Castro e le olimpiadi…

Carina la nuova campagna Edison che vede come volto, e non solo, quello di Castrogiovanni. Non essendo il rugby una disciplina olimpica, ma piena di significato, non solo sportivo, il nostro pilone si è cimentato in una simpatica campagna pubblicitaria incentrata sul: “vorrei ma non posso”. Posto alcuni video:

Castro vuole andare per forza alle Olimpiadi di Londra

con le ragazze della ginnastica

con le ragazze della pallavolo

Con i ragazzi della pallanuoto


Decisamente simpatica questa campagna, e complimenti: sia ai creativi di Edison, che alla simpatia di Castrogiovanni. Speriamo porti bene.

Mondiali di rugby 2011 il Re Maori riceve gli All Blacks

Maori King

Antico re Maori

Sono innamorato della Nuova Zelanda. Mi piace tutto di questa nazione: la natura, il mare, la popolazione, il rugby, la vela, le loro radici. Non hanno nulla che non va. I neozelandesi, sono un popolo fiero e basa sulle usanze Maori, sul credo di quella antica popolazione, il loro modo di vivere. Non se ne vergognano, anzi ne vanno fieri, e fanno di tutto per difenderle. Hanno esportato il grido propiziatorio, che gli antichi guerrieri facevano, prima di andare in guerra: la Haka. Soprattutto nel rugby, è diventato il segno distintivo della Nazionale. Non sapevo che i Maori hanno ancora il loro re. Viene rispettato ed onorato come qualsiasi re, di rango non decaduto, esistente sulla terra. Questo uomo è il depositario di usanze che sopravvivono da millenni. Un bellissimo gesto di rispetto gli e lo hanno riservato proprio i giocatori della nazionale Neozelandese di rugby – gli All Blacks – durante la loro visita prima d’iniziare i mondiali del 2011, che poi hanno vinto. Gustatene un assaggio:

Sono sempre più convinto che queste due isole, nel bel mezzo dell’oceano, siano un posto da visitare in uno dei miei prossimi viaggi. Ma la mia paura più grande sarebbe quella di scoprire che forse è il posto migliore dove vivere. Purtroppo è molto difficile (impossibile) ottenere la cittadinanza.

Il capitano degli All Blacks saluta il Re Maori, nel loro tipico saluto.

Bellissima questa foto, a chi dice che il rugby non è uno sport per tutte l’età!!!

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La foto è di Antonio Ros ed è stata scattata ad Egor 2012. Bellissima!

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Mica male per essere uno sport minore.

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dall’ufficio stampa FIR

Oltre quindicimila biglietti giá venduti in meno di due settimane dall’apertura della campagna di vendita, con un’altissima percentuale di abbonamenti sottoscritti per assistere ai quattro grandi appuntamenti che vedranno la Nazionale Italiana Rugby impegnata allo Stadio Olimpico di Roma tra novembre 2012 e marzo 2013 per il Cariparma Test Match contro gli All Blacks campioni del mondo e la quattordicesima edizione dell’RBS 6 Nazioni.

Dall’apertura della biglietteria è questo il primo, importante traguardo raggiunto da FIR con l’Olimpico che si conferma  cuore pulsante della passione italiana per il rugby.

La speciale campagna abbonamenti  “All Blacks+Sei Nazioni”, rivolta in particolare a favorire la presenza di giovani e famiglie,  proseguirá sino al 15 ottobre e darà diritto a ricevere gratuitamente a casa la fidelity card Azzurro XV, la tessera di appartenenza alla comunità dei tifosi dell’Italrugby che regala privilegi esclusivi, a tutti coloro che si abboneranno via internet (www.listicket.it

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Cambia musica, le quattro fasi per per far partire la mischia chiusa, diventano tre. E non ci sarà il bellissimo: ingaggio o engage. Vedremo.

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Se ne parlava da tempo e ora è ufficiale: l’International Board ha annunciato che la chiamata per la preparazione della mischia verrà cambiata a partire dalla prossima stagione. Al momento si tratta di una sperimentazione (di tre anni) che verrà provata in entrambi gli emisferi, di un trial come dicono gli anglofoni, ma se il risultato dovesse essere positivo la chiamata “crouch, touch, set”diventerà definitiva.
Prende quindi le scale per andare in soffitta il tradizionale “crouch, touch, pause, engage”.
A spingere verso questa decisione sono le statistiche degli ultimi tempi, che vedono il 17% del tempo di ogni singola partita impegnato nelle mischie, il 50% circa delle quali crolla o va a finire in un nulla di fatto.

