Mai nessuno avrebbe pensato che, la nostra generazione, dovesse contrastare un virus, una pandemia che rimarrà alla storia. Questa reclusione forzata da tanti spunti di riflessione, che spaziano dalle cavolate ai concetti più seri. Dona a tutti noi, intanto una consapevolezza: il valore della libertà. Uso i social network. Trovo sempre divertente la capacità e la genialità di scherzare su tutto. In questo momento ho visto tanti commenti, audio e filmati veramente divertenti. Forse ci sono sempre stati, ma io ho mai il tempo di leggerli. Sicuramente la cosa più pesante d’affrontare è essere lontano da mio figlio. Abbiamo limitato anche i suoi spostamenti e insieme a lui abbiamo deciso che starà, tra me e la madre, una settimana per uno continuativamente. Anche questa scelta, difficile e figlia della responsabilità che dobbiamo avere tutti in questi momenti. Mi piace la risposta degli italiani. Appena ci hanno spiegato quello che stavamo passando si sono stretti tutti e, salvo rare eccezioni, sono rimasti a casa. Non solo, chi ha dovuto mettersi a disposizione della collettività, lo ha fatto senza risparmiarsi. Penso a: medici, infermieri, trasportatori, postini, dipendenti della grande distribuzione e a tanti ci stanno mettendo del loro per far passare a tutti questo momento strano e al tempo stesso terribile. Non mi sono piaciuti invece tanti tra politici e giornalisti le informazioni che ci sono arrivate sono state a dir poco contrastanti. In tanti, tra di loro, sono stati provinciali e irresponsabili. Siamo passati da: è un influenza, non abbiate paura; a attenzione è il peggior virus degli ultimi 500 anni. Frasi dette dalle stesse persone a distanza di una settimana. Abbiamo avuto giornali che hanno IRRESPONSABILMENTE pubblicato le bozze dei decreti di allargamento della zona rossa a tutta la Lombardia, prima che il governo organizzasse delle procedure di contenimento alle stazioni e agli aeroporti, ottenendo il risultato che parecchi IRRESPONSABILI, hanno preferito prendere un treno o un aereo e uscire dalla Lombardia. Questo gesto sconsiderato sicuramente avrà delle conseguenze, ma se è vero che i responsabili sono tutti quelli che si sono spostati, è anche vero che chi ha provveduto a spargere le notizie solo per il gusto dello scoop ha, se possibile, maggiori responsabilità. Questi giorni a casa con la famiglia, sono duri. La mente viaggia e cerca di elaborare quelli che potranno essere i futuri scenari. Personalmente sono ottimista. Certo è che la spallata data alla nostra già fragile economia non sarà facile assorbirla, ma è anche vero che le economie si sostengono anche con le propensioni al consumo. Quello che ci sta capitando è molto simile ad uno scenario post bellico. Dopo ogni guerra c’è voglia (ma anche necessità) di ricostruire. In questi frangenti rimboccarsi le maniche è indispensabile. Non mi è piaciuto il comportamento dell’Europa. Noi siamo visti sempre come casinisti disorganizzati, ma invece questa volta abbiamo dimostrato: disciplina e ordine, anche nel prendere delle decisioni che, in molti, hanno difficoltà a prendere. Nazioni come Francia, Stati Uniti d’America, ma anche Gran Bretagna e Spagna, stanno rimandando decisioni che, anche osservando l’esperienza Italiana, avrebbero dovuto e potuto prendere per tempo. Mi è piaciuto molto una post di una donna Belga, che, da osservatrice esterna ha fatto un post molto carino, che la racconta lunga su come ci vedono all’estero e su che invidia hanno gli altri di noi:
“ L’ Italia è come quella tipa che ha più talento di tutti, è come quella che le altre se le mangia, perché è nata bella, più bella di tutte e le altre se le asfalta. L’ Italia è come quella più ingegnosa, che ha le mani di una fata, che si inventa mille cose, perché è piena di risorse. Sa discutere di storia, di mare, di montagne, sa di cibo, di buon vino, di dialetti, di pittori, di scultori, di scrittori, di eccellenze nella scienza, non c’è niente che non sa. E quando questa tipa bella e talentuosa inciampa e cade, la platea delle sfigate esulta. È la rabbia delle poverine ingelosite, quelle al buio, perché lei è comunque bella anche quando cade a terra. Ma l’Italia è una tipa con stivale tacco 12, ovviamente made in Italy, che nessuna sa portare meglio di lei… solo il tempo di rialzarsi.”
