questo sport e dei contatti che, a volte, possono essere molto violenti, il mondo del rugby disapprova i comportamenti antisportivi e, più in generale, non corretti. Infatti è molto frequente vedere dei giocatori di rugby finire la partita bendati e sanguinanti, al contrario di altri sport invece dove esiste la cultura dell’infortunio fantasma (vedi calcio).

Pienar e Mandela

Mandela consegna la coppa del mondo, appena vinta dal Sud Africa, a Pienar, il capitano.

Il Rugby proprio per le sue tradizione e per le sue regole, è stato spesso usato come panacea sociale. Nel film Invictus viene raccontato di come, il neo eletto presidente del Sud Africa, Nelson Mandela, ha utilizzò il rugby come forma di lotta al happarteid. Più in generale come forma aggregante dell’intero stato sud africano. La vittoria del mondiale del 1995, da parte del Sud Africa, fece risorgere uno stato dall’ombra della discriminazione razziale. Attualmente il rugby viene anche utilizzato come sistema per il controllo della rabbia. Infatti lo sfogo controllato aiuta ad imparare a finalizzare la rabbia ai soli fini agonistici e sportivi. Molti istituti di pena utilizzano con successo il rugby a scopo terapeutico. Contrariamente a quanto pensano i profani, il rugby è uno sport per tutti. Infatti la credenza che i giocatori di rugby debbano essere solo uomini alti e grossi non è assolutamente vera. Esistono vari ruoli, che poi andremo a vedere più avanti, ed ognuno di essi prevede un fisico ed un’attitudine mentale diversa. Una caratteristica del rugby a 15, è il terzo tempo. Divenuto famoso per l’originalità. Risulta infatti molto strano, per chi non pratica questo sport, che 30 persone che, fino a pochi minuti prima si sono picchiati a sangue, dopo si trovano a mangiare e a bere un bicchiere di birra insieme. Di solito il terzo tempo si svolge nella club house della squadra ospitante, e la birra è la bevanda preferita in queste occasioni. Nella prossima sezione tratteremo la disposizione in campo dei giocatori, prendendo a riferimento il rugby a 15, ed i ruoli.

Terremoto, un interessante articolo…

In questi giorni quante domande ci hanno riempito la testa, quanti dubbi, quante perplessità, ma soprattutto quante volte abbiamo avuto la sensazione che non ci stessero dicendo tutto. Ho trovato questo articolo sul Corriere della Sera, segnalatomi da un amico, e ritengo che sia molto pertinente e chiaro. Lo posto

I picchi più intensi dei terremoti che hanno colpito la pianura Padana si sono mossi nel tempo, non hanno cioè colpito sempre lo stesso luogo. Dove si sono scatenati?
I geofisici scrutano con attenzione i punti in cui la terra trema più violentemente perché rappresentano dei punti di riferimento attorno ai quali costruire delle spiegazioni su quello che succede nel sottosuolo. Si tratta di un’arte complicata dal fatto che non sono note in dettaglio le caratteristiche sotterranee e, soprattutto, come il suolo stia reagendo dopo la scossa violenta (5.9 della scala Richter) del 20 maggio scorso, preceduta nella stessa area qualche ora prima da un sisma della magnitudo di 4,1.
L’ipocentro era a 6,3 chilometri di profondità tra le provincie di Modena (Finale Emilia), di Ferrara, Rovigo e Mantova. Immediatamente dopo venivano rilevati un paio di picchi (il maggiore 5.1 della scala Richter) che colpivano invece leggermente più ad est. Ma a segnare l’andamento in maniera più marcata e nella direzione opposta, cioè verso ovest, era il grappolo di terremoti del 29 maggio (5.8 della scala Richter, il primo) seguito rapidamente da altri due con valori intorno ai cinque gradi (5.3 il massimo). Questa è stata la giornata con il maggior numero di picchi massimi scatenati tutti nella mattinata.
L’evento allargava il fronte del sisma di una decina di chilometri raggiungendo così i cinquanta chilometri.
Il terzo atto si registra il 3 giugno (con 5.1 della scala Richter). E si manifesta nella stessa area del precedente del 29 maggio, quindi sempre in direzione ovest.

A questo punto si può pensare che, se ci saranno altre scosse, continueranno sempre verso occidente?
Naturalmente non si può sapere perché è impossibile predire quando, come e dove si manifestino. Si può per il momento tracciare un andamento che servirà poi, una volta il fenomeno sia ritenuto concluso, a descrivere il suo svolgimento e tracciarne la storia. La migrazione dei picchi, cioè il loro andamento, è interessante per ipotizzare ciò che accade.

Ma perché questo modo di procedere?
La prima scossa, la più violenta, è quella che ha segnato l’evento. Tutte le altre che si stanno succedendo sono ritenute la coda del colpo più intenso. E rientrano in un quadro conosciuto e ipotizzabile.

Qual è il meccanismo che provoca la successione degli eventi nel tempo?
Tutto avviene in una fascia di sottosuolo tra i dieci e i quindici chilometri di profondità. L’energia che si era accumulata in centinaia di anni, ad un certo punto si è scaricata il 20 maggio causando il primo sisma. Ma quel giorno il livello della sua intensità non aveva evidentemente liberato tutta l’energia generata dalla spinta degli Appennini verso le Alpi. Anzi se ciò fosse accaduto si sarebbe verificato un terremoto ben più forte dei 5.9 gradi di magnitudo con effetti ancora più disastrosi per l’ambiente e soprattutto per la popolazione.

Da quel momento massimo la rimanente energia dove è finita?
Continua ad uscire con gli eventi che vengono registrati in grande numero. La quantità totale deve essere stata consistente se riesce a farsi sentire periodicamente con livelli che superano i cinque gradi oltre alla intensa sequenza di piccole scosse.

Ma, in pratica, che cosa sta succedendo nel sottosuolo?
Tutta l’area caricata nel tempo si sta rompendo in piccoli pezzi lungo una linea di faglia est-ovest continuando un processo innescato il 20 maggio con la rottura più rilevante. Il punto è che il tipo di frammentazione delle strutture sotterranee dipende dalla distribuzione delle caratteristiche geologiche che i geologi non conoscono e non possono certo immaginare a tavolino.

Quindi il fenomeno potrebbe proseguire a lungo?
Questo non è possibile dirlo anche per un altro motivo. Oltre alla quantità di energia che entra in gioco e deve sfuggire, interviene un fenomeno di influenza nella sequenza delle fratture che è oltremodo eterogeneo e va a complicare ulteriormente le cose e, insieme, la loro spiegazione.
8 Come è possibile tenere sotto controllo una situazione così diffusa e complessa?
L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) segue gli eventi avvalendosi della «Rete accelerometrica nazionale-Ran» distribuita in tutte le regioni della Penisola. Nel 1997 era gestita dall’Enel e disponeva di 237 stazioni analogiche. Oggi invece è controllata dal Servizio di monitoraggio sismico del territorio della Protezione Civile e, dopo aver iniziato nel 2007 la conversione della tecnologia, adesso è formata da 464 stazioni digitali che convogliano i dati al centro di acquisizione Ran di Roma.
Tutti gli strumenti misurano le accelerazioni del suolo.
Dopo il primo sisma nella Val Padana sono state installate altre stazioni mobili per aumentare il dettaglio nel controllo del fenomeno. Nell’occasione sono scesi anche i geofisici francesi con i loro apparati per cui, complessivamente, si sono aggiunti oltre una trentina di nuovi rilevatori.

(Le risposte sono state redatte con la collaborazione di Massimo Cocco dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia).

Giovanni Caprara