PS: a me spiace. E poi cosa dovrei fare della mia maglietta con quella ormai vecchia scritta?

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Avezzano, e si vince ancora…

La scorsa domenica ho avuto l’ultimo impegno, di questa stagione, con mia squadra: il torneo di Avezzano. Oramai è qualche anno che regolarmente ci scontriamo con questi ragazzi che, come noi, è composta da “diversamente giovani” appassionati di rugby, molto motivati. Il torneo, come sempre è ben organizzato, e quest’anno erano otto squadre a scontrarsi.  Complice il caldo e il sole, che sembrava quasi quello di agosto, è intervenuta tanta gente ad assistere alle partite. L’organizzazione, per motivi logistici oltre che di tempo, ha diviso i teams in due gironi da quattro squadre. Secondo il regolamento, alla fine degli scontri dei gironi: la quarta del primo girone, si sarebbe scontrata con la quarta del secondo girone, e così via, sino a scontrarsi la prima, contro la prima. Da Frascati siamo partiti in sedici, e contando che a rugby si gioca in quindici, non avevamo tantissimi cambi. Gli infortuni avuti nei precedenti impegni hanno letteralmente decimato la nostra squadra, che, seppur numerosa nel complesso deve fare i conti con una stagione lunga e mai così funesta da questo punto di vista. Il nostro girone era composto da tutti amici: Civita Castellana, Appia Rugby e Lazio. Il primo incontro si è svolto contro il Civita Castellana, un incontro duro, ma corretto. Non abbiamo dilagato, ma tra il caldo ed i piccoli infortuni che si sono subito avuti, è stato sicuramente un bel risultato. La seconda partita l’abbiamo avuta con i “giovanotti” della Lazio. Con qualcuno di loro ci giochiamo, di tanto in tanto, insieme, ma questo non ha impedito alla partita di essere quel giusto mix tra: correttezza e la classica e sana rudezza del rugby. Anche questo incontro lo abbiamo archiviato non senza troppa fatica. Ma non per demerito degli avversari, ma solo perché abbiamo saputo interpretare un bel gioco. La terza partita l’abbiamo avuta contro l’Appia Rugby. Come al solito la squadra dell’acquedotto si è ben comportata. Contro di noi poi sono sempre molto motivati. Ci hanno fatto faticare, ma anche con loro, abbiamo avuto la meglio. Gli acciacchi si sono iniziati a far sentire, e con essi, il primo infortunio serio. l’Animale, ne avrà per un mesetto, a causa di un problema al gomito. Tre vittorie su tre però, non davano margini di discussione su chi aveva vinto il girone. Dall’altra parte i padroni di casa dell’Avezzano si erano ben comportati e chiudendo il loro girone in testa. La finale sarebbe stata Avezzano contro l’ASD Old Rugby Frascati. La pausa per il pranzo è stata da un lato benedetta, ci ha permesso di rifocillarci e di riposare, ma dall’altro ci ha fatto sentire tutti i dolori muscolari, le botte prese e tutta stanchezza non solo di quella giornata. Intorno alle 17.00 le due squadre sono scese in campo. Il manto era perfetto, il clima caldo, e sulle tribune gremite i padroni di casa avevano sicuramente molti supporters. Com’era prevedibile gli scambi sono stati subito quelli di una partita vera. Ma l’Avezzano fa molta fatica a superare la metà campo dei Frascatani, che, in maniera molto ordinata riescono a non far avanzare gli avversari. Dall’altra parte qualche errore di troppo non ci permette di andare in meta. Stanchezza, dolori e caldo non ci permettono di andare in meta. In particolare una meta fatta da parte mia, viene annullata da un placcaggio alla disperata, ma efficace. Il primo tempo finisce zero a zero. Con l’inizio del secondo tempo, l’aumentare della stanchezza fa aumentare anche il nervosismo. Volano parole grosse e anche qualche spintone. Ma quando sembrava che il risultato non si sarebbe sbloccato, succede che: l’esperienza va in meta. E infatti Marco Salvatori, con una meta d’intercetto e più di metà campo percorsa, marca il punto decisivo. Un corsa che gli costa la sostituzione, e che forse sta ancora smaltendo, ma la testardaggine e la voglia di vincere, lo ha fatto arrivare sino a meta. La partita termina sul risultato di una meta a zero dopo pochi minuti. Gli Old Rugby Frascati, mantengono il titolo già conquistato lo scorso anno. Purtroppo la giornata durissima, ma soprattutto gli infortuni: ben cinque giocatori sono tornate a casa malconci, non hanno permesso a tutti di rimanere al terzo tempo. Ci rifaremo sicuramente l’anno prossimo, per quanto riguarda il momento dove non abbiamo certamente rivali: il terzo tempo. Sul campo, anche questo risultato è stato archiviato. Bravi noi.