Noi nel frattempo a casa facciamo quello che si può fare. Stiamo in famiglia, guardiamo la tv, facciamo sport, lavoriamo anche se a ranghi ridotti, portiamo il cane fuori. Mi mancano gli Amici, quello si. Sicuramente è anche un momento per stare con noi stessi. Capire quante cosa abbiamo e che diamo per scontato. Forse questo disastro ci farà vedere, con occhi diversi, con occhi consapevoli, quello che succede, anche non lontanissimo da noi. Nonostante tutto siamo fortunati.
A volte ci piovono addosso delle cose brutte. Li per li ti senti arrabbiato, ti senti deluso, non capisci, anzi vorresti risolvere il problema spaccando la faccia a qualcuno, o anche peggio. Ma poi arriva una mano che ti tiene calmo, che ti fa capire che reagire così, in quel modo sarebbe sbagliato. E soffri, ma non reagisci. Sbuffi come un toro, ma non reagisci. Non reagisci perché la tua compagna ti dice di passarci sopra, di non farti sopraffare dall’istinto. Ma tu sai di essere tanto istinto. Respiri forte e guardi in faccia i tuoi figli. La piccolina è anche buffa e ti strappa un sorriso. Inizi a sforzarti di convincerti che non fare niente è meglio. Ignori le falsità, le malignità le invidie di gente piccola che nella propria vita non ha mai combinato nulla. Anzi l’unica cosa che ha combinato è distruggere ciò che non ha mai contribuito a costruire. Magari in passato questa gente l’hai anche difesa, l’hai anche chiamata: “Amico”. Ma loro non hanno capito. Questa gente ha continuato a distruggere tutto quello che gli altri costruivano, perché queste persone piccole non sono capaci di costruire. Vai a dormire, ma la notte è lunga, neanche su SKY fanno niente quando è tardi. I pensieri sono tanti e dormi male, ti giri nel letto, sudi anche se fuori ci sono 5 gradi. La mattina sembra non arrivare mai e, quando ti alzi, le occhiaie, una faccia sbattuta che neanche gli zombie di “the Walking dead”, e le domande che ti poni sono sempre quelle della sera prima: ma perché?? Ma sto facendo bene?? La solita vita riprende, la colazione da preparare, la merenda per la scuola del figlio più grande, che noi vediamo sempre come un bambino, ma che invece sa che qualcosa turba il suo papà. Lo sa, ma non capisce perché il suo papà è così nervoso. Perché il suo papà non fa colazione con lui. Ma dobbiamo correre, la vita non ci concede fermate, prosegue dritta senza preoccuparsi di noi. E’ così bella e cinica la vita. Il solito traffico d’affrontare, e lasciamo il figlio a scuola. La telefonata alla donna che ami, anche lei bloccata sul raccordo. “Maledetto Raccordo Anulare!!”, pensi. La testa gira, qualche messaggio, che neanche leggi, il parcheggio che non si trova, la testa che s’intasa ancora di più con le mille cose da fare a lavoro. Il momento non è facile, ma tu devi rimanere concentrato, non puoi permettere all’uomo piccolo, al fallito, di distrarti. Arrivi in ufficio, saluti senza il calore di sempre, ma: “tanto nessuno se n’è accorto!!”, pensi. Poi succede qualcosa d’inaspettato. Qualcuno viene da te, e ti porge la stessa mano della sera prima. Ma non è la tua compagna che ha ( quasi ) l’obbligo di rasserenarci, di provare a tirarti su il morale; è un collega, è qualcuno che ogni santo giorno vive quello che fai e, in silenzio, lo apprezza. Lo apprezza ma non te lo dice. Non te lo dice perché non è il momento. Quella mano ti dice: continua, vai avanti, non sei sbagliato, non sei inadeguato. Ce la stai mettendo tutta e capisci che qualcuno se n’è accorto. Quella mano sulla tua spalla, non ha apprezzato quello che l’uomo piccolo, il fallito, ha scritto. Tutte le sante mattine ti vede risolvere quei problemi che nessuno sa neanche che esistono. Quella mano ti dice, guarda stai facendo bene, e quello che ieri sera hai letto sono solo le parole di un uomo piccolo, figlio di un uomo e di una donna piccoli. Nato senza prospettiva se non quella di farsi notare parlando male di qualcun’altro. Ieri era la moglie di un tuo amico, la sera prima la propria moglie, il giorno dopo la moglie di un altro amico ancora, poi storie che solo lui e qualche altro fallito come lui può pensare vere. Solo lui, o un uomo piccolo come lui, possono credere che