Lezioni di Rugby – Curiosità: Sonny Bill Williams –

Sonny B

Sonny Bill Williams in azione.

Ci sono degli atleti che c’incuriosiscono molto, per la loro facilità di gioco. Nel rugby non è una cosa comune trovare un concentrato di qualità in un solo alteta. Sonny B Williams centro – ala neozelandese è uno di loro. Nato il 3 agosto del 1985, da mamma neozelandese e padre samoano, giocatore di rugby a 13, è un atleta dal fisico imponente e proporzionato. E’alto 191 cm e pesa 108 kg. E’ un concentrato di potenza ed eleganza. Ha una progressione impressionante che, unita ad una grande agilità, lo rende praticamente impossibile da placcare. Gioca, dal 2012, nella franchise neozelandese di Super Rugby degli Chiefs, nel ruolo di centro ala. Si è laureato campione del mondo, con gli All Blacks agli ultimi campionati del mondo di rugby, ma la cosa curiosa sta nel fatto che è anche un pugile professionista. Infatti dal 2009, grazie ad un permesso speciale accordatogli dalla federazione neozelandese di rugby, ha ottenuto di poter diventare un pugile professionista, disputando 5 incontri, di cui 3 vinti per KO. Nel 2011 è diventato campione nazionale nei pesi massimi. Andando a leggere su questo atleta, emerge una serietà professionale ed un rigore non comune ad un ragazzo della sua età. Questo è certamente la conseguenza di una serie di problemi avuti all’inizio della sua carriera, e tutti riconducibili ad abuso di alcol. Attraverso lo sport e l’impegno che esso richiede, un ragazzo dotato come Sonny Bill, sta cercando di ottenere un riscatto, personale e sociale. Nel 2008 si è convertito all’Islam, e questo ha fatto segnare un nuovo record nella carriere di questo giovane: è il primo atleta mussulmano che ha indossato la maglia degli All Blacks. L’augurio che tutti ci facciamo è quello di poter continuare a vedere questo atleta all’opera, come rugbista:

e come pugile professionista:

Tanti auguri Sonny Bill.

Week end di Rugby…

Mi piace Sky!!! Ma ad Avezzano, domenica, c’è anche la difesa del titolo da parte della ASD Old Rugby Frascati.

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Sul campo con tre test-match domani sabato 9 giugno. Primo incontro tra la Nuova Zelanda, campione del mondo in carica, e l’Irlanda, che si giocherà all’Eden Park di Auckland. Gli All Blacks tornano in campo 230 giorni dopo aver vinto il mondiale per affrontare gli irlandesi che potranno contare sull’ossatura del Leinster, club campione d’Europa in carica. Telecronaca di Francesco Pierantozzi, con il commento di ‘Sir’ John Kirwan, nominato qualche giorno fa Cavaliere dalla Regina Elisabetta II d’Inghilterra, in occasione del Giubileo di Sua Maestà britannica. Nuova Zelanda-Irlanda andrà in onda in diretta esclusiva e in Alta Definizione su Sky Sport 2 HD alle ore 09.35.

Dalla nazionale campione del mondo, la Nuova Zelanda, a quella campione d’Europa, ovvero il Galles, vincitore del Sei Nazioni, che sarà impegnato al Suncorp Stadium di Brisbane contro l’Australia, reduce dalla sconfitta casalinga con la Scozia. Diretta esclusiva e in Alta Definizione su Sky…

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Lezioni di Rugby – i ruoli –

In questo secondo capitolo cercherò, in modo molto descrittivo, di elencare i ruoli del rugby a 15, che, al contrario di altri sport, hanno ancora un riscontro con il numero sulla maglia. Tanto per cominciare i giocatori di rugby in campo si dividono in tre macro classi: gli avanti, i trequarti e i mediani. Con i termine avanti vengono indicati i giocatori che giocano nel pacchetto di mischia, e che hanno i numeri che vanno dall’uno, all’otto; i numeri nove e dieci sono assegnati alla coppia mediana: nove al mediano di mischia, dieci al mediano di apertura; il numeri che vanno dall’undici al quindici ai trequarti. Andiamo a vedere ora, nello specifico ruolo per ruolo, quali sono i compiti di ognuno.

Jason Leonard - pilone Inglese -

Uno dei più famosi piloni Inglesi.

numero 1: Pilone Sinistro, in lingua inglese Prop. Il compito dei due piloni, quello sinistro e quello destro, è quello di sostenere il tallonatore nella prima linea della mischia. Sono anche quelli che, spesso, nel gioco aperto, fanno il lavoro sporco come: recuperare palle vaganti, o ripulire e difendere una rack. Nelle fasi di mischia chiusa, debbono avere delle capacità di spinta notevoli, per questo motivo debbono essere dotati di buona forza fisica. E’ un ruolo dove si richiede una preparazione specifica per la delicatezza e pericolosità del compito. Infatti in mischia chiusa, un errato posizionamento, o una insufficiente forza di spinta, farebbe cadere la mischia stessa, mettendo a rischio di: rotture del collo o della colonna vertebrali la prima linea. I due piloni, in fase di mischia chiusa, si allacciano con il tallonatore, che si pone tra loro, ponendogli il braccio dietro la schiena. Il tallonatore invece passerà le braccia intorno al collo dei piloni. I piloni hanno anche il compito di variare la direzione di spinta della mischia, evitando alla squadra avversaria di far ruotare la mischia stessa. Ciò deve essere fatto rispettando le regole che, proibiscono la spinta laterale, il rifiuto dell’ingaggio e il crollo volontario del pacchetto di mischia.

Sean Fitzpatrick - All Blacks

Sean Fitzpatrick – Tallonatore All Blacks

numero 2: Tallonatore, in inglese Hooker. Nella mischia ordinata il tallonatore si posiziona tra i due piloni. Il nome di questo ruolo deriva dal fatto che, con il tallone, in mischia ordinata, deve tallonare il pallone immesso dal mediano di mischia. E’ certamente uno dei ruoli più pericolosi vista l’enorme pressione che viene esercitata sul suo corpo, ed inoltre in caso di crollo della mischia, avendo le braccia dietro al collo dei piloni, non può proteggersi il viso. Nella touche, la rimessa laterale nel rugby, hanno il ruolo di rimettere la palla in campo. Sono di solito di corporatura robusta, anche se non alti, e debbono possedere, anch’essi, una buona capacità di spinta.

Martin Castrogiovanni

Martin Castrogiovanni – Pilone destro Italiano –

numero 3: pilone destro. Ha gli stessi compiti di quello sinistro.

Brad Thorn - fortissima seconda linea neo zelandese

Brad Thorn

Numero 4 e 5: seconde linee, in inglese Lock. Le seconde linee, nella mischia chiusa mettono la testa tra il pilone e il tallonatore. Sono, generalmente, gli uomini più alti della squadra e dotati di capacità atletiche di livello. Per la loro altezza, a loro vengono indirizzate, generalmente, le tocche. In attacco debbono essere dei buoni portatori di palla e, grazie alle loro doti atletiche, debbono trovare spazi nella difesa vicino alle rock e alle maul, o proteggere il pallone in queste fasi, quando non è in loro possesso.

Franco Bargelli

Franco Bargelli – Flanker Italia –

Numero 6 e 7: Terze linee ali, in inglese Flanker. In mischia chiusa, sono i due laterali dietro alle seconde linee, ed insieme alla terza centro, compongono la terza linea del pacchetto di mischia. I due Flanker, in mischia debbono appoggiare la spalla sul gluteo delle seconde linee, per garantire la spinta. Questi due uomini sono tra i più agili del pacchetto di mischia, hanno il compito di tenere compatta la mischia, ma debbono essere anche i primi a staccarsi, quando la palla esce dalla mischia, per andare a placcare, se in difesa, o scattare se in attacco. Per questo  debbono essere dei buoni placcatori, ed avere un buono scatto. Il numero 6 gioca alla sinistra, e di conseguenza il 7 a destra.

Sergio Parisse - terza centro Italia -

Capitano della nazionale Italiana, attualmente è uno dei più forti giocatori nel suo ruolo.

Numero 8: Terza linea centro, in inglese number Eight, dal numero di maglia appunto. E’ l’uomo di raccordo tra la mischia e i trequarti. Fisicamente deve avere la forza di un uomo di mischia, ma le capacità tecniche dei trequarti. In mischia chiusa, a questo uomo, che si posiziona in mezzo alle seconde linee, non viene chiesto di spingere come i piloni, ma bensì di controllare la mischia, e fornire in attacco il pallone al mediano di mischia. Essendo l’ultimo uomo in mischia può anche decidere di raccogliere la palla ed iniziare una fase di gioco. Proprio per le caratteristiche fisiche molto duttili, spesso le terze centro vengono usate anche in altri ruoli. Sovente sono stati impiegati sia come seconde o Flanker, o anche come trequarti. In fase difensiva deve contenere le azioni del mediano di mischia avversario.