non siano il frutto della sua malsana inventiva. Dell’inventiva di un bugiardo. Ma intanto parla, sparla, getta fango. Tu ringrazi quella mano, ma i pensieri della sera prima ancora ti feriscono, ancora ti rendono nervoso. Testa bassa, il nuovo disco di Sting suona senza che lo ascolti veramente. Ed ecco che dopo quella mano, ne arriva un’altra e un’altra, e un’altra ancora. Il telefono squilla e qualcun’altro censura quello che sei stato costretto a leggere, comprende quello che sei stato costretto a passare. Anche le telefonate diventano due, tre, tante. Il nervosismo rimane, la giornata non è stata per niente tranquilla, non è stata per niente bella, ma il cuore ha cambiato colore. Tutte quelle mani che si sono poggiate sulla tua spalla e che ti hanno accompagnato, ti hanno fatto comprendere meglio che non sei solo. Che forse il nervosismo dell’uomo piccolo, del fallito, è dettato dal fatto che si è accorto, prima di te, di quanto sei fortunato. E tutte quelle cattiverie che hai letto la sera prima rimangono sempre false, sempre cattive, ma ti hanno aiutato. Ti hanno fatto comprendere che le persone intorno a te sanno che stai facendo bene, che stai lavorando onestamente e che ce la stai mettendo tutta. Forse l’uomo piccolo, il fallito, non sa di essere invidioso. La giornata è finita, ti accorgi che non hai neanche pranzato. Hai lavorato e pensato, non hai avuto tempo per fare altro. Pensato a tutte le telefonate e tutte le mani che ti hanno sostenuto. Torni a casa e mentre cammini con le cuffie nelle orecchie, che coprono tutti i rumori, pensi ancora. Pensi che il Robbie Williams ha fatto un altro bel disco, ma pensi anche che l’uomo piccolo è sempre più piccolo, che il fallito ha fallito ancora una volta, ma che soprattutto è sempre più solo, mentre te hai tante mani nella tua testa, tante telefonate nelle tue orecchie di persone che sanno. Sanno che te con l’uomo piccolo, con il fallito, non hai mai avuto nulla a che spartire, anzi come tutti i parassiti, per un periodo della sua vita, ha succhiato il sangue della tua vita e tu non te ne sei neanche accorto. Lo hai portato in posti che lui non avrebbe mai neanche immaginato di poter frequentare, di poter vedere. Ma lui era solo li a succhiare il tuo sangue, a sfruttarti. Di quel parassita ora rimane solo un piccolo buco, un piccolo segno che ci metterà pochissimo tempo a rimarginarsi.
Come ogni vacanza, prima o poi si torna a casa. E quando si torna a casa, con il pensiero, si fanno sempre i bilanci. Quest’ultima: in Texas e in Florida, è stata, seppur non lunga, una vacanza molto intensa. Siamo riusciti a fare e a vedere molte cose, dando un taglio molto “cool” alla trasferta Americana. Al contrario di quello che mi aspettavo prima della partenza, Miami mi ha molto deluso. Un posto turistico, dove tutto è costruito per fare business. Città come New York, San Francisco sono decisamente molto più vivibili, sia da turista che, a mio avviso, da cittadino. A Miami sembra fatto tutto per catturare l’attenzione, e quindi il denaro, del passante. Le luci sembrano quelle di un parco dei divertimenti, e tutti i locali sono costretti a caratterizzarsi, rischiando, a volte, di risultare delle caricature. Il clima però è fantastico e di posti da vedere intorno ce ne sono moltissimi. Purtroppo il tempo che avevamo a disposizione non era tanto, la Florida meriterebbe almeno due settimane, ma abbiamo avuto la forza, e anche il coraggio, di arrivare: alle Everglades prima e a Key West, dopo.
caraibiche che portano sino all’ultima, appunto Key West. Qui c’è anche il punto più a sud degli Stati Uniti d’America. Un posto dove bisogna fare la fila per una fotografia. Tornati a Miami, vista little Avana, che secondo me è il vero cuore pulsante della città, il resto è solo shopping. Lincoln Road è un centro commerciale a cielo aperto a South Beach. A Miami però non poteva mancare una partita dei Miami Heat. Li si vede la capacità, tutta anglosassone, di organizzare un evento che, qualunque esso sia, raggiunge i
connotati: “del memorabile”. Bellissima esperienza anche, e soprattutto perché, i celiaci possono gustare i loro hot dog “Gluten Free”. (vero Daniela??).