Mediano di mischia All Blacks - Weepu PiriNumero 9: mediano di mischia, in inglese Scrum half. Nel rugby a 15 è il punto di contatto tra la mischia e i trequarti. E’costantemente inserito nel gioco, ed ha il compito, in fase d’attacco, di recuperare la palla dalla ruck o dalle maul, per impostare il gioco. In mischia chiusa recupera il pallone che ne esce, ed in fase di touche, gli è permesso di essere più avanti per recuperare la palla che gli viene messa a disposizione dagli avanti. Deve ovviamente avere una buona capacità di tocco di palla, e deve essere un buon calciatore. In difesa, molto spesso, sono i primi placcatori.

Dan Carter

Daniel Carter, cervello e piede degli All Blacks

Numero 10: mediano d’apertura, in inglese Fly half. Il mediano di apertura, o più semplicemente apertura come spesso viene chiamato, è uno dei più importanti ruoli del rugby. E’ il regista della squadra, e decide quella che sarà la strategia di gioco. Deve avere una buona progressione nella corsa, deve essere in grado di prendere velocemente delle decisioni, deve saper dirigere la difesa, ed essere un buon calciatore. La Nuova Zelanda ha avuto nei suoi mediani di apertura, dei calciatori quasi infallibili. Dan Carter è uno degli esempi attuali.

Jonah Lomu - Ala All Blacks -

L’ala più forte di tutti i tempi, Jonah Lomu.

Numero 11 e 14: Trequarti Ala, in inglese Wing. Le ali sono i responsabili, molto spesso, della finalizzazione del gioco. E’ loro compito infatti depositare la palla in meta come terminale offensivo dell’azione. Giocano prevalentemente sulle fasce laterali del campo nelle fasi offensive, ma aiutano l’estremo nelle fasi difensive. Sono normalmente dei giocatori con delle doti di corsa incredibili, velocissimi, e leggeri, anche se Jonah Lomu, che è stata una delle ali più forti mai esistite, faceva eccezione. Era infatti alto infatti 196 cm e pesava 126, ma percorreva i 100 metri in meno di 11 secondi. Da lui in poi, questo ruolo che era stato prerogativa di giocatori piccoli, ha avuto altri giocatori prestanti come Lote Tuquiri oppure Rokocoko.

Brian O'Driscoll Centro Irlandese

Brian O’Driscoll Centro Irlandese

Numero 12 e 13: Trequarti Centro, in inglese centre. Devono essere giocatori molto duttili. Fisicamente debbono essere in grado di rompere i placcaggio dell’avversario, per tanto debbono essere molto fisici e veloci. Possono essere schierati come centro interno o primo (12) e centro esterno o secondo (13), ma possono anche essere schierati, a destra e a sinistra, prendendo a riferimento la mischia chiusa. Quest’ultima variante capita quando la mischia chiusa o la ruck è posizionata, intendendo la larghezza del campo, in una zona centrale. I centri debbono avere buone doti di penetrazione negli spazi, debbono avere buone mani ed anche un buon calcio. Può capitare che prendano, temporaneamente, il posto dell’apertura, nel caso sia impegnato in una maul o in una ruck.

Percy Montgomery estremo Sudafricano.

Percy Montgomery, con i suoi calci, ha contribuito alla conquista della coppa del mondo nel 2007, da parte del Sud Africa.

Numero 15: Estremo, in inglese Fullback. Ha il compito di rimanere in posizione arretrata per difendere gli attacchi che dovessero superare la prima linea di difesa. La sua dote principale deve essere quella del placcaggio. Deve avere anche delle buone capacità di corsa, in quanto sulle ripartente in attacco, è solitamente il destinatario di calci lunghi. Proprio per questa fase di gioco deve essere in grado di recuperare palloni aerei. Anche il calcio deve essere di buon livello. In fase di attacco può schierarsi o tra i due centri, oppure creare il sovrannumero nelle parti esterne del campo. L’intelligenza tattica dell’estremo, soprattutto nel piazzare calci per liberare la zona di meta, e conquistare campo prezioso, possono fare la differenza. Un estremo completo possiede tutte le doti dei trequarti: corsa, capacità di penetrazione, calcio ed acume tattico.

Dopo aver visto tutti i ruoli, ed i relativi numeri, nel prossimo paragrafo andrò a descrivere la posizione in campo.