Quello lontano dalle città più blasonate e più turisticamente interessanti. Invece mi sbagliavo. Austin, come tutto il Texas mi ha fatto capire che l’america, quella vera, sta li. Fatta di gente seria, che ama il proprio paese e si batte per rendererlo migliore. Gente che se vede un turista in difficoltà gli da un passaggio con la propria autovettura, oppure che se t’incontra con la cartina in mano, spaesato come tutti i turisti, smette di correre e ti chiede “Can I help you??”. Fatta di gente così, quelle persone che senza conoscerle ti offrono la cena, oppure si sforzano di capire il tuo inglese stentato. Bella gente. Che si alza la mattina presto per andare a lavorare, ma la sera fa tardi per sentire del buon country blues, in un locale di Soco. E ce ne sono tanti a Soco di locali fichi per andare ad ascoltare musica. Gente che si veste di arancione e in ottantamila,
vanno a tifare per la loro squadra di Football universitario: i “Longhornes”. Tutto è grande in Texas. Le macchine sono immense, i negozi sono specifici ed immensi, anche se la città non è smisurata. Mi ha colpito un negozio che vendeva solo stivali. Si proprio stivali texani. Erano tantissimi, e di ogni tipo, colore o misura. C’era quello fatto con la pelle di serpente, quello trattato con l’olio, quello da 150$, ma ne ho visto un paio da oltre 2.000$. E’ divertente immergersi nel loro modo di vivere. Questa città non è abituata ad ospitare il turismo di massa continuo. Infatti i taxi non funzionano. Loro ospitano eventi importanti, in periodi programmati, e questo li preserva
consumo. E’ bello poter visitare una meta gustandone il lato autoctono. I
poco. Ma quel poco è stato comunque tanto. Simpatici anche i nostri nuovi amici americani Mark, Michael e Kevin, oltre alle loro signore. Unica “nota negativa” è stato il cibo. Per colpa dell’America, qualche chilogrammo in più ce lo siamo portati a casa. Ma anche questo fa parte del bello di un viaggio. Nella mia memoria rimarrà sempre scolpito il “Big Daddy” un piatto gigantesco di costolette di non so quale animale, affogate in una salsa
Il lupo è un animale della famiglia dei canidi. Mediamente più grande dei comuni cani, vive in branco. La funzione di ogni lupo è organizzata all’interno del branco, con una struttura sociale fortemente gerarchica. Il branco è guidato da due individui: il maschio e la femmina alfa. Solo uno dei due componenti però risulterà essere realmente il capo. Nonostante questa forte gerarchia, ogni lupo non risponde al capo nel senso umano del termine. Ogni lupo possiede la libertà e la facoltà di scelta. Decide liberamente cosa fare, e dove andare, ma ogni scelta è strettamente correlata al senso di collettività. Ogni azione è finalizzata alla crescita, alla salvaguardia e alla tutela del branco. La maggior parte delle coppie nei lupi è monogama. Questo riporta al fortissimo senso di fedeltà riscontrabile anche nei cani, prossimi discendenti dei lupi. La grandezza del branco varia a secondo della possibilità di alimentarsi. Il numero può variare da due a venti. In branchi molto numerosi, oltre alla coppia alfa si possono trovare degli esemplari beta. La funzione di quest’ultimi consiste nell’aiutare gli alfa nella gestione del branco. All’interno di branchi numerosi vi sono anche dei lupi, cosìdetti omega. Solitamente è l’esemplare più debole, che all’interno del branco riveste un ruolo alla base della catena gerarchica, ma nei rapporti con l’esterno risulta avere un ruolo importante come ogni altro membro del branco stesso. Anche nella caccia, il branco è fondamentale. La cooperazione, la collaborazione, trova la massima espressione nelle battute di caccia che questo animale compie per sfamare se stesso e gli altri membri del branco. Questo innato senso, li rende assolutamente letali. Non esiste animale che per: peso, o dimensioni possa contrastare un branco di lupi. L’habitat del lupo è caratterizzato da aree di pianure, foreste montane e radure. Un lupo copre mediamente un territorio di 100 km quadrati. Il colore del manto varia a seconda del luogo in cui il lupo si trova. Ha rischiato l’estinzione, fino a qualche anno fa, ma ora, grazie ad un’attenta opera di tutela, il lupo sta ripopolando la crosta terrestre. E’ presente, maggiormente in Europa e negli Stati Uniti. In Italia si può trovare su tutta la dorsale appenninica e sulle Alpi. E’ notizia di pochi giorni fa che un branco si è stabilmente fissato alle pendici del monte Tuscolo, a Castelli Romani. Più precisamente a Frascati.
